La , conosciuta in Giappone come , è parte integrante della seconda guerra mondiale ed è stata combattuta tra l'Impero giapponese (una delle potenze dell'Asse) e gli Alleati, principalmente gli Stati Uniti d'America e l'Impero britannico.

Negli anni venti e trenta il Giappone visse una progressiva militarizzazione e sviluppò un'ideologia imperialista panasiatica, sfociate nella creazione del Manciukuò (1931) e nel brutale assalto alla Cina (1937): queste azioni provocarono forti tensioni con le potenze europee che detenevano possedimenti in Asia e anche con gli Stati Uniti, preoccupati per l'integrità della Cina. La crisi diplomatica tra occidentali e Giappone si acuì a seguito dei successi politico-militari della Germania nazista tra 1939 e 1940, che convinsero Tokyo a stringere con i tedeschi e l'Italia un patto tripartito e ad assorbire lentamente l'Indocina francese.

Colpito da un severo embargo petrolifero nell'estate 1941, l'Impero giapponese perfezionò i piani di conquista integrale dell'Asia orientale per avere accesso alle risorse utili alla propria macchina militare e all'obiettivo ultimo di vincere la guerra in Cina. L'attacco di Pearl Harbor del 7 dicembre 1941 segnò l'inizio della fulminea espansione nipponica nel Pacifico e nelle isole del Sud-est asiatico, con l'appoggio della Thailandia e di vari movimenti indigeni nazionalisti, culminata nella nascita di una "Sfera di co-prosperità della Grande Asia orientale".

Il Giappone subì ciononostante importanti sconfitte nel Mar dei Coralli (maggio 1942), a Midway (giugno) e, soprattutto, nella sfibrante campagna di Guadalcanal (agosto 1942-febbraio 1943). Con l'evacuazione di Guadalcanal l'iniziativa passò saldamente in mano agli Stati Uniti e agli Alleati, che avviarono una serie di grandiose campagne aeronavali per liberare o neutralizzare la Nuova Guinea, le Filippine e le migliaia di isole della Micronesia. Incapaci di far fronte alla massiccia produzione industriale avversaria e di capitalizzare l'entusiasmo dei movimenti indipendentisti-nazionalisti delle colonie occupate, i giapponesi opposero una resistenza ostinata e fanatica ben esemplificata dai kamikaze, ma in ultimo inutile. Particolarmente letali si rivelarono i bombardamenti strategici sulle isole metropolitane che, assieme alla guerra sottomarina indiscriminata, ebbero un peso decisivo nella disfatta dell'Impero nipponico, suggellata dagli attacchi atomici su Hiroshima e Nagasaki (agosto 1945) e dalla travolgente offensiva sovietica sul continente. Dinanzi a questi avvenimenti l'imperatore Hirohito e la dirigenza politico-militare optarono infine per la resa. Fu ufficializzata il 2 settembre nel corso di una cerimonia a bordo della nave da battaglia e segnò la fine della seconda guerra mondiale.

Il Giappone fu riportato ai confini del 1894, rinunciò a tutte le colonie e fu trasformato in una monarchia costituzionale; tuttavia, al processo di Tokyo non comparvero tra gli imputati né Hirohito né la famiglia imperiale. La guerra catalizzò il processo di decolonizzazione, pur spesso a prezzo di altre sofferenze, e generò situazioni particolarmente delicate in Vietnam e nella penisola di Corea, ciascuno diviso in due metà seguendo le zone d'occupazione raggiunte dai belligeranti.

Antefatti

Alla fine del XIX secolo l'Asia era quasi completamente caduta sotto l'influenza dell'Occidente e solo il Giappone, grazie alla nuova politica intrapresa dall'Imperatore Mutsuhito, era riuscito in meno di trent'anni a divenire una superpotenza nazionale sul modello dei paesi europei. Il processo di modernizzazione fu appoggiato dal clan militarista Satsuma, i cui membri intuivano gli enormi vantaggi bellici che sarebbero derivati dalla industrializzazione del Paese: infatti riuscirono a ottenere che il Giappone impegnasse gran parte dei nuovi capitali per armare un forte e numeroso esercito oltre a una moderna flotta..

