Le elezioni politiche in Italia del 1979 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 3 e lunedì 4 giugno 1979, una settimana prima delle prime elezioni europee.
Le consultazioni confermarono il primato della Democrazia Cristiana, in lieve calo, sul Partito Comunista Italiano che, per la prima volta dal 1948, subì un brusco arretramento. Complessivamente il centro (DC-PSDI-PRI-PLI) aumentò di poco i propri consensi, grazie alla crescita di liberali e socialdemocratici, ma mancò nuovamente la maggioranza assoluta dei seggi, dovendo ricorrere all'alleanza con i socialisti, in lieve crescita, ponendo le basi per la nascita del pentapartito. Sul fronte delle opposizioni, i radicali ottennero un ottimo risultato, passando da 4 a 18 seggi alla Camera, mentre la destra missina risultò in calo anche in questa tornata.
Sistema di voto Le elezioni politiche del 1979 si tennero con il sistema di voto introdotto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, dopo essere stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946. Concepito per gestire le elezioni dell'Assemblea Costituente previste per il successivo 2 giugno, il sistema fu poi recepito come normativa elettorale per la Camera dei deputati con la legge n. 6 del 20 gennaio 1948. Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, i criteri di elezione vennero stabiliti con la legge n. 29 del 6 febbraio 1948 la quale, rispetto a quella per la Camera, conteneva alcuni piccoli correttivi in senso maggioritario, pur mantenendosi anch'essa in un quadro largamente proporzionale.
Secondo la suddetta legge del 1946, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un massimo di quattro candidati.
I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre con il metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti.
Differentemente dalla Camera, la legge elettorale del Senato si articolava su base regionale, seguendo il dettato costituzionale (art. 57). Ogni Regione era suddivisa in molti collegi uninominali. All'interno di ciascun collegio, veniva eletto il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze: tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l'impianto proporzionale su cui era concepito anche il sistema elettorale della Camera Alta. Qualora, come normalmente avveniva, nessun candidato avesse conseguito l'elezione, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale, dove i seggi venivano allocati utilizzando il metodo D'Hondt delle maggiori medie statistiche e quindi, all'interno di ciascuna lista, venivano dichiarati eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza.
Circoscrizioni Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 32 circoscrizioni plurinominali e al Senato della Repubblica in 20 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.
Circoscrizioni della Camera dei deputati
Le circoscrizioni della Camera dei deputati furono le seguenti: Torino (Torino, Novara, Vercelli); Cuneo (Cuneo, Alessandria, Asti); Genova (Genova, Imperia, La Spezia, Savona); Milano (Milano, Pavia); Como (Como, Sondrio, Varese); Brescia (Brescia, Bergamo); Mantova (Mantova, Cremona); Trento (Trento, Bolzano); Verona (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo); Venezia (Venezia, Treviso); Udine (Udine, Belluno, Gorizia, Pordenone); Bologna (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì); Parma (Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia); Firenze (Firenze, Pistoia); Pisa (Pisa, Livorno, Lucca, Massa e Carrara); Siena (Siena, Arezzo, Grosseto); Ancona (Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno); Perugia (Perugia, Terni, Rieti); Roma (Roma, Viterbo, Latina, Frosinone); L'Aquila (Aquila, Pescara, Chieti, Teramo); Campobasso (Campobasso, Isernia); Napoli (Napoli, Caserta); Benevento (Benevento, Avellino, Salerno); Bari (Bari, Foggia); Lecce (Lecce, Brindisi, Taranto); Potenza (Potenza, Matera); Catanzaro (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria); Catania (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna); Palermo (Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta); Cagliari (Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano); Valle d'Aosta (Aosta); Trieste (Trieste).
Circoscrizioni del Senato della Repubblica
Le circoscrizioni del Senato della Repubblica invece erano le seguenti: Piemonte; Valle D'Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzo; Molise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna.
Quadro politico A seguito del rapimento e uccisione del presidente democristiano Aldo Moro, fautore insieme al segretario comunista del compromesso storico, i rapporti tra comunisti e democristiani, che sostenevano insieme il governo di unità nazionale presieduto da Giulio Andreotti, divennero più tesi. Nonostante alcuni successi nella lotta al terrorismo e nelle riforme sociali, come l'istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, il PCI richiese di poter partecipare direttamente al Governo incontrando le resistenze democristiane e portando Andreotti alle dimissioni. Fu quindi creato un nuovo Governo di centro, guidato ancora da Andreotti, con l'esplicito intento di non ottenere la fiducia e andare a elezioni anticipate. Pochi giorni dopo il Presidente della Repubblica Sandro Pertini sciolse le Camere con due anni di anticipo.
Il PCI non era più disposto ad esercitare il ruolo di gregario limitandosi all'appoggio esterno, mentre i democristiani erano ormai convinti che dovesse essere trovata una nuova via che coinvolgesse inevitabilmente i socialisti. Alla guida di questi ultimi si era consolidato Bettino Craxi, il cui progetto era rendere il PSI un partito riformista occidentale, in grado di superare i comunisti e formare una sinistra moderna di Governo. Per raggiungere questo obiettivo era però necessario riavvicinarsi alla DC e tornare al Governo del Paese.
