Biografia Di famiglia nobile,Procopio, II,24 è possibile che discendesse dagli omonimi consoli del 434 e 506, anche se è solo un'ipotesi basata sul suo nome.PLRE IIIa, p. 107. Membro del senato, aveva una sorella e aveva sposato una nipote di Giustiniano, Proiecta.

La sua carriera è ignota fino al 545, quando si recò in Africa per assumere il comando degli eserciti campali bizantini stanziati lì come magister militum per Africam; comunque, questa era la sua prima esperienza bellica. Accompagnato dal prefetto del pretorio Atanasio e da Artabane e Giovanni con truppe armene, oltre che dalla moglie e dalla sorella, Areobindo arrivò in Africa nella primavera del 545. Il comando militare fu condiviso con Sergio, che deteneva anch'egli il rango di magister militum per Africam; Sergio decise di occuparsi della difesa della Numidia dai Mauri, mentre Areobindo si occupò della difesa della Byzacena. Areobindo inviò Giovanni contro i Mauri accampati nei pressi di Sicca Veneria sotto il comando di Antala e Stotzas, scrivendo al contempo a Sergio invitandolo ad unirsi con l'esercito di Giovanni contro i Mauri; Sergio decise di non muoversi, determinando la sconfitta dell'esercito bizantino e l'uccisione di Giovanni.

In seguito a questi avvenimenti, nell'autunno 545 Giustiniano richiamò Sergio, dando a Areobindo il completo comando degli eserciti. Due mesi dopo, i Mauri di Numidia e Byzacena unirono le proprie forze e attaccarono Cartagine, sobillate dal traditore Guntari che intendeva uccidere Areobindo per poi spartire con il mauro Antala, con cui aveva avviato segrete negoziazioni, le sue ricchezze; nel frattempo, però, lo stesso Areobindo contattò Cutzinas, il capo dei Mauri della Numidia, riuscendo a convincerlo ad attaccare a tradimento i Mauri di Antala al momento della battaglia.Procopio, II,25. Areobindo ebbe però l'imprudenza del parlare dei contatti con Antala proprio con il traditore Guntari, che tentò allora di guadagnare tempo e mandare a monte il piano proponendo a Areobindo di chiedere a Cutzinas, come garanzia, di consegnare come ostaggi a Areobindo i propri figli. Quando il giorno della battaglia venne, Areobindo, timoroso di combattere, fece di tutto per rinviare la battaglia, riuscendo nell'impresa di rinviarla al giorno successivo.

Convinto a combattere, Areobindo condusse i suoi eserciti in battaglia: ma, per un generale senza esperienza di guerra, vedere i soldati massacrarsi a vicenda fu uno spettacolo insopportabile per i suoi occhi e si diede alla fuga, provocando la rotta dell'esercito, che lo seguì, e la caduta di Cartagine nelle mani di Guntari.Procopio, II,26. Areobindo trovò rifugio in un monastero di Cartagine dove aveva già inviato la moglie e la sorella: qui ricevette il vescovo di Cartagine, Reparato, che gli disse che Guntari lo voleva a palazzo e che gli aveva promesso che non gli avrebbe fatto del male una volta uscito dal monastero; Areobindo gli credette e si recò al palazzo di Guntari, dove fu inizialmente accolto con grandi onori; nel corso della notte, tuttavia, sicari inviati da Guntari lo assassinarono nel letto.

Note

Bibliografia Fonti primarie Procopio, De Bello Vandalico

Fonti secondarie The Prosopography of the Later Roman Empire, Volume IIIa, pp. 107–109 ("Areobindus 2")

Categoria:Magistri militum per Africam