A causa di dispute territoriali in Corea, il Giappone attaccò nel 1894 la Cina, decidendo in poche battaglie la sconfitta di quest'ultima. Con il trattato di Shimonoseki annesse l'isola di Formosa ed espanse la sua influenza economica e politica in Corea, divenuta indipendente.. Nel 1900 il Giappone intervenne con le potenze europee contro la ribellione dei Boxer, acquisendo ulteriore importanza internazionale: nel 1902 fu firmato un trattato con la Gran Bretagna e la successiva vittoria nella guerra contro la Russia zarista consentì di occupare integralmente la Corea, poi annessa nel 1910, la metà dell'isola di Sachalin e di porre le basi per una successiva penetrazione economico-militare in Cina.. L'espansione del potere nipponico venne aiutata dal fatto che la Cina aveva subito una profonda trasformazione politico-istituzionale, divenendo nel 1912 una repubblica con presidente Sun Yat-sen (fondatore del Kuomintang), ma la debolezza del cui governo provocò in capo a pochi anni la frammentazione del potere, assunto da vari governatori militari chiamati "signori della guerra".

Durante la prima guerra mondiale il Giappone si schierò con la Triplice intesa e conquistò rapidamente le concessioni territoriali tedesche in Cina e l'impero coloniale della Germania nel Pacifico (isole Caroline, isole Marianne, isole Marshall); sempre nel corso del conflitto il Giappone impose alla Cina sconquassata dalle lotte politiche le "ventun richieste". In questo periodo conobbe una grande crescita economica e produttiva espandendo i suoi mercati in Estremo Oriente e sostenendo lo sforzo bellico dell'Intesa..

1919-1936

Nel 1919 il Giappone si vide riconoscere le conquiste effettuate sotto forma di mandato: il paese godeva di importanza internazionale, tanto che occupava un posto fisso nell'assemblea della Società delle Nazioni, mentre la potenza della sua flotta lo posizionava terzo dopo Stati Uniti e Regno Unito.. Tra il 1920 e il 1921, però, la crisi industriale postbellica guastò la floridezza economica giapponese: le esportazioni caddero di colpo mentre le importazioni di alimenti, acciaio e petrolio provocarono un grave deficit statale. Si ebbe allora una frattura nella dirigenza del paese: da una parte le personalità della finanza e della politica intendevano superare la crisi con un'onesta concorrenza commerciale. Dall'altra i capi militari, ispirandosi all'antico culto dello spirito egemonico YamatoYamato è un antico nome del Giappone, propriamente "il paese delle montagne", propugnavano guerre d'aggressione di stampo imperialista per assicurarsi materie prime e mercati dove smerciare le eccedenze di produzione; inoltre a sostegno di questa tesi affiancavano il tema di una "missione civilizzatrice" del popolo nipponico verso gli altri paesi asiatici, per affrancarli dalla dominazione occidentale e guidarli sulla via dello sviluppo. L'intransigente linea dei militari anche se riscosse successo venne rifiutata e tranne per la creazione nel 1926 dello Stato indipendente del Manciuria (strappata alla Cina e posta sotto la guida del signore della guerra Zhang Zuolin), il Giappone si attenne a una espansione commerciale pacifica. Il nuovo indirizzo fu seguito anche perché coincideva con le opinioni personali dell'Imperatore Hirohito, divenuto sovrano il 25 dicembre 1926 con il nome Shōwa.Traducibile come "Pace illuminata"

La Grande depressione del 1929 determinò però un brusco cambio di vedute: il crollo dei mercati, l'inflazione, la disoccupazione, le gravi condizioni dei ceti contadini dettero ancor più credito alle proposte dei militari, che forti di un grande ascendente sulla popolazione iniziarono ad assumere cariche nel governo civile; il potere che riunirono tra il 1929 e il 1932 permise loro di agire indipendentemente dallo Stato, e qualche sporadica protesta da parte di esponenti moderati o velate critiche dell'imperatore non fermarono i progetti d'espansione dell'esercito e della marina. Nei primi anni trenta si scatenarono dunque feroci lotte politiche e una serie di omicidi e attentati a esponenti dei movimenti moderati che avrebbero dovuto sfociare in colpi di stato, spesso compiuti da società segrete tradizionaliste e affiliate ai militari.

