La traviata è un'opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave. È incentrata su La signora delle camelie, opera teatrale di Alexandre Dumas figlio, che lo stesso autore trasse dal suo precedente omonimo romanzo. Viene considerata parte di una cosiddetta "trilogia popolare" di Verdi, assieme a Il trovatore e a Rigoletto.
Storia L’opera fu in parte composta nella villa degli editori Ricordi a Cadenabbia, sul lago di Como e nella Tenuta di Sant'Agata. La prima rappresentazione avvenne al Teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo 1853 ma, a causa forse di interpreti carenti e - probabilmente - per il soggetto allora considerato scabroso, non si rivelò il successo che il suo autore si attendevaEduardo Rescigno, Viva Verdi, Rizzoli, Milano, 2012, p. 285.; fu ripresa il 6 maggio dell'anno successivo, sempre a Venezia ma al Teatro San Benedetto, in una versione rielaborataJulian Budden, The two Traviatas, in « Proceedings of the Royal Musical Association », 99 (1972), pp. 43 – 66. e con interpreti di miglior qualità, come Maria Spezia Aldighieri e finalmente, diretta dal compositore, riscosse il meritato successo.
A causa della critica alla società borghese, l'opera, nei teatri di Firenze, Bologna, Parma (10 gennaio 1855 nel Teatro Regio di Parma come Violetta), Napoli e Roma, fu rimaneggiata dalla censura e messa in scena con alcuni pezzi totalmente stravolti. Sempre per sfuggire alla censura, l'opera dovette essere spostata come ambientazione cronologica dal XIX al XVIII secolo.
Per le rivoluzionarie e scabrose tematiche trattate, la perfezione melodica e l’asciuttezza ed efficacia delle orchestrazioni, l’opera è considerata uno dei capolavori di Verdi ed una delle più grandi opere mai scritte; secondo i dati pubblicati da Operabase nel 2013, La traviata è l'opera più rappresentata al mondo nelle ultime cinque stagioni, con 629 recite.
Trama
Atto I Il salone di Violetta Valery
Violetta Valery, nota cortigiana che suole accompagnarsi a uomini facoltosi, ha organizzato una festa danzante; tra i suoi invitati vi sono la marchesa Flora Bervoix e il visconte Gastone de Letorières, il quale le presenta Alfredo Germont: questi, figlio di un importante nobiluomo, è un grande ammiratore di Violetta; le sue attenzioni lusingano la donna e ingelosiscono il protettore di lei, il barone Douphol. Insieme al giovane, Violetta intona un brindisi che invita a godere dei fugaci benefici della bellezza e dell'amore, ignorando il tempo che scorre. Poco dopo Violetta accusa un improvviso malore: è la prima avvisaglia della tisi di cui ella soffre.
Mentre gli invitati danzano, Alfredo, rimasto solo con Violetta, le confessa di essere innamorato di lei; la donna rifiuta garbatamente la sua corte, ma al tempo stesso gli promette di rivederlo a breve. Al termine della serata, Violetta scopre di essere rimasta turbata dal sentimento puro del giovane spasimante; risolve tuttavia di voler rimanere da sola e libera, anche se le parole di Alfredo, riecheggiando nella sua mente, sembrano suggerire l'esatto contrario.
Atto II Quadro I Il giardino di una villa di campagna
Come previsto, Violetta ha intrapreso una relazione con Alfredo, e i due convivono ormai da tre mesi nella villa che Douphol ha preso in affitto per lei. Mentre Alfredo si gode la serenità donatagli dalla sua amata, improvvisamente sopraggiunge Annina, la domestica di Violetta; messa alle strette, ella confessa di esser stata a Parigi, dove ha cercato di vendere tutti i beni della sua padrona: non più sovvenzionata dal suo protettore, per finanziare la loro vita insieme Violetta ha contratto debiti per 1.000 luigi. Sentendosi in colpa, Alfredo decide di risolvere personalmente il problema, e raccomanda ad Annina di non dir nulla a Violetta.
