Il lutin è una creatura notturna dall'aspetto antropomorfo e di piccole dimensioni, propria delle credenze popolari francesi, attestata soprattutto in Bretagna, nelle Ardenne, nelle Alpi, in Normandia, in Piccardia e nel Berry. Dispettoso e suscettibile, capace di trasformarsi in oggetti, piante o animali e di rendersi invisibile, è insieme benefico e temibile, e si occupa del focolare e delle stalle.

Gli studiosi ne riconducono la figura alle divinità minori del focolare e della natura del mondo antico — i Penati, i Lari, i satiri — mentre il nome è fatto risalire, secondo le due ipotesi principali, al dio romano Nettuno oppure al dio celtico Nudd, entrambi legati all'acqua.

La confusione con il nano germanico e con l'elfo scandinavo è frequente, ma la parola lutin resta legata in modo particolare al dominio galloromanzo; in italiano il traducente corrente è «folletto». Le credenze vengono portate dai coloni francesi in America del Nord; dopo la loro regressione nel XX secolo, la Grande encyclopédie des lutins di Pierre Dubois (1992) segna l'avvio di un rinnovato interesse letterario e artistico.

Etimologia e terminologia

Le prime attestazioni risalgono all'XI secolo, con nuitum nel commento al Talmud di Rashi; seguono neitun («mostro marino») nel Roman de Thèbes, netun in Chrétien de Troyes, nuiton in Benoît de Sainte-Maure e luitun nel Roman de Rou di Wace. Secondo Walther von Wartburg, «l'antico francese scriveva dapprima netun, poi nuiton (da nuit), quindi luiton, luton (da luiter, «lottare»), e infine lutin», che nel Medioevo designava di norma un genio malefico; la forma con nu- risente della parola nuit («notte»), perché si riteneva che queste creature si manifestassero dopo il crepuscolo, mentre in vallone l'evoluzione parallela di lûton e nûton approda al moderno nuton.

L'ipotesi di von Wartburg, ancora largamente accettata, fa derivare tutti gli antichi nomi comuni del lutin dal dio latino del mare Neptunus, privato della sua funzione divina dalla cristianizzazione e divenuto demone pagano delle acque, all'origine di piccole creature acquatiche malefiche chiamate neptuni; un sermone di Eligio di Noyon, nel VII secolo, cita Neptunus fra i demoni ai quali è vietato rendere culto. L'etimologia è ritenuta «indiscutibile» da numerosi filologi, anche perché spiega il legame frequente fra il lutin, il mondo marino e i cavalli, due degli attributi di Nettuno. Richiamando le tradizioni medievali che paragonano il netun al salmone o a un pescatore, Claude Sterckx e Jean Markale collocano invece all'origine dell'etimologia il dio celtico delle acque Nudd, di cui Neptunus sarebbe una interpretatio romana. Claude Lecouteux, dopo aver difeso la prima ipotesi, ha accolto la tesi di Anne Martineau, secondo cui Neptunus e luiton avevano origine e senso diversi — genio domestico il primo, demone acquatico il secondo — prima di confluire in lutin.

Lecouteux lamenta l'assenza di una definizione del campo semantico del lutin, che genera numerose idee false: nella stessa famiglia rientrano farfadets, servans, sottais, kobolds, nutons e korrigans, mentre la traduzione inglese del termine può dare brownie, goblin, hobgoblin, leprechaun o Puck. Fin dal Medioevo i lutins sono chiamati anche follets, «piccoli folli», per i loro sbalzi d'umore, e sono all'origine del verbo lutiner, «punzecchiare».

Origini Dai geni domestici antichi L'origine del lutin è legata alla credenza nei geni della casa, collocati nello «spazio intermedio fra la civiltà degli uomini, l'elemento selvatico e il mondo soprannaturale». Lecouteux cita in particolare il dusius gallo-romano, i Sylvanus delle selve e i satiri, il cui lato lubrico si ritrova in certe creature del piccolo popolo; Dubois e altri specialisti vi aggiungono gli equivalenti romani, i fauni, Pan, i Penati, i Lari e i genii catabuli, «geni della scuderia».

Con l'evangelizzazione le autorità cristiane vietano il culto delle grandi divinità pagane, ma i «piccoli dèi» del focolare, vicini alle preoccupazioni quotidiane del popolo, non si cancellano del tutto nelle campagne: i culti diventano clandestini, i nomi si trasformano e le caratteristiche delle piccole divinità sono trasferite ad altre creature discendenti da Nettuno o da Nudd, che sono gli antenati dei lutins. Per Martineau, «Nudd o Nettuno che sia, poco importa: le due etimologie concordano sul fatto che il lutin sia un'antica creatura delle acque»; Sterckx aggiunge che essi «sono verosimilmente decaduti rispetto a quello che doveva essere il loro prototipo precristiano».

Credenze mortuarie Lecouteux difende da molti anni la tesi secondo cui una parte delle caratteristiche dei lutins e dei nani deriverebbe dalle credenze relative alla morte, ai fantasmi e al doppio, il che spiegherebbe perché siano poco loquaci, detestino essere visti e abitino sotto terra: il loro regno sarebbe dunque quello dei morti. Un indizio è la tradizione del Finistère raccolta da Paul Sébillot, secondo la quale «alcuni di questi lutins sono antichi garzoni di fattoria che, avendo trascurato i cavalli loro affidati, sono condannati ad accudirli dopo la morte». Anche la fisionomia deforme, archetipo proprio degli esseri ctoni, deriverebbe da tali credenze, mentre il cappuccio a punta risente di Hellequin, figura mortuaria della caccia selvaggia: l'importanza del copricapo resta visibile in feste popolari come il carnevale di Malmedy.

