No TAV è un movimento di protesta italiano sorto nei primi anni novanta del XX secolo, nel quale si riconoscono gruppi di cittadini accomunati dalla critica alla realizzazione di infrastrutture per l'alta capacità e l'alta velocità ferroviaria (comunemente note come TAV, "Treno ad Alta Velocità"), prese come simbolo ed esempio di una gestione ritenuta inadeguata dei beni comuni, della spesa pubblica, del territorio e della politica.

Le linee ferroviarie al centro delle proteste sono contestate principalmente per via del costo ritenuto eccessivo rispetto alla loro utilità, anche a fronte dell'impatto ambientale e dei danni sulla salute umana nei luoghi coinvolti dalle costruzioni.

Movimenti simili, ma con nomi diversi si sono diffusi in alcuni stati europei, nelle regioni di confine con l'Italia alcuni movimenti hanno anche adottato lo stesso acronimo "No TAV" e i simboli connessi.Vedi ad esempio: NoTAV Chambery e Notav-Savoie

Storia Il movimento No TAV prende origine in val di Susa all'inizio degli anni novanta spontaneamente dalle proteste contro la realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino–Lione acquisendo maggiore importanza nel 2005 anche a livello mediatico ed estendendosi, in misura minore, in altre regioni d'Italia (Mugello, Genova-Alessandria, Firenze, Brennero, ecc.) ed in altri paesi europei, come la Francia.Altri movimenti contrari a linee ad alta velocità e/o tunnel vari sono ad esempio Stop BBT , No TAV Brennero (Brennero), NoTAV Chambery , Notav-Savoie (movimenti francesi contro la Torino-Lione), Non aux nouvelles lignes TGV (movimento contro le nuove linee TGV in generale), Collectif TGV Sud Var , Stop TGV Coudon , Le mechant TGV PACA (movimenti francesi contro la linea TGV Provence Alpes Côte d'Azur LGV PACA), AVE pel litoral (contro l'AVE spagnola), NO TAV-AVE-TGV-LGV-AHT GELDITU , Comitato IDRA (Mugello e Firenze-Bologna), Comitati Scrivia (3° Valico Genova-Alessandria) ecc.

Già alla fine degli anni ottanta circolò l'idea di unire il noto "TGV" francese alle linee ferroviarie italiane, in un unico disegno di Alta velocità ferroviaria a livello europeo. L'idea diventò ben presto un vero e proprio progetto politico-economico, appoggiato da vari comitati promotori locali, e cavalcato politicamente dall'allora presidente della Regione Piemonte Gian Paolo Brizio, con la creazione - in seno ad FS - dell'azienda dedicata Treno Alta Velocità S.p.A.; al contempo nasceva così un comitato contro il progetto, chiamato "HABITAT", principalmente costituito da tecnici, professori, sindaci, amministratori ed ambientalisti. Per il progetto fu coinvolta anche la Società Italiana per il Traforo Autostradale del Frejus, tuttavia già nei primi anni novanta si crearono subito enormi spaccature e varie opinioni divergenti, che convogliarono, appunto, in un'unica protesta, chiamata "NO TAV".

Le prime manifestazioni (1995-2003) Sulla scia di ormai già annose proteste e varie assemblee pubbliche, la prima grande manifestazione pubblica risale al 2 marzo 1995 a Sant'Ambrogio di Torino. Nel periodo immediatamente successivo, a partire dal 1996 circa, alle proteste pacifiche si unirono anche alcuni contestatori più accesi e particolarmente vicini al mondo dei centri sociali di Torino, degli squatters e dei movimenti di estrema sinistra. A loro volta, emersero ancora altri contestatori, di matrice più violenta, iniziando dapprima con scontri e atti intimidatori, quali, ad esempio, le bombe molotov fatte esplodere in frazione Falcemagna di Bussoleno, per poi sfociare in ancor più accese proteste, spesso rivendicate dal cosiddetto gruppo dei "Lupi grigi", un nome che si rifaceva allo storico movimento estremista turco. Ben presto, i gruppi più violenti furono identificati nella matrice anarco-insurrezionalista che culminò, nel marzo 1998, con l'arresto di tre esponenti anarchici, Maria Soledad Rosas detta "Sole", argentina di Buenos Aires, Edoardo Massari detto "Baleno" di Ivrea e Silvano Pelissero di Bussoleno. I primi due si suicideranno da lì a breve, mentre resterà vivo soltanto Silvano.

