Protagonista del cinema francese tra la fine degli anni cinquanta e i primissimi anni ottanta, assieme agli amici e colleghi Jean-Luc Godard, Claude Chabrol, Éric Rohmer e Jacques Rivette diede vita a una nuova corrente cinematografica denominata nouvelle vague, letteralmente "nuova ondata", che traeva ispirazione dalla passata stagione del Neorealismo italiano e che avrebbe influenzato successivamente numerosi registi statunitensi della New Hollywood.

Il suo film Effetto notte vinse il premio Oscar al miglior film straniero nel 1974. Truffaut è considerato uno dei più grandi autori cinematografici francesi nel palcoscenico internazionale; mentre nel campo della critica era ed è chiamato “il becchino del cinema contemporaneo” per il suo duro atteggiamento nei confronti della cinematografia di allora.

Biografia L'infanzia e l'adolescenza (1932 - 1948) François Truffaut nacque nel XVII arrondissement di Parigi, presso una levatrice in rue Léon-Cogniet, il 6 febbraio 1932. La madre, Jeanine de Monferrand, all'epoca del suo concepimento appena diciottenne, era una segretaria nella redazione del quotidiano L'Illustration, proveniente da una famiglia di militari cattolici e conservatori originari di Belfort (nella Franca Contea), mentre il padre è Roland Truffaut, progettista presso uno studio d'architettura, che riconosce il figlio come suo, pur non essendone il genitore biologico.

Nel 1944, leggendo il diario di Roland, il futuro regista scopre la verità anche se – per accertare la vera identità del padre naturale – dovrà aspettare la fine degli anni sessanta quando, per esigenze di realizzazione del film Baci rubati (1968), assume come consulente l'investigatore privato Albert Duchenne dell'agenzia Dubly, e ne approfitta per affidargli l'ulteriore compito di individuare il suo padre biologico. Viene così a sapere che si tratta di tale Roland Lévy, un dentista, nato a Bayonne (nel dipartimento francese dei Pirenei Atlantici) in una famiglia ebraica di remote origini portoghesilexpress.fr.Truffaut avait interrogé une belfortaine dans Le Pays., divorziato, che all'epoca viveva proprio a Belfort. Esita a lungo ma poi decide «di non allacciare i rapporti con il padre ritrovato: era davvero troppo tardi, e poi non voleva creare dei problemi al padre legale Roland Truffaut»Intervista di Madelaine Morgenstern, vedova di Truffaut, ad Aldo Tassone, in la Repubblica, 2 giugno 1993 citata da P. Malanga, Tutto il cinema di Truffaut, Baldini&Castoldi, 1996, 17..

Le circostanze in cui avviene il concepimento segnano l'infanzia del regista. La giovanissima madre, quando scopre di essere incinta, vorrebbe abortire ma la famiglia s'oppone fermamente e, per il periodo della gravidanza, la manda in «una sorta di convitto per "traviate"»Ibidem.. Dopo la nascita, il bambino viene dapprima messo a balia e poi mandato in campagna dalla nonna presso la quale trascorrerà i suoi primi anni di vita.

Dopo il parto la madre trova un lavoro di segretaria al giornale L'Illustration, in cui lavora anche il nonno del futuro regista, l'ex ufficiale Jean de Monferrand. Appassionata di montagna, Jeanine frequenta il Club Alpino Francese, di cui il padre è socio onorario, e qui conosce un designer industriale, Roland Truffaut. Nel novembre 1933 i due si sposano e Roland riconosce il bambino, che però andrà a vivere con la coppia solo alcuni anni più tardiA. Gillain (a cura di), Tutte le interviste di François Truffaut sul cinema, Gremese, 1990, 9 è riportata un'intervista in cui lo stesso Truffaut afferma di essere rimasto con la nonna «fino a otto anni». Secondo P. Malanga, op. cit., 18 il regista andò a vivere con la madre «solo nel 1937», cioè all'età di 5 anni., alla morte della nonna materna.

