Fu anche consigliere e arcicappellano dei re carolingi, arciprete dei regni di Austrasia, di Neustria e di Borgogna. Fulrado fu il primo artefice delle fortune immobiliari dell'abbazia di Saint-Denis. Egli ne ottenne l'immunità e importanti privilegi fiscali, ciò che ne assicurò un rapido sviluppo. Fece restituire i beni secolarizzati da Carlo Martello. Infine annetté all'abbazia le sue grandi proprietà in Alsazia, Lorena e Germania, domini che aveva ricevuto sia in dono da Pipino il Breve, Carlomanno I e Carlomagno in cambio dei suoi servizi di ordine diplomatico che dalla propria famiglia. Egli fu coinvolto nelle maggiori attività del regno dei Franchi, fra le quali la sottomissione del regno dei Longobardi e la costituzione dell'impero di Carlo Magno.
Fulrado fu senza dubbio uno dei personaggi più importanti dell'Alto medioevo. Tuttavia egli rimase in ombra, non raccolse gli onori delle citazioni nei testi scolastici o quelli degli storici, preferendo alla gloria un percorso più modesto e interamente dedicato al compimento del proprio ideale e della sua fede. Un lavoro d'insieme, certamente insufficiente, gli fu dedicato all'inizio del XX secolo. J. Dubruel, Fulrad, abbé de Saint-Denis, Colmar, 1902.
I ricercatori lo dimenticarono poi per cinquant'anni. Negli anni cinquanta e nei decenni successivi, Fulrado trovò grazia presso qualche storico, particolarmente in Germania, ove alcuni storici gli dedicarono i loro lavori. J. Flenckenstein, Fulrad von Saint-Denis und de fränkische Ausgriff in den Süddeutschen Raum, Forschungen zur oberssheischen Landesgeschichte, t. 4, 1957, p. 3-39. Il suo nome è citato in molti dizionari biografici e storici.Per esempio: J. Pycke, Dictionnaire d'histoire et de géographie ecclésiastiques, fascicole 108b-109, col. 383-85, Paris, 1979..
Biografia Origini
Originario di una ricca famiglia che apparteneva ai Pipinidi, Fulrado nacque nel 710 nell'Austrasia meridionale (e non in Alsazia come si era creduto a lungo). Egli fu "compatriota" di Pipino il Breve. Joseph Fleckenstein, Fulrad von Saint-Denis und der fränkische Ausgriff in den süddeutschen Raum, G. Tellebach, Studien un Vorarbeiten zur Geschichte des grossfränkischen und frühdeutschen Adels, Fribourg, 1957, pp. 9-39.
Il padre di Fulrado, Ricolfo, conte d'Alsazia, di origine franca ricevette probabilmente da Pipino il Breve grandi proprietà confiscate alla famiglia degli Eticonidi che erano stanziati intorno a Kintzheim-Saint-Hippolyte. L'insieme di queste terre dipendeva dalla signorìa «d'Andaldovillare» Josef Fleckenstein, Fulrad von Saint-Denis und der fränkische Ausgriff in den süddeutschen dans Tellenbach, p. 122..
Sua madre Ermengarda, donna molto pia, si prese la cura dell'educazione del figlio. Egli aveva due fratelli, Gosberto e Bonifacio, e una sorella, Waldrada.
I suoi genitori godevano in Alsazia di gran considerazione a causa del loro rango nella dinastia franca. Si parla anche di una parentela con sant'Ottilia, ma ne mancano le prove. Adolescente, fu testimone della miseria e delle guerre che insanguinavano il VII secolo: paesi spogliati e rovinati dai barbari, facili costumi da parte dei membri della Chiesa, sofferente e sottoposta ad angherie. Egli decise di porsi al servizio di quest'ultima, per contribuire alla sua potenza e apportare il suo sostegno a Pipino il Breve per raddrizzare il paese, in preda a liti incessanti.
Pipino diede il giusto colpo di timone, restaurando la tradizione religiosa e rinnovando Chiesa e papato. Egli volle Fulrado come consigliere e lo incaricò delle missioni più delicate, nominandolo Gran elemosiniere, una delle prime cariche di corte, il personaggio più in vista dopo il re.
