Il fantasy (AFI: , letteralmente "fantasia"; termine mutuato dalla lingua inglese) è un genere letterario sviluppatosi tra il XIX e il XX secolo entro la macro-categoria della letteratura fantastica (in lingua inglese speculative fiction, "narrativa speculativa"): nello specifico rientrano nel filone fantasy le opere di narrativa in cui sono portati in scena fenomeni magici e soprannaturali, sia ripresi dalla tradizione folklorica (per esempio creature mitologiche) sia creati appositamente dall'autore; tali opere possono svolgersi tanto in una versione fittizia della Terra dove la magia esiste, quanto in mondi immaginari appositamente creati.

Il fantasy si distingue dal genere contiguo della fantascienza per la diversa natura dell'elemento fantastico: in un'opera fantascientifica gli eventi immaginari sono presentati come gli esiti possibili di una scienza esatta o molle, mentre le situazioni del fantasy sono frutto di leggi naturali e discipline completamente fittizie; l'ibridazione fra i due generi è comunque possibile ed è classificata come science fantasy. Analoga distinzione sussiste fra fantasy e horror: anche la narrativa dell'orrore si basa su elementi sovrannaturali, ma li presenta necessariamente come violazioni macabre e perturbanti delle leggi di natura, laddove il fantasy presenta la magia come parte integrante di un ordine naturale distinto e separato da quello reale; anche in questo caso l'ibridazione è possibile ed è definita dark fantasy.

Il fantasy nacque come forma di letteratura di genere nella cultura anglofona, ma numerose opere di tale tipologia sono state prodotte anche in altri media: radio e musica, cinema e televisione, fumetti e librogame, giochi di società e videogiochi. Nelle arti figurative è rappresentato soprattutto dall'illustrazione legata al mercato editoriale.

Storia

La presenza nella letteratura occidentale di fenomeni magici e meravigliosi risale alle mitologie delle varie religioni politeiste e in particolare alla loro sistemazione in poemi epici, come l'epopea di Gilgameš in ambito mesopotamico; lIliade e lOdissea di Omero e lEneide di Virgilio nella tradizione greco-romana; il dittico composto da Rāmāyaṇa e Mahābhārata per la mitologia indiana; lEdda di Snorri, lEdda Poetica, il Nibelungenlied e il Beowulf per le varie tradizioni regionali della mitologia scandinava e germanica; il Mabinogion e i frammentari "cicli" irlandesi rispetto alla tradizione celtica.

Questo antico filone di narrativa fantastica si perpetuò nell'Europa del Pieno Medioevo con la tradizione dei romanzi cavallereschi, opere che inserivano elementi meravigliosi in trame di argomento superficialmente storico: in particolare, il ciclo carolingio ricostruiva approssimativamente la vita e le imprese reali di Carlo Magno, mentre il ciclo bretone, elaborato (fra gli altri) da Chrétien de Troyes, Wolfram von Eschenbach e Thomas Malory, ineriva le avventure completamente fittizie di re Artù e dei suoi cavalieri della tavola rotonda. Ai cicli arturiano e carolingio si ispirarono opere composte durante il Rinascimento italiano, tra cui il Morgante (1478-1483) di Luigi Pulci, lOrlando innamorato (1483-1495) di Matteo Maria Boiardo e lOrlando furioso (1516-1532) di Ludovico Ariosto, che a loro volta furono rielaborate in produzioni barocche quali la Gerusalemme liberata (1581) di Torquato Tasso, La regina delle fate (1590) di Edmund Spenser o il Don Chisciotte della Mancia (1605-1615) di Miguel de Cervantes.