Il rapporto con la nonna è fondamentale per la nascita di una delle grandi passioni del futuro regista, quella per la lettura. Di salute cagionevole, il piccolo François non frequenta la scuola materna ed è la nonna, autrice di un libro sul bigottismo (mai pubblicato) e appassionata lettrice, che lo introduce nel mondo dei libri. È lei che dapprima legge per lui e, poi, gli insegna a leggere. L'amore per la letteratura e per i libri è una delle costanti della vita del regista fin da allora. Lui stesso dirà: «mia madre (...) non sopportava i rumori e m'impediva di muovermi e parlare per ore e ore. Allora io leggevo: era la sola occupazione a cui potessi dedicarmi senza disturbarla. Durante l'occupazione tedesca ho letto moltissimo e poiché stavo spesso solo, mi misi a leggere i libri degli adulti (...). Arrivato a tredici o quattordici anni comprai, a cinquanta centesimi al pezzo, quattrocentocinquanta volumetti grigiastri, Les Classiques Fayard, e mi misi a leggerli in ordine alfabetico (...), senza saltare un titolo, un volume, una pagina»A. Gillain (a cura di), op. cit., 19..

Alla passione per la lettura non corrisponde però un buon rapporto con le istituzioni scolastiche. Fino al 1941 frequenta il liceo Rollin in cui, secondo le sue parole, si sente un estraneo. Il fallimento dell'esame di ammissione al sesto anno è l'inizio di un lungo peregrinare tra numerose scuole: «avevo una pessima condotta, più ero punito più diventavo turbolento. A quel tempo venivo espulso molto di frequente e passavo da una scuola all'altra»A. Gillain (a cura di), op. cit., 10.. Ed è proprio in una delle numerose scuole che frequenta per brevi periodi, quella sita al n. 5 di rue Milton, che il dodicenne Truffaut conosce Robert Lachenay, di un anno e mezzo più grande. Grazie alla comune passione per la letteratura e per il cinema, tra i due nasce un'amicizia che durerà tutta la vita. Nel numero speciale che i Cahiers du cinéma dedicheranno al regista nel dicembre 1984, Lachenay scrive: «l'incomprensione che i suoi genitori manifestavano per lui era simile a quella dei miei. Ciascuno di noi non aveva che l'altro a far le veci della famiglia (...) Se non ci fossimo incontrati e sostenuti a vicenda, certamente ci saremmo avviati entrambi su una brutta strada»R. Lachenay, Una giovinezza, in A. Bergala, M. Chevrie, S. Toubiana (a cura di), Il romanzo di François Truffaut, Ubulibri, 1986, p. 16..

Il primo film che il giovanissimo François Truffaut vede è Paradiso perduto (1940) di Abel Gance, che gli comunica una forte emozione. Da allora frequenta assiduamente i cinema, spesso durante le ore di lezione, con conseguenze facilmente prevedibili sulla sua resa scolastica. Bocciato più volte, lascia presto la scuola e, poco prima della liberazione di Parigi, fugge dalla colonia in cui lo avevano mandato e trova un lavoro come magazziniere. Dopo aver perduto il lavoro, fonda un cineclub in concorrenza con quello di André Bazin, che conosce in quest'occasione. Sarà una figura fondamentale per il futuro di Truffaut.

Lo stesso Truffaut ha raccontato: «Mio padre ritrovò le mie tracce e mi consegnò alla polizia. Sono stato ospite per molto tempo del riformatorio di Villejuif da cui mi fece uscire André Bazin. Sono stato manovale in un'officina, poi mi sono arruolato per la guerra d'Indocina. Ho approfittato di una licenza per disertare. Ma, dietro consiglio di Bazin, ho raggiunto il mio reparto. In seguito sono stato riformato per instabilità di carattere». Bazin sarà per François Truffaut quell'autentica figura paterna che gli era mancata.

Sarà sempre Bazin a trovargli lavoro presso il servizio cinematografico del Ministero dell'Agricoltura e, poi, lo assumerà come critico cinematografico presso una rivista da poco fondata: Cahiers du cinéma.

Gli anni della critica (1949 - 1956)

Dopo cinque mesi di casa di correzione, nel 1949, André Bazin gli offre un lavoro nella sezione "cinema" di Travail et cultureTravail et culture e lo introduce ad alcune riviste. Scrive i suoi primi articoli nel 1950. A seguito di una storia d'amore finita male, si arruola nell'esercito nel 1951, sperando di trovare la morte in Indocina. Inviato invece in Germania, prolunga abusivamente una licenza a Parigi. Viene quindi inviato al carcere militare per diserzione e lì ottiene la dispensa dall'esercito per instabilità di carattere, grazie ancora una volta ad André Bazin. Lo stesso Bazin lo ospita a casa sua a Bry-sur-Marne e nel 1952 gli trova un posto di lavoro al servizio cinematografico del Ministero dell'Agricoltura, per pochi mesi, atteso che il suo contratto non verrà rinnovato.

