L'VIII Triennale di Milano riapre le porte, dopo la seconda guerra mondiale, nel 1947. Il tema centrale è quello dellabitare.
Storia Il clima politico ed economico nel quale si instaura l'VIII Triennale non può e non deve essere trascurato; tutti i paesi aderenti alla mostra devono venire incontro alle esigenze che la realtà impone. Le scelte sono orientate nella dimensione del “ricostruire”, non solo ciò che è stato distrutto ma anche ciò che fino ad allora era stato solo abbozzato o non esisteva affatto. L'Italia si impegna ad incrementare la produzione in serie a basso costoCatalogo Guida T8, Centro Studi Triennale, Stamperia grafica Meregalli, Milano, 19 luglio 1947, col favore dello sviluppo industriale, per adempire alle nuove necessità; anche l'artigianato artistico viene “industrializzato” per quanto possibile, cercando di mantenere l'originalità e l'unicità dei singoli prodotti, ma evitando sprechi di energie e di materie prime, già scarsamente presenti sul mercato. Si registra così un cambio di tendenza e se fino ad allora le precedenti sette triennali hanno cercato di rispondere alle esigenze delle classi abbienti, ora i temi trattati vengono incontro a chi ha meno possibilità. Il fine ultimo è quello di aiutare l'Italia a rialzarsi, sfruttando tutte le competenze a disposizione, collaborando e lavorando su un piano di ricostruzione nazionale ed internazionale. L'unico grande filo conduttore è quello dell’“abitare”. Per porre in evidenza la cruda realtà dei problemi della casa viene svolta un'indagine guardando all'Italia nella sua interezza, dalla Sicilia a Milano. Il fattore scatenante della problematica trova le sue radici in motivazioni economiche e culturali, di assistenza e di lavoro e non in puri problemi di estetica.
Introduzione Al fine di incentrare il tema sull'"Abitazione", l'organizzazione e l'allestimento della IX Triennale sono stati affidati a una Giunta Esecutiva formata dal Commissario Straordinario Architetto Piero Bottoni e un consiglio dei Responsabili di Commissione con Franco Albini, Ludovico Belgioioso, Carla della Rocca, Piero dello Strologo, Ignazio Gardella, Ernesto Rogers, Gino Pollini, Carlo Rusconi Clerici e segretario reggente Giangiacomo Galligo..
Scalone d'onore del Galmanini Nel 1947 il designer milanese Gualtiero Galmanini, con cui collaborò negli anni cinquanta Piero Portaluppi per vari allestimenti, è stato il progettista dello scalone d'onore della ottava Triennale di Milano, 1947. VIII Triennale di Milano Esposizione internazionale delle arti decorative e industriali moderne e dell'architettura moderna [L'abitazione], Triennale di Milano con Luigi Pollastri , Il Giornale dell'Architettura, Triennale story: VIII edizione, 1947, 4 febbraio 2016. Architetti: Gualtiero Galmanini
Elemento dominante dello scalone di Galmanini (che si servirà dell'ingegnere Luigi Pollastri e del pittore Leonardo Spreafico) è un velario in seta colorata (fornita dall'azienda tessile Bernocchi) trattenuto da funi metalliche in modo da formare un'architettura ideata da Galmanini che si contrappone al piano delle rampe. Sul velario sono rappresentate le arti che costituiscono la base programmatica della T8, ovvero l'architettura, l'arte decorativa e l'arte industriale..
Vincitori e premiati Nel 1947 viene conferita all'architetto Gualtiero Galmanini la Medaglia d'oro all'architettura italiana. La giuria internazionale di premiazione fu costituita dal pittore Felice Casorati, dall'architetto Piero Bottoni, Frantisek Hajek, G.E. Magna, dal pittore Massimo Campigli, dallo scultore Lucio Fontana, Evzen Linhart, Franz Martin, Marcello Nizzoli, Anita Pittoni, Ludovico Quaroni, Charles Schopfer, Prof. Sirio Tofanari, Gustav Emile Wittemans, il pittore Anselmo Bucci, Leonardo Sinisgalli.
