La guerra di Piccolo Corvo, conosciuta negli Stati Uniti d'America come rivolta (o sollevazione) dei Sioux o dei Dakota, o dei Santee (Sioux Uprising) o, più recentemente come guerra (dei) Dakota del 1862 (Dakota War of 1862), è stato un conflitto armato tra gli Stati Uniti e la maggior parte delle tribù dei Santee Dakota, che costituivano la sezione orientale della grande nazione sioux.
Si verificò durante la presidenza di Abraham Lincoln e cominciò il 17 agosto 1862 nei pressi del fiume Minnesota, nel sudovest dell'omonimo stato. Si concluse il 26 dicembre 1862 a Mankato con l'impiccagione di 38 uomini delle tribù ribelli, in quella che è oggi ricordata come la più grande esecuzione di massa nella storia americana.
Sebbene le stime ufficiali non concordino, si calcola che le perdite statunitensi non superarono le ottocento unità tra militari (intorno a cento) e civili, mentre vi furono circa trentamila sfollati e molti coloni si salvarono perché catturati come schiavi o salvati da amici dakota. Le perdite da parte indiana, sono, come al solito, assai più incerte. Secondo Jean Pictet, se non si contano i trentotto impiccati, i Dakota persero alla fine solo quarantadue guerrieri. Il numero dei caduti non combattenti, sia nel corso della guerra che nelle successive deportazioni, dovette invece essere notevolmente più elevato.Pictet, II, p. 595
Le origini del conflitto I Santee Dakota raggruppavano quattro dei sette 'fuochi' che avevano costituito la grande nazione sioux, definita appunto "Očhéthi Šakówiŋ" ("Sette fuochi del consiglio"): i Mdewakanton, il gruppo originario di tutta la nazione, i Wahpekute, i Sisseton e i Wahpeton. Quando, nel Settecento, i Chippewa armati dai Francesi avevano invaso le loro foreste ad ovest dei Grandi Laghi, essi avevano in qualche modo resistito attestandosi nei territori dell'attuale Minnesota, mentre gli altri tre gruppi si erano spostati verso le grandi praterie. Gli Yankton e gli Yanktonai si erano collocati immediatamente a ridosso dei loro fratelli Santee, mantenendo molti dei tratti della cultura originale del popolo sioux; i Teton, invece, che nella loro variante dialettale si autodefinivano "Lakota", si erano insediati più lontano e, grazie al quasi contemporaneo arrivo dei cavalli, avevano concorso a dar vita a quella che sarebbe diventata la grande cultura della prateria. I Santee dunque erano rimasti pienamente "sioux delle foreste" e costituivano "il «popolo dell'estremo limite», le guardie di frontiera del dominio sioux".Brown, p. 54 Nel 1851, gli Stati Uniti e i capi dei Santee Dakota avevano negoziato alcuni trattati che obbligavano le popolazioni indiane a cedere gran parte dei loro territori in Minnesota in cambio di denaro e altri beni. I Dakota si trovarono dunque a vivere in una piccola riserva situata lungo la parte alta del corso del fiume Minnesota. Tuttavia, gli Stati Uniti non ratificarono integralmente i trattati e molti dei compensi promessi non arrivarono mai ai Dakota, anche a causa della corruzione presente all'interno del Bureau of Indian Affairs, l'agenzia del ministero degli interni preposta agli affari indiani.
Quando il Minnesota divenne uno stato nel maggio del 1858, i rappresentanti di numerose tribù dakota, guidati dal capo mdewakanton, Piccolo Corvo (Taoyateduta), si recarono a Washington per rinegoziare i trattati esistenti. Al termine della nuova negoziazione, i Dakota avevano perso ulteriori porzioni della loro riserva. La terra venne suddivisa in appezzamenti destinati ai coloni, i quali la disboscarono e cominciarono a coltivarla: questi mutamenti ambientali diedero un duro colpo ai metodi di sostentamento dei Dakota, basati su cicli annuali di caccia, pesca, allevamento e raccolta di riso selvatico. I coloni praticavano inoltre la caccia, attività che ridusse notevolmente l'approvvigionamento di pellicce per i Dakota, che le usavano sia per proteggersi dal freddo sia come merce di scambio. Perdita di territori, trattati non rispettati, pagamenti non ricevuti, scarsità di risorse naturali a disposizione: ce n'era abbastanza perché il malcontento crescesse fra i Dakota.
