La scheda telefonica, inizialmente nota anche come carta telefonica, era una tessera in carta e successivamente in plastica mediante la quale era possibile effettuare telefonate presso i telefoni pubblici..

Maggiormente diffusa a partire dalla fine degli anni ottanta del Novecento per almeno un decennio, l'utilizzo della scheda telefonica in Italia e nel mondo è andato costantemente diminuendo con l'avvento e la sempre maggiore diffusione della telefonia cellulare privata e dei successivi smartphone, con una contestuale diminuzione delle cabine telefoniche presenti sul territorio.

Dopo anni di costante declino delle vendite, in Italia, non sono state più prodotte schede telefoniche prepagate per l'utilizzo dei telefoni pubblici dal 2018 e nel resto del mondo non si hanno notizie sul loro attuale utilizzo. Pertanto la diffusione e il commercio delle schede telefoniche sussiste nel solo mercato collezionistico.

Storia

La prima scheda telefonica della storia venne introdotta in Italia nel 1976 dalla SIP - Società Italiana per l'Esercizio Telefonico, l'attuale TIM.

La motivazione che, fin dai primi anni settanta, mosse i vertici dell'azienda telefonica italiana SIP a realizzare una scheda prepagata per l'utilizzo presso le cabine e i telefoni pubblici, trae origine nell'intento di ridurre l'utilizzo dei poco pratici gettoni telefonici e delle monete, che fino a quel momento erano gli unici mezzi per pagare le telefonate utilizzando gli apparecchi telefonici pubblici, ma altresì la pressante necessità di contenere le frodi e i correlati episodi di vandalismo o furto di contanti a danno dei telefoni pubblici delle numerose cabine telefoniche dislocate sul territorio.

In quegli anni la SIP vagliò le tecnologie già esistenti in commercio per la realizzazione di schede prepagate a uso privato, coinvolgendo svariati produttori italiani ed esteri: IPM, Landis & Gyr, SGS-Ates, Siemens e SIDA. A seguito di circa tre anni di sperimentazione e realizzazione di prototipìe, fra cui rarissime e costose schede in plastica con primordiali contatti in oro realizzate dalla SGS-Ates e testate presso l'SSGRR de L'Aquila, la SIP scelse la più economica tecnologia della SIDA, un'azienda italiana di Montichiari che brevettò la prima scheda telefonica della storia. La SIP fu così la prima azienda telefonica al mondo a produrre e commercializzare una scheda telefonica per l'utilizzo di telefoni pubblici.

Italia La prima scheda telefonica realizzata fu quella a brevetto SIDA, che venne in seguito denominata "Serie 0" o anche "Precursoria SIDA". Essa era realizzata in cartonato pressato e stampato, a fondo completamente bianco con scritte blu e una banda magnetica sul frontespizio che l'attraversava centralmente sul lato corto, dove erano contenute quattro unità di scatto da ciascuna. La prima postazione pilota per sperimentare l'utilizzo di questa nuova tecnologia fu installata nel 1976 a Roma, presso il Galoppatoio di Villa Borghese. All'esaurimento del credito, la scheda veniva trattenuta all'interno dell'apparecchio telefonico dotato dell'apposito lettore per essere successivamente prelevata e distrutta da una squadra speciale della Guardia di Finanza allo scopo di evitare frodi.

Inizialmente l'iniziativa non riscosse il successo sperato, forse anche a causa dell'inconsistenza del supporto cartaceo della scheda stessa, ciò nonostante la sperimentazione proseguì e si estese anche a ulteriori centri SIP di Torino e Milano. Tuttavia il brevetto SIDA nel frattempo venne utilizzato anche all'estero, come nella produzione di analoghe schede telefoniche realizzate per l'azienda telefonica venezuelana CANTV.

Per assistere a un più concreto e diffuso successo di questa nuova tecnologia si dovette attendere la seconda metà degli anni ottanta del Novecento, quando la SIP si adoperò contestualmente per rinnovare la propria immagine e sostituire le vecchie cabine telefoniche "gialle" contenenti i vecchi apparecchi telefonici a gettoni, con le cabine "rosse" dotate del nuovo apparecchio telefonico Rotor, prodotto dalla torinese Urmet e introdotto a partire dal 1987, che poteva accettare in pagamento sia gettoni sia monete, ma anche le schede telefoniche; in alcuni casi furono installati pure analoghi modelli di telefono Rotor III, che funzionavano unicamente mediante schede telefoniche.

Giunti a questo traguardo, è doveroso specificare che nel frattempo erano cambiate anche le schede telefoniche stesse, che dal 1985 avevano abbandonato l'ormai obsoleta tecnologia SIDA in favore del più evoluto brevetto della Urmet, commercializzato per la prima volta con le schede della cosiddetta "Serie Rossa", dopo alcuni anni di sperimentazione di precedenti prototipi. In queste nuove schede a brevetto Urmet diverso era anche l'orientamento della banda magnetica, orizzontale sul lato lungo e i tagli di vendita assunsero una connotazione definitiva, assestandosi su e, come recava scritto la scheda, esse erano in vendita nei capoluoghi di provincia.

In seguito anche il supporto variò, preferendo il PVC, materiale difficilmente deformabile, leggero, flessibile, impermeabile e, cosa molto importante, tale da non incepparsi nei lettori. Successivamente furono introdotti anche i più rari tagli da e le schede "omaggio" personalizzate con il retro raffigurante la pubblicità di chi ne faceva richiesta, poiché la vera innovazione della successiva versione della scheda a brevetto Urmet, denominata "Serie Azzurra", fu proprio il recto completamente stampabile, che fece della scheda telefonica un veicolo pubblicitario a tutti gli effetti, forte della sua capillare diffusione sul territorio e con la possibilità di una tiratura alta, che raggiungeva o superava anche il milione di copie per soggetto. Quest'ultima caratteristica alimentò anche il nascente mercato del collezionismo di schede telefoniche che perdura anche in tempi odierni.

