Il mausoleo Martinengo è un monumento funebre in marmi vari e bronzo (465 × 360 × 126 cm), realizzato tra il 1503 e il 1518 da Gasparo Cairano, Bernardino dalle Croci e, probabilmente, dalla bottega dei Sanmicheli. È conservato nel Museo di Santa Giulia di Brescia, nel coro delle monache.

L'opera costituisce uno dei principali esempi della scultura rinascimentale bresciana. Il monumento si distingue per l'equilibrio dell'impianto architettonico, la qualità dell'apparato scultoreo, il ricorso a marmi antichi, in parte probabilmente di reimpiego, e il ricco programma iconografico di soggetto mitologico, concepito per celebrare il defunto cui è dedicato.

Premessa Le origini e la datazione del mausoleo Martinengo sono state a lungo oggetto di equivoci storiografici, dai quali sono derivate anche attribuzioni prive di fondamento, tra cui quella a Maffeo Olivieri. La ricostruzione della vicenda del monumento è stata profondamente rivista solo nel 1977, quando lo storico Camillo Boselli rinvenne una serie di documenti che permisero di chiarirne numerosi aspetti fino ad allora fraintesi.

I paragrafi seguenti ricostruiscono la storia del mausoleo sulla base della documentazione d'epoca oggi nota, riservando un breve cenno finale alle interpretazioni precedenti, ormai superate.

Storia La commissione originale

Il contratto di commissione del mausoleo venne stipulato il 29 maggio 1503 tra i fratelli Francesco e Antonio II Martinengo di Padernello e l'orafo bresciano Bernardino delle Croci.Archivio di Stato di Brescia, Notarile, cart. 114, notaio Conforti Cristoforo q. Antonio. L'atto stabiliva la realizzazione del monumento nella chiesa del Santissimo Corpo di Cristo, in adempimento delle volontà testamentarie del padre dei due committenti, Bernardino Martinengo di Padernello, morto nel 1501 o 1502...

La commissione si inseriva in una tradizione dinastica avviata dal padre di Bernardino, Antonio I Martinengo di Padernello, capostipite di questo ramo della famiglia. Dopo avere finanziato nel 1464 l'ampliamento del coro della chiesa di San Francesco d'Assisi a Brescia, Antonio aveva ottenuto dai frati il diritto di utilizzarlo come sepoltura esclusiva per sé e per i propri discendenti.. Rinunciò tuttavia a questo privilegio, preferendo promuovere la costruzione di una vera e propria chiesa di famiglia, individuata nella chiesa del Santissimo Corpo di Cristo.

L'edificio e l'annesso monastero vennero costruiti dai gesuati a partire dal 1467 circa,. quasi interamente a spese di Antonio Martinengo, che nel proprio testamento del 1473 dispose di esservi sepolto.Biblioteca Queriniana, Ms. Fè. 36. m. 5, pp. 349-373. La commissione del mausoleo si inserisce quindi in questo più ampio progetto dinastico, volto a riunire in un unico luogo, appositamente concepito, le sepolture dei Martinengo di Padernello.

Il dettagliato contratto definiva l'aspetto del monumento e ne descriveva materiali e decorazione, prevedendo, tra l'altro, una «imagibus [...] in forma pietatis» collocata sulla sommità. Il documento menzionava inoltre un disegno preparatorio allegato al contratto, oggi perduto. La consegna dell'opera era fissata entro tre anni, a fronte di un compenso di 500 ducati, elevabile a 600 in base alla qualità del lavoro ultimato.

Dalle vertenze economiche al blocco della commissione

Il termine di consegna fissato per il 1506 non venne tuttavia rispettato. Due atti redatti nello stesso anno documentano infatti una vertenza economica tra Bernardino delle Croci e i Martinengo, che compromise i rapporti tra le parti e determinò l'interruzione dei lavori..

