Ai margini della metropoli è un film del 1953 diretto da Carlo Lizzani, ispirato all'omicidio di Annarella Bracci avvenuto il 18 febbraio 1950 a Roma.

Trama Mario Ilari, un giovane operaio disoccupato che convive con Gina e la loro figlia neonata in una povera e degradata borgata romana, viene accusato dell'omicidio di Marcella, una ragazza che tempo addietro era stata la sua amante e viene arrestato.

Roberto Marini, brillante avvocato in carriera, accetta di assumere la sua difesa dopo essere stato contattato da Luisa, amica di Gina, convinto che il processo gli darà la possibilità di affermarsi.

La situazione è però molto complicata, dato che Calì, un barbone, testimonia di averlo visto ad una determinata ora sul luogo del delitto. Quando l'avvocato Marini accusa Calì di falsa testimonianza, affermando che lo avrebbe fatto per impossessarsi di un terreno che voleva anche lo stesso Ilari, egli si uccide. Ilari confessa allora di aver incontrato Marcella per conoscere tramite lei una certa Greta, che avrebbe dovuto facilitargli l'espatrio in cerca di fortuna insieme a Gina e alla figlia. Questa donna però è irreperibile e tutte le accuse sembrano portare ad una sicura condanna per l'uomo.

La situazione si risolve quando gli abitanti della borgata, assieme alla polizia, trovano i veri responsabili, ovvero una coppia che, in combutta con Greta, prometteva il visto per l'espatrio in cambio di soldi e che avevano ucciso Marcella perché li aveva traditi. Durante la fuga i due malviventi uccidono Greta, che tuttavia confessa alla polizia la verità prima di morire. I due colpevoli vengono arrestati, così Ilari viene liberato e torna alla borgata in festa, mentre Roberto e Luisa si rendono conto che sta nascendo un sentimento tra loro.

Produzione Ai margini della metropoli è tratto da un'inchiesta giornalistica di Mario Massimi sull'omicidio di Annarella Bracci e sul sospettato Lionello Egidi. Uscì nelle sale in seguito a pesanti censure, atte principalmente a preservare l'immagine delle forze dell'ordine. L'omicidio di Annarella Bracci ebbe ampia risonanza nell'opinione pubblica italiana perché avvenne in un ambiente estremamente degradato e povero, ai margini, appunto, della metropoli (Roma) che in quegli anni si stava espandendo in maniera esponenziale, con le baraccopoli che si formavano ovunque per accogliere i numerosi emigranti.

Il film fu girato per gli interni negli stabilimenti romani della S.A.F.A. Palatino.

Gli esterni invece sono stati girati in varie zone di Roma, principalmente l'EUR e Monteverde, entrambe all'epoca in grande espansione edilizia. La "borgata" dove vivono i protagonisti era il campo Parioli a Roma, un insediamento spontaneo che si trovava tra Corso Francia e Villa Glori, che nel 1960 è stato sgomberato per costruire lo stadio Flaminio e il villaggio Olimpico.

Distribuzione Il film venne distribuito nel circuito cinematografico italiano il 5 marzo 1953.

Accoglienza Il film incassò 80.000.000 di lire dell'epoca.

Critica G.C. Castello sulla rivista Cinema del 30 giugno 1953 scrisse: «[...] appare un mediocre sottoprodotto di tutta una letteratura cinematografica avente per base innocenti accusati di delitti spaventosi e avvocati che si sostituiscono alla giustizia nella ricerca della verità per la salvezza del cliente [...]. Troppo sgangherato è qui il tessuto, troppo posticci certi riempitivi, troppo falsi certi tratti d'ambiente [...] perché sia possibile prestar fede alla storia che ci viene raccontata».

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