Chiamato dai suoi contemporanei «divino Guido», è ritenuto uno dei massimi esponenti del classicismo seicentesco e tra i pittori più rappresentativi della scuola emiliana del XVII secolo assieme ai Carracci, Francesco Albani, Guercino, Domenichino e Giovanni Lanfranco, nonché tra i principali protagonisti della pittura barocca a Roma e a Bologna.
Biografia Gli inizi a Bologna
L'apprendistato presso la bottega di Calvaert
Guido Reni nacque a Bologna nell'attuale palazzo Ariosti di via San Felice n. 3 (un'erronea tradizione che risale alla fine del Settecento lo fa nascere a Calvenzano, Vergato, nell'Appennino bolognese), da Daniele, musicista e maestro del coro della cappella di San Petronio e Ginevra Pozzi; venne battezzato il 7 novembre nella chiesa metropolitana di San Pietro..
Nel 1584, a dire dello storico Carlo Cesare Malvasia, che conobbe personalmente il pittore, abbandonò gli studi di musica a cui era stato avviato dal padre per entrare nella bottega bolognese del pittore fiammingo e amico Denijs Calvaert, che si impegnò a tenerlo per dieci anni, fino al 1594-1595. Ebbe per compagni di apprendistato pittori destinati a grande successo come Francesco Albani e il Domenichino e sappiamo che studiò in particolare le incisioni del Dürer e di Raffaello.
La scuola dei Carracci (1595-1598) Morto il padre il 7 gennaio 1594, Guido lasciò la bottega del Calvaert, non sussistendo più l'obbligo a cui si era impegnato il padre, ossia di rimanere a bottega fino al compimento del ventesimo anno d'età. Il Reni aderì quindi all'Accademia degli Incamminati, scuola di pittura fondata dai Carracci nel 1582 col nome di Accademia dei Desiderosi (il nome fu cambiato nel 1590), dove immediatamente dopo lo seguì anche l'amico e collega Albani..
Qui approfondì la pittura a olio, l'incisione a bulino (riproducendo ad esempio lElemosina di san Rocco e la Deposizione di Cristo entrambe di Annibale) e copiando a più riprese singole parti dellEstasi di Santa Cecilia del Raffaello, allora esposta nella chiesa di San Giovanni in Monte a Bologna. Qui mostrò il suo talento: il Malvasia riferisce l'aneddoto del suggerimento dato da Annibale a Ludovico Carracci, di «[...] non gl'insegnar tanto a costui, che un giorno ne saprà più di tutti noi. Non vedi tu come non mai contento, egli cerca cose nuove? Raccordati, Lodovico, che costui un giorno ti vuol far sospirare.»
Nel 1598, oramai ventenne e già pittore indipendente, il Reni dipinse lIncoronazione della Vergine con i Santi Giovanni Evangelista, Giovanni Battista, Bernardo e Caterina d'Alessandria per la chiesa di San Bernardo, oggi nella Pinacoteca di Bologna, sua prima commissione pubblica. Nello stesso periodo fece parte dellentourage di Ludovico Carracci prima presso l'oratorio di San Colombano, dove realizzò affreschi con le Storie della Passione di Cristo e poi presso la cappella Guidotti della chiesa di San Domenico, dove nell'ampia composizione dei Misteri del Rosario, il Reni si occupò di eseguire la tela della Resurrezione.. L'incontro con Clemente VIII Aldobrandini e i cardinali romani Nel novembre 1598 guido Reni vinse la gara, in concorrenza proprio con il maestro Ludovico Carracci, per la decorazione della facciata del palazzo del Reggimento, l'attuale palazzo municipale di Bologna: gli affreschi, commissionati per onorare la visita di papa Clemente VIII (di passaggio in occasione della devoluzione del Ducato di Ferrara allo Stato della Chiesa) e rappresentanti figure allegoriche, si erano già cancellati nell'Ottocento e costituirono (in concausa con altri fattori, tra cui la difformità di stile pittorico con i suoi insegnanti nonché la discordia su alcuni compensi pattuiti con i committenti) la rottura con il suo vecchio maestro e con altri allievi dei Carracci..
