Biografia Infanzia e giovinezza Il 2 ottobre 1930 nasce a Milano Emilia Maino, figlia unica di Giovanni Maino, geometra per il Comune di Milano e per il Genio Civile, ed Erina Saporiti, casalinga. Durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale la famiglia Maino sfolla a La Maddalena, frazione di Somma Lombardo, dove vivevano i genitori di Erina Saporiti. La famiglia rimarrà a La Maddalena fino alla fine della guerra. Quando tornano a Milano, in via Vespri Siciliani 18, il padre riprende la professione ed Emilia compie gli studi liceali e si iscrive all'Università, verosimilmente alla facoltà di Medicina.
Anni Cinquanta e Sessanta Nei primi anni cinquanta Dadamaino parte come autodidatta, preferendo spesso i vasi con fiori come soggetto. Punto di svolta rappresenta l'incontro con l'opera di Lucio Fontana, nello specifico Concetto spaziale blu e viola con lustrini, insieme a una mostra di Yves Klein che cambieranno il suo modo di percezione artistica.
Esordisce nel 1956 partecipando al Premio di Pittura “Cesare da Sesto” a Sesto Calende. Comincia a farsi chiamare Eduarda, da cui il diminutivo Dada. Il 4 aprile 1957 la Galleria del Grattacielo di Enzo Pagani inaugura al Circolo della Stampa di Milano il Premio per l’autoritratto, dove Dadamaino partecipa proponendo un suo autoritratto. Altri artisti partecipanti sono Enrico Baj, Roberto Crippa, Lucio Fontana e Piero Manzoni. In questo periodo inizia a frequentare il Bar Jamaica, all'epoca centro dell'avanguardia milanese, dove conosce, tra gli altri, Piero Manzoni, i fotografi Giovanni Ricci e Uliano Lucas.
Nel 1958 inaugura la sua prima mostra personale alla Galleria dei Bossi di Milano a cura di Angel Vargas una serie di opere che non sono note, ma definite da Vargas “presenta nelle opere di nuovissima tendenza un equilibrio di volumi sapientemente costruiti, dove i rapporti spazio-luce raggiungono una propria autonomia, creando elementi convertibili in nuove sensazioni visive ed infine una modernissima dinamica”.
È probabile che in questo periodo Piero Manzoni facesse da tramite per alcune delle esposizioni di Dadamaino.
Nel 1959 presso la Galleria del Prisma avviene la mostra personale Maino, a cura di Enotrio Mastrolonardo. Anche queste opere presentate sono ignote, si sa solo che nel testo critico di Mastrolonardo sono descritti dei lavori vicini all'ambito Informale, caratterizzati da una gamma cromatica chiara, dove si dispiegano linee e incisioni che penetrano nel colore.
Sollecitata dalla Soprintendenza di Roma e dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna a compilare una scheda informativa e inviare materiale bio-bibliografico, dichiara che i suoi collezionisti al 24 giugno 1959 sono Lorenzin, Marinino, Simonetti, Centonza, Russoli, Fontana, Mastrolonardo, Jucker, Brinieri, Gastaldelli, Rufi, Riden, Geitlinger, Totti e che suoi disegni risultano al Museo della Grafica dell'Università di Pisa, al Museo Brooklyn e nella raccolta Servolini. Lucio Fontana a quella data ha acquistato già un'opera di Dadamaino, in segno di stima e di incoraggiamento per la giovane artista.
Nell'autunno 1959, su influenza di Manzoni, si fa più radicale in Dadamaino la critica verso la pittura Informale come messa in discussione della professione del “pittore” e dei suoi tradizionali strumenti di lavoro. Il 18 dicembre di quell'anno nella mostra collettiva La donna nell’arte contemporanea presso la Galleria Brera a Milano, Dadamaino presenta per la prima volta, provocatoriamente, un Volume: una tela monocroma caratterizzata da un grande squarcio ovoidale. Il catalogo della mostra non presenta la riproduzione dell'opera esposta, ma quella di un lavoro precedente ancora segnico; tuttavia la “perforatissima tela” nominata da Mario Monteverdi sul “Corriere lombardo” non lascia dubbi sulla presenza di un Volume alla Galleria Brera, pochi giorni prima della collettiva da Azimuth.
