Il Libro di Giosuè (ebraico יהושע yehoshuà' ; greco Ἰησοῦς Iesús; latino Iosue) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.
È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la sua redazione definitiva, ad opera di autori ignoti, è collocata al VI-V secolo a.C. in Giudea, sulla base di precedenti tradizioni orali e scritte, in particolare della cosiddetta fonte deuteronomista del VII secolo a.C. (vedi ipotesi documentale).
È composto da 24 capitoli descriventi la storia della conquista della terra di Canaan (area ad ovest del fiume Giordano) da parte delle dodici tribù di Israele guidate da Giosuè, successore di Mosè. Il periodo descritto è tradizionalmente riferito al 1200-1150 a.C. (vedi storia degli ebrei).
Struttura I. Trasferimento dell'unzione del Signore a Giosuè (cap. 1) A. Benedizione del Signore e missione (1:1-9) B. Istruzioni e giuramento di Israele (1:10-18)
II. Ingresso e conquista della terra di Canaan (capp. da 2 a 15) A. Ingresso a Canaan 1. Esplorazione di Gerico 2. L'Arca dell'Alleanza divide le acque del fiume Giordano (3:1-17) 3. Le dodici pietre dal Giordano a Galgala (4:1-24; 5:1-15) 4. Circoncisione e Pesach (5:2-15)
B. Vittorie nella terra di Canaan (cap. da 6 a 12) 1. Distruzione di Gerico (6:1-27) 2. Sconfitta ad Ai e lapidazione del giudeo Acan (7:1-26) 3. Distruzione di Ai (8:1-29) 4. Altare sacro e lettura della Legge sul Monte Ebal (8:30-35) 5. Inganno e alleanza dei Gabaoniti (9:1-27) 6. Israele vince i cinque re amorrei (10:1-27) 7. Israele conquista la regione a sud in un giorno (10:28-43) 8. Battaglia di Merom (cap 11) 9. Sintesi delle conquiste a est e ovest del Giordano (12:1-24)
III. Divisione delle terre fra le dodici tribù (capp. da 13 a 22) A. Istruzioni del Signore, terre da conquistare (13:1-7) B. Divisione fra le tribù secondo la profezia di Mosè (13:8, 19:51) 1. Tribù assegnate alla riva di occidente (13:8-33) 2. Tribù assegnate a oriente, con sorteggio (14:1, 19:51)
C. Città di asilo, e 48 città levitiche (capp. 20 e 21) 1. Beneficio di asilo per gli omicidi non premeditati (20:1-9) 2. Sorteggio delle città e pascoli per i Leviti (21:1-45) 3. Partenza delle tribù destinate a ovest (22:1-9) 4. L'altare Testimonianza (22:10-34)
IV. Fine del Libro (capp. 23 e 24) A. Congedo di Giosuè (23:1-16) B. Alleanza fra Jahvè e Israele a Sichem (24:1-28) C. Morte di Giosuè ed Eleàzaro; sepoltura di Giuseppe a Sichem (24:29-33).
La prostituta Raab (Giosuè 2:1-24 & 6:22-25) Giosuè invia due spie nel territorio di Gerico, città nemica. Come prima cosa essi passarono la notte in casa di una prostituta, Raab. Venutolo a sapere il re di Gerico, intima alla donna di consegnare i due uomini, ma Raab li nasconde e lo inganna dicendo che sono fuggiti. Passato il pericolo Raab racconta ai due uomini che la fama dell'esodo degli ebrei, della loro protezione divina e dello sterminio degli Amorrei ha riempito di terrore gli abitanti e dopo essersi fatta giurare dai due uomini che risparmieranno la sua vita e quella della sua famiglia, li fa fuggire attraverso le mura della città.
Raab, la sua famiglia e i suoi beni vengono risparmiati da Giosuè, come promesso.
Il passaggio del Giordano (cap. 2-12)
Rientrati gli esploratori all'accampamento ebraico vengono compiuti diversi riti religiosi accompagnanti da miracoli: al passaggio dell'Arca dell'Alleanza le acque del Giordano si fermano e il popolo d'Israele può attraversare il fiume all'asciutto. L'arca viene fermata in mezzo al fiume e dodici uomini, uno per ciascuna tribù d'Israele, prende una pietra come memoriale del passaggio miracoloso. Terminato il passaggio le pietre vengono erette a Galgala, in prossimità di Gerico. Dopo la conquista di Gerico, segue Ai (nella zona centrale della Cananea). Giosuè fa costruire presso il Monte Ebal (a nord della Cananea) un altare sacro in onore di Jahvè, rinnovando l'Alleanza fra il popolo di Israele e Dio.
