All'inizio del X secolo, quando le ripetute invasioni magiare e la debolezza della tarda regalità carolingia scossero il regno dei Franchi Orientali, Enrico riuscì a stabilire una posizione di primo piano in Sassonia attraverso abili legami matrimoniali. A questo scopo, approfittò delle faide nobiliari tra le potenti famiglie aristocratiche per la supremazia nelle singole aree tribali del regno dei Franchi Orientali, le quali portarono alla creazione di poteri intermedi regionali, i successivi ducati. A differenza del suo predecessore Corrado I di Franconia, Enrico, una volta sovrano, non tentò più di esercitare il dominio diretto sull'intero regno, ma piuttosto consolidò il suo dominio sui suoi duchi, i duces, attraverso patti di amicizia e una rinuncia di vasta portata nell'esercizio di governo in queste instabili strutture creatosi. Dopo una tregua di nove anni con i Magiari, che sfruttò per sviluppare ampie misure difensive, riuscì, nella battaglia di Riade del 933, a sconfiggere questo popolo nomade, che era stato a lungo considerato invincibile. In un allontanamento dalla pratica carolingia dei suoi predecessori, il regno non fu più diviso dopo la sua morte, e passò in toto al figlio maggiore frutto del suo secondo matrimonio, Ottone, mentre il figlio maggiore Tankmaro non fu preso in considerazione nella successione.

L'epoca di Enrico I è caratterizzata da una lacunosità cronica di fonti che ha pochi riscontri nel Medioevo europeo. Le fonti ottoniane, scritte solo decenni dopo la sua morte, rendono particolare omaggio all'unificazione e alla pacificazione del regno da parte del Liudolfingio, sia internamente che esternamente. Per molto tempo, Enrico è stato considerato il primo re "tedesco" del "regno tedesco". Solo nella ricerca moderna è prevalsa l'opinione che il regno tedesco non nacque da un preciso atto, ma piuttosto da un lungo processo. Ciononostante, si ritiene che Enrico abbia avuto un ruolo decisivo nell'origine del regno.

Vita fino alla regalità Origini e politica matrimoniale

Dal lato paterno, la famiglia di Enrico può essere fatta risalire solo al nonno di questo, Liudolfo, documentato come comes (conte) e, come tale, aveva il compito di esercitare i diritti reali in una certa contea, un comitatus Wolfgang Giese, Heinrich I. Begründer der ottonischen Herrschaft, Darmstadt, 2008, p. 42.. I possedimenti dei Liudolfingi erano situati alle pendici occidentali dei monti Harz, sul Leine e Nette con Gandersheim, Brunshausen, Grone e forse Dahlum ed Ahnhausen Matthias Becher, Die Liudolfinger. Aufstieg einer Familie, in Matthias Puhle (a cura di), Otto der Große, Magdeburg und Europa. Bd. 1, Essays, Mainz, 2001, p. 112.. La dinastia doveva in gran parte questa ricchezza alla sua stretta connessione con i sovrani carolingi del regno dei Franchi Orientali, poiché gli antenati di Liudolfo, essendo stati partigiani dei Franchi durante le guerre sassoni, non erano annoverati tra gli avversari di Carlo Magno. I luoghi più importanti del loro dominio e centri di Memorialwesen furono le comunità femminili, che fondarono prima a Brunshausen e dall'881 nella vicina abbazia di Gandersheim. Numerose donazioni e fondazioni attestano i suoi stretti legami con quest'ultimo monastero.

Liudolfo era sposato con Oda, figlia di un grande del regno franco. Da questo matrimonio nacquero i figli Bruno e Ottone, detto l'Illustre. Il primo divenne probabilmente il capo della stirpe dei Liudolfingi, ma morì nell'880 con un esercito composto principalmente da sassoni contro i Normanni nella battaglia della landa di Luneburgo. Le scarse fonti alla fine del IX secolo dicono poco riguardo alla posizione di Ottone l'Illustre: sembra che questo divenne, in circostanze sconosciute, abate laico dell'abbazia imperiale di Hersfeld ed esercitò così un'influenza decisiva su questa abbazia nella regione sassone-francone; Ottone è l'unico abate laico attestato nel regno dei Franchi Orientali, il che dimostra l'importanza della sua posizione Gerd Althoff, Die Ottonen. Königsherrschaft ohne Staat, 2. erweiterte Auflage, Stuttgart u. a., 2005, p. 22.. Era sposato con Edvige della famiglia franca dei vecchi Babenberg, unione da cui nacque, tra gli altri, Enrico. Un rapporto di parentela più stretto esisteva tra Ottone l'Illustre e i carolingi Ludovico III il Giovane ed Arnolfo di Carinzia, in quanto la sorella di Ottone, Liutgarda, era sposata con Ludovico il Giovane. Ottone probabilmente accompagnò Arnolfo, che era frutto di una relazione illegittima con il re Carlomanno di Baviera, nel suo Italienzug dell'894. Nell'897 la figlia di Ottone, Oda, e il figlio illegittimo di Arnolfo, Sventiboldo, si sposarono.