Il conflitto Nel 1862, di fronte al mancato arrivo dei fondi annuali per le razioni e quindi alla fame, i Dakota iniziarono ad esercitare forti pressioni sul loro ottuso agente, Thomas Galbraith, il quale dapprima richiese l'intervento dell'esercito, che però solidarizzò con i nativi, e poi, nella speranza di ottenere rifornimenti a credito, si rivolse "ai commercianti e chiese loro che cosa intendevano fare. Il commerciante Andrew Myrick dichiarò sprezzantemente: «Per quanto mi riguarda, se sono affamati, possono anche mangiare l'erba o la loro stessa merda»".Brown, p. 58 Il 16 agosto i pagamenti destinati ai Dakota arrivarono a Saint Paul e il giorno seguente vennero spediti a Fort Ridgely. Giunsero però troppo tardi per evitare lo scoppio delle tensioni: infatti, il 17 agosto 1862 quattro giovani wahpetonl'attribuzione dei quattro giovani alla tribù dei Wahpeton è fatta da D'Aniello (p. 323); secondo Dee Brown, invece, appartenevano alla banda di Shakopee (p. 59), e in tal caso erano verosimilmente Mdewakanton rubarono le uova ad alcuni coloni e poi li uccisero. Piccolo Corvo, che nel frattempo si era convertito al cristianesimo e manteneva atteggiamenti fortemente pacifisti, convocò allora un consiglio di guerra e, visti vani i tentativi di continuare a propugnare la pace, si lasciò indurre ad assumere egli stesso la guida del suo popolo nella guerra contro i bianchi e, l'indomani, capeggiò quindi un attacco contro l'Agenzia sioux inferiore. L'edificio fu dato alle fiamme e Andrew Myrick, che si trovava in quel luogo, venne catturato e ucciso. Il suo cadavere fu in seguito trovato con la bocca riempita d'erba. La milizia del Minnesota, e in particolare la Compagnia B del 5º Reggimento di fanteria, vennero immediatamente inviate in soccorso all'Agenzia, ma furono sbaragliate quello stesso giorno nella battaglia di Redwood Ferry. «La fiamma della rivolta si estese alle tribù del Minnesota settentrionale – Wahpeton e Sisseton – ma alcuni capi convertiti al cristianesimo ... riuscirono a tenere la popolazione della riserva al di fuori del conflitto»Pictet, II, p. 587 Tra coloro che si opposero tenacemente alla guerra emersero in particolare il capo wahpeton Aŋpétu thokéča ("Un altro giorno"),il nome cristiano in inglese era "John Otherday" il quale non esitò addirittura a schierarsi a fianco degli statunitensi, e quello sisseton Paul Mazacutemani, che "cercò con tutti i mezzi di scongiurare l'attacco ai bianchi e ... usò tutta la sua influenza per convincere i capi combattenti a trattare la resa e il rilascio dei prigionieri"D'Aniello, ad nomina, p. 300 e p. 260) Centinaia di guerrieri però aderirono egualmente alla lotta contribuendo agli incendi, saccheggi e uccisioni che si verificarono lungo tutta la vallata del fiume Minnesota. Il 19 agosto a subire, senza grossi danni, l'attacco scoordinato dei giovani santee fu l'insediamento di New Ulm, ma i capi avevano deciso che era opportuno concentrarsi invece su Fort Ridgely. Gli attacchi contro la piazzaforte ebbero luogo il 20 e il 22 agosto, ma i Dakota non riuscirono ad impossessarsene, e lo stesso Piccolo Corvo rimase ferito, seppur non gravemente. Anche tenuto conto che rinforzi della milizia del Minnesota erano stati avvistati in arrivo da Saint Paul e che li si riteneva diretti su New Ulm, i capi decisero allora di prevenirli volgendo tutte le loro forze contro questo insediamento. I residenti però, allertati dalla visita dei giovani