La famiglia
Paolo Sylos Labini è nato a Roma il 30 ottobre 1920. Il padre Michele, contraddistinto da grande spessore morale, era pugliese di Bitonto ed era stato segretario di prefettura in Puglia al tempo di Giolitti. Aveva poi dovuto lasciare questa carriera perché antifascista. La madre, Margherita Viggiani, di carattere colto e vivace e grande amante della musica, era sorella dell'intellettuale Giuseppe Viggiani. Inoltre, considerato l'interesse di Sylos Labini per la questione meridionale, è opportuno ricordare che Giustino Fortunato era fratello della nonna materna, Carolina Viggiani. Questo lo rendeva anche cugino primo da parte di madre, di Domenico Viggiani, Direttore Generale del Banco di Napoli.
Paolo Sylos Labini sposò Maria Rosaria Azzone, con cui ebbe due figli, Stefano, geologo e ricercatore presso l'ENEA, e Francesco, astrofisico dirigente di ricerca presso il Centro Ricerche Enrico Fermi.
Gli studi universitari
Dopo il liceo, il giovane Paolo avrebbe voluto iscriversi alla facoltà di ingegneria, ma, a causa dei limitati mezzi economici che lo obbligavano a lavorare mentre studiava, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza, pur non amando le materie giuridiche. Questi studi gli diedero però l'opportunità di avvicinarsi alla storia delle istituzioni e quindi di acquisire un'impostazione storica che avrebbe poi sempre seguito. Interessato principalmente alle materie scientifiche, si appassionò dell'economia, unica materia non giuridica della facoltà. All'università ebbe come insegnante di economia Guglielmo Masci, al quale decise di chiedere la tesi su "Gli effetti economici delle invenzioni sull'organizzazione industriale". Purtroppo Masci morì poco dopo e Sylos fu seguito durante la tesi da Giuseppe Ugo Papi, non entusiasta dell'argomento. Nel cercare la bibliografia per la tesi si rese conto con stupore del limitato interesse degli economisti per le innovazioni e da questo momento sentì l'esigenza di rivolgersi allo studio degli economisti classici, in particolare Adam Smith e poi David Ricardo e Karl Marx. In questi primi anni la sua guida fu Alberto Breglia (1900-1955), che insegnava economia politica a Roma dal 1942.
Dopo la laurea in Giurisprudenza conseguita nel luglio 1942 con 110 e lode, è stato nominato, su richiesta di Alberto Breglia, assistente volontario e poi assistente incaricato presso la cattedra di Economia politica della Facoltà di Economia e Commercio dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Proprio con Alberto Breglia, Sylos collaborò alla stesura di due libri ricavati da due corsi di lezioni: L'economia dal punto di vista monetario e Reddito sociale. Quindi in questo primo periodo conviveva in lui l'interesse per l'analisi dell'innovazione con quello per i problemi monetari, che in seguito verrà in parte abbandonato. Il rapporto con Alberto Breglia lasciò a Sylos Labini la concezione dell'economia come mezzo per comprendere la storia, un'economia quindi da inserirsi in un ampio contesto culturale. Fu proprio Alberto Breglia che spinse Sylos a recarsi negli Stati Uniti d'America per completare i suoi studi. Così Sylos Labini fu tra i primi giovani dal secondo dopoguerra che andarono a perfezionarsi all'estero, sia per approfondire in generale le sue conoscenze economiche, sia per capire meglio le peculiarità del caso italiano.
Il periodo negli Stati Uniti d'America Nel 1948 vinse una borsa di studio per gli Stati Uniti d'America. Dopo tre mesi trascorsi a Chicago, dove divenne amico di Franco Modigliani, andò a Harvard all'inizio del 1949. Qui ebbe come supervisor Joseph Schumpeter, che si ricollegava alle teorie classiche con particolare attenzione per le innovazioni e i loro effetti sociali e inoltre considerava la storia come indispensabile maestra per gli economisti.
