I combattimenti nella città di Stalingrado furono una fase della grande battaglia combattuta nella seconda metà del 1942 tra le forze della Wehrmacht e quelle dell'Armata Rossa nel settore meridionale tra il Don e il Volga del fronte orientale durante la seconda guerra mondiale.

Per oltre due mesi la 6ª Armata del generale Friedrich Paulus sferrò una serie di attacchi violenti e sanguinosi per cercare di conquistare l'importante città industriale di Stalingrado e schiacciare le forze della 62ª Armata sovietica al comando del generale Vasilij Čujkov asserragliata all'interno dell'abitato. I combattimenti, tra i più duri e cruenti di tutta la guerra, si svolsero in gran parte a distanza ravvicinata tra le rovine degli edifici e dei grandi impianti industriali della città devastata e costarono dure perdite ad entrambe le parti.

I tedeschi, pur ottenendo alcuni successi grazie alla loro superiorità numerica e di mezzi, non riuscirono a conquistare completamente la città ed invece logorarono le loro forze di prima linea di fronte alla coraggiosa ed inesauribile resistenza nemica, esponendosi inoltre alla controffensiva generale sovietica che sarebbe iniziata il 19 novembre 1942 ed avrebbe cambiato completamente la situazione.

La marcia su Stalingrado

Arrivo dei tedeschi sul Volga Il 23 luglio 1942 Adolf Hitler diramò la sua Direttiva n. 45 "Braunschweig" che modificava profondamente il primitivo progetto di offensiva nel settore meridionale del fronte orientale (operazione Blu), pianificato dall'OKH e dal OKW allo scopo di ottenere un successo decisivo in Unione Sovietica. La nuova direttiva del Führer, basata su una sottovalutazione delle residue capacità di resistenza dell'Armata Rossa, prevedeva un'avanzata contemporanea verso il Caucaso e verso il Volga. Mentre il Gruppo d'armate A del feldmaresciallo Wilhelm List sarebbe penetrato in profondità a sud di Rostov e avrebbe conquistato il Kuban', la costa del Mar Nero, il Caucaso e i pozzi di petrolio di Majkop e Baku (operazione Edelweiss), il Gruppo d'armate B del generale Maximilian von Weichs avrebbe dovuto marciare oltre il Don in direzione dell'importante città industriale di Stalingrado; dopo aver raggiunto il Volga le truppe tedesche avrebbero dovuto discendere verso sud fino ad Astrachan' (operazione Fischreiher).. Mentre nella Direttiva originale dell'operazione Blu non era richiesto esplicitamente di occupare Stalingrado ma veniva ordinato solo di neutralizzarla come nodo di comunicazioni e centro industriale., per la prima volta nella Direttiva n. 45 Hitler affermava espressamente, riguardo a Stalingrado, che "la città stessa deve essere conquistata".. Questa missione spettava principalmente alla 6ª Armata del generale Friedrich Paulus, la formazione più potente dello schieramento della Wehrmacht all'est..

Il generale Paulus iniziò la sua offensiva verso il Don ed il Volga a partire dal 25 luglio e durante la prima settimana riuscì, nonostante carenze di carburante, la resistenza sovietica ed alcuni contrattacchi nemici, ad avanzare verso la grande ansa del Don ed a accerchiare una parte delle forze sovietiche ad ovest di Kalač. Questi scontri furono coronati da successo ma richiesero tempo e permisero ai sovietici di riorganizzare le loro forze. Le difese sovietiche erano state concentrate dal 12 luglio in un nuovo Fronte di Stalingrado al comando del generale Vasilij Gordov, con la 62ª Armata del generale Anton Lopatin e la 64ª Armata del generale Michail Šumilov. Dopo le prime sconfitte il generale Gordov venne sostituito il 9 agosto dall'esperto e combattivo generale Andrej Erëmenko che cercò di rafforzare le difese sovietiche a ovest di Stalingrado e contemporaneamente fece fronte a sud all'avanzata della 4ª Panzerarmee del generale Hermann Hoth che, in marcia verso il Caucaso, il 30 luglio era stata dirottata da Hitler verso nord per supportare l'attacco da ovest del generale Paulus..

