Succedette al padre Francesco I in giovane età e fu autore di un radicale processo di risanamento delle finanze del Regno. Sotto il suo dominio il Regno delle Due Sicilie conobbe una serie di timide riforme burocratiche e importanti innovazioni in campo tecnologico, come la costruzione della ferrovia Napoli-Portici, prima in Italia, e la creazione di alcuni impianti industriali, come le officine di Pietrarsa.

Ferdinando si impegnò inoltre nella creazione della marina militare e mercantile, nel tentativo di aumentare gli scambi con l'estero. A causa però del suo temperamento reazionario e del perdurante contrasto con i ceti dirigenti, il suo regno fu sconvolto dai moti rivoluzionari del 1848. La repressione dei moti gli procurò il soprannome di Re Bomba Il soprannome gli fu attribuito in seguito al cannoneggiamento di Messina, compiuto per sua volontà dopo la ribellione della città durante i moti del 1848..

Dopo un breve esperimento costituzionale, il Regno fu segnato fino al termine della sua vita da una progressiva stretta in senso fortemente assolutista e conservatore, proseguendo il re ad accentrare completamente su di sé il peso dello Stato, retto in maniera paternalistica, e ad attuare una politica economica statica i cui effetti sono tutt'oggi oggetto di contrastanti valutazioni. Alla sua morte il trono passò al figlio Francesco II, sotto il cui governo ebbe fine il Regno delle Due Sicilie, unito al Regno d'Italia in seguito alla spedizione dei Mille e alla campagna piemontese.

Biografia Infanzia ed educazione

Ferdinando II di Borbone nacque a Palermo il 12 gennaio 1810, primogenito di Francesco, duca di Calabria (il futuroFrancesco I delle Due Sicilie) e della sua seconda moglie, Maria Isabella di Spagna. Apparteneva al ramo napoletano della casa di Borbone e, per linea dinastica, discendeva dalle case di Spagna, Francia, Asburgo-Lorena, Wettin, Farnese, Wittelsbach e Leszczyński.

Ebbe una sorellastra, Carolina di Borbone-Due Sicilie, duchessa di Berry, nata dal primo matrimonio del padre con Maria Clementina d'Austria, e dodici fratelli e sorelle di sangue. Tra questi figuravano Maria Cristina, futura regina consorte e in seguito reggente di Spagna, Maria Antonia, futura granduchessa di Toscana, e Teresa Cristina, futura imperatrice del Brasile.

La sua nascita in Sicilia fu una conseguenza diretta delle guerre napoleoniche. Nel febbraio 1806, infatti, l'invasione del Regno di Napoli da parte delle truppe francesi costrinse la famiglia reale borbonica a rifugiarsi a Palermo, dove continuò a governare il solo Regno di Sicilia sotto la protezione della flotta britannica. Durante gli anni dell'esilio, il padre Francesco rivestì un ruolo politico di primo piano e, nel 1812, fu nominato luogotenente generale di Sicilia, esercitando le funzioni di governo in nome del padre Ferdinando, il cui potere era stato limitato dall'introduzione della Costituzione siciliana. La famiglia poté fare ritorno a Napoli soltanto nel 1815, dopo la caduta di Gioacchino Murat e la restaurazione della monarchia borbonica. L'anno successivo, con la legge dell'8 dicembre 1816, i Regni di Napoli e di Sicilia furono unificati nel nuovo Regno delle Due Sicilie e Ferdinando assunse il titolo di Ferdinando I delle Due Sicilie.

Ferdinando ricevette un'educazione umanistica e religiosa sotto la guida dell'abate Giuseppe Capocasale e di monsignor Agostino Olivieri, nonché una formazione militare dal capitano di cavalleria Giuseppe Scarola. Con l'ascesa al trono del padre Francesco I, in seguito alla morte di Ferdinando I nel 1825, Ferdinando divenne duca di Calabria, titolo spettante all'erede al trono del Regno delle Due Sicilie.