Supervisione della BIE (Bureau International des Expositions) M. Berbiger; Segretario reggente Ente Triennale Avv. Gian Giacomo Galligo.
Tra gli altri membri della giuria per l'Italia: Franco Albini, Luigi Caccia Dominioni, etc.
Mostra dell'abitazione Industrializzazione nell'edilizia
Nel campo dell'edilizia domestica si era giunti a un punto di cambiamento tra tecnica artigianale e tecnica industriale. La prima è fondata sulla costruzione "in cantiere" e "a umido": le materie prime "di mucchio" vengono portate in cantiere ancora grezze e vengono lì lavorate e gettate in opera con strumenti grossolani utilizzando una quantità abbondante d'acqua; dunque è necessario un lungo periodo successivo di asciugatura perché la casa sia abitabile. Il coordinamento di elementi costruttivi e lavori viene sostituito da decisione prese volta per volta. Così viene a crearsi un disordine che dà luogo a diversi sprechi, aumentando il costo finale dell'abitazione. Viceversa la tecnica industriale si basa su una regolamentazione dei rapporti tra gli elementi costruttivi(modulari) e da una produzione in serie. Ciò consente di eliminare gli sprechi e diminuire le tempistiche e di conseguenza i costi si abbassano senza che venga compromessa la qualità dei prodotti. La guerra ha spinto l'uomo a perfezionare le tecniche di costruzione nel campo dell'aeronautica e in quello dell'automobilismo e questo avanzamento ha evidenziato l'arretratezza dell'artigianato edilizio, fossilizzato su tecniche tradizionali. Questa arretratezza causava l'aumento del costo della casa, incrementando la crisi qualitativa e quantitativa delle abitazioni già presente prima della guerra. Uno degli ostacoli per l'industrializzazione della casa era il fatto che molti temessero che questa potesse condurre a un'omologazione rigida nelle abitazioni. Tuttavia l'industrializzazione dell'edilizia segue le esigenze materiali e spirituali dell'uomo, dunque questo timore non ha ragione di essere. Essa deve basarsi sull'universalità dei bisogni umani nel caso in cui la particolarità è solo vizio convenzionale, ma deve guardare alla particolarità nel caso in cui questa sia in funzione di una libera vita fisica e spirituale. In questa sezione della triennale viene proposta in pieno contatto con la vita e non come studio di laboratorio, perché non si tratta di una questione puramente economica e tecnica, ma si tratta di architettura. L'allestimento è stato curato dagli architetti Paolo A. Chessa e Vico Magistretti e hanno diretto i lavori insieme all'architetto Ignazio Gardella, Eugenio Gentilini, e all'ingegnere Carlo Rusconi Clerici.
Unificazione, modulazione
Con la società delle macchine si è avviato, attraverso l'industria meccanica, un processo di unificazione, elemento positivo per la civiltà in quanto capace di facilitare i rapporti e attenuare le incomprensioni che si creano ancor più frequentemente in presenza di varietà. L'allestimento, curato dall'architetto Luigi Mattioni e l'ingegnere Giuseppe Ciribini, si è preposto il compito di definire ed illustrare il concetto di unificazione e modulazione, processi intrapresi anche nel campo dell'edilizia. L'esposizione sembra essere studiata in modo da soddisfare due tipologie di visitatore: il visitatore fugace, che cerca di cogliere informazioni attraverso la parte più simbolica e rappresentativa dell'indagine, e il visitatore scrupoloso, la cui attenzione è volta a una documentazione più scientifica e rigorosa. Nella sala sono esposte otto tavole, ognuna narrante l'importanza dell'unificazione e alcune sue tappe importanti. Nella prima l'unificazione è descritta come un bisogno dell'uomo di dare ordine alle cose trovando un qualcosa di universale che faciliti la coordinazione del lavoro all'interno della civiltà. La seconda ne mostra il valore attraverso esempi spontanei, quali il linguaggio (verbale e musicale), la scrittura e il sistema di numerazione. La terza cita la presenza di veri e propri enti finalizzati all'unificazione nazionale. La quarta descrive il processo di unificazione come una conseguenza di scrupolose indagini e statistiche, che permettono solo alle proposte approvate dal maggior numero di persone di essere divenire norme universali. La quinta afferma che tutte le serie unificate delle diverse specie di oggetti si basano su un criterio razionale e scrupoloso, tutt'altro che casuale. La sesta compara il criterio dei numeri normali utilizzato in meccanica con il reticolo normale o quadrettato teorico, usato in edilizia, la cui unità è definita modulo e sta avviando in alcuni paesi un processo di modulazione. La settima definisce il disegno come la prima e più significativa tappa di unificazione raggiunta in edilizia. L'ottava, infine, prosegue le tappe citando l'unificazione in ambito materico, strutturale, impiantistico e costruttivo, un passo che porta a una maggiore uniformità, ma che non per questo ostacola la creatività del progettista.
