Biografia Nasce da CarloCfr. in Bollettino ufficiale delle nomine, promozioni e destinazioni negli ufficiali e sottufficiali del R. Esercito e nel personale dell'amministrazione militare, dispensa 36ª del 1º luglio 1937, a p. 4343., vetturino e popolare figura dell’internazionalismo romagnolo, e da Angelina GulinelliCfr. in cfr. in Gennaro Vaccaro, Panorama biografico degli italiani d'oggi, vol. I (A-H), Roma, Curcio, 1956, a p. 186., casalinga. Negli anni venti frequentò, assieme a Benigno Zaccagnini, la parrocchia ravennate di Santa Maria in Porto retta da don Giuseppe Sangiorgi, amico di don Minzoni, martire antifascista ucciso dagli squadristi. In quegli anni si distinse per quello spirito inquieto e ribelle che lo accompagnerà per tutta la vita. Espulso per turbolenza e sobillazione dal collegio della Scuola Agraria di Cesena. Diplomatosi Perito agrario, nel 1935 viene ammesso alla scuola allievi ufficiali di complemento presso il 94° Reggimento di fanteria "Messina", a Fano, passò poi all’11° Reggimento "Casale" di Forlì, come aspirante ufficiale congedandosi, alla fine dell’anno successivo, col grado di sottotenente.Edmondo Montali, "Il Comandante Bulow", Edizioni Ediesse, Roma 2015.
Iscrittosi al Partito Nazionale Fascista per ragioni occupazionali nel 1937, ed è assunto all’Eridania, a Ravenna, come addetto alla misurazione del lavoro che veniva concesso a cottimo ai braccianti. Realtà che lo mise a contatto con il mondo bracciantile e contadino.Edmondo Montali, "Il Comandante Bulow", pag. 29, Edizioni Ediesse, Roma 2015. Nel settembre del 1939 aderiva alla MVSN,Arrigo Boldrini, Bulow. Un ricordo, curato nel 2008 dall'ISREC di Ravenna. pensando erroneamente di evitare la partenza per il fronte. L’8 settembre del 1939 fu richiamato nella milizia come capomanipolo (grado della milizia che corrispondeva a quello di tenente), prima ad Alfonsine e poi a Modigliana e vi rimase fino al 29 settembre dello stesso anno, quando, capito di aver fatto un errore, cercò di lasciare la milizia e grazie all’aiuto di Andrea Zoli, ufficiale medico, riuscì a farsi congedare per motivi di salute e a non essere più richiamato, adducendo motivi di salute."L'8 settembre del 1939 venni chiamato alle armi in un battaglione della milizia, la 121ª Legione della MVSN, e questa fu una mia scelta sbagliata, sai, a suo tempo come tanti altri avevamo fatto la domanda sperando che in caso di guerra non ci mandassero al fronte. Però brigai per farmi congedare, e pochi giorni dopo, il 29 settembre, già venivo congedato per motivi di salute, mi aiutò fraternamente il dottore Andrea Zoli, che era il medico del battaglione fascista e che poi parteciperà alla Resistenza." A. Boldrini in C. De Simone, Gli anni di Bulow, Mursia, Milano, 1996, p. 18. Nel 1939, rimasto nuovamente disoccupato, si iscrisse all'Università, che dovette interrompere a seguito del richiamo nel 1940, sempre a Fano, al 98° Reggimento, per un mese di istruzione. Quindi poi è inviato a S. Piero in Bagno e probabilmente, in luglio, è congedato come tenente di complemento.Arrigo Boldrini, Bulow. Un ricordo, curato dall'ISREC di Ravenna, 2008. Alla fine dello stesso anno fu assunto dalla sessione della Cerealicoltura di Littoria e trasferito per lo stesso ente prima a Padova e poi, fino al 1942, a Napoli, ove conobbe il poeta Libero Bovio, entrando in contatto durante le sue esperienze lavorative con ambienti antifascistiEdmondo Montali, Il Comandante Bulow, pag. 30, Edizioni Ediesse, Roma 2015Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, voce "Arrigo Boldrini", La Pietra, Milano, 1968. Di nuovo richiamato alle armi l'8 luglio del 1942, dopo un breve corso di istruzione presso il 12° fanteria di Cesena, passò in Montenegro, destinato al comando della Compagnia comando reggimentale del 120° fanteria “Emilia”, nella zona delle Bocche di Cattaro.A. Boldrini, Diario di Bulow, Vangelista, Milano, 1985 ristampa Odradek, Roma, 2008.