La sua arte era espressa sia su tela che ad affresco (cosa che contraddistingueva tutti i maestri bolognesi del tempo) di cui in quest'ultimo senso si cita la Caduta di Fetonte e la Separazione della Luce dalle Tenebre per il palazzo Zani (oggi Rossi), dove il primo è ancora in situ mentre il secondo fu staccato e venduto nel 1840 nel mercato londinese (oggi nella collezione Bankes di Kingston Lacy). Intanto sono contemporanee a questi anni diverse opere di destinazione privata ed altre pubblica, tra cui le tele della Madonna col Bambino, san Domenico e i Misteri del Rosario della basilica della Madonna di San Luca e lAssunzione della Vergine nella parrocchiale di Pieve di Cento, quest'ultima che rappresenta probabilmente l'apice dell'età giovanile del Reni..
Il 5 dicembre 1599 Guido Reni entrò nel Consiglio della Congregazione dei pittori di Bologna. Sulla scorta dei consensi ricevuti per i lavori effettuati in occasione della visita di Clemente VIII, il Reni ebbe occasione di allacciare i rapporti con l'ambiente romano, su tutti il pittore Cavalier d'Arpino, che seguiva il pontefice come consulente artistico, e i cardinali Paolo Emilio Sfondrati e Cesare Baronio. Per lo Sfondrati eseguì intorno al 1600 circa una copia dellEstasi di santa Cecilia di Raffaello, allora esposta nella chiesa di San Giovanni in Monte a Bologna, che poi il cardinale medesimo donerà alla chiesa di San Luigi dei Francesi di Roma dov'è tuttora.
L'opera ebbe notevole successo sul panorama romano, ancorché su invito del medesimo cardinal Sfondrati il Reni si trasferì nell'Urbe, dove rimarrà fino al 1614 (anche se con frequenti interruzioni) e dove poi troverà la definitiva consacrazione artistica.
I successi a Roma (1601-1614)
Le prime commesse
Nel 1601 Guido Reni è ufficialmente registrato a Roma, dove l'11 ottobre fu pagato dal cardinale Sfondrati, suo primo committente, per il Martirio di santa Cecilia della basilica di Santa Cecilia in Trastevere, dove per lo stesso committente e la stessa chiesa eseguì anche lIncoronazione dei santi Cecilia e Valeriano.
Nei primi anni romani si moltiplicano le opere raffiguranti sante a mezzo busto, tipiche del movimento paleocristiano che andavano promuovendo il cardinal Baronio e lo stesso Sfondrati. Nel marzo del 1602 tornò nella città natale per assistere ai funerali di Agostino Carracci, dove fu incaricato di incidere a stampa le decorazioni allestite per il funerale. Qui ritornò a lavorare assieme al vecchio maestro Ludovico per la chiesa di San Michele in Bosco, dove realizzerà un olio su muro con San Benedetto riceve doni dai contadini. Successivamente viaggiò da Bologna a Roma e di qui a Loreto per trattare delle eventuali decorazioni della basilica della Santa Casa, che tuttavia furono poi affidate al Pomarancio.
In questo periodo dipinse il Cristo in Pietà adorato dai santi Vittore e Corona, da Santa Tecla e San Diego d'Alcalà (1601 circa), ora nella cappella della Sacra Spina del duomo di Osimo, e la Trinità con la Madonna di Loreto (1604) per la chiesa della Trinità della stessa cittadina. Entrambe le opere furono richieste dal cardinale Antonio Maria Galli, un creato di Sisto V, noto in ambito storico artistico per le sue commissioni al Pomarancio.
Nel 1605 completò la Crocefissione di san Pietro per la chiesa romana di San Paolo alle Tre Fontane, ora nella Pinacoteca Vaticana, commissionatagli dal cardinale nipote Pietro Aldobrandini che lo pagò 100 scudi complessivi, divisi in due tranche da 50, una elargita a titolo d'acconto il 27 novembre 1604 e l'altra a titolo di saldo il 31 agosto 1605. Secondo il Malvasia sarebbe stato il Cavalier d'Arpino, pittore tardo manierista a cui il Reni si avvicinò molto nei primi anni di formazione, a suggerire l'emulazione del soggetto, derivato dalla tela del Caravaggio della basilica di Santa Maria del Popolo, con lo scopo di danneggiare lo stesso pittore lombardo nei favori dei committenti. Il soggetto ripreso dal Reni, infatti, riproduce in parte i contrasti di luce tipici della pittura del Merisi, seppure rispetto alla sua versione appare meno accentuato il dramma: la sua crocefissione è un tranquillo lavoro di artigiani, che rovesciano un santo rassegnato sulla croce e lo legano e l'inchiodano con gesti lenti e metodici..