I suoi negoziati e i servigi che rese allo Stato e alla Chiesa lo collocano quindi fra i personaggi più importanti del suo tempo. Nel 750 fu accompagnato da Burcardo di Würzburg a Roma per incontrare papa Zaccaria, con lo scopo di far approvare l'ascesa al trono franco di Pipino il Breve. In premio per la buona riuscita della sua missione, Pipino il Breve lo nominò abate dell'abbazia di Saint-Denis,G. Bührer-Thierry, L'Europe carolingienne (714-888), 1999, p. 21. grazie anche alle pressioni ricevute da san Bonifacio, l'evangelizzatore della Germania, del quale Fulrado era divenuto grande amico, e questa scelta ebbe anche l'approvazione di papa Zaccaria.
Nel 751 fu nuovamente inviato presso il papa Zaccaria da Pipino il Breve per l'approvazione alla deposizione dal trono di Childerico III. Nel 755 fu lui a restituire al papa, a nome di Pipino il Breve, l'Esarcato di Ravenna e la Pentapoli.
L'elezione di Fulrado ad abate di Saint-Denis
Fulrado dev'essere stato monaco a Saint-Denis e scelto dai confratelli a governare l'abbazia. Il necrologio d'Argenteuil lo definisce «monaco della nostra congregazione». I monaci dell'abbazia di Saint-Denis avevano il privilegio di scegliere essi stessi l'abate che li doveva guidare. Teodorico IV nel 732 aveva rinnovato le "carte" dei suoi predecessori, che garantivano la libertà di elezione abbaziale. Pipino dovette a sua volta averle confermate nel 768 e Carlomagno a sua volta nel 778. La regola benedettina prescrive del resto che l'abate sia il primo fra i monaci ed eletto da essi.
Per quanto riguarda l'elezione di Fulrado, padre Le Cointe Annales ecclésiastiques, p. 256. e i bollandisti dopo di lui, credono di doverla datare al 757. Dom Doublet ha pubblicato le prove nella sua storia dell'abbazia: Dom Doublet, Histoire de l'abbaye de Saint-Denys, p. 697. una "carta" concessa il 3 aprile 757 su richiesta dell'abate Constramm, quindi, a quella data, Fulrado non era ancora l'abate di Saint-Denis. L'esistenza di questo documento confermerebbe un'intuizione emergente dal silenzio tenuto da san Bonifacio riguardo al soggetto Fulrado. L'arcivescovo di Magonza, che si preoccupava nelle lettere ai suoi corrispondenti di chiamare abati coloro di cui parlava che possedessero a buon diritto il relativo titolo, chiama Fulrado «… suo collega nel sacerdozio» e non abate. Nel 754 quindi, data della lettera di Bonifacio a Fulrado, questi non doveva evidentemente essere ancora abate di Saint-Denis. Il diploma concesso a Constramm muta, agli occhi dei suddetti autori, questa ipotesi in certezza. Ciò spiegherebbe come mai gli Annali franchi dicano, parlando dell'ambasciata presso papa Zaccaria, Folradus e non Folradus abbas.
Perché la bolla del 23 febbraio 757, che permetteva all'arcicappellano di fondare monasteri in Francia non lo chiama "abate di Saint-Denis" ma solo abate (probabilmente delle abbazie che aveva il permesso di fondare)?
Questi argomenti parvero sufficienti a padre Le Cointe per dichiarare che il nome di Fulrado era stato interpolato in tutti i documenti dell'abbazia Saint-Denis ove compariva prima del 757. Dom Doublet, che si era imbattuto nelle medesime testimonianze contraddittorie di padre Le Cointe, aveva tuttavia ammesso che Fulrado doveva essere stato abate di Saint-Denis nel 750.