Mentre Alfredo parte alla volta di Parigi, Violetta riceve un invito alla festa che si terrà la sera stessa presso il palazzo di Flora Bervoix, alla quale non parteciperà poiché tra gli invitati ci sarà Douphol, e lei non intende rompere l'idillio con Alfredo. Subito riceve la visita di un gentiluomo: si tratta di Giorgio Germont, padre di Alfredo. Il nobiluomo accusa Violetta di volersi appropriare delle ricchezze di famiglia; lei gli mostra allora i documenti che provano la vendita di ogni suo avere per mantenere l'amante: Germont si convince che Violetta sia sinceramente legata al figlio, ma le spiega che la condotta di Alfredo, il quale vive more uxorio con una cortigiana, rischia di mandare all'aria il matrimonio della sorella minore. Violetta propone di allontanarsi per un certo periodo da Alfredo, ma Germont le chiede di abbandonarlo per sempre; Violetta risponde di non poter accettare, poiché ha trovato in Alfredo conforto alla propria solitudine e alla malattia. Germont le fa notare che, quando il tempo avrà cancellato la sua avvenenza, Alfredo si stancherà di lei e la ripudierà senza cerimonie, poiché la loro unione non è benedetta dal cielo. A quell'ultimo rimbrotto, una disperata Violetta accetta di lasciare Alfredo.
Partito Germont, Violetta scrive al barone Douphol per rientrare nelle sue grazie, poi al suo amato per annunciargli la sua decisione di lasciarlo; poco dopo torna Alfredo, agitato a causa della presenza del padre. Il giovane propone a Violetta di presentarglielo ma lei, dopo essersi fatta giurare amore, fugge improvvisamente dalla casa; gli farà poi pervenire la lettera, gettandolo nella disperazione. A nulla valgono le suppliche di suo padre, che torna per implorarlo di tornare a casa: Alfredo decide di recarsi alla festa di Flora, dove è certo di trovare Violetta.
Quadro II Il salone di Flora Bervoix
Durante la festa, mentre si esibiscono ballerini travestiti da zingarelle e toreri, si vocifera della separazione di Violetta e Alfredo; quest'ultimo arriva in cerca di lei, che giunge poco dopo in compagnia di Douphol. Alfredo, furibondo, insulta in modo indiretto Violetta; il barone lo sfida allora a una partita di carte, ma perde facendo incassare al rivale una grande somma di denaro. Violetta, disperata, supplica Alfredo di andare via, ma lui ribatte di essere ancora follemente innamorato; a lei non resta che mentire e dirgli di essersi innamorata di Douphol, per poterlo allontanare definitivamente. Alfredo, sdegnato, chiama a raccolta gli invitati e racconta a tutti il modo scandaloso in cui lei l'ha mantenuto; per ripagare il debito, le getta addosso il denaro che ha vinto, insinuando che lei non sia altro che una prostituta.
Violetta sviene tra le braccia di Flora, mentre tutti si scagliano contro Alfredo; arriva Giorgio Germont, che rimprovera il figlio di aver umiliato ingiustamente una donna. Il barone sfida a duello Alfredo, che subito prova rimorso per il proprio gesto avventato; Violetta si dichiara convinta che un giorno lui comprenderà le ragioni della separazione, piangendo tra sé e sé il proprio amore infranto.
Atto III Camera da letto di Violetta
Sono passate alcune settimane. Violetta, debilitata dalla tisi e dalla solitudine, viene accudita da Annina; viene a visitarla Grenvil, un medico suo amico: questi improvvisa una diagnosi incoraggiante, ma in disparte rivela ad Annina che Violetta è in fin di vita. Per farsi forza, Violetta rilegge una lettera nella quale Giorgio Germont la informava di aver rivelato la verità ad Alfredo e che il suo amato, fuggito dopo aver ferito Douphol a duello, sta tornando da lei. Violetta ha atteso a lungo il suo arrivo, ma sa che ormai è troppo tardi: affida dunque la sua anima a Dio in una struggente preghiera. Per contrasto, all'esterno impazza il carnevale.
Annina porta improvvisamente una buona notizia: è arrivato Alfredo, che promette a Violetta di portarla con sé lontano da Parigi, per potersi rifare una vita insieme. Giunge anche Giorgio Germont, che manifesta il suo rimorso e benedice la loro unione. Violetta, tuttavia, sa di essere prossima alla morte: dona quindi ad Alfredo un medaglione contenente il suo ritratto, e gli chiede di sposarsi con una giovane pura e amorevole, ma al tempo stesso di non dimenticarla mai. Improvvisamente Violetta sembra riacquistare le forze, si alza dal letto e sembra pronta a tornare a vivere, ma è solo un'illusione momentanea: un attimo dopo, la donna cade morta.