In seguito, emerse la assoluta infondatezza delle accuse nei confronti dei tre, sollevando numerose polemiche sul comportamento delle autorità giudiziarie e di polizia. Le iniziative popolari delle manifestazioni tuttavia, presero subito distanza dalle frange più violente del movimento di protesta. Nel periodo 1999-2002 continuarono quindi numerosi cortei e comitati in vari comuni della valle, per culminare il 31 maggio 2003 con la prima importante e più lunga marcia, da Borgone Susa fino a Bussoleno.

Le proteste del 2004-2005

A fronte anche dei numerosi espropri forzati iniziati per molti dei terreni e delle case della valle, in questo periodo venne creata una vera e propria lista civica "NO TAV", che si presentò alle elezioni provinciali del 2004. Il 5 novembre dello stesso anno, fu costituita un'assemblea permanente a Bussoleno. Un'ulteriore grande protesta pubblica poi, avvenne il 4 giugno 2005, con un'altra marcia, questa volta da Susa fino a Venaus, e ancora il 5 novembre 2005, con una fiaccolata da Susa a Mompantero (più di partecipanti), il 16 novembre 2005 con un'altra marcia da Bussoleno a Susa (circa partecipanti secondo gli organizzatori), il 6 dicembre e l'8 dicembre.

Furono organizzati tre presidi permanenti, in località Bruzolo e Borgone Susa, luoghi in cui dovevano iniziare i primi sondaggi del 2005, ed a Venaus dove dovevano iniziare i lavori di una galleria geognostica del tunnel di base secondo il progetto originario del 2003, oggi in parte modificato.

Alla fine dell'ottobre 2005 le autorità decisero di sistemare un impianto di perforazione nel territorio di Mompantero per fare dei sondaggi del terreno. Per l'esproprio dei terreni si rese necessario l'intervento delle forze dell'ordine, a causa della ferma opposizione di membri del movimento No TAV, dei sindaci e dei cittadini.

Le Forze dell'ordine disposero posti di blocco nell'intero paese di Mompantero e nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2005 fecero irruzione nel presidio di Venaus per porre fine all'occupazione dei terreni su cui doveva essere allestito il cantiere. Una ventina di manifestanti furono feriti. L'8 dicembre 2005 si tenne una manifestazione di protesta contro tale sgombero: una marcia formata da circa persone partì da Susa con destinazione Venaus. Durante la manifestazione si verificarono alcuni contatti con le forze dell'ordine che non consentivano l'ingresso sulla strada provinciale per Venaus, ma la manifestazione proseguì la marcia. Giunta a Venaus, la popolazione rimosse le reti di recinzione del futuro cantiere e invase i prati, bloccando così l'inizio lavori. Fu costruito un nuovo presidio, situato di fronte al precedente, utilizzato come osservatorio nel caso fossero iniziati dei lavori.

Questi fatti, portarono all'abbandono dell'iniziale progetto del 2003, criticato anche per i suoi problemi concettuali, ed alla formazione dell'Osservatorio.

Dopo il blitz di Venaus Dopo le tensioni tra i cittadini della Val di Susa e il Governo seguite al blitz della polizia, la magistratura mise sotto sequestro le aree di Venaus, che furono subito abbandonate dagli occupanti e dalla stessa azienda incaricata per i lavori di scavo. Parallelamente il governo promise di istituire un tavolo di confronto tecnico e politico, con i sindaci dei Comuni coinvolti e esperti nominati da entrambe le parti.

Il tavolo di confronto è stato realizzato a partire dal 2006 sotto il nome di Osservatorio; il suo presidente Mario Virano, nominato direttamente dal governo, è contestato dal movimento No TAV per conflitto di interessi, in quanto riveste ruoli rilevanti all'interno di aziende coinvolte a vario titolo nel progetto del TAV: amministratore delegato uscente della Sitaf (che gestisce l'autostrada A32 e il Traforo stradale del Frejus) e consigliere di amministrazione ANAS.

