CàttaroCfr. "Cattaro" nell'enciclopedia Treccani.Cfr. "Càttaro" su Sapere.itAtlante Zanichelli 2009, Zanichelli, Torino e Bologna, 2009, p. 52.Cfr. a p. 328 in Istituto Idrografico della Marina, Portolano del Mediterraneo, volume 6, Adriatico Orientale (edizione 1994, nuova tiratura febbraio 2002), Genova. (Pubblicazione annessa alla cartografia ufficiale dello Stato - legge 2 febbraio 1960, n. 68).Usporedno Talijansko-Hrvatsko nazivlje mjestat ("Tabella comparativa italiano/croato dei toponimi") pubblicata su Fontes (, rivista scientifica croata edita dall'Archivio di Stato), giugno 2000. (in serbocroato, incluso lo standard montenegrino, Kotor, Котор; in veneto Càtaro; in latino medievale Catharus) è una città e comune del Montenegro, situata nella Dalmazia meridionale sulla costa adriatica.
Tra il 1420 e il 1797 Cattaro e la regione circostante appartennero alla Repubblica di Venezia, e l'influenza veneta è ancor oggi visibile nell'architettura. L'antica città marittima, circondata da un'imponente cinta muraria, è ben conservata ed è inclusa nella lista dei Patrimoni dell'umanità protetti dall'UNESCO. È stata storicamente rilevante la presenza a Cattaro di una comunità di dalmati italiani; durante il periodo veneziano la zona era chiamata Albania Veneta.
La città si specchia nelle Bocche di Cattaro, un'articolata serie di profondi bacini perfettamente riparati dal mare aperto, che costituiscono il più grande porto naturale del mar Adriatico e che per il loro profilo frastagliato ricordano vagamente i fiordi norvegesi. Assieme a Cattaro stessa, le Bocche garantiscono alla regione un afflusso turistico in costante aumento. Alle loro spalle si innalzano le Alpi Dinariche, catena montuosa che va dal Carso italiano al Kosovo.
Geografia fisica Cattaro è situata in fondo all'insenatura delle bocche di Cattaro, alle pendici del monte Lovćen, a 84 km ad ovest della capitale Podgorica e a 60 km a nord-ovest di Antivari.
Clima
Storia Dall'antichità al Medioevo
La città fu fondata durante il periodo romano, quando era conosciuta come Acruvium. Faceva parte della provincia romana della Dalmatia; venne menzionata per la prima volta come Ascrivium o Ascruvium nel 168 a.C.
Fu dotata di fortificazioni nel 535, quando l'imperatore Giustiniano fece costruire una fortezza sulla collina sovrastante la città in seguito all'espulsione dalla zona dei Goti. Con ogni probabilità, nelle immediate vicinanze fu edificata una seconda città: nel X secolo l'imperatore bizantino Costantino VII allude ad una "Cattaro Bassa". La città fu saccheggiata dai Saraceni nell'840.
Nel 1002 la città fu gravemente danneggiata durante l'occupazione dei Bulgari e l'anno seguente fu ceduta alla Serbia dallo zar bulgaro Samuele, ma i cittadini insorsero, spalleggiati da Ragusa. Cattaro si sottomise solamente nel 1184 al protettorato serbo, preservando intatte le sue istituzioni repubblicane ed il suo diritto di concludere trattati e dichiarare guerra.
Divenne sede vescovile nel VIII secolo, mentre nel XIII secolo vennero fondati monasteri domenicani e francescani allo scopo di contenere la diffusione del Bogomilismo. È interessante notare che all'epoca la diocesi di Cattaro formava un unico territorio con l'arcidiocesi di Spalato.
Nel XIV secolo Cattaro iniziò a rivaleggiare con Ragusa come potenza commerciale, accrescendo gradualmente la sua importanza.
Il periodo veneziano
Poco prima della caduta della Serbia Moravica, la città di Cattaro, temendo di essere annessa all'Impero ottomano, si rese indipendente nel 1392 decidendo di chiedere protezione ad una potenza vicina; perciò a partire dal 1396 domandò ripetutamente alla Repubblica di Venezia di entrare nei suoi domini, ma quest'ultima per ben sette volte declinò l'invito, in considerazione dei gravosi oneri che avrebbe comportato l'annessione.
