Esponente di spicco del Partito Popolare Italiano (PPI), de La Margherita e membro fondatore del Partito Democratico (PD) nel 2007, è stato vicesegretario del PPI sotto Franco Marini, coordinatore esecutivo de La Margherita, il primo vicesegretario del PD sotto Walter Veltroni, segretario del Partito Democratico succeduto a Veltroni dopo l'esito negativo delle regionali sarde fino alle primarie del 2009, capogruppo dell'Ulivo alla Camera dei deputati dal 3 maggio 2006 al 7 novembre 2007 e del PD dal 17 novembre 2009 al 19 marzo 2013.

Ha ricoperto le cariche di sottosegretario alle riforme istituzionali nei governi D'Alema II (1999-2000) e Amato II (2000-2001), oltre che di ministro per i rapporti con il Parlamento nel governo Letta (2013-2014). È stato ministro per i beni e le attività culturali nei governi Renzi, Gentiloni, Conte II e Draghi, per un periodo totale di più di sette anni, divenendo così il ministro che più a lungo ha guidato il dicastero.

Franceschini è il principale esponente nonché leader della componente del PD AreaDem.

Biografia Nato a Ferrara il 19 ottobre 1958, è figlio di Gardenia Gardini (1934-2018) e Giorgio Franceschini (1921-2012), cattolico che fu un partigiano, nonché deputato per la Democrazia Cristiana durante la II legislatura.

Dopo essersi diplomato al liceo scientifico Antonio Roiti di Ferrara, dov'era compagno di scuola del deputato del Partito Democratico Alessandro Bratti, si è laureato in giurisprudenza all'Università degli Studi di Ferrara, con una tesi in Storia delle Dottrine e delle Istituzioni politiche, ha pubblicato nel 1985 il libro "Il Partito Popolare a Ferrara. Cattolici, socialisti e fascisti nella terra di Grosoli e Don Minzoni" e sullo stesso argomento ha partecipato a convegni e a varie pubblicazioni.

Dal 1985 esercita la libera professione come avvocato civilista, cassazionista, revisore contabile, è stato membro effettivo del collegio sindacale dell'Eni nei primi tre anni della privatizzazione. Dal 1985 al 1989 ha curato per il Formez il bimestrale Rassegna di documentazione legislativa regionale.

È stato presidente dell'ente Palio di Ferrara dal 2003 al 2006, ed in gioventù è stato uno sbandieratore della Contrada di Santa Maria in Vado.

L'8 marzo 2014, nel corso di una visita a Palmanova, viene ricoverato a causa di un infarto mentre si trovava nella caserma "Ederle". Il bollettino ufficiale dell'ospedale riferirà, più tardi, che il ministro è stato colpito da una «sindrome coronarica acuta, trattata positivamente e tempestivamente». Successivamente verrà trasferito all'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine.

Il 16 maggio 2016 gli è stata conferita la Laurea Honoris Causa in Humane Letters dalla John Cabot University di Roma come "riconoscimento del suo importante contributo alla vita democratica del Paese e del suo impegno per la promozione del patrimonio artistico italiano".

Nel 2026, in un'intervista rilasciata a Fabrizio Roncone del Corriere della Sera, ha rivelato di essere affetto dalla malattia di Parkinson, diagnosticatagli sei anni prima.

Vita privata Nel 1986 ha sposato Silvia Bombardi; i due divorziano nel 2011. Dopo il divorzio, il 14 settembre 2014 sposa a Sutri (VT) Michela Di Biase, anch'ella politica ed esponente del PD.

È appassionato di jazz e padre di tre figlie.

Carriera politica

Dall'ASD alla Democrazia Cristiana La sua attività politica inizia a livello studentesco, al liceo scientifico Roiti, nell'autunno del 1974, quando fonda lAssociazione Studentesca Democratica (ASD) d'ispirazione cattolica e centrista. L'ASD si presenta in quasi tutti gli istituti superiori della città alle prime elezioni previste dai "decreti delegati".

Dal 1974 al 1977 viene eletto nei vari organismi (consigli di classe, disciplina e istituto). Successivamente viene eletto in rappresentanza degli studenti nel consiglio di amministrazione dell'Università degli Studi di Ferrara. Fonda la Cooperativa Culturale Natale Gorini, che si occupa di cinema d'essai.

