Un salotto letterario è un luogo di riunione, spesso privato, dove si riuniscono periodicamente, a cura di un anfitrione, intellettuali o personaggi protagonisti delle cronache mondane, per dibattere o conversare su argomenti legati all'attualità culturale o politica.

Enciclopedia Treccani alla voce corrispondente

La conduzione di un salotto può essere anche un modo per influire sulla formazione dell'opinione pubblica e sulla politica dello Stato attraverso le funzioni che i "salottieri" svolgono nella vita pubblica e la rete di amicizie o di convinzioni ideologiche che si formano nei luoghi di ricevimento.

Storia

La tradizione di riunire una comunità di amanti della cultura in un unico ambiente nasce nell'antica Grecia come symposion, una tavola imbandita intorno alla quale si declamavano versi e si svolgevano discussioni di carattere artistico, letterario, filosofico e politico: un luogo d'incontro per gli amanti della sapienza che praticavano la dialettica, per nutrire dialogando con amici l'anima e il corpo.

La consuetudine venne poi importata nel mondo romano, con Gaio Cilnio Mecenate che, nell'epoca augustea, incoraggiò e sostenne poeti come Virgilio, Orazio e Properzio fino a far diventare la sua figura un emblema di protettore e di patrono illuminato, e Marco Valerio Messalla Corvino che protesse Albio Tibullo, Ligdamo e Ovidio.

Le riunioni continuarono a svolgersi nel medioevo e nel rinascimento, soprattutto a scopo di intrattenimento della nobiltà, in ambienti privilegiati come ville, castelli, monasteri; ad esempio si tenevano nella villa di un mecenate – e perciò chiamati spesso horti - o in un monastero come quello di Camaldoli, o nella casa di un intellettuale dove si trovavano a conversare i Medici, Cristoforo Landino, Marsilio Ficino, Leon Battista Alberti poiché, come diceva Leonardo Bruni: «Che cosa c'è, quando la gente è stanca e abbattuta, e quasi disgustata dalla lunga e assidua occupazione (lavorativa), che meglio la rinfreschi dei discorsi scambiati in comune [...]?»Leonardo Bruni, Dialogi ad Petrum Paulum Histrum in Ariel - Editori Laterza

Nell'epoca umanistica, con il nome di sodalitates litterarum o di contubernales, furono proprio i salotti letterari ad attivare l'espansione culturale fuori del mondo istituzionale delle università o degli ambienti religiosi, anche se ancora dipendenti dalle possibilità di signori che spesso li utilizzavano come espressione del loro potere. Non è un caso se proprio in quest'epoca si affermano salotti costituiti da editori (il primo è quello di Aldo Manuzio) poiché la stampa viene considerata come essenziale alla diffusione della cultura e per la rinomanza degli autori. Vi erano anche editori che partecipavano agli incontri degli "amici della cultura" come Francesco (Minizio) Calvo di Menaggio frequentatore del circolo romano del mecenate tedesco Hans Goritz da Treviri che organizzava nella sua villa sul Campidoglio un circolo poetico.Giovanni Da Pozzo, Storia letteraria d'Italia, ed. Piccin, 2007 p.206

Ma fu nel XVI secolo che il salotto letterario prese la forma organizzativa dell'epoca moderna.

Nell'epoca illuminista, dopo che le accademie, nate dai salotti, erano divenute istituzioni finalizzate al sapere ufficiale, le riunioni cominciarono a svolgersi anche in case private e assunsero una connotazione più borghese. Fu determinante il loro ruolo di diffusione della cultura al di fuori degli ambienti di potere (laico o ecclesiastico) e si affermò la figura dell'organizzatore o anfitrione, che spesso era una donna.

I salotti letterari parigini primeggiarono per fama in quest'epoca in cui, al di là della figura del patrono, le riunioni erano spesso caratterizzati dalla presenza di una personalità di spicco attraverso la quale filtravano le discussioni e si forgiavano nuove idee, arrivando poi anche a trattare problemi filosofici, religiosi e politici. La fortuna di questo tipo di aggregazione si spiega con il tradizionale immobilismo e la refrattarietà delle istituzioni ufficiali nei confronti delle nuove istanze di cultura e con l'aumentata richiesta di confronto tra posizioni diverse di pensiero e di esperienza.