Con i Volumi l'artista tocca la concezione di azzeramento dell'arte, in accordo con le coeve ricerche di Piero Manzoni ed Enrico Castellani. Dadamaino, tra il 1959 e il 1960, espone in diverse occasioni i suoi Volumi alla galleria Azimut, Prendenso parte all'attività della galleria ed intessendo rapporti con i protagonisti delle maggiori tendenze degli anni Sessanta: gli artisti tedeschi del "Gruppo Zero", gli italiani "Gruppo T" e "Gruppo N" e i francesi del "GRAV".
La collaborazione tra Dadamaino e Piero Manzoni si fa sempre più stretta e nell'agosto 1960 Manzoni invita la giovane artista ad esporre ad Albisola. Dal 30 luglio al 5 agosto ha luogo la collettiva Biasi, Breier, Castellani, Landi, Mack, Maino, Manzoni Massironi, Moldow, Motus, Pisani, Santini al Circolo degli Artisti di Albisola Mare. Qui Dadamaino presenta “buchi, disposti in bella simmetria e delle più varie grandezze” in cui le tele monocrome non sono più contrassegnate da squarci larghi e irregolari ma da buchi circolari, disposti in maniera regolare e in grandezze variabili. In autunno partecipa alla mostra Sculture tascabili, componibili, trasportabili, istantanee. Biasi Bonalumi Maino Manzoni Massironi Santini presso la Galleria Trastevere di Roma ed espone i Volumi, che vengono così descritti in catalogo: “Superficie - volume tascabile per viaggi in treno alberghi squallidi contro l'influenza dei calendari d'arte”.
Il 1º aprile 1961 inaugura la mostra collettiva Come i pittori vedono i critici alla Galleria Montenapoleone di Milano dove settanta pittori espongono altrettanti ritratti di noti critici d'arte e Dadamaino, con “una trovata spassosa e spiritosissima”, propone un ritratto di Giorgio Kaisserlian. Il 20 maggio inaugura una mostra personale a Padova, nello spazio espositivo del "Gruppo N". Presentata da un testo di Piero Manzoni, Dadamaino espone per la prima volta i Volumi a moduli sfasati: fogli di rhodoid fustellati a mano. Del medesimo anno sono i Rilievi - dapprima prima tavolette di plexiglas, poi anche fogli di rhodoid o di cartoncino - tagliati in innumerevoli lamelle, a dimensioni scalari identiche. Materiali, ricettivi di luce, che a seconda del movimento dello spettatore creano giochi di chiaro-scuro e suggestioni ottiche di movimento.
In agosto Dadamaino raggiunge Piero Manzoni, Gualtiero Passani - reduce da mesi di frequentazione con Pablo Picasso - e altri artisti ad Albisola, dove dal 12 al 19 agosto 1961 Manzoni presenta per la prima volta al pubblico la Merda d'artista, nella mostra In villeggiatura da Pescetto alla Galleria Pescetto. Per la stessa occasione Tullio d'Albisola chiede ad alcuni artisti di decorare dei piatti di ceramica, che avrebbero dovuto essere presentati in un catalogo di piatti d'artista (in realtà mai pubblicato). Il piatto decorato da Dadamaino presenta una linea centrale nera molto spessa, dalla quale si rifrangono altre linee sempre più sottili e chiare tendenti all'azzurro, con degli inserti in terracotta.
Il 21 agosto 1961 nasce il “Gruppo Punto” fondato da Dadamaino, Antonio Calderara, Nanda Vigo, Kengiro Azuma, Hsiao Chin e LI Yuen-Chia, il cui ispiratore è Lucio Fontana, che scrive per gli artisti un pensiero alla base della loro poetica: “Capire la condizione di finito nell'infinito è intuire nella realtà di pensiero” - sulla base di questa riflessione viene redatto e sottoscritto il manifesto.