Già durante la vita di Ottone divenne chiara una maggiore focalizzazione sulla Sassonia. A livello extraregionale/regio, Ottone compare solo sporadicamente tra l'897 ed il 906 come interveniente nei documenti reali. Al più tardi nella primavera del 906, Ottone diede ad Enrico il comando militare contro gli slavi Daleminzi nella zona intorno a Meissen Matthias Becher, Otto der Große. Kaiser und Reich. Eine Biographie. München 2012, p. 69. Cfr. anche Widukind, Sachsengeschichte I, 17.. L'esito della faida di Babenberg, che fu combattuta per le posizioni di potere della Franconia tra i vecchi Babenberg franchi e i Corradini, ebbe un impatto diretto sull'assetto della Königsnähe dei grandi. I Corradini uscirono vittoriosi dalla faida e assunsero un ruolo dominante alla corte reale, mentre i Liudolfingi persero la loro Königsnähe, inducendoli a focalizzarsi sulla Sassonia. Fino ad allora, i Liudolfingi si erano sforzati di stringere legami matrimoniali con membri del popolo franco, ma, con il loro ridimensionamento politico, essi si concentrarono sui legami con l'aristocrazia sassone, il che si espresse con il matrimonio tra Enrico ed Hatheburga, una delle due figlie del ricco nobile sassone Ervino di Merseburgo, ampliando così i possedimenti Liudolfingi. Ci furono serie obiezioni canoniche a questo matrimonio, che diede frutto ad un figlio, Tankmaro, poiché Hatheburga era già diventata suora dopo il suo primo matrimonio; questa fu quindi rimandata poco dopo al monastero, ma Enrico mantenne la sua ricca dote dentro e intorno a Merseburgo. Nel 909, Enrico, all'età di trentatré anni, sposò Matilde, che probabilmente aveva solo tredici anni, discendente del duca sassone Vitichindo, nel palazzo reale di Wallhausen. La badessa di Herford e la nonna Matilde, avente lo stesso nome della nipote, diedero il loro consenso. Attraverso il padre di Matilde, Teodorico, un conte della Vestfalia, i Liudolfingi furono in grado di stabilire dei collegamenti parentali con le parti occidentali dell'allora Sassonia.

Duca di Sassonia A seguito della morte di Ottone l'Illustre il 30 novembre 912, il nuovo re dei Franchi Orientali Corrado I di Franconia ebbe l'opportunità di riorganizzare la situazione in Sassonia. Corrado celebrò la festa della Purificazione della Vergine nell'abbazia di Corvey e ne confermò i privilegi. Il 18 febbraio 913, a Kassel, Corrado assicurò al monastero imperiale di Hersfeld, di cui Ottone era stato abate laico, la libera scelta dell'abate e conferì dei privilegi all'abbazia di Meschede; di conseguenza, Enrico non fu in grado di succedere a suo padre come abate laico. Secondo Vitichindo di Corvey, Corrado aveva timore a trasferire tutto il potere di Ottone al figlio Enrico e i sassoni, indignati, consigliarono quindi al loro duca di far valere le sue pretese con la forza. Secondo le Res gestae saxonicae di Vitichindo, che illustra nel primo libro la lotta tra Corrado ed Enrico, Corrado cercò di assassinare Enrico con il sostegno dell'arcivescovo di Magonza, Attone I (il cui ruolo nel tentativo di assassinio varia a seconda dei diversi testimoni di Vitichindo tramandataci): per mezzo di una collana d'oro appositamente commissionata e di ricchi regali, Enrico doveva essere persuaso a partecipare a un banchetto (convivium) per poi essere ucciso, ma il complotto fu rivelato ad Enrico dall'orafo incaricato della creazione della collana. Il duca di Sassonia quindi devastò i possedimenti turingi e sassoni dell'arcivescovo di Magonza, distribuendo le conquiste effettuate ai suoi vassalli. Corrado quindi mandò suo fratello Eberardo con un esercito in Sassonia, ma venne sconfitto; nel 915 Corrado inviò un ulteriore esercito ed incontrò quello di Enrico a Grone (ad ovest di Gottinga). Enrico in tale occasione era militarmente inferiore al re e sembra essersi sottoposto a un atto ufficiale di sottomissione con il quale riconobbe re Corrado come re. Il re dei Franchi Orientali e il duca sassone si accordarono quindi sul riconoscimento dello status quo e sul rispetto reciproco delle zone di influenza. Dopo il 915 non ci furono più conflitti tra Corrado ed Enrico Matthias Becher, Von den Karolingern zu den Ottonen. Die Königserhebungen von 911 und 919 als Marksteine des Dynastiewechsels im Ostfrankenreich, in Hans-Werner Goetz (a cura di), Konrad I.: Auf dem Weg zum „Deutschen Reich“?, Bochum, 2006, p. 260; Matthias Becher, Otto der Große. Kaiser und Reich. Eine Biographie, München, 2012, p. 74; Wolfgang Giese, Heinrich I. Begründer der ottonischen Herrschaft, Darmstadt, 2008, p. 53 sgg.. Nel dibattito accademico, si ritenne addirittura che Corrado avesse già concesso al suo avversario Enrico la successione al trono a Grone Gerd Althoff, Hagen Keller, Heinrich I. und Otto der Große. Neubeginn auf karolingischem Erbe, Bd. 1–2, Göttingen u. a., 1985, p. 59..

Le idee contrastanti di re Corrado e dei duchi sul rapporto tra regalità e nobiltà non potevano essere conciliate. Quando Corrado fece giustiziare i cognati Ercangero e Bertoldo nel 917, Burcardo (II) fu nominato duca di Svevia dalla nobiltà sveva. Entro il 916, i rapporti di Corrado con il Luitpoldingio Arnolfo il Cattivo si deteriorarono a tal punto che Corrado intraprese un'azione militare contro di lui. Negli scontri che seguirono, Corrado riportò una grave ferita che limitò gravemente il suo raggio d'azione e alla quale soccombette il 23 dicembre 918 Roman Deutinger, Königswahl und Herzogserhebung Arnulfs von Bayern. Das Zeugnis der älteren Salzburger Annalen zum Jahr 920, in Deutsches Archiv für Erforschung des Mittelalters. Bd. 58 (2002), p. 54. (online).

Regalità "Designazione" da parte di Corrado