Principali forze politiche Partito Collocazione Ideologia principale Segretario Foto Democrazia Cristiana (DC) Centro Cristianesimo democratico Benigno Zaccagnini Partito Comunista Italiano (PCI) Sinistra Eurocomunismo Enrico Berlinguer Partito Socialista Italiano (PSI) Centro-sinistra Socialismo liberale Bettino Craxi Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN) Estrema destra Neofascismo Giorgio Almirante Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) Centro-sinistra Socialdemocrazia Pietro Longo Partito Radicale (PR) Centro-sinistra Radicalismo Giuseppe Rippa Partito Repubblicano Italiano (PRI) Centro Repubblicanesimo Oddo Biasini Partito Liberale Italiano (PLI) Centro-destra Liberalismo Valerio Zanone Partito di Unità Proletaria per il Comunismo (PDUP) Estrema sinistra Comunismo Lucio Magri
Campagna elettorale I principali partiti affrontarono la campagna elettorale in un momento difficile e travagliato: la DC, dopo la morte di Moro, era stata privata di un forte mediatore capace di conciliare le diverse correnti interne, il PRI aveva dovuto fare a meno di Ugo La Malfa, morto di emorragia cerebrale pochi giorni dopo la rinuncia a formare un nuovo esecutivo, in casa PSDI ci fu l'arresto dell'ex segretario Mario Tanassi (coinvolto nello scandalo Lockheed), mentre socialisti e liberali non dovevano affrontare particolari problemi.
Se la DC non stava attraversando un momento tranquillo, il PCI era messo peggio. Alla sconfitta nelle elezioni amministrative dell'anno prima si era aggiunto un atteggiamento ambiguo del segretario Enrico Berlinguer, il quale ribadiva la sua volontà di essere presto al Governo e contemporaneamente sparava continue bordate polemiche contro i possibili alleati futuri, disorientando i «quadri» e la base del partito (lo si constatò nel Congresso tenuto a fine marzo, che fu sottotono).
In questo contesto sottotono per la pochezza delle idee e per lo spicco non eccezionale degli uomini, il vero protagonista della campagna elettorale fu Marco Pannella, leader del Partito Radicale che riuscì a mettere insieme intellettuali come Fernanda Pivano e Leonardo Sciascia, ex parlamentari comunisti e socialisti, ex dirigenti di Lotta Continua come Marco Boato e Domenico Pinto, anticipando di circa dieci anni l'insofferenza dell'opinione pubblica verso la partitocrazia.
La campagna elettorale fu segnata da una serie di eventi collegati agli anni di piombo: il 7 aprile furono arrestati Toni Negri e altri militanti di Autonomia Operaia su richiesta del magistrato Pietro Calogero, mentre il 3 maggio le Brigate Rosse fecero irruzione alla sede regionale DC di piazza Nicosia, volendo presentarsi come contropotere e utilizzando la lotta armata come ripudio omicida della «truffa elettorale». Parteciparono all'azione una quindicina di persone che sequestrarono documenti e schedari, ma una pattuglia di polizia intercettò i brigatisti, che spararono uccidendo gli agenti Antonio Mea e Piero Ollanu, e ne ferirono un terzo.
Risultati
Camera dei deputati
+ Partito % Voti Seggi Differenza (%) /Democrazia Cristiana (DC)38,3014.046.2902620,41Partito Comunista Italiano (PCI)30,3811.139.2312013,9927Partito Socialista Italiano (PSI)9,813.596.802620,175Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN)5,261.930.639300,845Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI)3,841.407.535200,465Partito Radicale (PR)3,451.264.870182,3814Partito Repubblicano Italiano (PRI)3,031.110.209160,062Partito Liberale Italiano (PLI)1,94712.64690,634Partito di Unità Proletaria per il Comunismo (PdUP)1,37502.2476-6Nuova Sinistra UnitaConsiderata la differenza con Democrazia Proletaria.0,80294.46200,726Costituente di Destra - Democrazia Nazionale (CD-DN)0,63229.2050--Partito Popolare Sudtirolese (SVP)0,56204.89940,061Associazione per Trieste (LpT)0,1865.5051--Movimento Friuli (MF)0,1035.2540--Union Valdôtaine-Federalismo Europa Autonomie (UV-DP-PLI)Candidatura presentata in Valle d'Aosta.0,0933.2501-1Altre liste0,3098.2640-1 Totale100,0036.671.308630
Senato della Repubblica
+ Partito % Voti Seggi Differenza (%) /Democrazia Cristiana (DC)38,3412.010.7161380,543Partito Comunista Italiano (PCI)31,469.855.9511092,477Partito Socialista Italiano (PSI)10,383.252.410320,182Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN)5,681.780.950130,952Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI)4,221.320.72991,122Partito Repubblicano Italiano (PRI)3,361.053.25160,671Partito Liberale Italiano (PLI)2,21691.71820,82Partito Radicale (PR)1,32413.44420,472Partito Popolare Sudtirolese (SVP)0,55172.58230,051Union Valdôtaine-Federalismo Europa Autonomie (UV-DEP-PLI)0,1237.0821-Costituente di Destra - Democrazia Nazionale (CD-DN)0,56176.9660--Associazione per Trieste (LpT)0,2061.9110--Nuova Sinistra Unita 0,1444.09400,11Altre liste1,46458.9910-- Totale100,0031.330.795 3150
Analisi territoriale del voto