All'inizio del 1962 l'artista partecipa a una mostra collettiva ad Arnhem, in Olanda, ed entra in contatto con il "Nul Groep" ed in particolare con Henk Peeters, artista animatore e organizzatore delle mostre del collettivo, caro amico di Piero Manzoni. A febbraio si tiene la mostra personale Maino. Monochrome Malerei alla Galerie Senatore di Stoccarda, curata da Walter Schonenberger. L'artista propone le opere più indicative della sua ricerca dal 1959 al 1962: i Volumi, i Volumi a moduli sfasati e i Rilievi. Schonenberger inserisce questi lavori all'interno di quella corrente monocroma, iniziata da Yves Klein e portata avanti da Manzoni, Castellani, Piene, Mack ed altri. Il collegamento a questa corrente si ritrova già nel titolo dato alla mostra personale, che si riconnette idealmente al titolo dell'esposizione internazionale Monochrome Malerei, svoltasi allo Städtisches Museum di Leverkusen nel 1960 sotto la curatela di Udo Kultermann. A marzo dello stesso anno Henk Peeters organizza la mostra Nul 62, presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam - con opere di Philips, Goepfert, Bury, Megert, Armando, Fontana, Dorazio, Verheyen, Castellani, Manzoni, Dadamaino, Kusama, Haacke, Pohl, Aubertin, Mavignier, Holweck, Mack, Piene, Uecker, Henderikse, Peeters, Schoonhoven, De Vries - dove Dadamaino espone due Volumi a moduli sfasati in una sala condivisa con Manzoni e Castellani. Tra le numerose partecipazioni della stagione invernale, va ricordata la rassegna Arte programmata alla Galleria La Cavana di Trieste, curata da Umbro Apollonio e Getulio Alviani, dove espone un Rilievo su cartoncino.
Durante il 1962 inaugurano anche alcune esposizioni del "Gruppo Punto" di cui l'artista si fa coordinatrice e curatrice, come Krit. Punto/2, al Palacio de la Virreina di Barcellona e Punto/3, alla Galleria La Palma di Albissola Marina. Malgrado il successo delle due mostre negli anni successivi non partecipa più alle attività del "Gruppo Punto", che continueranno comunque fino al 1966.
Dopo la partecipazione internazionale alla mostra berlinese alla Galerie Diogenes Zero. Der neue idealismus, Dadamaino coordina e cura la mostra Oltre la pittura. Oltre la scultura. Ricerche d’arte visiva, in occasione della quale Bruno Munari realizza l'affiche e viene pubblicato un catalogo con gli interventi di alcuni intellettuali vicini alle nuove ricerche visuali, quali Umbro Apollonio, Guido Ballo, Gillo Dorfles e Umberto Eco. Come confermato dalle riproduzioni del manifesto, Dadamaino espone i Volumi a moduli sfasati. Nel dicembre 1963 prende parte all'assemblea generale di “Nouvelle Tendance”, tenutasi presso lo studio del "GRAV" di Parigi, diventando ufficialmente membro del movimento. Proprio in questo periodo il nome Dadamaino inizia a comparire unito, come attestato nel secondo numero della rivista Nul = 0Nul = 0, Serie 1, n. 2, aprile 1963. e nella corrispondenza del tempo.
Nei primi mesi del 1964 prepara le opere da spedire al Musée des Arts Décoratifs di Parigi per l'esposizione internazionale Nouvelle Tendance, prevista per i mesi di aprile e maggio. Per l'occasione espone tre opere mai presentate prima: due Oggetti ottico-dinamici, composti da piastrine in alluminio tese su fili di nylon secondo rapporti geometrici che generano effetti ottici, e un Oggetto ottico-dinamico indeterminato, composto da 3 anelli di metallo speculari, di grandezza degradante verso l'interno, che poggiano su un piano circolare a righe bianche e nere. Il piano è illuminato dall'alto e messo in movimento da un motore. In questo modo il disegno ottico del piano si riflette continuamente lungo le superfici specchianti degli anelli, creando dei giochi ottico-cinetici che danno la sensazione che siano proprio gli anelli a muoversi ed intersecarsi.
In questi anni realizza anche le Spirali rotanti - costituite da una serie di anelli sovrapposti con inserite ad incastro delle lamelle, senza alcuna saldatura - con lamelle di diversi materiali: ottone cromato, acciaio inossidabile, alluminio anodizzato e plexiglas; tutti materiali conduttori di luce così da creare oggetti rotanti e luminosi. In estate Dadamaino è invitata con Colombo, Manzoni, Castellani, Dorazio, Fontana, Klein, Kusama, Mack, Piene, Roth, Soto, Uecker, Verheyen alla rassegna itinerante Mikro Zero/Nul. Mikro Nieuw Realisme alla Galleria Delta di Rotterdam, Jeugdfestival a Velp e alla Galerie Amstel 47 di Amsterdam.
Il 1964 è anche l'anno in cui muore Erina Saporiti, madre dell'artista.