François Truffaut pubblica articoli per Cahiers du cinéma e poi entra nella rivista Arts nel 1953. All'interno di queste riviste entra a far parte della giovane guardia che si riconosce attorno ad André Bazin, insieme a Claude Chabrol, Jacques Rivette, Jacques Demy, Éric Rohmer, Jean-Luc Godard. Il suo pamphlet Una certa tendenza del film francese afferma apertamente quel che molti registi pensano in silenzio. L'anno seguente fa il suo esordio con il cortometraggio Une visite, e scrive la sceneggiatura di À bout de souffle. Nel 1955 realizza le sue prime interviste con Alfred Hitchcock e pubblica un racconto, Antonio e l'orfano, sulla rivista Le Parisien. Nel 1956 è assunto come assistente alla regia di Roberto Rossellini, «l'uomo più intelligente che ho conosciuto»,Truffaut l'art d'écrire, l'art d'aimer in La revue de cinéma, numero 164, maggio 1993, pag. 26-35 in tre film che non vengono portati a termine.

Viene poi chiamato da Henri-Pierre Roché: il collezionista ha notato uno degli articoli del giovane critico Truffaut in cui egli parla in termini elogiativi e, a suo modo di vedere, appropriati, del suo libro Jules e Jim, fino a quel momento rimasto senza successo. Come racconta Truffaut stesso, scoprì il volume tra i tanti di una bancarella. Nasce quindi un'amicizia speciale dalla condivisione delle esperienze dell'infanzia, sentimentali e il comune amore per la scrittura. L'autore incoraggia il futuro regista a realizzare dei film dai suoi due romanzi, cosa che il regista non tarderà a fare, vista la sua fascinazione per il lavoro di Henri-Pierre Roché. Dopo Jules et Jim, infatti, sarà la volta di Le due inglesi. Questo incontro rafforza in Truffaut la posizione che egli sta difendendo, con forza, in Cahiers du cinéma contro il cinema francese dell'epoca, posizione che promuove, secondo le idee di André Bazin, i film d'autore e un racconto personale, ma con uno sguardo il più possibile obiettivo e, sul piano tecnico, con l'utilizzo della profondità di campo e del piano sequenza, per mantenere una corrispondenza anche stilistica con lo scorrere della vita.

Gli anni dietro la macchina da presa (1957 - 1983) Nel 1957 decide di passare alla realizzazione di film e fonda una società di produzione, Les Films du Carrosse, con una denominazione che costituisce un omaggio a Jean Renoir di cui celebra il film La carrozza d'oro, e gira L'età difficile. Questo «uomo che amava le donne» si sposa il 29 ottobre con Madeleine, figlia del proprietario di una società di distribuzione cinematografica, la Cocinor. La coppia ha due figlie: Laura, nata il 22 gennaio 1959, e Éva, nata il 28 giugno 1961, che comparirà ne Gli anni in tasca. Seduttore incorreggibile, divorzia nel 1964.

Nel 1959 gira I 400 colpi, film dal successo immediato, che apre la strada al movimento della Nouvelle Vague e alla fama internazionale del regista. Il successo gli permette di sostenere l'anno successivo, con la sua casa di produzione, Jean Cocteau, rimasto senza produttore durante le riprese de Il testamento di Orfeo. Nello stesso anno firma il Manifesto dei 121.

Nel 1963, Les Films du Carrosse partecipa alla produzione di Mata-Hari, agente segreto H21, e Truffaut partecipa alla redazione dei dialoghi e della sceneggiatura. La sua fama è raddoppiata da Jules et Jim che gli vale nel 1965 la partecipazione da protagonista in una trasmissione televisiva, Cineasti contemporanei. Nel febbraio 1968, Truffaut difende pubblicamente Henri Langlois, minacciato di destituzione dal suo ruolo di Direttore della Cinémathèque française e si pone alla guida del Comitato per la difesa della Cinémathèque.