Le elezioni politiche in Italia del 1958 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 25 e lunedì 26 maggio 1958. Il Senato, la cui legislatura aveva una durata di sei anni, fu sciolto anticipatamente.

Le consultazioni videro nuovamente maggioritaria la Democrazia Cristiana, che incrementò i propri consensi portando l'area del centro governativo (DC, PSDI, PLI e PRI) a ottenere la maggioranza assoluta dei voti. Sul fronte dell'opposizione, i comunisti si mantennero quasi perfettamente stabili, i socialisti aumentarono i propri elettori, mentre la destra subì un brusco arretramento, sia per quanto riguarda i missini, che per i monarchici, oltretutto divisi in due movimenti distinti.

Sistema di voto Le elezioni politiche del 1958 si tennero con il sistema di voto introdotto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, dopo essere stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946. Concepito per gestire le elezioni dell'Assemblea Costituente previste per il successivo 2 giugno, il sistema fu poi recepito come normativa elettorale per la Camera dei deputati con la legge n. 6 del 20 gennaio 1948. Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, i criteri di elezione vennero stabiliti con la legge n. 29 del 6 febbraio 1948 la quale, rispetto a quella per la Camera, conteneva alcuni piccoli correttivi in senso maggioritario, pur mantenendosi anch'essa in un quadro largamente proporzionale.

Inoltre il 31 luglio 1954 venne abrogata la legge n. 148/1953, composta da un singolo articolo, che introduceva un premio di maggioranza consistente nell'assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti validi. Tale legge, pertanto, fu in vigore solamente per le elezioni del 1953.

Secondo la suddetta legge del 1946, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un massimo di quattro candidati.

I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti. Da questa elezione tale collegio venne virtualizzato, in quanto i seggi in esso attribuiti vennero reinseriti nelle circoscrizioni locali attraverso complicate formule matematiche.

Differentemente dalla Camera, la legge elettorale del Senato si articolava su base regionale, seguendo il dettato costituzionale (art.57). Ogni regione era suddivisa in tanti collegi uninominali quanti erano i seggi a essa assegnati. All'interno di ciascun collegio, veniva eletto il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze: tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l'impianto proporzionale su cui era concepito anche il sistema elettorale della Camera Alta. Qualora, come normalmente avveniva, nessun candidato avesse conseguito l'elezione, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale, dove i seggi venivano allocati utilizzando il metodo D'Hondt delle maggiori medie statistiche e quindi, all'interno di ciascuna lista, venivano dichiarati eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza.

In queste elezioni si applicò per l'ultima volta quanto stabilito nella prima stesura della Costituzione italiana, che prevedeva un numero di seggi da assegnare in maniera variabile nel seguente modo: per la Camera dei deputati, in ragione di un deputato per ottantamila abitanti o per frazione superiore a quarantamila; per il Senato attribuito su base regionale un senatore ogni duecentomila abitanti o per frazione superiore a centomila, nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sei, la Valle d'Aosta ne ha uno solo. Le successive elezioni si tennero invece con un numero di deputati e senatori fisso, secondo quanto previsto dalla legge costituzionale 9 febbraio 1963, n. 2.

Circoscrizioni Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 32 circoscrizioni plurinominali e al Senato della Repubblica in 19 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.

Circoscrizioni della Camera dei deputati

Le circoscrizioni della Camera dei deputati erano le seguenti: Torino (Torino, Novara, Vercelli); Cuneo (Cuneo, Alessandria, Asti); Genova (Genova, Imperia, La Spezia, Savona); Milano (Milano, Pavia); Como (Como, Sondrio, Varese); Brescia (Brescia, Bergamo); Mantova (Mantova, Cremona); Trento (Trento, Bolzano); Verona (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo); Venezia (Venezia, Treviso); Udine (Udine, Belluno, Gorizia); Bologna (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì); Parma (Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia); Firenze (Firenze, Pistoia); Pisa (Pisa, Livorno, Lucca, Massa e Carrara); Siena (Siena, Arezzo, Grosseto); Ancona (Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno); Perugia (Perugia, Terni, Rieti); Roma (Roma, Viterbo, Latina, Frosinone); L'Aquila (Aquila, Pescara, Chieti, Teramo); Campobasso (Campobasso); Napoli (Napoli, Caserta); Benevento (Benevento, Avellino, Salerno); Bari (Bari, Foggia); Lecce (Lecce, Brindisi, Taranto); Potenza (Potenza, Matera); Catanzaro (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria); Catania (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna); Palermo (Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta); Cagliari (Cagliari, Sassari, Nuoro); Valle d'Aosta (Aosta); Trieste (Trieste)

Circoscrizioni del Senato della Repubblica

Le circoscrizioni del Senato della Repubblica erano invece le seguenti: Piemonte; Valle D'Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzi e Molise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna.

Quadro politico L'instabilità politica e la crescita economica La II legislatura aveva visto l'alternanza di 6 governi in 5 anni, tutti presieduti da esponenti democristiani e sostenuti, eventualmente con un appoggio esterno, da PSDI, PLI e PRI. La forte instabilità e l'assenza di una leadership chiara, come era stata quella dello scomparso De Gasperi, non intaccò la ripresa economica avviata dopo la seconda guerra mondiale grazie agli aiuti del Piano Marshall, la creazione delle prime organizzazioni economiche europee, l'alta disponibilità di manodopera e l'ingente intervento pubblico nell'economia.