Ascesa al trono

Riforme e repressione (1830 – 1847)

Salito al trono del Regno delle Due Sicilie l'8 novembre 1830, dopo la morte del padre Francesco I, ad appena vent'anni, Ferdinando II di Borbone mirò subito alla riorganizzazione dello Stato; a questo scopo iniziò il proprio regno concedendo una larga amnistia politica e chiamando ai posti di comando gli antichi seguaci di Gioacchino Murat e gli antichi rivoluzionari dei moti del 1821. Così il nuovo sovrano si circondava anche di uomini capaci e ricchi d'esperienza. Questi dettero un nuovo impulso alla vita del regno, che ebbe un periodo di risveglio anche perché il governo personale di Ferdinando colpiva e reprimeva molti vecchi abusi del sistema precedente non immune da venalità e corruzione. In questo modo il monarca riuscì pacificare le parti sociali ancora in tumulto dopo il periodo napoleonico.

Ferdinando si preoccupò di migliorare le finanze, con una serie di regi decreti. Il nuovo re ridusse l'opprimente burocrazia degli uffici statali e provvide alla riorganizzazione del bilancio, che al momento della sua ascesa al trono era in passivo di 1.128.167 ducati: ridusse del 50% la sua lista civile e quella della casa regnante, rinunciando a 360.000 ducati, abolì le riserve di caccia reali di Persano, Venafro, Calvi e Mondragone ed alcuni uffici superflui, come la polizia di palazzo e la carica di cacciatore maggiore, abbassò lo stipendio annuo dei ministri a 6.000 ducati annui, distribuì fra 50 comuni le terre destinate al pascolo dei regi armenti e ridusse della metà le pene per i condannati politici.Vittorio Visalli, I Calabresi nel Risorgimento italiano. Storia documentata delle rivoluzioni calabresi dal 1799 al 1862, vol. II, Walter Brenner editore, Cosenza 1989, p. 10. Per diminuire la pressione fiscale e aumentare il consenso introdusse con il decreto dell’11 gennaio 1831 il dimezzamento del dazio sul macinato e nel 1847 venne abolito. Allargò il sistema pensionistico che fu migliorato e istituito per tutti i dipendenti dello stato, attraverso la ritenuta degli stipendi; esso decretava che dopo vent’anni di servizio si aveva diritto a un terzo dello stipendio, dopo venticinque alla metà, dopo trentacinque ai cinque sesti e infine dopo quarant’anni l’intero stipendio.

Per migliorare le condizioni delle carceri il 3 giugno del 1831 emise un decreto, che stabiliva che una commissione di sei persone dovesse visitare tutte le prigioni delle Due Sicilie per favorirne il miglioramento e nello stesso anno per permettere degna sepoltura a tutti i cittadini emise in atto un decreto con il quale obbligava i comuni a costruire un camposanto.

Nel 1832 Napoli aveva 432.000 abitanti, risultando la città più popolosa d’Italia e una delle più grandi d’Europa. La stragrande maggioranza della popolazione viveva nel perimetro del centro storico in condizioni igieniche scadenti e di conseguenza c’era un elevato rischio di epidemie. Per cercare di superare questo problema il governo borbonico decretò l’allargamento della città verso oriente. Ne risultò la colmata che correva intorno alle mura, la bonifica del territorio orientale che si presentava paludoso e la creazione del nucleo del futuro quartiere industriale destinato alla residenza degli operai. Nello stesso periodo continuò la realizzazione della cosiddetta palazzata borbonica lungo tutta l’attuale riviera di Chiaia, costituita dagli edifici appartenenti alla nobiltà e alla borghesia di Napoli. Nel 1846 venne inaugurata la basilica reale pontificia di San Francesco di Paola, che ancora oggi rappresenta uno dei principali simboli monumentali di Napoli.