Guido Reni comincia con questa tela a consolidare il suo status nell'ambiente artistico locale e nel contempo a scoprire le innovazioni della pittura caravaggesca, che sperimenterà anche in altre opere, a partire dalla Crocifissione di san Pietro in poi. Di questa esperienza, infatti, fanno parte quel gruppo di tele del primo decennio del secolo, quindi il Davide con la testa di Golia noto in due versioni, una al Louvre e l'altra agli Uffizi, il Martirio di santa Caterina d'Alessandria per la chiesa di Sant'Alessandro a Conscente, commissionato da Ottavio Costa, banchiere del cardinal Sfondrati, ora al Museo diocesano di Albenga in Liguria, la Preghiera nell'orto di Sens, lIncoronazione della Vergine di Londra, Davide che decapita Golia di collezione privata spagnola, i Santi Pietro e Paolo di Brera a Milano ed altre..
I capolavori per Paolo V Borghese (1608-1614)
La sua fama è così affermata che i suoi lavori diventano tra i più ricercati dall'ambiente romano del tempo, tra cui diverse furono richieste dal nuovo papa Paolo V (in carica dal 1605), presso cui il Reni divenne pittore di casa.
Il pittore viene messo a busta paga dalla famiglia; l'ufficialità del ruolo che ha assunto il Reni lo porta quindi a tenere un libro contabile in cui verranno annotati tutti i pagamenti dell'epoca..
Nel 1608 il pontefice gli affida la decorazione di due sale dei palazzi Vaticani, quella delle Nozze Aldobrandine e quella delle Dame, dove verranno realizzati rispettivamente i cicli con i Misteri della fede e quello con le Virtù di Sansone, mentre intanto il cardinale Scipione Borghese gli commissionò i cicli di affreschi di San Gregorio al Celio, con il Martirio di sant'Andrea e lEterno in gloria.
Sempre per volere del pontefice Borghese poi, al 1608 il pittore riceverà l'incarico di decorare la cappella dell'Annunziata nel palazzo del Quirinale, avvalendosi dell'aiuto di Francesco Albani, Antonio Carracci, Jacopo Cavedone, Tommaso Campana, ma soprattutto Giovanni Lanfranco. I cicli così come la tavola dellAnnunciazione sull'altare furono terminati nel 1610 ed elogiati dal Malvasia con le seguenti parole: «[...] con maggior applauso e meraviglia di tutta la Corte, che vi accorse ad ammirarla come cosa prodigiosa.». Per la cappella il pittore riceve un pagamento complessivo di 1.000 scudi da ripartire in 10 rate, l'ultima delle quali risalente al 5 marzo 1611, realizzando oltre alla tela da cui il nome dell'ambiente, i cicli della Presentazione di Maria al Tempio, lAnnuncio a Gioacchino, la Vergine che ricama in compagnia degli angeli (cosiddetta Madonna del cucito) e una serie di virtù e patriarchi..
Il 25 settembre 1609 ricevette il primo di 15 pagamenti per gli affreschi della cappella Paolina in Santa Maria Maggiore, che interruppe alla fine del 1610 probabilmente per contrasti con l'amministrazione papale, che, stando agli umori del pittore, risultavano esser troppo pressanti.
Altri lavori realizzati in questo giro d'anni furono poi terminati a Bologna, dove fece ritorno tra il 1610 e il 1611, successivamente a un infruttuoso soggiorno a Napoli. Tra queste opere vi era la nota Strage degli innocenti (venti scudi gli erano anticipati a Roma per la commissione), per la cappella di San Domenico dell'omonima chiesa di Bologna, commissionata dal conte Berò, dove la scena, con sei donne, due piccoli morti e due assassini, la tragedia è congelata nella misura e nella simmetria della composizione raffaellesca.