Principali forze politiche Partito Collocazione Ideologia SegretarioSegretario del partito alla data delle elezioni Foto Democrazia Cristiana (DC) Centro Cristianesimo democratico Amintore Fanfani Partito Comunista Italiano (PCI) Sinistra Comunismo Palmiro Togliatti Partito Socialista Italiano (PSI) Sinistra Socialismo democratico Pietro Nenni Movimento Sociale Italiano (MSI) Estrema destra Neofascismo Arturo Michelini Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) Centro-sinistra Socialdemocrazia Giuseppe Saragat Partito Liberale Italiano (PLI) Centro-destra Liberalismo Giovanni Malagodi Partito Monarchico Popolare (PMP) Destra Monarchismo Achille Lauro Partito Nazionale Monarchico (PNM) Destra Monarchismo Alfredo Covelli Partito Repubblicano Italiano (PRI) Centro-sinistra Repubblicanesimo Oronzo Reale

Risultati

Camera dei deputati

+ Partito Voti % Seggi Differenza (%) /Democrazia Cristiana (DC) 42,35 273 2,26 10Partito Comunista Italiano (PCI) 22,68 140 0,08 3Partito Socialista Italiano (PSI) 14,23 84 1,53 9Movimento Sociale Italiano (MSI) 4,76 24 1,08 5Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 4,55 22 0,03 3Partito Liberale Italiano (PLI) 3,54 17 0,53 4Partito Monarchico Popolare (PMP) 2,63 14 - 14Partito Nazionale Monarchico (PNM) 2,23 11 4,62 29Partito Repubblicano Italiano-Partito Radicale (PRI-PR) 1,37 6 0,25 1Movimento Comunità 0,59 1 - 1Partito Popolare Sudtirolese (SVP) 0,46 3 0,01 Movimento Autonomia Regionale Piemontese 0,24 0 - -Union Valdôtaine (UV) 0,10 1 - 1Altre liste 0,27 0 - - Totale 100 596 6 Schede bianche 1,56 Schede nulle 1,32 Votanti 93,83 Elettori 100 Fonte:

Senato della Repubblica

+ Partito Voti % Seggi Differenza (%) /Democrazia Cristiana (DC) 41,23 123 0,54 7Partito Comunista Italiano (PCI)Lista presentata in tutte le circoscrizioni, a eccezione della Sardegna, nella quale vi era una lista unica PCI-PSI 21,80 59 1,59 8Partito Socialista Italiano (PSI)Lista presentata in tutte le circoscrizioni a eccezione della Sardegna, nella quale vi era una lista unica PCI-PSI, e del Trentino Alto Adige, nella quale vi era una lista unica PSI-PSDI 14,08 35 2,18 9Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI)Lista presentata in tutte le circoscrizioni a eccezione del Trentino-Alto Adige, nella quale vi era una lista unica PSI-PSDI 4,45 5 0,14 1Movimento Sociale Italiano (MSI)Lista presentata in tutte le circoscrizioni a eccezione del Veneto, dell'Emilia-Romagna, della Toscana, dell'Umbria e della Sardegna, nelle quali vi era una lista unica PNM-MSI 4,40 8 1,67 1Partito Liberale Italiano (PLI) 3,87 4 1,01 1Partito Monarchico Popolare (PMP) 2,96 5 - 5Partito Nazionale Monarchico (PNM) 2,16 2 4,83 14Partito Repubblicano Italiano-Partito Radicale (PRI-PR) 1,39 0 - -PNM-MSII due partiti si presentarono uniti nelle circoscrizioni Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Sardegna 1,11 0 - -PCI-PSII due partiti si presentarono uniti nella circoscrizione Sardegna 0,71 2Eletti senatori Emilio Lussu del PSI nel collegio di Cagliari e Velio Spano del PCI nel collegio di Iglesias - Movimento Comunità 0,55 0 - -Partito Popolare Sudtirolese (SVP) 0,46 2 - Movimento Autonomia Regionale Piemontese 0,23 0 - -PSI-PSDII due partiti si presentarono uniti nella circoscrizione Trentino Alto Adige 0,17 0 - -Indipendenti di SinistraLista elettorale presente nella circoscrizione Valle d'Aosta 0,11 1 - 1Partito Sardo d'Azione (PSd'Az) 0,10 0 - -Altre liste 0,22 0 - 13 Totale 100 246 6 Schede bianche 2,84 Schede nulle 1,81 Votanti 93,98 Elettori 100 Fonte:

Analisi territoriale del voto

La Democrazia Cristiana ottiene un modesto aumento di consensi, frutto di una forte crescita nel Sud Italia, con massimi del 10-12% nelle province di Caserta, Messina e Salerno. Incrementi in linea con quello nazionale si registrano in Veneto e Lazio mentre nel resto del Paese l'andamento è piuttosto altalenante e non emergono chiare tendenze territoriali. La crescita dei consensi nel Sud porta il partito a ottenere risultati superiori alla media nazionale e superare il 50% di voti in Sardegna e nel Salento. Le zone più forti della DC ci confermano però, ancora una volta, il Triveneto, l'Alta Lombardia, le province di Cuneo e Campobasso con risultati compresi tra il 55% e il 60% dei consensi. I democristiani confermano la loro difficoltà a penetrare nelle regioni rosse, mentre i risultati dell'Italia nordoccidentale continuano a esser lontani dalla media nazionale.