La situazione ebbe una svolta drammatica il 21 agosto: il 14º Panzerkorps del generale Gustav von Wietersheim, elemento di punta della 6ª Armata, attraversò il Don sui ponti di Vertjacij ed il 23 agosto il generale Paulus, che nel suo ordine di operazioni del 19 agosto aveva mostrato fiducia ipotizzando un possibile cedimento nemico., sferrò con la 16. Panzer-Division del generale Hans-Valentin Hube l'attacco finale in direzione del Volga e della periferia settentrionale di Stalingrado. L'attacco superò rapidamente la debole resistenza e nel tardo pomeriggio, dopo un'audace avanzata di circa 60 chilometri, i panzer raggiunsero il fiume e il quartiere settentrionale di Rynok della città industriale..

Alle ore 18:00 dello stesso giorno la 4ª Luftflotte del generale Wolfram von Richthofen scatenò un devastante attacco aereo alla città: impiegando soprattutto bombe incendiarie, gli aerei tedeschi colpirono le strutture amministrative e residenziali della città, i quartieri periferici costruiti principalmente in legno, i depositi di petrolio, le banchine degli approdi sul Volga. Le fiamme distrussero gran parte degli edifici in legno e molte costruzioni del centro vennero ridotte in macerie, il panico si diffuse tra la popolazione, i depositi si incendiarono, le vittime tra i civili furono molto alte, il fumo avvolse completamente la città..

Nella notte del 23 agosto Stalin, preoccupato e fortemente irritato dall'evoluzione delle operazioni, intervenne via radio sollecitando il generale Erëmenko a non farsi impressionare dall'irruzione di "deboli forze tedesche" fino a Rynok, a mantenere la calma, conservare la fiducia nella vittoria e contrattaccare subito con le forze disponibili. Alle ore 23:00 dello 24 agosto il generale Erëmenko, dopo una drammatica riunione al quartier generale del Fronte Sud-Est con il generale Aleksandr Vasilevskij, il capo del partito locale Aleksej Semënovič Čujanov e Nikita Chruščëv (commissario capo del Fronte), presentò il rapporto a Stalin delineando la situazione critica a Stalingrado. Il generale chiese per telefono l'autorizzazione a iniziare ad evacuare i civili e le fabbriche strategiche sulla riva orientale del Volga. Al contrario, Stalin, timoroso di un cedimento del morale in caso di evacuazione, proibì ogni trasferimento. Le industrie dovevano rimanere e produrre fino all'ultimo armi per il fronte, i civili e gli operai dovevano formare squadre di volontari per rinforzare le truppe, Stalingrado sarebbe stata difesa..

Il 1º settembre l'ordine del giorno del Fronte Sud-Est del generale Erëmenko sembrò confermare la volontà di resistenza sovietica e la decisione di battersi con la frase "il nemico deve essere e sarà distrutto a Stalingrado".. In realtà Stalin non era affatto sicuro che Stalingrado avrebbe resistito e temeva che l'esercito rischiasse di cederla; il 28 agosto convocò con urgenza il generale Georgij Žukov, da pochi giorni nominato vice-comandante in capo, per inviarlo a sud e coordinare una serie di contrattacchi di alleggerimento..

Nel frattempo il generale Erëmenko riuscì il 24 agosto, con un raggruppamento improvvisato costituito con i 50 carri leggeri T-70 del 2º Corpo carri e del 23º Corpo carri e con reparti della 10ª Divisione NKVD del colonnello Aleksandr Saraev a fermare l'avanzata da nord in direzione della fabbrica di trattori della 16. Panzer-Division. I pochi aerei disponibili furono impiegati per colpire le colonne corazzate nemiche, reparti femminili di contraerea si sacrificarono contro i panzer, infine alla balka Suchaja Mečëtka, 800 metri a nord della fabbrica di trattori, i tedeschi furono bloccati e alle ore 18:00 iniziarono a ripiegare sospendendo gli attacchi..