Qui Giosuè fa circoncidere tutto il popolo di Israele, composto esclusivamente da persone della generazione successiva a quella che era stata schiava in Egitto. Dopo la circoncisione viene celebrata la Pasqua, e termina di cadere la manna dal cielo. Giosuè fa un incontro misterioso: vede davanti a sé un uomo con la spada sguainata, che afferma di essere il capo dell'esercito del Signore, e Giosuè gli rende omaggio prostrandosi con la faccia a terra.
La narrazione si sposta al sud. I Gabaoniti traggono in inganno Israele dicendo di non essere Cananei. Israele gli risparmia la vita, riducendoli in schiavitù. L'alleanza dei regni degli Amorrei guidati dal cananeo re di Gerusalemme subisce una dura sconfitta grazie al miracoloso intervento divino che invia la grandine, ferma il giorno e la notte finché non è terminata la battaglia con la vittoria di Israele:
Dopo la conquista del sud, la narrazione si muove nella campagna a nord. Grazie all'aiuto determinante di Jahve, Israele sconfigge una coalizione multietnica di eserciti guidata da re Hazor, a capo del più importante centro abitato del nord. Hazor viene catturato e ucciso. Il capitolo 11:16-23, riassume gli eventi che seguirono: Israele conquista l'intera area, una vittoria dopo l'altra, finché i Gabaoniti non accettano di firmare un patto di pace. Giosuè dunque prese tutto il paese, esattamente come l'Eterno aveva detto a Mosè; e Giosuè lo diede in eredità a Israele, tribù per tribù, secondo la parte che toccava a ciascuna (Giosuè 11:23, ripetuto in 14:15). Il capitolo 12 narra degli eserciti sbaragliati da Israele lungo le rive del fiume Giordano: due re lungo la riva a est, che già Mosè aveva sconfitto (Giosuè 12:1-6, in concordanaza con Numeri 21), e altri 31 re (Giosuè 12:10-11) lungo la riva ovest, già respinti una prima volta sotto la sua guida (Giosuè 12:7-24).
Divisione delle terre (capitoli da 13 a 22)
Dopo aver descritto il modo nel quale Israele portò ad attuazione la prima delle promesse (e comandi) di Dio, la narrazione si focalizza sul secondo punto: porta le persone in possesso della loro terra. Giosuè è avanti negli anni (Giosuè 13:1).
Questa è la terra promessa da Dio dell'alleanza col popolo a Lui fedele. Jahvè, in quanto re, assegna ad ogni tribù la sua terra: le sei città di rifugio, e le 48 città levitiche sono annesse alla fine, dal momento che le tribù devono ricevere la loro parte prima di poterne allocare una quota ad altri.
Il libro riconferma la distribuzione delle terre iniziata da Mosè, che assegnò le terre a est del Giordano alla tribù di Ruben e di Gad, e metà della tribù di Manasse (Giosuè 13:8-32, letto con Numeri 31:1-42). Dopodiché, Giosuè divise in parti la neoconquistata terra di Canaan e tirò a sorte per assegnarle fra le tribù rimanenti. Giosuè 14:1 presenta il ruolo del sommo sacerdote Eleazaro nelle fasi di distribuzione delle terre. La descrizione ha lo scopo teologico di mostrare l'attuazione delle profezie riguardo alla Terra Promessa, e con una collocazione attendibile dal punto di vista geografico
Da Giosuè 18:1-4, si evince che le tribù di Ruben, Gad, Efraim e Manasse ricevettero la loro parte di terre tempo prima delle rimanenti sette tribù, mentre 21 uomini erano inviati in esplorazione delle terre rimaste ancora indivise per stabilire poi una possibile assegnazione fra le tribù di Simeone, Beniamino, Aser, Neftali, Zabulon, Issachar e Dan. Da ultimo, le 48 città levitiche vengono assegnate alla tribù di Levi (Giosuè 21:41, letto con Numeri 35:7).
Mancante nel testo Masoretico, ed invece riferito nella Septuaginta: Giosuè completò la divisione delle terre nei suoi confini, e i figli ne diedero una porzione a Giosuè, secondo quanto aveva ordinato il Signore. Gli diedero la città che egli chiese, ed essi gli assegnano Thamnath Sarach presso il Monte Efraim. Giosuè costruì la città in quel luogo, e vi andò ad abitare. Prese i coltelli di pietra con cui aveva circonciso i figli di Israele, che erano nel deserto, e li mise in Tamnath Sarach.