Organico orchestrale
La partitura di Verdi prevede l'utilizzo di: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, cimbasso timpani, grancassa, piatti, triangolo archi
Banda: 2 ottavini, 4 clarinetti 2 corni, 3 trombe, 2 tromboni, cimbasso grancassa, tamburello, castagnette arpa 2 contrabbassi
Brani celebri
Atto I Preludio Libiamo ne' lieti calici - Violetta, Alfredo e coro Un dì felice, eterea - Alfredo e Violetta È strano! È strano... Sempre libera degg'io - Violetta
Atto II De' miei bollenti spiriti - Alfredo Pura siccome un angelo - Germont e Violetta Che fai? / Nulla / Scrivevi?... Amami Alfredo - Alfredo e Violetta Di Provenza il mar, il suol, - Germont Di Madride noi siamo i mattadori - Coro Mi chiamaste? Che bramate? - Alfredo e Violetta Qui testimon vi chiamo Finale
Atto III Teneste la promessa - Violetta Addio, del passato bei sogni ridenti - Violetta Parigi, o cara - Alfredo e Violetta Gran Dio! Morir sì giovane - Violetta
Numeri musicali Atto I 1 Preludio (Adagio in Mi maggiore) 2 Introduzione Introduzione Dell'invito trascorsa è già l'ora... (Violetta, Alfredo, Flora, Gastone, Barone, Marchese, Dottore, Coro) (Allegro brillantissimo e molto vivace in La maggiore) Scena I-II Brindisi Libiam ne' lieti calici (Alfredo, Violetta, Flora, Gastone, Barone, Marchese, Dottore, Coro) (Allegretto in Si bemolle maggiore) Scena II Valzer Che è ciò? - Non gradireste ora le danze? (Violetta, Flora, Gastone, Barone, Marchese, Dottore, Alfredo, Coro) (Allegro brillante in Mi bemolle maggiore) Scena II-III Duetto Un dì, felice, eterea (Alfredo, Violetta) (Andantino in Fa maggiore) Scena III Stretta dell'Introduzione Si ridesta in ciel l'aurora (Coro) (Allegro vivo in La bemolle maggiore) Scena IV 3 Aria di Violetta Scena È strano!... è strano!... (Violetta) (Allegro) Scena V Aria Ah, fors'è lui che l'anima (Violetta) (Andantino in fa minore) Scena V Tempo di mezzo Follie!... follie!... (Violetta) (Allegro in Fa maggiore) Scena V Cabaletta Sempre libera degg'io (Violetta) (Allegro brillante in La bemolle maggiore) Scena V
Atto II 4 Scena e Aria di Alfredo Scena Lunge da lei per me non v'ha diletto! (Alfredo) (Allegro vivace in la minore) Scena I Aria De' miei bollenti spiriti (Alfredo) (Andante in Mi bemolle maggiore) Scena I Tempo di mezzo Annina, donde vieni? (Alfredo, Annina) (Allegro in la minore) Scena II Cabaletta Oh mio rimorso!... Oh infamia... (Alfredo) (Allegro in Do maggiore) Scena III 5 Scena e Duetto di Violetta e Germont Scena Alfredo? - Per Parigi or or partiva (Violetta, Annina, Giuseppe) (Allegro in la minore) Scena IV-V Scena Madamigella Valery? (Violetta, Germont) Scena V Duetto Pura siccome un angelo (Germont, Violetta) (Allegro moderato in La bemolle maggiore) Scena V Transizione Non sapete quale affetto (Violetta, Germont) (Vivacissimo in do minore) Scena V Cantabile Un dì, quando le veneri (Germont, Violetta) (Andante piuttosto mosso in fa minore) Scena V Transizione Così alla misera (Violetta, Germont) (Andante piuttosto mosso in re bemolle minore) Scena V Cantabile Dite alla giovine sì bella e pura (Violetta, Germont) (Andantino in Mi bemolle maggiore) Scena V Tempo di mezzo Or imponete - Non amarlo ditegli (Violetta, Germont) Scena V Cabaletta Morrò!... la mia memoria (Violetta, Germont) (Allegro moderato in sol minore) Scena V 6 Scena, Duettino e Aria di Germont Scena Dammi tu forza, o cielo! (Violetta, Alfredo, Annina) (Adagio in sol minore) Scena VI Duettino Ch'ei qui non mi sorprenda... (Violetta, Alfredo) (Allegro assai mosso in la minore - Fa maggiore) Scena VI