La battaglia nelle vie di accesso a Stalingrado

La situazione delle forze del generale Erëmenko rimaneva molto precaria; il 25 agosto, Stalin autorizzò una ritirata della 62ª Armata verso l'ultima linea difensiva di Stalingrado a ridosso della città; il 29 agosto il dittatore inviò il generale Žukov a sud con l'ordine di attaccare entro il 2 settembre con tre nuove armate nel corridoio Don-Volga sul fianco sinistro della 6ª Armata. Arrivato sul posto, il generale chiese un rinvio fino al 6 settembre; il 3 settembre Stalin inviò un messaggio molto allarmato a Žukov richiedendo un contrattacco immediato, dato che i tedeschi potevano "prendere Stalingrado oggi o domani". Solo con difficoltà e dopo un violento alterco al telefono, il generale riuscì a convincere il dittatore a rimandare fino al 5 settembre. A partire da quel giorno il generale Žukov, insieme al generale Gordov, vicecomandante del Fronte di Stalingrado, attaccò per una settimana di seguito il fianco sinistro del 14º Panzerkorps, senza ottenere risultati, ma attirando una parte delle forze tedesche.. Il generale Paulus fu messo in difficoltà da questi attacchi ma superò la crisi: destituì il generale von Wietersheim che consigliava la ritirata, sostituendolo con il generale Hube, e mantenne le posizioni sul Volga a Rynok.

Nel frattempo la situazione sovietica era peggiorata a sud dove il 29 agosto la 4ª Panzerarmee del generale Hoth riprese la sua marcia a nord dell'Aksaj verso la periferia meridionale di Stalingrado e, con una manovra aggirante, superò le difese della 64ª Armata a Tondutovo, avanzando verso Voroponovo e Pitomnik. Questo successo metteva in pericolo le retrovie della 62ª Armata che, su ordine di Stalin e del generale Erëmenko, si stava ritirando verso la città sotto la pressione frontale del 51º Corpo d'armata del generale Walther von Seydlitz-Kurzbach.. Il comando del Gruppo d'armate B sperò in questa fase che le forze sovietiche della 62ª Armata potessero essere accerchiate prima del loro ripiegamento dentro la città, ma la manovra, effettuata con forze insufficienti e in uno spazio troppo ristretto, non riuscì.. Il generale Paulus, pressato a nord dai contrattacchi sovietici e preoccupato per la posizione isolata a Rynok del generale Hube, poté inviare a sud, incontro alle forze del generale Hoth, solo una parte del 51º Corpo. Il 2 settembre la 71ª Divisione fanteria della 6ª Armata si congiunse a Voroponovo con la 24. Panzer-Division della 4ª Panzerarmee, ma i resti della 62ª Armata del generale Lopatin riuscirono a sfuggire alla trappola e a ripiegare sull'ultima linea difensiva davanti a Stalingrado (la linea "G"), mentre a sud, il generale Šumilov, comandante della 64ª Armata, riuscì a mantenere il possesso delle alture strategiche sul Volga di Krasnoarmejvsk e Beketovka..

Nella prima settimana di settembre le forze tedesche completarono le manovre di avvicinamento a Stalingrado, mentre la Luftwaffe e l'artiglieria riprendevano gli attacchi contro la città e contro le truppe sovietiche. Da ovest il generale Paulus occupò con le divisioni del 51º Corpo d'armata i sobborghi periferici di Stalingrado, Gorodišče e Aleksandrovska, portandosi in posizione d'attacco a circa otto km dal centro, mentre a sud il 48º Panzerkorps del generale Werner Kempf, appartenente all'armata del generale Hoth, avanzò verso la città vecchia a sud della Carica, raggiungendo il 10 settembre con reparti della 29ª Divisione motorizzata, il Volga a Kuporosnyj. In questo modo la 64ª Armata del generale Šumilov, ancora in possesso delle alture a sud, rimase separata dalla 62ª Armata del generale Lopatin; quest'ultima armata era tagliata fuori dal resto delle schieramento sovietico sia a sud, a Kuporosnyj, sia a nord, a Rynok, e si trovava respinta dentro Stalingrado, in grado di essere rifornita e rinforzata solo attraverso il fiume.

Primo attacco della 6ª Armata

Forze tedesche e sovietiche all'inizio della battaglia