dakota di tre giorni prima, si erano preparati al meglio dello loro possibilità, e, quando il 23 settembre i Santee attaccarono la cittadina, essa fu bensì in larga parte data alle fiamme, ma, pur lasciando sul terreno oltre cento caduti, gli abitanti riuscirono in qualche modo a fronteggiare e a respingere gli assalitori.Brown, p. 68 Gli attacchi ai coloni isolati proseguivano intanto sanguinosamente in tutta l'area centro-orientale del Minnesota, sia pur disapprovati da Piccolo Corvo e ancor di più dai capi dei Wahpeton e dei Sisseton.Brown, p. 69
Il 2 settembre 1862 ebbe luogo la battaglia di Birch Coulee. Le truppe avvistate dagli indiani prima dell'attacco a New Ulm, i uomini del 6º Reggimento del Minnesota, al comando del colonnello Henry Hastings Sibley, chiamato dagli indiani "Astuto Commerciante", avevano raggiunto Fort Ridgely e vi si erano attestate. Il 31 agosto Sibley aveva inviato un contingente di circa 170 uomini a perlustrare i territori circostanti alla ricerca di coloni sbandati e allo scopo di raccogliere e dare sepoltura ai cadaveri che giacevano dappertutto insepolti. Mentre il distaccamento era accampato nella località chiamata Birch Coulee, a circa 16 chilometri da Fort Ridgely, esso venne attaccato da un contingente di circa duecento sioux guidati da Mankato, Grande Aquila e Uccello Grigio, e tenuto sotto scacco per oltre trenta ore. Fallito un primo tentativo di inviare soccorsi, Sibley fu costretto ad uscire personalmente dal forte con l'artiglieria e, quando giunse sul posto, gli si offrì alla vista lo spettacolo desolante di tredici morti, quarantasette feriti gravi, diversi altri feriti più lievemente e novanta cavalli uccisi, mentre, secondo Grande Aquila, i Dakota contarono appena due vittime fra i propri guerrieri.D'Aniello, p. 43; Carley, passim. Secondo D'Aniello i soldati morti furono in effetti diciassette Nell'estremo nord del Minnesota, i Dakota attaccarono numerose fermate per le diligenze e i ponti sul Red River. I coloni e gli impiegati della Hudson's Bay Company e di altre piccole imprese si rifugiarono presso Fort Abercrombie, situato lungo il Red River a 25 chilometri da Fargo. I SissetonPictet, II, p. 591 ribelli assediarono anche il forte senza però riuscire a conquistarlo.Sullivan, Fort Ridgely, p. 8
I rappresentanti del Minnesota dovettero più volte chiedere aiuto al presidente Abramo Lincoln, all'epoca impegnato a seguire gli sviluppi della guerra di secessione. Alla fine Lincoln concesse pieni poteri al generale John Pope.Minnesota in the Civil and Indian Wars, I, p. 311 «Quest'ultimo incaricò il colonnello Sibley di reprimere l'insurrezione. Lo scopo della campagna doveva consistere nel provocare uno scontro decisivo, liberare i prigionieri, punire i colpevoli e scacciare tutti i Sioux dal Minnesota». Al comando di "Astuto Commerciante", le forze statunitensi, composte da circa uomini e supportate anche dall'artiglieria pesante, riuscirono fortunosamente a sventare un'imboscata dei Dakota, il 23 settembre 1862, nella battaglia di Wood Lake, durante la quale rimase ucciso da una cannonata uno dei più valorosi capi mdewakanton, Mankato. «Tatticamente la battaglia ... non ebbe conseguenze immediate sullo svolgimento della guerra, ma la perdita di Mankato fu un grave colpo per la coalizione indiana che da quel giorno cominciò a perdere coesione, avvicinando il momento della resa e il rilascio dei numerosi prigionieri bianchi».D'Aniello, p. 506