Al termine del capitolo 21, viene notato che l'adempimento della promessa di Dio fatta ad Israele, affermava la pace del suo popolo e la sua completa supremazia sui nemici (Giosuè 21:43-45).
Paolo di Tarso nella Lettera agli Ebrei (Ebrei 4:9) rivede i fatti alla luce della vita di Gesù. Le tribù cui Mosè aveva assegnato le terre a ovest del Giordano, sono autorizzate a ritornare a Gilead (qui inteso più estesamente come l'area del Transgiordano, odierna Cisgiordania), per non aver mai disubbidito o aver abbandonato gli altri figli di Israele (Giosuè 22:3) e aiutato le tribù che dimorano a Silo e nel resto della terra di Canaan. Giosuè quindi promise alle tribù di Ruben, Gad e metà di Manasse: Voi tornate alle vostre tende con grandi ricchezze, con bestiame molto numeroso, con argento, oro, rame, ferro e con grande quantità di vesti; dividete con i vostri fratelli il bottino, tolto ai vostri nemici. (Giosuè 22:8).
Le parole di Giosuè in vista del congedo (capp. 23 e 24) Giosuè, consapevole della sua età avanzata e della sua imminente dipartita nella vita ultraterrena (2÷:4), manda a chiamare i capi degli israeliti e rammenta loro le grandi opere che Dio ha compiuto in loro favore, e di tributare il loro amore a Jahvè (23:11).
Come è stato detto a Giosuè (1:7) da Dio, così Giosuè ripete ai capi delle tribù che devono osservare tutto ciò che è scritto nella legge mosaica e nel libro in cui fu rivelata: ,
verso che è di particolare importanza, poiché, con identiche parole, sarà ripreso da Gesù Cristo per spiegare la relazione tra la sua parola e la rivelazione di Dio nell'Antico Testamento:
La similitudine prosegue quando Giosuè (come Gesù ai discepoli) spiega l'attuazione storica delle profezie, ovvero invita a una scelta che non permette un compromesso: chi non è con me, è contro di me (Matteo 12:30).
Giosuè incontra una seconda volta il popolo a Sichem e rammenta loro come è nata la nazione di Israele per opera di Dio, iniziando da Terach, padre di Abramo e di Nacor, [che] visse vicino al fiume Eufrate adorando altri dei (Giosuè 24:2). Invita quindi gli Israeliti a scegliere se adorare l'unico vero Dio dei loro padri che li liberò dalla schiavitù di Egitto, oppure i falsi dei che i loro antenati avevano servito sull'altra sponda dell'Eufrate, o gli dei degli Amorriti, vinti da Israele che gli sottrasse le terre. Giosuè convinse gli Israeliti a servire Dio, come scrisse nel libro della legge di Dio. In memoria di questi fatti, pose un grande pietra nel santuario di Dio (Giosuè 24:27). Concluse un'alleanza fra Dio e il suo popolo, dandogli una legge in Sichem.
Le persone tornarono quindi alle terre loro assegnate in eredità (Giosuè 24:28).
Le mura di Gerico Gli israeliti cinsero d'assedio la città di Gerico: ubbidendo all'ordine del Signore i soldati ebrei fecero per sei giorni un giro attorno alle mura della città. Al settimo giorno i soldati fecero sette giri e poi sette sacerdoti, con sette trombe di corno d'ariete davanti all'arca dell'alleanza, avanzarono suonando con l'avanguardia che li precedeva e la retroguardia che seguiva l'Arca dell'Alleanza, facendo ancora una volta un giro delle mura con il popolo che assisteva in silenzio. Questo rito veniva ripetuto per sette giorni. Nell'ultimo giorno anche l'arca fece sette giri e, dato fiato alle trombe, il popolo lanciò il grido di guerra e le mura di Gerico crollarono. La popolazione fu votata allo sterminio completo, tranne la casa di Raab, e gli oggetti preziosi furono consacrati al Signore.
Nel saccheggio alcuni israeliti si impossessarono di oggetti. Il Signore si adirò e gli ebrei vennero sconfitti in scontri con le popolazioni locali. Il Signore comunicò a Giosuè che, per riavere il favore divino, avrebbe dovuto sterminare i colpevoli fra il popolo. Scoperto il trasgressore attraverso sorteggi successivi egli venne lapidato e bruciato, assieme a tutta la sua famiglia.
Evidenze storico-archeologiche