Accanto a questa letteratura dotta, esisteva in tutto il continente anche una tradizione popolare di fiabe e favole, che trovarono espressione alta in innumerevoli raccolte di novelle d'autore: El Conde Lucanor (1330-1335) di Don Juan Manuel, il Decameron (1351) di Giovanni Boccaccio, i Racconti di Canterbury (1387-1388) di Geoffrey Chaucer, Lo cunto de li cunti (1634-1636) di Giambattista Basile, I racconti di Mamma Oca (1697) di Charles Perrault, la prima traduzione in lingua francese delle Mille e una notte a cura di Antoine Galland (1704).

Il passaggio dalla narrativa fiabesca e cavalleresca alla vera e propria letteratura speculativa si compì nel XVIII secolo, allorché la cultura illuminista codificò il genere del romanzo realistico e, di conseguenza, attribuì uno spazio letterario specifico alla narrativa fantastica, in quanto rappresentazione di fenomeni non reali presentati come possibili. Fu dunque nel Regno Unito di età georgiana che vennero composti i primi testi speculativi in senso moderno, fra cui I viaggi di Gulliver (1725-1736) di Jonathan Swift, un testo satirico che parodiava i memoriali di viaggio, Il castello di Otranto (1764) di Horace Walpole, primo esempio di romanzo gotico e dunque di narrativa dell'orrore, e il Frankenstein di Mary Shelley (1818), opera seminale della fantascienza.

Particolarmente importante in questo contesto fu il movimento romantico, che rispose al disagio sociale prodotto dalla Rivoluzione industriale con un rinnovato interesse per le tradizioni folkloriche pre-moderne; esemplari in tal senso furono i poemi epici Canti di Ossian (1760-1773) di James Macpherson, i Canti dell'Innocenza e dell'Esperienza (1794) di argomento mistico di William Blake o l'ode arturiana La Belle Dame sans Merci (1819) di John Keats, nonché, in ambito tedesco, le Fiabe del focolare (1812-1815) raccolte dai fratelli Grimm. Durante l'età vittoriana queste sperimentazioni, finalmente, si cristallizzarono nelle prime vere opere di letteratura fantasy, articolata sin dal principio in due filoni paralleli.

Da un lato, il recupero della fiaba popolare fu posto al servizio delle moderne teorie pedagogiche e risultò in romanzi fantasy dedicati all'infanzia, come Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie (1865) e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò (1871) di Lewis Carroll, La principessa e i goblin di George MacDonald (1872), Il meraviglioso mago di Oz di Lyman Frank Baum (1900), Cinque bambini e la Cosa di Edith Nesbit (1902) e Peter Pan di James Matthew Barrie (1904). Dall'altro lato, il cenacolo artistico dei Preraffaelliti, guidato da Dante Gabriel e Christina Rossetti, sdoganò nelle arti figurative un gusto medievaleggiante che fu applicato alla prosa narrativa da William Morris, autore di romanzi cavallereschi inseriti in un progetto culturale luddista, mentre il già citato George MacDonald affiancò alle sue favole edificanti per l'infanzia dei romanzi allegorici di matrice calvinista: assieme La terra cava (1856) di Morris e Le fate dell'ombra (1858) di MacDonald rappresentarono dunque i primi romanzi fantasy concepiti per lettori adulti, sia per il loro elaborato posizionamento ideologico sia per l'ambientazione in articolati mondi immaginari del tutto distinti dal pianeta Terra – un espediente narrativo che li differenziava in modo precipuo dalla letteratura fantastica pre-industriale e li accomunava a molte opere precorritrici di fantascienza, come Flatlandia (1884) di Edwin Abbott Abbott.

