Aftermath è un album discografico del gruppo rock britannico The Rolling Stones, pubblicato in Gran Bretagna il 15 aprile 1966 (Decca SKL 4786) e negli Stati Uniti d'America il 1º luglio 1966 (London PS 476).Bonanno, Massimo. The Rolling Stones - 1961-2016. La storia, i dischi e i grandi live, Vololibero edizioni, 2017, Milano, pag. 131, ISBN 978-88-97637-75-2. Fu il primo disco della band con tutte le canzoni composte dalla coppia Jagger/Richards. Le versioni britannica e statunitense differiscono sia per lista tracce che per copertina.
Nel 2020 l'edizione americana dell'album si è classificata alla posizione numero 330 nella lista dei 500 migliori album di sempre redatta dalla rivista Rolling Stone.
Storia Il gruppo registrò l'album agli RCA Studios in California fra il dicembre 1965 e il marzo 1966, durante le pause tra i loro tour internazionali. Fu pubblicato nel Regno Unito il 15 aprile 1966 dalla Decca Records e negli Stati Uniti alla fine di giugno o all'inizio di luglio 1966 dalla London Records. È il quarto album in studio britannico e il sesto americano della band, e segue da vicino una serie di singoli di successo internazionale che hanno contribuito a portare al gruppo una ritrovata ricchezza e fama rivaleggiando con quella dei loro contemporanei Beatles.
È il primo album composto interamente da composizioni originali, tutte attribuite a Mick Jagger e Keith Richards. Il leader originale della band, Brian Jones, riemerse come collaboratore chiave e sperimentò strumenti solitamente non associati alla musica popolare, tra cui il sitar, il dulcimer degli Appalachi, il koto giapponese e le marimba, oltre a suonare la chitarra e l'armonica. Insieme alle trame strumentali di Jones, gli Stones incorporarono una gamma più ampia di accordi ed elementi stilistici oltre le influenze del blues di Chicago e dell'R&B, come la musica pop, folk, country, psichedelica, barocca e mediorientale. Influenzati da intense relazioni amorose, tensioni all'interno del gruppo e da un impegnativo itinerario di tournée, Jagger e Richards hanno scritto l'album attorno a temi psicodrammatici di amore, sesso, desiderio, potere e dominio, odio, ossessione, società moderna e celebrità del rock. Le donne sono personaggi di spicco nei loro testi spesso oscuri, sarcastici e finanche offensivi.
L'uscita nel Regno Unito prevedeva una durata di oltre 52 minuti, la più lunga per un LP di musica popolare fino a quel momento. L'edizione americana venne pubblicata con un elenco dei brani più breve, sostituendo il singolo "Paint It Black" al posto di quattro brani della versione britannica, in linea con la preferenza dell'industria per gli LP più brevi nel mercato statunitense dell'epoca.
L'album ebbe un buon successo, sia in Inghilterra, piazzandosi alla prima posizione della classifica per otto settimane, sia in America, dove il disco balzò al secondo posto delle classifiche, diventando successivamente disco di platino.
L'album ha avuto anche un grande successo di critica, anche se alcuni ascoltatori sono rimasti offesi dagli atteggiamenti derisori nei confronti dei personaggi femminili in alcune canzoni. La sua musica sovversiva consolidò l'immagine rock ribelle della band, aprendo la strada ai contenuti psicologici e sociali più oscuri che il glam rock e il punk rock britannico avrebbero esplorato negli anni '70.
Benché la consistenza dei testi venne considerata vacillante in alcune parti dell'album, Aftermath fu importante perché mise la coppia Jagger/Richards allo stesso livello di compositori come Lennon/McCartney e Bob Dylan, e ridefinì i Rolling Stones come band sempre votata al rhythm and blues, ma anche artisticamente creativa e aperta a nuove influenze. Particolare sensazione fece all'epoca il brano Goin' Home, la cui durata spropositata di 11 minuti e 13 secondi era senza precedenti in relazione a una canzone pop o rock del tempo. A tal proposito in seguito Richards rivelerà: «Quel pezzo era stato scritto per durare solo due minuti e mezzo circa, ma successe che continuammo a suonare tenendo i registratori accesi, io alla chitarra, Brian all'armonica, Bill, Charlie e Mick. Se c'è pure il piano, quello è Stu».
