Dopo una prima attività artistica come pittore, negli anni quaranta e cinquanta diviene uno dei maggiori collezionisti dell'astrattismo contemporaneo italiano, fino ad instaurare con i protagonisti di tale corrente un profondo rapporto di mecenatismo ed amicizia, esperienza che culmina nella celebre mostra Pittori moderni dalla collezione Cavellini, allestita presso la Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma nel 1957. In seguito Cavellini torna all'attività di artista con opere che spaziano dal dadaismo alla performance art alla mail art, di cui diviene uno dei principali esponenti con le Mostre a domicilio e le opere Andata/ritorno, e nel 1971 inventa lAutostoricizzazione. È inoltre autore dei libri Arte astratta (1959), Uomo pittore (1960), Diario di Guglielmo Achille Cavellini (1975), Incontri/scontri nella giungla dell'arte (1977) e Vita di un genio (1989).
Biografia Guglielmo Achille Cavellini nasce a Brescia l'11 settembre 1914. I genitori sono toscani, provengono infatti da due paesini sopra Pontremoli, nella Lunigiana. Dopo il matrimonio e la nascita della figlia Adele (1900), si spostano in Svizzera dove il padre lavora come muratore, in seguito avvia un'attività di venditore ambulante in Lombardia. Vivono per qualche tempo ad Arona, sul Lago Maggiore, dove nel 1911 nasce il secondo figlio Mario. Infine decidono di spostarsi a Brescia dove aprono una bottega, il Bazar 33, in via Mercanzie 45. Nel 1918 Adele muore a causa dell'influenza spagnola. Cavellini frequenta per nove anni il collegio Cesare Arici dei Gesuiti. A 16 anni è ammesso all'istituto tecnico, ma è costretto a interrompere gli studi per aiutare i genitori nel negozio. Già durante l'infanzia disegna e dipinge, soprattutto paesaggi. A 22 anni conosce Lisetta, la sua prima fidanzata e futura moglie. A 25 anni incontra a Cortina d'Ampezzo il pittore Domenico Mucci, di cui diviene amico e che gli dà lezioni di disegno.
Nel 1941 parte per la guerra, è destinato a un gruppo di artiglieria antiaerea a Bergamo. L'11 agosto 1941 si sposa con Lisetta, in seguito è congedato dall'esercito a causa di un'ulcera gastrica. Il 10 settembre 1942 nasce la figlia Mariella, in seguito Cavellini riprende il servizio militare. Tra il 1945 e il 1948 disegna e dipinge intensamente. Nello stesso periodo visita la collezione Feroldi, raccolta molto ricca che include Nudo sdraiato di Amedeo Modigliani, Le muse inquietanti di Giorgio de Chirico e opere di Giorgio Morandi, Henri Rousseau, André Derain, Alfred Sisley e Paul Cézanne. Nello stesso periodo visita Venezia, di cui dipinge i paesaggi, e Burano, dove incontra il pittore Filippo de Pisis. Alle Procuratie Nuove incontra anche l'artista Emilio Vedova, davanti alla Tempesta di Giorgione. Vedova gli propone di organizzare una mostra a casa sua a Brescia, coinvolgendo anche il pittore Giuseppe Santomaso e i critici d'arte Giuseppe Marchiori e Marco Valsecchi.
Cavellini collezionista Il successo della mostra fa sì che numerosi giovani artisti contattino Cavellini per proporgli di esporre le loro opere. In particolare Cavellini stringe amicizia con Renato Birolli e acquista subito gli 86 disegni della Resistenza e il quadro La donna e la luna. Nel dicembre dello stesso anno Birolli e Ennio Morlotti partono per Parigi grazie a una borsa di studio del governo francese. Nel giugno del 1947 Cavellini li raggiunge a Parigi con la moglie, e qui visita i principali musei (il Louvre, il Petit Palais, il Jeu de Paume), le gallerie d'arte e inoltre gli studi degli artisti Gino Severini, Óscar Domínguez, Édouard Pignon ed Henry Adam. Il confronto con i grandi artisti del passato e del presente lo avvilisce e lo convince ad abbandonare la pittura per dedicarsi a tempo pieno all'attività commerciale e al collezionismo.