Nel 1994, con il cambio societario che portò alla nascita di Telecom Italia, le schede subirono anch'esse un radicale rinnovo d'immagine, concedendo alla pubblicità anche la parte superiore del fronte, dove cambiò la dicitura principale, mutata da "carta" a "scheda" e che venne inserita in una banda di diverso colore a seconda del taglio: verde per le schede da , giallo scuro per le schede da , rosso per le schede da , blu per quelle da e viola per i tagli da . La banda magnetica divenne più corta per poter ospitare a lato il valore facciale. Rimase invariata la banda bianca a piede contenente il logo Telecom Italia, con i codici a barre e quello numerico, l'indicazione del produttore ma lasciando posto a una novità, la dicitura riguardante la tiratura.

Questi possono essere a ragione considerati gli anni d'oro della scheda telefonica, sia in Italia che all'estero. In Italia la scheda telefonica era venduta presso qualsiasi tabaccheria, edicola, ufficio postale, autogrill, albergo, campeggio, negozio InSip o altro punto vendita autorizzato che ne facesse richiesta. Si può quasi affermare che non ci sia stata persona che allora non l'abbia utilizzata almeno una volta e che l'abbia avuta con sé nel portafoglio o in borsetta, in automobile, in ufficio, oppure che l'abbia data in dotazione ai propri figli o a parenti e nipoti per telefonare a casa in caso di necessità. Una grande diffusione della scheda telefonica si ebbe anche nei luoghi di vacanza, dove in alcune ore serali non era affatto raro veder formarsi file di persone davanti alle cabine telefoniche di luoghi turistici, ciascuna in paziente attesa del proprio turno per telefonare. Proprio per rispondere a una precisa esigenza del mercato, Telecom Italia in questi anni decise di emettere anche particolari schede telefoniche aziendali denominate Carta Azienda e personalizzate per catene alberghiere, cooperative o comunità religiose e conventi. Questi esemplari, pur avendo una tiratura molto alta, divennero presto una rarità molto ricercata dai collezionisti. Altra iniziativa fu l'emissione della Carta di Credito Telefonica, una vera e propria carta bancaria con cui pagare il proprio traffico telefonico..

Dopo lustri di enorme diffusione e popolarità, con l'avvento della telefonia mobile privata di massa, la scheda telefonica ebbe una prima battuta d'arresto ma rimase ancora uno strumento abbastanza utilizzato per i primi anni Duemila. Al passaggio da lira a euro le schede subirono soltanto parziali modifiche, ovvero l'introduzione della doppia valuta espressa in lira ed euro. In seguito scomparve la dicitura "scheda telefonica" per lasciare maggiore spazio alla pubblicità sul fronte e il valore facciale, espresso unicamente in euro, che venne indicato a lato della banda magnetica nel solo colore rosso, con i nuovi tagli che si assestarono infine sui valori facciali di .

La crescente diffusione della telefonia mobile, unita all'avvento degli smartphone, hanno radicalmente cambiato le abitudini telefoniche degli utenti, tanto da decretare una sempre più drastica riduzione del numero delle cabine telefoniche e dei telefoni pubblici. A seguito di un breve periodo in cui sono stati commercializzati anche piccoli lotti di schede Telecom Italia con microchip destinate ai nuovi telefoni pubblici Digito, gli ultimi esemplari realizzati di scheda telefonica riportano soltanto il logo TIM, secondo l'ultima variazione nominale e societaria dell'azienda.TIM era un marchio che fino al 2016 era riservato solo ai servizi di telefonia mobile e da tale anno è stato esteso anche ai servizi fissi, eliminando il marchio Telecom Italia.

Nonostante ciò, per entrambi i modelli di scheda telefonica la loro realizzazione è andata inesorabilmente diminuendo, fin tanto da costringere la TIM a contemplare la produzione di una sola serie annuale a tiratura limitata sino al 2018, ma il cui reperimento è stato sempre più appannaggio del mercato collezionistico.

Di fatto si può affermare con sufficiente certezza che il periodo delle schede telefoniche sia decisamente tramontato ma sopravviva unicamente a livello meramente collezionistico.

Estero Anche al di fuori dell'Italia le varie compagnie telefoniche nazionali emisero schede prepagate da utilizzarsi nelle postazioni pubbliche, riuscendo molto prima che in Italia, a sostituire definitivamente l'uso di monete. Paradossalmente, la tecnologia italiana Urmet con banda magnetica e talloncino di controllo venne adottata meno frequentemente, preferendo i sistemi a lettura ottica oppure la successiva tecnologia con microchip, tuttavia il brevetto Urmet è stato largamente esportato e utilizzato da società telefoniche di svariati Paesi nel mondo, come: Argentina, Armenia, Bangladesh, Bielorussia, Bolivia, Egitto, Liberia, Lituania, Myanmar, Pakistan, Polonia, Russia, San Marino, Sierra Leone, Tunisia, Uzbekistan e Vaticano.

In breve tempo numerose compagnie telefoniche nel mondo adottarono brevetti analoghi con banda magnetica per telefoni pubblici con il pagamento prepagato del traffico telefonico; esse vengono solitamente raggruppate in base alla società produttrice del brevetto o alla tecnologia, assumendo talvolta il nome dalla compagnia stessa.

Oltre a quello Urmet, i principali brevetti affermatisi nel mondo sono i seguenti: Alcatel Bell Autelca DLRCT GPT Tamura, Anritsu e Hakuto Siemens, Solaic, Gemplus, Bull CP8, Schlumberger, Oberthur (tecnologie con microchip)