Nell'agosto del 2002 le due edizioni dell'album sono state pubblicate in una nuova versione rimasterizzata, sia nel formato CD che in quello SACD, dalla ABKCO Records.
Composizione e registrazione
I Rolling Stones cominciarono la registrazione di Aftermath immediatamente dopo il loro secondo tour statunitense dell'ottobre-dicembre 1965Davis, 2001, pag. 150. – fino a quel momento il quarto in generale e più esteso tour degli Stati Uniti mai eseguito dal gruppo.Wyman, 2002, pag. 208. Secondo quanto scritto da Bill Wyman nel suo libro Rolling with the Stones, l'album era stato originariamente pensato per essere la colonna sonora di un film in lavorazione che doveva intitolarsi Back, Behind and in Front. L'idea venne abbandonata dopo l'incontro avvenuto tra Mick Jagger e il potenziale regista della pellicola, Nicholas Ray. A Jagger il regista non piacque per nulla.Bonanno, 1990, pag. 48. La produzione cinematografica fu ufficialmente cancellata nel maggio seguente. Le sedute di registrazione per Aftermath si svolsero presso gli RCA Studios di Los Angeles, tra una tappa e l'altra della tournée, e furono molto produttive. Le sessioni ebbero luogo l'8–10 dicembre 1965 e il 6–9 marzo 1966.Bonanno, 2017, pp. 128, 129. Charlie Watts, il batterista degli Stones, disse alla stampa che la band aveva completato dieci canzoni durante il primo blocco di sessioni in studio; secondo il libro di Wyman, almeno venti pezzi furono incisi a marzo.Wyman, 2002, pp. 212, 222. Scritti dal binomio compositivo Jagger-Richards, questi brani includevano anche i lati A di due singoli pubblicati dal gruppo nella prima metà del 1966, 19th Nervous Breakdown e Paint It, Black.Davis, 2001, pp. 150, 156, 160, 164.
Riferendosi all'atmosfera distesa alla RCA, nel febbraio 1966 Richards disse alla rivista Beat Instrumental: «Le nostre precedenti sedute in studio erano sempre stati dei lavori frettolosi. Questa volta abbiamo potuto rilassarci un attimo, prenderci il nostro tempo».Wyman, 2002, p. 213. L'ingegnere del suono principale addetto alla lavorazione dell'album, Dave Hassinger, si rivelò fondamentale nel mettere a proprio agio la band in studio, lasciando loro la possibilità di sperimentare con gli strumenti e di chiamare turnisti quali Jack Nitzsche per variare ed arricchire le sonorità del gruppo. Wyman ricorda che Nitzsche e Brian Jones spesso si sedevano in disparte in studio a sperimentare con gli strumenti per scovare nuovi suoni per ogni canzone. Aftermath è un disco notevole anche per la sua peculiarità di essere un album interamente costituito da composizioni originali dei Rolling Stones, senza le abituali cover blues o soul. Jagger e Richards scrissero molte delle tracce durante il tour negli Stati Uniti.Norman, 2001, p. 147.Salewicz, 2002, p. 96. Nel 2003, Jagger ricordò che Richards scriveva molte melodie e il gruppo le provava in studio in diversi stili.Jagger, Richards, Watts, Wood, 2003, p. 100. Durante questo periodo, pur essendo stato a lungo pubblicizzato come l'alternativa "cattiva" ai Beatles dal manager Andrew Loog Oldham, il gruppo cominciò ad approcciarsi proprio allo stile più sofisticato della musica proposta dai Beatles.