Confusioni linguistiche

Il nano è in origine tipico del mondo germanico, mentre il lutin appartiene al dominio galloromanzo, e il francese antico mantiene la distinzione fra nuiton e nain. Ma gli autori medievali devono rendere il vocabolo comprensibile ai lettori, ragione per cui lo zwerc tedesco è reso in francese con lutin, e viceversa. Fin dal X secolo la distinzione fra lutins, nani, elfi e gnomi si attenua in Francia e i termini diventano sinonimi, tanto che le glosse ai testi latini «attestano la fusione fra creature differenti». Esiste tuttavia una tendenza a rendere in francese i termini del piccolo popolo con nain o gnome se la creatura è legata alle profondità della terra, e con lutin se abita una casa o i suoi dintorni. Verso il 1135 Hugues de Saint-Calais, vescovo di Le Mans, designa come Faunus quello che più tardi sarà visto come un lutin turbolento, mentre Maria di Francia rende il latino nanus monticulus con follet.

Descrizione Aspetto e carattere Esistono differenze sensibili fra i lutins dei romanzi, spesso stereotipati, e quelli delle credenze popolari, assai più diversificati; la grande maggioranza delle testimonianze proviene dalla Bretagna. In origine non hanno una statura caratterizzata: la prima descrizione è quella di Gervasio di Tilbury, verso il 1210, secondo cui i nuitons hanno l'aspetto di vecchi dal volto rugoso, sono vestiti di stracci cuciti insieme e misurano mezzo pollice. Dubois, per il quale «nulla è più complicato che descrivere un lutin», evoca una statura «da mezzo pollice a trenta centimetri», abiti di stracci verdi e bruni, scarpe a punta e un berretto appuntito rosso o verde. Gli abiti hanno un'importanza particolare: numerosi racconti riferiscono che offrire vestiti nuovi al lutin ne provoca la partenza definitiva, motivo che ricorre anche nei racconti sui brownies d'Irlanda e di Scozia.

I lutins sono estremamente incostanti — donde i nomi di follets e sotês — e possono rendere molteplici servizi un giorno e commettere le peggiori sciocchezze l'indomani. Malizia, dispetti e risata sonora sono i tratti più noti, insieme a una suscettibilità estrema e a una spiccata asocialità: vanno in collera quando gli uomini li vedono, e la situazione peggiore è che qualcuno rivolga loro la parola pretendendo una risposta; i nutons delle Ardenne parlano di rado e sempre per consegnare messaggi sgradevoli, al punto che il loro nome è divenuto sinonimo di «misantropo». È generalmente notturno e si difende ferocemente da chi lo insulta; nei racconti muore talvolta per un incidente o per il dispiacere, e non è dunque «del tutto immortale».

Poteri e metamorfosi Tutti i racconti attribuiscono ai lutins capacità magiche: predire il futuro, lanciare sortilegi, rendersi invisibili grazie a un berretto o a un mantello. I loro incantesimi sono particolarmente temuti nelle Ardenne: un racconto assai noto parla di un contadino vallone che deride il nuton venuto ad aiutarlo a mietere portando una spiga per volta, e che questi maledice — «spiga dopo spiga ti ho arricchito, covone dopo covone ti rovinerò» — riducendolo alla rovina.

La capacità di metamorfosarsi e di mutare taglia è uno dei tratti più tipici, in stretta relazione con la credenza medievale nel doppio. Le metamorfosi animali comprendono soprattutto il cavallo e la rana, poi il gatto e il serpente, che condivide con il lutin la fama di amare il latte; diversi testi, fra cui Les Évangiles des quenouilles, lo collegano inoltre al fuoco fatuo. Come le fate, alcuni lutins rapiscono i neonati nella culla e li sostituiscono con uno dei loro, il changeling; fra i mezzi di protezione è citato il berretto rosso, tradizionalmente riservato ai bambini nati morti, che dovrebbe far credere al lutin che il neonato sia già defunto.

Il lutin domestico

Secondo la credenza il «lutin del focolare» vive in origine nella natura e sceglie di stabilirsi in un'abitazione umana, di norma una fattoria, per mettersi al servizio dei suoi abitanti, giocando di notte nel camino, luogo ctonio frequentato anche dalle anime in pena. Si occupa soprattutto dei cavalli e dei bovini: i sotrés dei Vosgi danno alle vacche un foraggio appetitoso, il follet della Svizzera romanda sottrae agli altri fili d'erba fresca per la sua preferita, in Bassa Bretagna il Teuz-ar-pouliet zangola il latte. I lutins non dormono mai, donde il proverbio francese «non dorme più di un lutin», e in cambio dei loro servizi reclamano unicamente cibo, per lo più latte: l'attaccamento smisurato al latte è il solo dettaglio alimentare che permetta di riconoscere con sicurezza un lutin.

Poiché il rapporto con gli abitanti non è mai acquisito una volta per tutte, esistono numerosi metodi per allontanarli. Uno dei più classici consiste nel collocare sul cammino del lutin un recipiente pieno di semi minutissimi — in Alvernia miglio, piselli o cenere, secondo Sébillot: se li rovescia, è costretto a rimetterli a posto prima del canto del gallo, e finisce per non tornare più. Un'altra consiste nel disgustarli, poiché i lutins reagiscono con orrore a tutto ciò che evoca i bisogni naturali.

Legami con l'acqua e con i cavalli

Il lutin acquatico risale al XIII secolo e compare nell'Huon de Bordeaux e nella Chanson de Gaufrey. Forse perché «i più primitivi», questi lutins sono anche i più negativi, con una fama di antropofagia: se lo houzier delle Ardenne attira gli uomini nell'acqua per giocare loro tiri senza gravità, i Pie-Pie-Van-Van della Mosa cercano di annegarli.