Nello stesso anno acquista due quadri di Renato Guttuso e nel marzo 1948 si reca a Roma perché un suo quadro è esposto presso la Rassegna nazionale di arti figurative promossa dalla Quadriennale di Roma nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna a Valle Giulia. Qui incontra Guttuso, di cui diventa amico, e il critico e storico dell'arte Lionello Venturi che è da poco rientrato in Italia dopo l'esilio durante il Fascismo. Venturi riconosce il valore del lavoro di collezionista di Cavellini e nel 1953 pubblica un articolo in proposito su La Stampa. In seguito a questa improvvisa notorietà il padre e il fratello Mario, presidente dei commercianti della provincia di Brescia, gli chiedono di rinunciare alle frequentazioni con gli amici artisti in quanto preoccupati che si tratti di comunisti.
Nonostante questo Cavellini non smette di collezionare, anzi comincia a frequentare Roma nel fine settimana, in particolare la casa di Guttuso in via Leccosa e il suo studio nel parco di Villa Massimo. Qui frequenta spesso gli artisti del Gruppo degli otto (Afro Basaldella, Antonio Corpora, Giulio Turcato, Alberto Burri, Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Pietro Consagra, Nino Franchina, Leoncillo Leonardi e Mimmo Rotella) e riesce ad acquisirne numerose opere, tra cui Sacco e nero 3 di Burri.
Alla settima Quadriennale di Roma acquista numerose opere di astrattisti fra cui Nino Franchina, Pietro Consagra, Antonio Corpora e Giuseppe Capogrossi. Alla fine del 1949, e poi nuovamente nel 1951, Cavellini torna a Parigi per acquisire opere di Hans Hartung, Maurice Es. Nel frattempo ha successo anche dal punto di vista commerciale, il negozio infatti si ingrandisce e cambia nome da "Bazar 33" a "Grandi Magazzini 33". Il 4 febbraio 1946 nasce il figlio Piero. Nel 1950 il fratello si trasferisce e a Cavellini resta l'intera villa di famiglia, che fa ristrutturare dall'architetto Mario Baciocchi. Una parte della casa è trasformata in una vera e propria galleria d'arte, con un allestimento curato dal grafico AG Fronzoni La casa-galleria è inaugurata alla presenza di sette esponenti del Gruppo degli otto, di Giuseppe Marchiori, dello scrittore Giancarlo Fusco e delle Peter Sisters. Nella primavera dello stesso anno la galleria è visitata anche da Katherine Dunham e Joséphine Baker. Nel febbraio 1953 Cavellini si reca a Milano per fare visita ad Atanasio Soldati, il "patriarca" dell'astrattismo italiano, poco prima della sua morte, e acquista due suoi quadri. Riesce anche a ottenere l'interesse dei critici, incontra infatti Lionello Venturi, Giulio Carlo Argan e il 12 luglio il direttore del Louvre Georges Salles e il museologo Georges Henri Rivière.
Nello stesso periodo la rivista XX Siècle, diretta da Gualtieri di San Lazzaro, gli dedica un lungo articolo scritto dal professor Argan. Nel febbraio 1954 Cavellini si reca di nuovo a Parigi dove fa visita a San Lazzaro, acquista quadri di Jean René Bazaine e Raoul Ubac e incontra Joan Miró e il gallerista Aimé Maeght. San Lazzaro gli procura inoltre un quadro di Alberto Magnelli e sedici disegni di Jean Fautrier. Fa poi visita agli studi di Gerard Schneider, Léon Gischia, André-Pojet, Jean-Michel Atlan, Jean Dubuffet e Victor Brauner. Inoltre grazie a Gildo Caputo, direttore della Galerie de France, riesce a incontrare Alfred Manessier e acquistarne il quadro Ce qui était perdu. A Parigi incontra per caso anche Bruno Munari. Nel 1955 la galleria di Cavellini è visitata dallo storico dell'arte tedesco Werner Haftmann e dal fondatore di documenta Arnold Bode, che lo invita a contribuire alla prima edizione di questa importante rassegna artistica. In occasione del viaggio a Kassel acquista inoltre una bruciatura di Alberto Burri.