Casa a struttura muraria a misure unificate e modulate Nel QT8 si è realizzato un esempio in scala 1:1 di costruzione modulata per una casa a struttura muraria. I progettisti di tale modello sono gli architetti Luigi Fratino, Ignazio Gardella e Luigi Mattioni. Essi hanno posto alla base della produzione edilizia l'unificazione modulare. Gli spazi abitabili, dimensionati ed organizzati secondo la teoria dell'abitazione, creano il presupposto di una industria edilizia capace di una produzione che rispetti la dimensione fisica e spirituale dell'uomo.
Elemento di casa prefabbricata
L'Elemento di una casa prefabbricata è una delle sperimentazioni che la Triennale fa nel QT8 con sistemi di prefabbricazione. Il progetto è stato redatto da 9 architetti (Giuseppe Belloni, Luigi Caccia, Francesco Diomede, Eugenio Gentili, Augusto Magnaghi, Gabriele Mucchi, Ernesto Rogers, Mario Terzaghi, Mario Tevarotto) indispensabili per la costruzione di numerose case realizzate da differenti costruttori con sistemi costruttivi distinti. Il progetto è stato fornito a diverse ditte prefabbricatrici, dopo una elaborazione da parte dei membri delle commissioni della T8. Ciascuna ditta, seguita da uno dei progettisti, elabora il progetto originale adattandolo al proprio sistema di produzione. Durante il processo produttivo i tecnici e le commissioni della Triennale calcolano i tempi di costruzione e i risultati tecnici e economici. Un buon sistema di prefabbricazione è dato dall'eliminazione delle grandi gettate in opera, dell'opera di montaggio e nel minor costo di costruzione in generale. Nello spaccato di casa prefabbricata in questione si vuole mostrare un sistema di prefabbricazione fisicamente. Le pareti sono costituite da pannelli, il solaio da elementi-trave. Le case in costruzione al QT8 sono studiate nell'intenzione di contribuire al miglioramento degli schemi più aggiornati già adottati dall'istituto delle case popolari di Milano. Gli appartamenti sono composti da una piccola anticamera, da un soggiorno caratterizzato da due esposizioni soleggiate, da una camera matrimoniale, da una cucina, da un bagno e da due camere a un letto fra le quali rimane uno spazio abbastanza grande per formare un piccolo guardaroba. Nel corridoio sono installati due armadi a muro: uno per biancheria e vestiti e l'altro per scope e attrezzi della casa. Una innovazione di questo prefabbricato è quella della installazione del blocco-servizi consistente in un pannello divisorio speciale posto fra la cucina e il bagno attrezzato in modo che tutte le tubazioni, canne fumarie, canali di scarico siano situati nello stesso punto della casa. Per quanto riguarda l'arredamento di questo elemento dimostrativo, esso è studiato per fornire all'acquirente(in base alle possibilità finanziarie) mobili di uso pratico, accostabili e componibili.
Arredamento Tale esposizione si prefigge come scopo principale l'originalità dell'arredamento. Quest'ultimo infatti non deve essere inteso come una semplice decorazione di interni o seguire un predeterminato gusto. La mostra cerca di restituire al mobile un valore come pezzo indipendente dell'ambiente, dandogli una sua autentica fisionomia e quindi una libertà di composizione.