Il suo interesse era il rapporto tra innovazioni tecnologiche, economia e società e attribuiva un ruolo preminente all'imprenditore innovatore. Joseph Schumpeter sottolineava come l'innovazione non riguardasse solo i processi produttivi, ma anche l'organizzazione dell'attività economica e le forme istituzionali.Ferlito, Carmelo. "Sylos Labini's Unpublished Notes On Schumpeter's Business Cycles." Quarterly Journal of Austrian Economics, vol. 14, no. 1 (Spring 2011), p. 88-129.
Dice in proposito Sylos Labini: “Io ho studiato ad Harvard con Joseph Schumpeter, nel 1949, l'anno prima della sua scomparsa ed ho subìto fortemente - spero per il bene - la sua influenza; quindi la mia visione delle innovazioni non è semplicemente economica, ma è anche sociale".Sylos-Labini, Mauro. 2015. "A 'conservative Marxist' at Harvard: the influence of Joseph A. Schumpeter on Paolo Sylos Labini." Journal Of Evolutionary Economics no. 1: 311.
L'incontro con Salvemini e Rossi Prima della partenza di Sylos per gli Stati Uniti d'America, il padre aveva scritto una lettera a Gaetano Salvemini comunicandogli che il figlio sarebbe andato a trovarlo. Gaetano Salvemini era infatti uno dei punti di riferimento del padre che era antifascista. Nella lettera si sottolineava anche il legame della famiglia Sylos Labini con Giustino Fortunato, amico di Gaetano Salvemini. Anche per la sua grande disponibilità verso i giovani, Salvemini lo accolse con molta simpatia, tanto che, mentre era ricoverato in ospedale per un mese a causa della sua malattia ai reni, chiese a Sylos Labini di fargli da segretario. Così ogni giorno per un mese Sylos Labini andava a trovarlo e lo aiutava nella sua corrispondenza con numerosi personaggi come Sforza e Sturzo (che conoscerà a Roma dieci anni dopo). Una volta uscito dall'ospedale, Gaetano Salvemini decise di andare ad abitare nella stessa casa privata dove Sylos era a pensione. Così per sette mesi i due coabitarono approfondendo la loro amicizia, fino a quando, nell'estate del 1949 Gaetano Salvemini tornò a Firenze.
Gaetano Salvemini fu maestro e grande amico di Ernesto Rossi, Carlo Rosselli e Nello Rosselli, che dedicarono la loro vita ai suoi stessi ideali. A Rossi e ai due Rosselli, Paolo Sylos Labini è da considerarsi legato, attraverso Gaetano Salvemini.
In particolare, Ernesto Rossi e Sylos Labini si conobbero nel 1949 grazie a Salvemini a Roma in casa di Ernesto Rossi. La loro amicizia si consolidò però quando Sylos scrisse una nota molto critica delle teorie keynesiane che colpì Rossi, fortemente antikeynesiano.
L'influenza su Sylos del filone di pensiero che parte da Rosselli per poi incarnarsi dopo la guerra nel Partito d'Azione è evidente nella sua concezione dei rapporti tra sviluppo economico e sviluppo civile. Lui stesso ha affermato: “Debbo mettere bene in chiaro che io mi sono sempre richiamato alla tradizione del socialismo liberale”. Secondo Sylos è necessario ricollegarsi al pensiero di Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi e Rosselli, “alla loro lezione di concretezza, che si applica, in primo luogo, all'analisi spregiudicata e antiretorica della società e dell'attività politica”. E ancora: “Dobbiamo tornare alle opere di Salvemini come a quelle di Ernesto Rossi e Carlo Rosselli non solo per la conoscenza critica di concezioni e di ideali del passato, ma anche per le lezioni di metodo che esse contengono. Occorre diffidare delle generalizzazioni. Le prediche non contano, conta la condotta. L'antiretorica e la concretezza critica cominciano con l'esempio”.