Queste motivazioni furono lo spunto, in ogni epoca successiva, per la formazione delle varie configurazioni di "salotto". In ogni forma di riunione, tuttavia, si ritrovano alcune caratteristiche costanti: gli incontri sono liberi, spontanei e informali; i partecipanti hanno una contiguità socio-culturale; le riunioni hanno un interesse intellettuale, che prevale rispetto ad altri fini; nel dibattimento è implicitamente riconosciuta una eguale capacità intellettuale dei partecipanti, anche in presenza di una personalità preminente.

Salotti in Francia

La formazione di salotti letterari in età moderna fu particolarmente diffusa in Francia prevalentemente nella capitale Parigi, allora come ora centro della vita culturale e mondana. Il primo celebre salotto letterario parigino fu quello aperto da Catherine de Vivonne de Rambouillet marchesa de Rambiuilet (1588-1665) nella sua residenza dell'Hôtel de Rambouillet.

Sul suo modello una particolare funzione sociale e politica venne svolta nel "Âge des Lumières" nel XVIII secolo dai salotti letterari: una tradizione culturale già presente in Francia dai tempi di Luigi XIV quando ci si riuniva a intervalli regolari presso una signora di mondo nei «bureaux d'esprit».Il termine "salotto letterario" apparirà soltanto nel XIX secolo ad opera della duchessa Laure Junot d'Abrantès

Gli incontri erano ora organizzati da altolocati membri dell'alta borghesia o dell'aristocrazia riformista francese che erano soliti invitare in casa loro intellettuali più o meno noti per conversare e dibattere temi d'attualità o argomenti particolarmente graditi all'anfitrione come accadeva nel salotto di Madame Geoffrin che invitava celebrità letterarie e filosofiche come Diderot, Marivaux, Grimm, Helvétius o nel salotto del barone d’Holbach, le premier maître d'hôtel de la philosophie, (primo direttore dell'albergo della filosofia)In una lettera dell'abate Galiani a lui inviata da Napoli il 7 aprile 1770: «La philosophie, dont vous êtes le premier maître d'hôtel, mange-t-elle toujours de bon appétit?» (La filosofia, di cui voi siete il primo direttore d'albergo, mangia sempre con buon appetito?) nella cui casa si riunivano Diderot, d’Alembert, Helvétius, Marmontel, Raynal, Grimm, l'abate Galiani e altri filosofi. In genere nei salotti si leggevano opere giudicate politicamente eretiche dall'assolutismo monarchico o si discuteva di cosa stesse accadendo fuori del mondo salottiero.

In questo ambiente culturale svolgevano un ruolo preminente le donne, le salonnièries (salottiere) alle quali il nuovo ideale egualitario illuminista offriva l'opportunità di collaborare, mostrando le proprie doti intellettuali, a un progetto politico radicalmente riformista, non più riservato a una cultura soltanto maschile,Maria Luisa Betri ed Elena Brambilla, a cura di, Salotti e ruolo femminile in Italia. Tra fine del Seicento e i primi del Novecento, Marsilio, 2004. che s'intrecciava con un elemento femminista di reazione contro la condizione di passività riservata alla donna spesso costretta, per le classi agiate, a scegliere tra matrimoni di convenienza o il convento, e la ricerca di una compensazione nella vita mondana.

I salotti sono tenuti essenzialmente da donne spesso appartenenti alla borghesia agiata e che potevano vantare amicizie influenti. Avere un salotto era una sorta di emancipazione della condizione femminile che tuttavia riposava sulla qualità degli invitati e sul loro potere d'attrazione. Affinché il salotto avesse successo la salottiera doveva avere tra i suoi ospiti un filosofo illustre che desse spunti per le discussioni che si svolgevano in un clima di libertà e di uguaglianza che rimaneva nei confini del salotto. Gli enciclopedisti potevano propagandare le loro idee, Helvetius e Holbach esporre la loro dottrina materialista ma il salotto doveva rimanere innanzitutto un luogo di svago: ciò che contava era la buona compagnia, le discussioni non dovevano essere troppo impegnate sino a rasentare la noia.Heyden-Rynsch, Verena Von Der, Salons européens, Paris, Gallimard, 1993.