Le figure carismatiche che fin dalla giovinezza suscitano la sua attenzione sono, fra le altre, Benigno Zaccagnini e don Primo Mazzolari. In particolare don Mazzolari viene più volte ricordato durante la sua campagna per la corsa alla segreteria del Partito Democratico. A lui dedica uno dei passi più significativi del discorso finale della campagna elettorale, pronunciato a Marzabotto il 24 ottobre 2009.

Si iscrive alla Democrazia Cristiana (DC) nel 1975, dopo l'elezione di Benigno Zaccagnini a segretario della Democrazia Cristiana (L'inno della Democrazia Cristiana era O bianco fiore ), invaghito della sua idea che con i comunisti ci volesse concorrenza e confronto, del suo richiamo alla questione morale, proprio come Enrico Berlinguer, e viene eletto Delegato Provinciale del Movimento Giovanile della DC di Ferrara.

Consigliere comunale di Ferrara Alle elezioni amministrative del 1980 viene eletto consigliere comunale di Ferrara con la DC, diventando nel 1983 capogruppo consiliare. L'anno seguente entra nella direzione nazionale del Movimento Giovanile della DC, per il quale fonda e dirige la rivista mensile "Nuova Politica".

Nel 1989 dirige a Roma il mensile "Settantasei" che raccoglie i quadri trentenni della "sinistra democristiana" e viene chiamato alla vice-direzione del mensile "Il Confronto" e nella redazione del settimanale della DC "La Discussione".

Adesione ai Cristiano Sociali Nella fase di trasformazione della Democrazia Cristiana in Partito Popolare Italiano (PPI) ad opera di Mino Martinazzoli, invita il partito, all'Assemblea Costituente di Roma nel 1993, a scegliere con determinazione, come conseguenza del nuovo sistema elettorale maggioritario introdotto con la legge Mattarella, il passaggio all'alleanza con il centro-sinistra. Non accetta infatti la decisione del partito di schierarsi autonomamente alle elezioni politiche del 1994, come coalizione di centro nel Patto per l'Italia di Mariotto Segni. Decide pertanto di aderire ai Cristiano Sociali, fondando il movimento a Ferrara e divenendone Consigliere Nazionale.

Nel 1994 dà vita a Ferrara, con l'amico Alessandro Bratti, una delle prime giunte di centro-sinistra d'Italia, divenendo assessore alla Cultura e al Turismo nella giunta comunale guidata dal post-comunista Roberto Soffritti.

Alle elezioni amministrative del 1995 si candida per il ruolo di sindaco di Ferrara, venendo appoggiato dalla Federazione dei Verdi, i Cristiano Sociali e i Laburisti nella lista "Ferrara Democratica". Al primo turno del 23 aprile ottiene il 19,05% dei voti, arrivando terzo e non accedendo, per tre punti percentuali, al ballottaggio. A posteriori dicono a Ferrara che la sua "parsimonia" gli precluse il trionfo.

Partito Popolare Italiano Dopo i dissidi interni al PPI, che portarono alla scissione interna dei Cristiani Democratici Uniti campeggiati da Rocco Buttiglione, l'elezione dell'ex ministro Gerardo Bianco a segretario del partito e l'adesione dello stesso PPI all'Ulivo di Romano Prodi, entra nel partito nel 1996. L’anno successivo, nel 1997 diventa, assieme ad Enrico Letta, vicesegretario nazionale del PPI sotto la segreteria di Franco Marini. L'anno successivo, nel 1998, diventa vicesegretario unico, dopo l'entrata di Letta nel primo governo D'Alema come ministro delle politiche comunitarie.

Successivamente, al IV Congresso straordinario del PPI a Rimini tra il 30 settembre e il 2 ottobre 1999, si candida a segretario nazionale, ma ottiene il 16% dei voti e viene sconfitto dall'ex deputato ed europarlamentare Pierluigi Castagnetti con il 69,12% (il favorito e supportato dal segretario uscente Marini), entrando in seguito a far parte della direzione nazionale e dell'ufficio di segreteria con l'incarico per le politiche della comunicazione.