All'inizio del Novecento il testimone di Morris e MacDonald fu raccolto dal letterato irlandese Lord Edward Plunkett di Dunsany: nella prima metà del secolo egli compose numerose antologie di fiabe e novelle (a partire da The Gods of Pegana, 1905), un certo numero romanzi (in particolare La figlia del re degli Elfi, 1924) e un ciclo di fantasy contemporaneo dedicato a Joseph Jorkens (1932-1957), nei quali delineò complesse cosmogonie e variegati scenari sospesi fra l'avventuroso e il fantasmagorico. Tale fu il successo di Lord Dunsany che nel periodo interbellico sorse un consistente panorama britannico di autori fantasy, fra i quali Eric Rücker Eddison compose Il serpente Ouroboros (1922), un'epica bellica di ispirazione barocca; Hope Mirrlees sviluppò in Lud-in-the-Mist (1926) un fantasy urbano di contenuto investigativo e satirico; John R. R. Tolkien concepì Lo Hobbit (1937) come parte di un più vasto progetto di creazione di lingue artificiali; Terence Hanbury White strutturò La spada nella roccia (1938) come parodia della tradizione arturiana; Mervyn Peake reinterpretò la tradizione gotica nella trilogia di Gormenghast (1946-1959).

Le opere di Lord Dunsany vennero inoltre pubblicate anche negli Stati Uniti d'America ed ebbero un'influenza immediata sugli autori di pulp magazine, le riviste statunitensi di narrativa di genere: sulle pagine di Argosy Edgar Rice Burroughs pose le basi del planetary romance con Sotto le lune di Marte (1911-1912), mentre Abraham Merritt si specializzò nella narrativa di civiltà perdute con Il pozzo della Luna (1919); Robert Ervin Howard creò per Weird Tales il sottogenere heroic fantasy, esemplificato dai suoi cicli interconnessi di Kull di Valusia (1929-1930) e Conan il Cimmero (1932-1936), dalla saga di Jirel di Joiry (1934-1939) di Catherine Lucille Moore e dai racconti di Hyperborea (1931-1958) di Clark Ashton Smith; su Unknown apparvero invece le avventure di Fafhrd e il Gray Mouser (1939-1988) di Fritz Leiber e quelle dellIncantatore incompleto (1940-1954) composte da Lyon Sprague de Camp e Fletcher Pratt. Autori statunitensi non legati all'ambiente delle riviste furono invece James Branch Cabell con il romanzo picaresco Jurgen (1919), Charles Grandison Finney con il seminale dark fantasy Il circo del Dr. Lao (1934) ed Evangeline Walton con il fantasy mitologico L'isola dei potenti (1936).

Nell'immediato Dopoguerra il panorama editoriale statunitense fu dominato da opere science fantasy spesso edite sulla rivista The Magazine of Fantasy and Science Fiction, fra le quali spiccarono Il mondo oscuro (1946) di Henry Kuttner, Tre cuori e tre leoni (1953) e La spada spezzata (1954) di Poul Anderson, il Ciclo della Terra morente (1950-1984) di Jack Vance (archetipo del sottogenere omonimo) e le antologie di Ray Bradbury Le auree mele del sole (1953) e Paese d'ottobre (1955); frattanto nel Regno Unito Tolkien diede alle stampe il suo secondo romanzo, Il Signore degli Anelli (1954-1955), che gli valse una candidatura al Premio Nobel per la letteratura e pose le basi del sottogenere high fantasy assieme a Le cronache di Narnia (1950-1956) di Clive Staples Lewis; il grande successo commerciale di Tolkien provocò un'autentica fioritura della letteratura fantasy, che numerosi scrittori sia europei sia nordamericani vollero sviluppare in direzioni inedite. Indubbiamente una fetta consistente di questi romanzieri imitò in modo anche pedissequo la poetica di Tolkien, a partire da Terry Brooks fino ad arrivare a Robert Jordan, ma molti altri si dedicarono all'elaborazione di nuove forme narrative: è il caso del science fantasy femminista di Andre Norton e Marion Zimmer Bradley, dei romanzi di costume di Ursula K. Le Guin ed Ellen Kushner, della giallistica di Randall Garrett e Steven Burst, della parodia letteraria di Terry Pratchett, delle favole macabre di Tanith Lee, dei romanzi ucronici di Brian Stableford e Tim Powers, del fantasy urbano di Charles de Lint e Neil Gaiman.