Brian Jones fu importante nello stabilire il tono generale degli arrangiamenti del disco, sperimentando con strumenti quali marimba, koto, sitar e dulcimer; che insoliti in canzoni folk, pop, country, blues e rock, crearono un diverso ed originale miscuglio di generi musicali. Il biografo degli Stones Stephen Davis citò le influenze dell'"immaginario acido ed esotico" presente nell'album Rubber Soul dei Beatles, quale fonte d'ispirazione di Jones per le sperimentazioni con il sitar indiano del gennaio 1966.Davis, 2001, pp. 155–56. Aftermath fu il primo album nel quale la maggioranza delle parti di chitarra furono lasciate a Richards per consentire a Jones di suonare altri strumenti.
Musica e testi Secondo il musicologo David Malvinni, Aftermath è il culmine dello sviluppo stilistico portato avanti dai Rolling Stones a partire dal 1964, che contribuì a creare un loro personale "stile musicale ibrido forgiato dalle miriadi di influenze della band: rock and roll anni cinquanta, blues, R&B, soul, ballate pop e folk rock".Malvinni, 2016, pag. 43. Insieme al successivo album, Between the Buttons (1967), Aftermath, nonostante sia stato interamente registrato negli Stati Uniti, viene spesso indicato come un disco appartenente al "repertorio pop rock tipicamente inglese" dei Rolling Stones, influenzato da gruppi dell'epoca come Beatles, Kinks, Small Faces, Who, ecc...Malvinni, 2016, pag. 136. – un album che li "affrancò dalla ripetizione delle vecchie influenze blues". Gli stessi membri del gruppo affermarono che il disco possiede un originale stile art rock, conseguenza delle sperimentazioni musicali portate avanti da Jones mischiando insieme "rock, blues, musica barocca, classica, pop, country, etnica, e R&B".Margotin & Guesdon, 2016, pp. 136, 138.
«[Aftermath] è stato un disco fondamentale per me. Era la prima volta che scrivevamo l'intero disco e alla fine scacciammo lo spettro di dover per forza fare queste versioni molto belle e interessanti, senza dubbio, ma semplici cover di vecchie canzoni R&B - alle quali non pensavamo davvero di rendere giustizia, ad essere sinceri ... L'album aveva un sacco di buone canzoni, aveva molti stili diversi ed era molto ben registrato. Quindi era, a mio avviso, un vero punto di svolta.» — Mick Jagger, 1995
Le sonorità dell'album sono in contrasto con le tematiche oscure trattate nei testi scritti da Jagger e Richards, che spesso sconfinano nella pura misoginia. Jagger, che in passato era stato accusato di non avere rispetto per le donne, si vendicò delle accuse utilizzando un "linguaggio e un immaginario che avevano il potere di ferire ancora di più". Stupid Girl, brano che attacca la "presunta grettezza e la fatuità delle donne", si disse che era una critica diretta a una delle fidanzate precedenti di Jagger, Chrissie Shrimpton. High and Dry esprime un punto di vista cinico nei confronti della fine di una storia d'amore, mentre Under My Thumb, Out of Time e Think mostrano come "la vendetta di un uomo sulla propria donna (o forse moglie) possa diventare una fonte di vero piacere".Margotin & Guesdon, 2016, pag. 138. Un atteggiamento più compassionevole verso il genere femminile è presente in Lady Jane, la storia di un corteggiamento romantico, anche se è controbilanciato da Mother's Little Helper, che mette in risalto la crisi di mezz'età di una casalinga che si rifugia negli psicofarmaci per sfuggire alla banalità della vita quotidiana e alla paura di invecchiare. In maniera simile, What to Do mette in correlazione lo stress insito nella società moderna con la conseguenza dell'infelicità. Anche i dubbi e l'insoddisfazione della band riguardo al proprio status di "idoli pop" viene preso in esame in brani come Doncha Bother Me e Goin' Home.
La versione dell'LP per il mercato statunitense omette quattro canzoni ma aggiunge il grande successo Paint It Black come traccia d'apertura, aumentando le potenzialità commerciali del prodotto.
Titolo e copertina