Le precedenti difficoltà erano quindi complicate per lui dalla confusione emergente dall'omonimia degli abati di Saint Denis e di San Quintino. Durante il lungo periodo in cui egli si trovò nei testi esaminati il nome Fulrado, egli s'imbatté allo stesso tempo con altri personaggi che portavano il titolo di abate di Saint-Denis: Constramm, Maginario e Fardulfo. Un'ipotesi ingegnosa gli permise di uscire dall'imbarazzo: egli pensò che Fulrado, tenuto lontano dall'abbazia dalle numerose missioni diplomatiche delle quali era incaricato, si fosse fatto sostituire da vice-abati, i cui nomi compaiono nei vari diplomi. La distinzione fra i due Fulrado, senza dissipare completamente i dubbi, dopo che un documento qualifica Maginario come abate di Saint-Denis,Una bolla di Adriano I, conosciuta solamente da Étienne Baluze, fu indirizzata nel 781 a Fulrado « archipresbytero et Maginario abbati » vivente ancora la persona di cui ci occupiamo, ha reso quasi inutile la congettura di Doublet. Riguardo poi alla carta che porta il nome del problematico abate Constramm, del resto sconosciuto, essa è evidentemente solo una supposizione (Jean Mabillon l'aveva già stabilito nel XVII secolo).
Si tratta del solo atto che menziona la presenza di Pipino il Breve a Soissons il giorno 3 aprile 757, che porta il riconoscimento di un certo Franco, il quale non figura fra i cancellieri di Pipino, il solo che nomina Constramm. In più questo diploma non presenta un'impostazione veritiera: un incapace falsario dovette improvvisare per risolvere alcuni aspetti controversi relativi all'attribuzione dei figli nati da matrimoni fra i gestori del monastero e persone estranee al suo territorio, ma l'improvvisazione fu piuttosto maldestra.
Risolta questa difficoltà, il silenzio di Bonifacio sul titolo di abate dovuto a Fulrado non basta a bilanciare testimonianze formali delle numerose carte. Fulrado dunque governava l'abbazia di Saint-Denis il 17 agosto 750, data alla quale per la prima volta, egli compare qualificato con il titolo di abate nei diplomi dell'abbazia stessa. Da quanto tempo? L'11 febbraio 746, o piuttosto l'11 febbraio 747, il suo predecessore Amalberto dirigeva ancora Saint-Denis, come mostra un atto che gli attribuisce la vittoria nella causa contro una certa Christiana. Il giorno del decesso di Amalberto, secondo le indicazioni del suo necrologio di Saint-Denis,In ogni grande abbazia i monaci dedicavano una breve biografia agli abati, indicandone la data del decesso fu il 6 giugno 749. È dunque tra gli anni 749 e 750 che deve essere collocata la data dell'elezione ad abate di Fulrado.
La fortuna immobiliare di Saint-Denis
Uno dei primi compiti di Fulrado fu quello di ristabilire l'ordine temporale nell'abbazia di Saint Denis, che aveva perso una cospicua parte dei suoi introiti a causa dell'incuria dei predecessori e delle guerre. Agli temeva che l'abbazia cadesse nell'indigenza e ne informò Pipino, che non era ancora maestro di palazzo a Parigi, ma ne deteneva di fatto il potere. Pipino lo esaudì e nominò subito due commissari, Guichingo e Clodion. Questi visitarono numerose province obbligando coloro che avevano usurpato i beni dell'abbazia a restituirli. Le loro decisioni furono ratificate da Pipino. L'abate Fulrado recuperò così, senza troppa fatica, molte terre e beni, che erano stati sottratti ingiustamente a Saint Denis, causando a quest'ultima gran pregiudizio. Fra i beni sottratti figurava la Cappella della Croce, comprendendo altre dipendenze del feudo di Solesmes.
Non tutti i beni che erano stati sottratti furono recuperati, poiché coloro che se n'erano appropriati, da un lato non si affrettavano nella restituzione e dall'altro tiravano in lungo le trattative. Il 10 agosto 750 Fulrado si recò da Pipino il Breve, ad Attigny, per lamentarsi dell'abate di Marolles, Hormond, che teneva ingiustamente in suo possesso la Cappella della Croce. L'abate Hormond, da parte sua, sosteneva che la proprietà del bene gli era stata donata da Roberto, un uomo di rispetto, e per giustificare la sua posizione, mostrò alcune lettere del re Clotario. Da parte sua Fulrado esibì i titoli originali dei re Childeberto e Clotario e il giudizio reso da Dagoberto III in favore dell'abate di Saint-Denis, Chillard (710-716). Histoire de l'abbaye royale de Saint-Denys en France, p.43. I giudici incaricati da Pipino di esaminare i documenti esposti dai due contendenti, furono convinti della buona fede di Fulrado e all'abate di Marolles fu ingiunto di restituire a Saint-Denis, senza ulteriori ritardi, i beni contesi.