Altri radicali cambiamenti si verificarono nello stesso periodo in Cina, dove era divenuto capo dei nazionalisti Chiang Kai-shek dopo la morte di Sun Yat-sen. Fiancheggiato dal partito comunista di Mao Zedong e forte dell'appoggio sia dell'esercito sia dei pochi grandi capitalisti, tra il 1926 e il 1928 inviò l'Esercito Rivoluzionario Nazionale a sottomettere i signori della guerra nel settentrione per riunificare il paese. Chiang Kai-shek, eletto presidente nel 1928, preferiva assicurarsi l'alleanza nominale dei signori della guerra della Cina settentrionale invece di abbatterli come sostenevano i comunisti: la diatriba provocò la guerra tra Chiang e Mao. In questo convulso contesto, i militari nipponici temettero che la Manciuria stesse per dichiarare la sua alleanza con i nazionalisti: l'esercito fu mobilitato e a seguito dell'incidente di Mukden, appositamente organizzato, la regione venne invasa nel settembre 1931.. Al suo posto fu fondato l'Impero del Manciukuò, uno Stato fantoccio al cui vertice fu posto un membro della decaduta monarchia cinese, Pu Yi, che prestò un giuramento di fedeltà a Hirohito. Il governo civile giapponese, impotente, accettò il fatto compiuto mentre le industrie nipponiche videro nelle ricche risorse naturali della Manciuria grandi possibilità di crescita. Kai-Shek non reagì però all'invasione straniera, né inviò truppe quando il Giappone occupò il Jehol, subito a sud della Manciuria: riteneva più urgente soffocare il movimento comunista di Mao che opporsi alla penetrazione economico-militare nipponica.

La violenza dell'azione militare giapponese in Manciuria, in flagrante contrasto con la nozione di autodeterminazione dei popoli e l'impegno a rispettare l'integrità della Cina condussero ad aspre critiche da parte della Società delle Nazioni: per tutta risposta il Giappone lasciò l'organizzazione il 27 marzo 1933.. Da parte del neoeletto presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, si ebbe la richiesta di non riconoscere le conquiste effettuate dai nipponici e adottare provvedimenti anche più severi, ma non seguirono azioni concrete a causa dell'ascesa del nazionalsocialismo in Europa, che interessava direttamente le potenze occidentali. La condanna scosse il prestigio dei militari, che videro diminuire la loro influenza nella prima metà del 1933. Ma l'improvvisa espansione territoriale del Giappone e la sua politica economica competitiva, basata sulla svalutazione dello yen, su un vasto programma di riarmo e di opere pubbliche per combattere la disoccupazione, guastarono i rapporti con le altre nazioni che si affrettarono a bloccare l'emigrazione e a adottare il protezionismo sulle merci nipponiche. Nel 1934 i vertici dell'industria e della finanza (zaibatsu) si avvicinarono definitivamente ai militari organizzando un'economia bellica. Gli esponenti dell'esercito approfittarono della difficile situazione interna per esasperare il nazionalismo nipponico, propagandare l'importanza delle forze armate, diffondere l'idea che il Giappone era destinato a un compito di storica portata, una dominazione mondiale da effettuare per l'imperatore elevato a rango di semi-dio.. Si assistette anche a un incremento di sentimenti antieuropei e ostili all'occidente in generale, mentre si rafforzarono gli atteggiamenti di superiorità nei confronti dei popoli asiatici vicini in virtù del rapido progresso tecnologico vissuto dal Giappone..

All'inizio del 1936 ci fu un tentativo di colpo di Stato guidato da ufficiali ultranazionalisti, stroncato dal diretto intervento dell'imperatore che per la prima volta si impose ai militari grazie alla sua presunta natura divina..