Nello stesso anno Cavellini riceve le visite degli storici dell'arte Vittorio Viale e Palma Bucarelli, e poi dei poeti Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti, Beniamino Joppolo e del pittore francese Maurice Estève. Nel gennaio 1956 torna a Parigi dove incontra di nuovo San Lazzaro da cui acquista un quadro di Serge Poliakoff. Cavellini incontra anche Lucio Fontana nel suo studio di Milano e acquista uno dei suoi buchi e un quadro di Osvaldo Licini e uno di Asger Jorn dalla sua collezione. Nel 1957 Palma Bucarelli gli propone di esporre presso la Galleria nazionale d'arte moderna di Roma, da lei diretta.
L'esposizione, dal titolo Pittori moderni dalla Collezione Cavellini, presenta 180 opere della collezione ed è inaugurata il 24 maggio alla presenza del Ministro della pubblica istruzione Pietro Campilli. La mostra è recensita positivamente, tra gli altri, dai critici Venturi, Argan, Marchiori e Guido Ballo (Settimo giorno del 13 luglio 1953) e anche da Francesco Arcangeli, Attilio Bertolucci, Enrico Crispolti, Maurizio Calvesi e Alfredo Mezio. Nei primi mesi del 1958 la collezione si trasferisce a La Chaux-de-Fonds in Svizzera, poi alla Kunsthalle di Basilea e in seguito in Germania, prima alla Staatliche Kunsthalle di Baden-Baden e poi al museo Landolins di Esslingen am Neckar.
Arte astratta e Uomo pittore Il 2 giugno 1958 Cavellini pubblica il suo primo libro Arte astratta, stampato da Giampiero Giani e presentato alla Biennale d'arte di Venezia. Il libro partecipa al Premio Viareggio raggiungendo la selezione finale. Arte astratta è recensito positivamente da Elda Fezzi, Guido Ballo, Giorgio Kaisserlian, Duilio Morosini, Angelo Dragone, Rosanna Apicella. Inoltre alcune pagine del suo diario di collezionista sono pubblicate da Alfredo Mezio sulla rivista Mondo, diretta da Mario Pannunzio. Nell'estate dello stesso anno accompagna la figlia Mariella a Londra, dove incontra il pittore John Latham, di cui acquista alcune opere. Nello stesso periodo visita le mostre di Yves Klein alla galleria Apollinaire di Milano, le mostre di Arman e Shusaku Arakawa alla galleria di Arturo Schwarz a Milano, la collettiva organizzata da Luciano Pistoi e Michel Tapié a Torino e le mostre allestite da Attilio Codognato a Venezia. In occasione di una di queste mostre incontra l'artista Christo, che gli fa visita a casa.
Il 31 maggio 1960 Cavellini pubblica sempre presso Giani il secondo libro Uomo pittore, che presenta il diario di Cavellini e il suo carteggio con Renato Birolli, che era morto il 3 maggio 1959. Nel gennaio 1961 torna a Parigi e incontra Georges Mathieu, Jean Fautrier (tramite Karel Appel). Il 16 e 23 aprile 1961 pubblica su L'Europeo i resoconti dei due incontri. Inoltre incontra Pierre Alechinsky, Philip Martin e Hisao Domoto. Nello stesso periodo gli fa visita il pittore Tancredi Parmeggiani, che morirà suicida pochi anni dopo. Nel 1960 la Biennale d'arte di Venezia si concentra sull'arte informale, premiando Jean Fautrier e Hans Hartung. Cavellini incontra gli artisti Renato Guttuso, Alberto Burri, Emilio Vedova e Luigi Nono.
Cavellini artista Nell'estate 1962 Cavellini decide di riprendere a fare arte con opere di stampo dadaista. Sperimenta con impronte di foglie, smalto, carta assorbente, collage, carta igienica, lamette da barba. Nel 1965 espone una decina di opere presso la galleria Apollinaire di Milano. Con l'aiuto di Giovanni Fiorini realizza omaggi a Georges Braque, Henri Matisse, Giorgio Morandi, Joan Miró, Fernand Léger e Giorgio de Chirico. Compone inoltre mosaici di legno dipinto, che trasforma in enormi francobolli. Inizia anche a distruggere le proprie opere, sezionarle e disporle in piccole gabbie. Oltre alla distruzione inizia anche a bruciare le proprie opere, realizzando i cosiddetti carboni, ovvero combustioni carbonizzate ridipinte in alcune parti con colori iridescenti.