All'ottava richiesta, dopo aver ponderato a lungo, nel 1420 il Senato Veneziano accolse Cattaro tra i suoi domini investendo un patrimonio ingente nella costruzione della poderosa fortificazione; ancora oggi a Venezia si usa dire di un'amante troppo pretenziosa "Te me costi come i muri de Cattaro".
La Repubblica di Venezia confermò gli antichi privilegi della città e ne fece sede di un Rettore e un Provveditore, incaricato dell'amministrazione della giustizia civile e criminale, nonché di un Camarlengo e Capitano, cui era affidata la riscossione delle entrate e la gestione delle finanze pubbliche. Entrambi questi ufficiali, nobili veneziani eletti dal Senato per un anno, dipendevano dall'autorità del Provveditore Generale di Dalmazia e Albania, avente sede a Zara. Dopo la caduta di Scutari in mano all'Impero ottomano, Cattaro divenne il capoluogo della cosiddetta Albania Veneta composta da tre distretti o reggimenti di Risano, Castelnuovo in Dalmazia e Budua, nonché da comunità autonoma di Pastrovichi.
Cattaro era governata da propri statuti, i più antichi dei quali risalgono al 1301. Gli statuti veneziani furono pubblicati a Venezia nel 1616 con il titolo di Statuta et leges civitatis Cathari ("Statuti e leggi cittadine di Cattaro"). Il governo della città, di tipo aristocratico, si ispirava al modello veneziano, con un Maggior consiglio composto di soli nobili, un Minor e segreto consiglio di sei membri e un Senato (o Consiglio dei Pregati) di quindici.
La riunione comune dei due consigli, maggiore e minore, eleggeva tutti i vari ufficiali del comune, tra cui i provveditori alla sanità, i tre giudici della corte del Rettore e i provveditori alla zecca, dove anche sotto il dominio veneziano continuarono ad essere coniati varie monete diffuse nel basso Adriatico e in Albania.
La giustizia era amministrata dal Rettore, ma nelle cause civili i tre giudici locali avevano voto deliberativo, e alle loro decisioni, in virtù di un decreto del Senato veneziano del 1433, era ammesso interporre appello davanti a uno dei collegi di dottori di Padova, Vicenza, Verona o Treviso.
Il territorio del comune di Cattaro confinava con l'Impero ottomano e con il Montenegro comprendendo le terre di Perasto, Dobrota e Perzagno, ognuna delle quali aveva un proprio consiglio che eleggeva le autorità locali.
In epoca veneziana su Cattaro si abbatterono numerose disgrazie: venne assediata dall'Impero ottomano nel 1538 e 1657, flagellata dalla peste nel 1572, semidistrutta dal terremoto del 1563 e soprattutto da quello devastante del 1667, nel corso del quale crollarono la facciata della cattedrale di San Trifone con il campanile e il palazzo del Rettore.
Il dominio veneto lasciò una profonda impronta nella struttura urbana di Cattaro e nei suoi costumi. L'italiano fu la lingua usata in tutti gli atti pubblici e nell'insegnamento, soprattutto a causa della spinta del ceto nobiliare e della potente classe dei mercanti e capitani marittimi. Tra i letterati più famosi furono Bernardo Pima, Nicola Chierlo, Luca Bisanti, Alberto de Gliricis, Domenico e Vincenzo Burchia, Vincenzo Ceci, Antonio Zambella e Francesco Morandi. Il dialetto locale attuale denota influenze sia venete che slave, con la consistente presenza di termini romanzi.
Il periodo austriaco e quello napoleonico
Col trattato di Campoformio del 1797 Cattaro passò all'Arciducato d'Austria, ma nel 1805, con la pace di Presburgo, fu assegnata al Regno d'Italia napoleonico, e nel 1810 annessa alle Province illiriche dell'Impero francese, dove divenne capoluogo di un dipartimento. Dopo l'assedio di ottobre 1813 - gennaio 1814, fu restituita all'Impero austriaco in seguito al Congresso di Vienna (1815).