Nel primo documento, datato 13 maggio 1506, Antonio II Martinengo si riconosce debitore nei confronti dell'orafo per 300 ducati: 200 per spese sostenute nella realizzazione del mausoleo e per una partita di argenteria ricevuta senza corrispettivo, i restanti 100 per una somma ottenuta in prestito dallo stesso Delle Croci.Archivio di Stato di Brescia, Notarile, cart. 116, notaio Conforti Cristoforo q. Antonio.. È verosimile che le spese relative al mausoleo riguardassero soprattutto l'acquisto dei costosi materiali di base, il cui pagamento non era ancora stato effettuato dalla committenza. Per risolvere la controversia, Antonio II trasferì il proprio debito a Gerolamo di Lazzaro, a sua volta debitore del nobile per la medesima somma. L'accordo venne accettato e sottoscritto da tutti e tre gli interessati.

La riappacificazione fu però solo temporanea. In un secondo atto, datato 6 novembre 1506, Antonio II Martinengo si dichiarò nuovamente debitore verso Bernardino delle Croci, questa volta per 1000 lire, equivalenti a circa 300 ducati, sempre per spese relative al mausoleo e per un ulteriore prestito ricevuto dall'orafo. Il documento attesta inoltre l'avvenuta morte di Francesco Martinengo, che insieme al fratello aveva promosso la commissione del monumento. Anche in questa occasione il debito fu trasferito, con il consenso delle parti, a Ottolino di Sant'Ottolino, debitore verso Antonio II della stessa somma.

La documentazione mostra quindi che il ritardo nella realizzazione del mausoleo non fu dovuto a un'inadempienza di Bernardino delle Croci, bensì ai mancati pagamenti della committenza, che non aveva ancora rimborsato né le spese sostenute per l'acquisto dei materiali né i prestiti concessi dall'orafo.

Dopo questo atto la documentazione si interrompe per circa dieci anni. Nel frattempo il clima politico europeo si deteriorò rapidamente fino allo scoppio della guerra della Lega di Cambrai e alle incursioni francesi nel territorio bresciano, culminate nel sacco di Brescia del 1512, guidato da Gaston de Foix-Nemours. L'evento, oltre a devastare la città, pose fine al mito della Brixia magnipotens.Sul mito di Brixia magnipotens si veda con relative note al testo, bibliografia e documentazione citate. I Martinengo, tradizionalmente schierati con la Repubblica di Venezia, attraversarono un periodo particolarmente difficile e la commissione del mausoleo, nata in una fase di prosperità economica e artistica ormai conclusa, venne completamente accantonata.

La ripresa dei lavori Nel 1516, anno della riconquista di Brescia da parte di Venezia, è attestato l'ultimo documento relativo alla commissione del mausoleo. Nell'atto, datato 6 agosto, Antonio II Martinengo cede a Bernardino delle Croci due case in muratura di sua proprietà, del valore di 800 lire ciascuna ma trasferite al prezzo di sole 200, in cambio dell'impegno dell'orafo a completare il monumento entro un anno e mezzo, ossia entro il gennaio del 1518.Archivio di Stato di Brescia, Notarile, cart. 249, notaio Gandini Antonio. Il contratto prevedeva inoltre specifiche sanzioni a carico del Delle Croci qualora non avesse rispettato il termine stabilito, riguardanti i diritti sulle due case cedute. Di particolare importanza è l'indicazione secondo cui il mausoleo, pur ancora in fase di esecuzione, si trovava già installato nella chiesa del Santissimo Corpo di Cristo («inceptum in ecclesia Jesuatorum Brixie»). Sebbene il documento non consenta di stabilire il grado di avanzamento dei lavori, è certo che per il completamento dell'opera fu necessario ancora circa un anno e mezzo.

Un'ulteriore indicazione sullo stato del monumento proviene dal testamento di Antonio II, redatto nel 1515. Il nobile dispone infatti di essere sepolto nel mausoleo, precisando che vi era già stata deposta la salma del padre Bernardino.Biblioteca Angelo Mai, Archivio Martinengo, Istromenti I, 32. Il mausoleo doveva quindi essere già sostanzialmente completato nelle sue parti principali, almeno nella struttura lapidea. La presenza al suo interno della salma di Bernardino Martinengo potrebbe inoltre spiegare l'urgenza di portare rapidamente a termine i lavori.