Nell'Osservatorio, fino al 2011 sono avvenuti diversi incontri tra i sindaci, tecnici e proponenti, ma sono stati esclusi dalla partecipazione la maggior parte dei sindaci No TAV. Degli 8 sindaci convocati all'Osservatorio, hanno potuto partecipare solo 3 sindaci contrari all'opera, rispetto alla maggioranza di 5 favorevoli. Il movimento No TAV e le popolazioni della Val di Susa hanno contestato per queste ragioni l'attendibilità e serietà dell'Osservatorio, criticando il non aver coinvolto le popolazioni, l'eccesso di propaganda, e di non aver preso in considerazione l'opzione di non realizzare l'opera.

Contestazioni per le Olimpiadi Invernali Torino 2006 Con il percorso verso il Piemonte della fiaccola olimpica, il movimento No TAV si fece notare lungo il percorso del tedoforo per sfruttare la vetrina mondiale offerta dall'evento olimpico. A Susa un manifestante tentò simbolicamente di calare una bandiera No TAV sulla fiaccola. Il percorso originario doveva includere l'intera Val di Susa, ma fu deviato, per precauzione, senza raggiungere molti paesi tra cui Avigliana.

Tuttavia, non fu effettuato nessun atto di boicottaggio verso le Olimpiadi Invernali, come invece si era paventato nei giorni precedenti.

Inverno 2006-2007 Con il Governo Prodi II, si avvia un tentativo di coniugare la volontà di creare il nuovo percorso ferroviario con le esigenze della popolazione della valle. Alla fine di febbraio 2007, i tre partiti di centrosinistra che più avevano appoggiato il movimento No TAV (i Verdi, i Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista) accettano i 12 punti imposti per ricostituire il proprio governo dimissionario dal Presidente del consiglio Romano Prodi, tra i quali quello sulle infrastrutture. Immediatamente vengono ammainate le bandiere di questi partiti dal presidio No TAV di Borgone (Val Susa). A livello locale (provincia di Torino), invece, tali partiti continuano ad appoggiare il Movimento.

I sondaggi propedeutici Nel 2009 viene annunciata una serie di sondaggi propedeutici alla progettazione del nuovo tracciato. Il movimento No TAV contesta e contrasta tali azioni, ma perché ritenute inutili dal punto di vista tecnico e funzionali all'opera contestata.

Durante l'inverno 2009-2010 si registrano diversi momenti di tensione che riportano l'attenzione internazionale sulla vicenda. In un'intervista rilasciata al quotidiano la Repubblica l'attore francese Gérard Depardieu si schiera dalla parte del movimento No TAV.

Il 19 dicembre un incendio doloso distrugge il presidio No TAV causato dagli stessi a Bruzolo.

Il 19 gennaio 2010 alle 3 del mattino, con un ingente dispiegamento di forze dell'ordine, iniziano i lavori per il sondaggio geognostico presso l'autoporto di Susa. Il movimento reagisce occupando l'autostrada del Fréjus.

Per rispondere al tentativo di realizzare i 91 sondaggi previsti dal progetto, il movimento No TAV organizza a Susa una manifestazione il 23 gennaio 2010 alla quale partecipano tra le persone (a detta degli organizzatori) e le (secondo le stime delle forze dell'ordine).

Proteste del 27 giugno e del 3 luglio 2011 Il 22 maggio 2011 gli attivisti No TAV formano un presidio permanente a Chiomonte in località Maddalena (di fronte al Sito Archeologico) ribattezzato Libera Repubblica della Maddalena, nell'area che dovrà essere utilizzata per realizzare un tunnel geognostico ritenuto necessario per sondare il terreno dello scavo per la realizzazione del Tunnel di base, per bloccare l'inizio dei lavori fino al 30 giugno impedendo così all'Italia di raggiungere i requisiti necessari per ottenere i finanziamenti europei per la realizzazione del tunnel geognostico.L'Unione Europea aveva ritenuto di dare un contributo economico per la realizzazione del tunnel se i lavori fossero iniziati entro il 30 giugno 2011.