Per migliorare la assistenza sanitaria creò nuovi ospedali a Palmi, Gerace (odierna Locri), Melfi, Campobasso, Isernia, Vietri, Potenza, Sant’Angelo dei Lombardi, Lanciano e Vasto. Nel 1835 venne creato un secondo istituto per sordomuti nel Real Albergo dei Poveri, a Napoli. Nel 1843 venne pubblicato il primo periodico di psichiatria in Italia e nell’anno successivo venne istituita la commissione Protomedicale.

Poco venne fatto sul piano creditizio: le banche rimasero poche, di queste la più importante era il Banco delle Due Sicilie, istituto creditizio statale che venne creato da Gioacchino Murat dalla fusione di otto banchi pubblici. Vennero affiancate a questa le banche fruttuaria (1831-1857), del tavoliere (1834-1839) e dell’Ofanto, sebbene ebbero difficoltà nel concorrere con il banco statale e alla fine fallirono. Per incentivare lo sviluppo delle classi meno abbienti si cercarono di creare le casse di risparmio. Questi erano degli istituti di credito che cercavano di invogliare le classi più umili al risparmio. Furono istituite due, una a Napoli e un'altra a Palermo. L’iniziativa però non riuscì ad avere il successo sperato sia per la mancanza di fondi che per l’avversione della popolazione.

Ebbero invece successo i monti frumentari: gli esistenti furono ampliati e ne vennero fondati di nuovi, così che il Regno arrivò a contarne 700 nel solo continente. Il loro scopo era somministrare le semenze ai contadini ad un prezzo che veniva restituito a bassissimo interesse. In questo modo si favoriva da un lato lo sviluppo dell’agricoltura e dall’altro si aumentava la coesione sociale e si diminuivano possibili rivolte. Per evitare lo sviluppo dell’usura furono istituiti i monti pecuniari nel 1833. Essi avevano lo scopo di prestare piccole somme di denaro a bassi interessi (non più di dieci ducati all’interesse del 6%).

Durante questi anni furono realizzate importanti infrastrutture questo si può constatare nella realizzazione della prima tratta della ferroviaria italiana la Napoli-Portici il 3 ottobre 1839 , a cui si aggiungeranno un'altra linea sull'asse Napoli-Castellammare e la linea fu leggermente ampliata: il 1º agosto 1842 fu aperta la tratta che andava dalla capitale a Castellammare di Stabia, nel 1844 venne inaugurata la ferrovia che si diramava fino a Pompei, Angri, Pagani e Nocera Inferiore, successivamente nel 1845 iniziano gli studi per l'ambizioso progetto della Napoli-Brindisi; nel 1856 viene completata la linea Napoli-Nola-Sarno. Oltre lo sviluppo delle ferrovie venne realizzato il ponte real Ferdinando, in ferro sul Garigliano, il secondo sul continente europeo, seguito dal Ponte Maria Cristina sul fiume Calore. Tra il 1830 e il 1856 vengono aperte oltre 3 mila miglia di strade consolari così da quadruplicare la rete stradale persistente.

Per incrementare i commerci e aumentare il naviglio furono migliorati i cantieri navali di Napoli e Castellammare. Nei cantieri navali si moltiplicano in pochi anni i bastimenti che passano da 8 mila tonnellate nel 1824 alle 100 mila tonnellate raggiunte nel 1835 e poi alle 250 mila tonnellate nel 1860. Il miglioramento dei cantieri navali, che aveva permesso anni prima nel 1818 la realizzazione della “Ferdinando I”, che fu la prima nave a vapore realizzata in Italia fu seguita dal piroscafo “Francesco I°”, nave per passeggeri, sulle rotte tra Napoli – Palermo – Civitavecchia – Livorno – Genova e anche Marsiglia, e divenne due anni più tardi la prima nave da crociera al mondo. Si crearono nuovi bacini portuali: a Castellammare, Gallipoli, Molfetta, Gaeta, Ortona, Barletta, Ischia e Bari; furono dotati di un moderno faro a fanale a eclissi con apparato lenticolare i porti di Nisida, Napoli e Castellammare. In campo agricolo fu iniziato il preludio delle bonifiche delle paludi Sipontine nella piana di Manfredonia.