Con questo documento terminano le testimonianze archivistiche relative alla commissione del mausoleo. Non è quindi possibile ricostruire le modalità con cui la vicenda si concluse, mentre è certo che il monumento fosse stabilmente collocato nella chiesa del Santissimo Corpo di Cristo almeno dagli anni 1520.

La sepoltura di Marcantonio Martinengo

Il 24 luglio 1526 il capitano di cavalleria Marcantonio Martinengo della Pallata venne gravemente ferito nei combattimenti contro gli spagnoli nei pressi di Cremona. Trasportato a Brescia nel tentativo di prestargli cure, morì quattro giorni dopo. Lo storico bresciano Pandolfo Nassino riferisce l'episodio e descrive le solenni esequie, celebrate da Mattia Ugoni,. durante le quali il capitano fu sepolto nella chiesa del Santissimo Corpo di Cristo, all'interno del mausoleo dei Martinengo di Padernello.

La scelta trova spiegazione negli stretti legami genealogici tra i due rami della famiglia. I Martinengo della Pallata discendevano infatti da Gaspare Martinengo, figlio di Antonio I Martinengo di Padernello, fondatore della chiesa del Santissimo Corpo di Cristo. Lo stesso Gaspare aveva inoltre unito il proprio ramo alla discendenza di Bartolomeo Colleoni sposandone una figlia legittima, divenendo così nonno dello stesso Marcantonio..

Nessuna testimonianza coeva, né le fonti successive, attestano tuttavia l'apposizione di una lapide o di un'iscrizione in occasione della sepoltura del capitano. Non è infatti pertinente al mausoleo e a Marcantonio Martinengo una lapide che Paolo Guerrini ritenne invece collegata al monumento nel 1930. Essa è stata successivamente identificata con un'iscrizione trascritta da Sebastiano Aragonese poco dopo la metà del XVI secolo, nella quale era ancora leggibile la data «MDL» (1550), in seguito abrasa.Sebastiano Aragonese, Monumenta Urbis at agri brixiani, Biblioteca Queriniana, Ms. A. II. 14, tav. XCIVv., n. 110.

La sepoltura di Marcantonio contribuì tuttavia a identificare il monumento come suo mausoleo, probabilmente anche in ragione della ricchezza e della qualità dell'apparato decorativo, ritenute adeguate al prestigio del capitano.

Da questo episodio ebbe origine l'equivoco storiografico che avrebbe condizionato per quasi cinque secoli la ricostruzione della storia del monumento. Caduta nell'oblio la volontà testamentaria di Bernardino Martinengo, così come la commissione ai figli e il contratto stipulato con Bernardino delle Croci, il mausoleo venne considerato il sepolcro di Marcantonio Martinengo e datato al 1526, anno della sua morte. Questa interpretazione fu accolta dalla successiva storiografia bresciana e non solo..

Il mausoleo nel XVII secolo

Nel 2003 è stato reso noto. un acquerello, conservato presso la Biblioteca Queriniana di Brescia e datato 1668,Biblioteca Queriniana, Ms. I. I. 9-12 in Trophaea Martia, vol. II, p. 470. raffigurante il mausoleo in veduta frontale. Il disegno appartiene al secondo volume dei Trophaea Martia, manoscritti miniati realizzati a Venezia tra il 1686 e il 1689 per celebrare la casata dei Martinengo da Barco. Il documento riveste particolare importanza perché testimonia lo stato di conservazione del monumento nel XVII secolo e offre utili elementi per ricostruirne la storia e le successive trasformazioni.

Pur essendo sommario, il disegno mostra che il pannello bronzeo centrale era già mancante e non era ancora stato sostituito dalla Crocifissione lignea oggi presente, documentata solo a partire da un'incisione del 1822. Il coronamento appare già identico a quello attuale, privo di fastigio centrale, mentre le due statue angolari corrispondono a quelle ancora conservate.

Anche il fregio con i Trionfi è rappresentato come integro; tuttavia, mentre le parti ancora esistenti sono riprodotte con sufficiente accuratezza, quelle oggi perdute risultano schematiche e lacunose, quasi che l'autore dell'acquerello le abbia integrate liberamente per restituire un'immagine completa del monumento. Tutti gli altri elementi del mausoleo corrispondono invece allo stato attuale.