All'arrivo della notizia della concessione austriaca della Costituzione, il 23 marzo 1848, durante la Primavera dei popoli, la popolazione si riversò per le strade acclamando all'Italia, mentre lo stesso giorno la municipalità di Cattaro votava l'annessione al Regno Lombardo-Veneto. Il vladika del Montenegro, preoccupato per le sollevazioni, si rivolse ai bocchesi e ai ragusei (pur cittadini austriaci), minacciando che, qualora fosse stata dimostrata qualunque altra esaltazione per il Risorgimento italiano, avrebbe "ridotto in cenere" e "cosparso di sangue" l'intera Dalmazia meridionale.
Contemporaneamente un battaglione inviato dal vladika allontanava con le armi l'eventualità che la sollevazione si tramutasse in una vera e propria insurrezione. Gli abitanti però continuarono a seguire gli eventi risorgimentali italiani, tant'è che tra i Mille, che con Garibaldi salparono da Quarto alla volta della Sicilia, v'era anche Marco Cossovich, nativo di Venezia ma di famiglia e sentimento bocchese, il quale viene anche nominato, tra i pochi, da Garibaldi nella sua opera I Mille.
Come conseguenza della terza guerra d'indipendenza italiana, che portò all'annessione del Veneto al Regno d'Italia, per tutta la seconda metà del XIX secolo l'amministrazione imperiale austriaca aumentò le ingerenze nella gestione politica del territorio per attenuare l'influenza del gruppo etnico italiano, temendone le correnti irredentiste. Durante la riunione del consiglio dei ministri del 12 novembre 1866 l'imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria tracciò un progetto di ampio respiro mirante alla germanizzazione o slavizzazione delle aree dell'impero con presenza italiana:
La politica di collaborazione con i serbi locali, inaugurata dallo zaratino Ghiglianovich e dal raguseo Giovanni Avoscani, permise poi agli italiani la conquista dell'amministrazione comunale di Ragusa nel 1899. Nel 1909, però, la lingua italiana fu vietata in tutti gli edifici pubblici e gli italiani furono estromessi dalle amministrazioni comunaliDizionario Enciclopedico Italiano (Vol. III, pag. 730), Roma, Ed. Istituto dell'Enciclopedia Italiana, fondata da Giovanni Treccani, 1970. Queste ingerenze, insieme ad altre azioni di favoreggiamento al gruppo etnico slavo, ritenuto dall'impero più fedele alla corona, esasperarono la situazione e alimentarono le correnti più estremiste e rivoluzionarie.
Il tentativo di istituire la coscrizione obbligatoria, effettuato e fallito nel 1869 e riuscito nel 1881, causò due brevi rivolte popolari. I dalmati italiani, etnia italiana autoctona anche di Cattaro, nel 1895 si riunirono attorno alla locale sede della Lega Nazionale. Nel censimento del 1910 si annoveravano solo 538 italiani in tutto il circondario di Cattaro. Ma nello stesso periodo sorsero scuole italiane a MorignoCfr. alle pp. 324-327 in Istituto Idrografico della Marina Portolano del Mediterraneo, volume 6, Adriatico Orientale (edizione 1994, nuova tiratura febbraio 2002), Genova. (Pubblicazione annessa alla cartografia ufficiale dello Stato - legge 2 febbraio 1960, n. 68)., Perasto, Petrera, Combur e La Bianca. Tuttavia nel censimento jugoslavo del 1927 gli italiani risultavano solo 240. Quindi anche Cattaro fu coinvolta nel processo di croatizzazione della Dalmazia avvenuto durante la dominazione austroungarica.
Il periodo jugoslavo e quello italiano
Durante la prima guerra mondiale Cattaro fu teatro di alcune delle più aspre battaglie combattute tra il Regno del Montenegro e l'Impero austro-ungarico. Nel corso di questo conflitto avvenne anche l'ammutinamento di Cattaro, che interessò nel febbraio 1918 gli equipaggi delle unità navali della Imperiale e Regia Marina austro-ungarica ancorate nel porto della città, motivati dalle pessime condizioni di vita e dalla carenza di viveri. Dopo il 1918, a guerra terminata, assieme all'intero Montenegro la città venne inglobata nel neonato Regno di Jugoslavia.