Rientrato a Ravenna per la morte della madre, nell’ottobre del 1942 fu contattato da diversi amici, di orientamento antifascista e avvertito che in Italia le cose stavano per cambiare e il fascismo era ormai alla fine. Costretto a rientrare in Montenegro, cercò di tornare in Italia e vi riuscì con l’aiuto del tenente medico Ambrosini di Pesaro, che lo fece ricoverare in ospedale a Meline, per una finta “colite acuta con perdite di sangue”. Da lì partì poi per Ravenna, dove arrivò il 19 luglio 1943. Nell'agosto dello stesso anno aderì al clandestino Partito Comunista Italiano e, dopo l'8 settembre fu tra i principali organizzatori della Resistenza in Romagna. La sera dell’8 Settembre incitò pubblicamente nella piazza Garibaldi di Ravenna i cittadini a combattere I nazifascisti. A stento con l’aiuto della futura martire Natalina Vacchi sfuggì alla cattura.
La Resistenza La lotta clandestina L'11 settembre 1943, prese parte alla riunione fondativa della Resistenza romagnola, tenutasi all'Hotel Mare-Pineta di Milano MarittimaCesare De Simone, Gli anni di Bulow, Mursia, 1996. dove propose per la prima volta la tesi della "pianurizzazione" della lotta armata. Alla riunione parteciparono, oltre a lui, Mario Gordini, Ennio Cervellati, Giuseppe D'Alema, Giovanni Fusconi, Gino Gatta, Rodolfo Salvagiani, Agide Samaritani, Virginio Zoffoli e altri.
Il giorno successivo, il 12 settembre, un piccolo gruppo disarmato al comando di Boldrini attuò la prima azione partigiana nell'area ravennate, conosciuta come "la beffa di Savio", riuscendo a trafugare un ingente quantitativo di armi travestendosi da militari. Il gruppo era composto da Pierino Saporetti (Sarega), Giovanetti, Rocchi, Giannettoni, Primo Bandini (Noco), Giovanni Fusconi (Isola) e "quel giovane di S. Pierino".Guido Nozzoli, Quelli di Bulow, Editori Riuniti, 1957, p.51. Pur operando come dirigente partigiano si mosse liberamente nel territorio ravennate fino all'8 gennaio 1944, data dalla quale entrò nella clandestinità a seguito di un attentato in cui, durante il ritorno a casa dalla consueta cena col padre, fu fatto segno da alcuni colpi d'arma da fuoco da parte di ignoti fascisti, che gli bucarono la manica del cappotto e una falda del cappello.
Membro del gruppo di comando militare romagnolo del PCI, successivamente ufficiale di collegamento del CUMER (Comando Unico Militare Emilia-Romagna) e responsabile militare per il C.L.N. della zona di Ravenna, ebbe un ruolo di primo piano nel comando della 28ª Brigata Garibaldi "Mario Gordini": le spiccate capacità di stratega e la sua teorizzazione della "pianurizzazione" della guerra partigiana (fino ad allora immaginata possibile solo sulle colline o sulle montagne) gli valsero il soprannome "Bulow". Infatti, in una riunione, uno dei suoi compagni, Michele Pascoli, colpito da un suo piano strategico, esclamò in dialetto: "Mo' chi sit, Bulow?" ("Ma chi sei, Bulow?"), alludendo al generale prussiano Friedrich von Bülow che combatté contro Napoleone.Boldrini inizialmente utilizzò una falsa carta d'identità intestata a Guido Latini (nome di un amico vivente all'estero) poi sostituito dal nome che lo identificò per tutta la vita, Bulow, affibbiatogli dal patriota ravennate Michele Pascoli nel corso di una riunione clandestina con riferimento alla figura del generale von Bülow. L'utilizzo di un nome tedesco, successivamente, trasse in inganno sia i comandi alleati che quelli tedeschi, che a lungo lo credettero un ufficiale della Wehrmacht disertore passato con i partigiani. (Ettore Zannoni, Il nostro Gianni [Giadresco], Il Monogramma, Ravenna, 2005, p. 20)"Durante una riunione clandestina – spiegò in un’intervista – dissi che non si poteva abbandonare la pianura al nemico tedesco, che era necessaria la ‘pianurizzazione’ della guerra partigiana, e spiegai come si poteva liberare Ravenna. Michele Pascoli, barbiere comunista (sarà fucilato dai nazisti), mi lascio’ parlare, poi in dialetto mi chiese: ‘Mo’ chi sit, Bulow?, cioè ‘Ma chi sei, Bulow?’, alludendo al generale tedesco che sconfisse Napoleone. Così Pascoli decise il mio nome e io sono rimasto per sempre ‘Bulow’" ANSA, 22 gennaio 2008. Vedi https://barradritta.wordpress.com/2008/01/22/morto-arrigo-boldrini-bulow/
La "pianurizzazione" si basava su una centrata analisi della società ravennate, secondo la quale i ceti contadini, operai, assieme ad alcuni ceti urbani, avrebbero potuto costituire una rete clandestina in grado di sostenere e proteggere i gruppi combattenti partigiani. Oltre a questo la “pianurizzazione” si fondava sulle caratteristiche del territorio contenente estese zone vallive che impedivano i rastrellamenti tedeschi.