Il Piano del lavoro Nel 1949 Alberto Breglia presentò una relazione al piano del lavoro e, visto che era già malato, Sylos Labini lo aiutò. Il “Piano per la ricostruzione economica e sociale dell'Italia”, chiamato più brevemente Piano del lavoro, era stato proposto da Giuseppe Di Vittorio, segretario generale della Cgil, a Genova nel 1949. L'anno dopo, a Roma, si definirono meglio i contenuti di questo piano che prevedeva massicci investimenti in opere pubbliche e infrastrutture (edilizia, strade e energia elettrica) per modernizzare il paese e per creare nuovi posti di lavoro. Il piano venne però accolto negativamente dalle organizzazioni degli imprenditori e dai partiti di governo, rimanendo così in gran parte inattuato. Vittorio Foa, sapendo che Sylos Labini aveva partecipato alla stesura della relazione di Alberto Breglia, lo invitò al banco della presidenza. Ciò colpì gli economisti di destra che erano in platea e rese più difficile la sua carriera universitaria, procurandogli l'ostilità di molti influenti professori universitari.
La carriera universitaria: dai primi incarichi ai lunghi anni di insegnamento alla Sapienza Nel 1950, Paolo Sylos Labini, vinse una borsa di studio Stringher e trascorse un anno accademico all'università di Cambridge, dove venne ammesso al Trinity College come research student e dove ebbe come supervisor Dennis Robertson. Rientrando in Italia, ottenne l'abilitazione alla libera docenza in Economia Politica, partecipando alla sessione dell'anno 1953. La commissione, formata da Manlio Resta, Volrico Travaglini e Renato Galli, apprezzò in modo particolare il saggio presentato dal giovane Sylos “Qualche osservazione sul monopolio e sul monopsonio”. Sylos si dedicò poi all'insegnamento universitario in varie sedi. Nel 1954 tenne alla Facoltà di Economia e Commercio dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" un corso libero dal titolo Le forme di mercato, nel cui programma dava ampio spazio alla trattazione dell'oligopolio e al rapporto tra forme di mercato e sviluppo del reddito sociale.
L'anno successivo divenne assistente incaricato presso la cattedra di Economia Politica della Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Sassari, poi, dal primo febbraio 1958, in seguito a concorso, è nominato professore straordinario di Politica Economica e Finanziaria presso la Facoltà di Giurisprudenza e, nell'anno successivo, di Economia politica alla Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Catania. Dopo un anno all'Università di Bologna, Sylos Labini venne chiamato all'Università di Roma La Sapienza nell'ottobre 1962. Qui insegnò Istituzioni di Economia Politica presso la Facoltà di Scienze Statistiche, Demografiche e Attuariali fino al congedo nel 1995, quando lasciò l'insegnamento di ruolo (per poi venire nominato professore emerito nel 1997, vista la sua lunga docenza in quella sede). Nel 1965 ebbe anche l'incarico di insegnamento di Matematica Applicata all'Economia. Nel 1986 si è dedicato esclusivamente all'attività di ricerca scientifica presso l'Ufficio di Studi economici della Banca d'Italia.
Nell'ambiente ricco e stimolante della Facoltà romana di quei decenni, Sylos ha formato diversi allievi divenendone il maestro nel senso più pregnante del termine.Così Michele Salvati ha ricordato quel periodo: "dal 1966 al 1970, nella Roma del Sessantotto, anni in cui Sylos Labini non attenuò di un pelo il rigore che pretendeva da assistenti e studenti, perché lo esigeva da se stesso. Nessun complesso di colpa. A un collega che lo invitava a comprendere le proteste degli studenti contro i «professori borghesi», ricordo ancora la sferzante risposta: «Parli per lei stesso, io sono un aristocratico» (Michele Salvati, Dieci anni dalla morte; SYLOS LABINI LA VOCAZIONE DEL RIGORE, Corriere della Sera, 4 dicembre 2015. Ha poi portato avanti la sua attività di ricerca sempre parallelamente all'impegno civile, che lo ha visto impegnato in prima persona nella stagione della programmazione. I suoi studi di economista hanno sempre affondato le loro radici nella concretezza; la concettualizzazione non ha mai preceduto l'analisi attenta dei dati statistici e ha sempre tenuto presente l'importanza della multidisciplinarità, di una conoscenza approfondita della storia, della società e dell'evoluzione tecnica.
Il viaggio nel Mezzogiorno del 1953 e la collaborazione con “Il Ponte” e con “Il Mondo”