In seguito al reincarico e nascita del secondo governo presieduto da Massimo D'Alema, viene nominato dal Consiglio dei Ministri sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega alle riforme istituzionali, affiancando il ministro Antonio Maccanico e riconfermato poi dal successivo governo Amato bis. A nome del governo segue in particolare il tema della legge elettorale, e sino all'approvazione definitiva, la legge costituzionale di riforma degli statuti delle Regioni a statuto speciale, l'introduzione del diritto di voto per gli italiani all'estero e le modifiche al titolo V della Costituzione. In particolare segue l’introduzione del principio di sussidiarietà nella carta costituzionale all’ultimo comma dell’art. 118.

La Margherita e capogruppo dell'Ulivo Alle elezioni politiche del 2001 si candida nel collegio uninominale di Ferrara-Via Bologna alla Camera dei deputati, per la coalizione dell'Ulivo, dove viene eletto per la prima volta deputato con il 55,23% dei voti contro gli altri candidati. Nella successiva XIV legislatura diventa componente della giunta delle elezioni, della 1ª Commissione Affari costituzionali e dell'assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).

Tra i fondatori de La Margherita, nel luglio 2001 entra a far parte del comitato costituente del partito, del quale diventa coordinatore dell'esecutivo nazionale. L'incarico gli viene confermato dai successivi congressi del 2002 e del 2004, facendo anche parte del direttivo del Partito Democratico Europeo e componente, nonché socio fondatore dell'associazione interparlamentare per il commercio equo e solidale.

Rieletto deputato alle elezioni politiche del 2006 nella circoscrizione Emilia-Romagna tra le liste de L'Ulivo (che unisce La Margherita e i Democratici di Sinistra), si dimette da coordinatore della Margherita e viene eletto capogruppo parlamentare dell'Ulivo alla Camera dei deputati.

Dirigenza del Partito Democratico Vicesegretario di Walter Veltroni

Nel 2007 è stato uno dei fondatori del Partito Democratico (PD), facendo parte del Comitato dei 45 che porta alla nascita del PD il 14 ottobre. Dopo la vittoria alle prime primarie di quell'anno del PD e l'ascesa alla segreteria nazionale di Walter Veltroni, viene nominato da quest'ultimo come primo vicesegretario nazionale del nuovo partito. A seguito di tale designazione, si è dimesso dalla presidenza del gruppo parlamentare L'Ulivo alla Camera dei deputati, venendo sostituito da Antonello Soro.

Alle elezioni politiche del 2008 è rieletto alla Camera sia nella circoscrizione Toscana che nella circoscrizione Emilia-Romagna, optando per quest'ultima; in seguito alla sconfitta elettorale del partito, viene nominato da Veltroni come membro del cosiddetto governo ombra del Partito Democratico, con l'incarico corrispondente a quello di Vicepresidente del Consiglio, ruolo che ricopre dal 9 maggio 2008 al 21 febbraio 2009.

Segretario del partito stesso Il 21 febbraio 2009, dopo le dimissioni di Walter Veltroni dalla segreteria nazionale per l'esito negativo alle elezioni regionali in Sardegna, viene eletto segretario del Partito Democratico dall'Assemblea Nazionale PD, con un risultato quasi plebiscitario di 1047 voti su 1.258, battendo il suo principale (e unico) sfidante Arturo Parisi, ex ministro della difesa nel secondo governo Prodi, che riceve solo 92 voti; elezione nel quale, come ironizza il deputato PD Renzo Lusetti, «abbiamo eletto un democristiano alla guida del PCI». Secondo il giornalista de La Stampa Federico Geremicca, la scelta di eleggere al Nazareno Franceschini è stata fatta per conservare lo status quo del PD, che vince rispetto alle insofferenze (vere o presunte che siano) della periferia del partito.

Il suo primo atto dopo l'elezione è stato il giuramento su una copia della Costituzione Italiana nelle mani del padre Giorgio, ex-partigiano ed ex-deputato davanti al castello della natia Ferrara, luogo dove nel novembre 1943 alcuni cittadini furono trucidati dalle squadre fasciste.