La guerra sul fronte Preceduta da mesi di intensa guerriglia condotti nel ravennate, alla fine del 1944 lo sfondamento della Linea Gotica e la liberazione di Forlì (9 novembre) crearono i presupposti per la liberazione anche del territorio ravennate, a cui lo stesso Boldrini contribuì facendosi ideatore e proponente, durante incontri segreti presso il Comando dalle forze alleate, di un piano strategico che, coinvolgendo a sud della linea del fronte le forze alleate ed a nord le forze partigiane, permettesse la conquista di Ravenna e la liberazione della intera Romagna. Anche se il piano non ebbe pieno successo a causa della inaspettata defezione all'ultimo momento degli alleati, esso consentì tuttavia la liberazione della città avvenuta il 4 dicembre 1944.G. Giadresco, Ravenna zona operazioni 1944-1945, ANPI, Ravenna, 1955 (riedizione La battaglia di Ravenna, Editori Riuniti, Roma, 1964). Infatti I partigiani nella successiva “ battaglia delle valli” dovettero fronteggiare la controffensiva alleata fino al tardivo arrivo dei britannici con la conseguente strage nazista di Sant’Alberto. In questa battaglia Bulow fu ferito di striscio da una granata.
Nominato alla fine del 1944 comandante della rinominata 28ª Brigata Garibaldi "Mario Gordini" partecipò, in concorso con le forze alleate ed alle dipendenze del Gruppo di Combattimento "Cremona" del Regio Esercito, al forzamento del fiume Senio ed alla conquista delle zone attorno al Delta del Po, fino alla definitiva capitolazione delle forze nazifasciste ed alla smobilitazione della formazione partigiana il 20 maggio 1945.
Fu proprio a seguito della stretta collaborazione dimostrata con le forze alleate, e di loro iniziativa, che il 4 febbraio 1945 nella gremitissima Piazza Garibaldi di Ravenna, il generale Richard McCreery, comandante dell'8ª Armata britannica, appuntò al petto di "Bulow", comandante di un'unità combattente riconosciuta dal Comando alleato, la Medaglia d'oro al valor militare dopo averla proposta al Governo italiano per il riconoscimento del significativo contributo dato alla liberazione dal comune nemico nazifascista (a cui farà seguito, significativamente, la consegna di un'antica medaglia garibaldina da parte dei suoi partigiani):A. Boldrini, Op. cit. dall'inizio della Resistenza era la prima volta che un partigiano attivo in territorio liberato veniva decorato al valor militare.
Lo storico Guido Crainz ha dichiarato: "Boldrini significa essenzialmente due cose: l'idea che la Resistenza per essere vincente doveva essere di popolo e la scelta conseguente era praticare la lotta armata in pianura. Fu una scelta vincente perché ebbe il merito storico di dare fiducia al mondo contadino". Già in precedenza lo storico Roberto Battaglia aveva evidenziato che "l'attività ed il rapporto tra la 28ª Brigata Garibaldi e l'8ª Armata Britannica fu l'episodio più significativo di tutta la campagna d'Italia sotto l'aspetto collaborativo fra partigiani e Alleati".
Il dopoguerra