I salotti erano dunque strumenti per diffondere le proprie opinioni non certo luoghi di produzione di idee. Jean-Jacques Rousseau era ben consapevole di questo limite quando denunciava la futilità delle discussioni salottiere fondate sulla "morale del bilboquet"

Tuttavia fu nei salotti come quello di Madame de Rambouillet, che nacque il preziosismo, un fenomeno di costume e di gusto, ma anche di novità letteraria, improntata a una lingua ricercata, tutta iperboli, sfumature, metafore, paradossi, giochi di parole, fatta apposta per le eleganti conversazioni dei salotti letterari ma che, nonostante gli eccessi snobistici stigmatizzati da Molière ne Le preziose ridicole, contribuì ad arricchire e ad affinare la lingua, ad attirare l'attenzione sui problemi di espressione.

Celebri salottiere francesi I salotti più noti erano quelli di (lista non esaustiva):

XVI secolo

Claude Catherine de Clermont, duchessa di Retz Louise Labé («Il maggior piacere che vi sia, dopo l'amore, è di parlarne») Suzanne du Plessis-Bellière

XVII secolo Catherine de Vivonne de Rambouillet Anne-Marie Bigot de Cornuel Barbe Acarie Françoise de Maintenon Madeleine de Scudéry Marguerite de la Sablière Marie des Loges Ninon de Lenclos Anne Marie Louise d'Orléans, duchessa di Montpensier la contessa Henriette de Suze la contessa Marie-Madeleine de La Fayette la duchessa Anne Geneviève de Longueville la duchessa Marie-Madeleine d’Aiguillon la marchesa Madeleine de Sablé

XVIII secolo

Anne-Catherine de Ligniville Helvétius Madame de Lambert Adrienne Lecouvreur Élisabeth Vigée Le Brun Etta Palm d'Aelders Fortunée Hamelin Françoise de Graffigny Jeanne-Françoise Quinault Julie de Lespinasse Louise d'Épinay Adélaïde Dufresnoy Louise Dupin Charlotte de Montesson Germaine de Staël Madame Doublet Manon Roland Marie du Deffand

Mme de Tencin, baronessa de Saint-Martin de l'Ile de Ré Marie-Thérèse Geoffrin Marie-Thérèse de La Ferté-Imbault marchesa d'Étampes Sophie Arnould Sophie de Condorcet Suzanne Necker Thérèse de la Pouplinière Théroigne de Méricourt la contessa Marie-Charlotte de Boufflers la duchessa Anne-Louise du Maine Jeanne-Monique des Vieux la marchesa Émilie du Châtelet la marchesa Jeanne de Prie

XIX secolo

Aglaé Sabatier Esther Lackman Aimée Carvillon des Tillières George Sand Barbara von Krüdener Claire de Duras Delphine de Girardin Geneviève Straus Julia Allard-Daudet Juliette Adam Juliette Récamier Léontine de Caillavet Louise Contat Louise Colet Lydie Aubernon de Nerville Madeleine Lemaire Marguerite de Saint-Marceaux Marie-Anne de Loynes Mélanie de Pourtalès Mélanie Waldor

Nina de Villard Rachilde Sophie de Castellane Sophie Gay Sophie Swetchine Virginie Ancelot la contessa Adèle de Boigne la contessa Félicité de Genlis la contessa Marie d'Agoult, la contessa Rosalie de Fitz-James la contessa Sophie d’Houdetot la duchessa Dorothée de Dino la marchesa Armande du Plessis la principessa Constance de Salm-Dyck la principessa Matilde Bonaparte

XX secolo Natalie Clifford Barney Adry de Carbuccia

Salotti in Italia La consuetudine del salon francese si sviluppa anche in Italia nel '600 e nel '700 dove un notevole contributo alla storia, non solo letteraria, venne offerto ad esempio dal salotto di Pietro Verri che fondò l'Accademia dei Pugni o da quello chiamato scherzosamente "cameretta" di Carlo Porta che aveva come ospiti più noti Alessandro Manzoni, Tommaso Grossi, Giovanni Berchet.

Celebri salotti in Italia Firenze Salotto in casa Fantastici di Fortunata Sulgher Salotto di Luisa di Stolberg-Gedern, contessa d'Albany Salotto di Teresa Ciamagnini Fabbroni Salotto di Fanny Targioni Tozzetti in via Ghibellina