Succedette al padre, il sultano Selim I, nel settembre 1520 e iniziò il suo regno intraprendendo campagne militari contro le potenze cristiane nell'Europa centrale e nel Mediterraneo. Belgrado cadde nel 1521; nel 1522-1523 toccò a Rodi, strappata al lungo dominio dei Cavalieri di San Giovanni. Nella battaglia di Mohács, combattuta nell'agosto del 1526, Solimano distrusse la forza militare dell'Ungheria e lo stesso re ungherese Luigi II perse la vita. In occasione del conflitto con i Safavidi, riuscì ad annettere anche gran parte del Vicino Oriente, Baghdad compresa, e vaste aree del Nordafrica, fino ad arrivare all'Ovest dell'Algeria. Sotto il suo dominio, la flotta ottomana dominò i mari, dal Mediterraneo al Mar Rosso, attraversando il Golfo Persico.
Alla guida di un impero in espansione, Solimano promosse importanti modifiche legislative in materia di società, istruzione, fiscalità e diritto penale. Le sue riforme, realizzate in collaborazione con il principale funzionario giudiziario dell'impero, Ebussuud Efendi, armonizzarono il rapporto tra le due forme del diritto ottomano: quello statale (Kanun) e quello religioso (Shari'a). Solimano fu anche un pregevole poeta e orafo, oltre che un grande mecenate della cultura. Sovrintese alla cosiddetta "età dell'oro" dell'Impero ottomano, favorendo il suo sviluppo artistico, letterario e architettonico.
Infrangendo la tradizione ottomana, Solimano sposò Hürrem Sultan, una donna del suo harem, una cristiana di origini rutene che si convertì all'Islam e che divenne famosa in Occidente con il nome di Roxelana, presumibilmente per via dei suoi capelli rossi.. Il loro figlio, Selim II, succedette al padre nel 1566, alla morte di questi, occorsa dopo quasi 46 anni di regno. Gli altri potenziali eredi (Şehzade Mehmed e Şehzade Mustafa) erano già morti, il primo di vaiolo e il secondo strangolato. Un altro figlio, Şehzade Bayezid, venne giustiziato, insieme con i suoi quattro figli, nel 1561, per ordine dello stesso sultano, dopo una ribellione da lui organizzata. Per lungo tempo si è ritenuto che alla morte di Solimano sia seguito un periodo di declino dell'impero. Questa visione è stata poi abbandonata, ma la fine del regno di Solimano è ancora frequentemente indicata come uno spartiacque nella storia ottomana. Nei decenni successivi alla sua morte, infatti, l'impero iniziò a subire significativi cambiamenti politici, istituzionali ed economici, un fenomeno spesso definito come la "trasformazione dell'Impero ottomano".
Biografia Infanzia e ascesa al potere
Poco o nulla si conosce dei primi anni di vita di Solimano; poiché in quell'epoca non vi erano concreti motivi che facessero supporre una sua futura ascesa a sultano, i cronisti non si preoccuparono di registrare particolari fatti della sua infanzia. Si suppone che possa essere nato il 6 novembre 1494 a Trebisonda, nell'attuale Turchia, nel periodo in cui il padre Selim governava tale provincia.. Sua madre era Hafsa Hatun, una concubina di origini cristiane... È probabile che la sua educazione dovette iniziare all'età di sette anni; studiò il Corano, l'aritmetica, la musica, la scrittura, il tiro con l'arco e, quasi certamente, imparò la lingua persiana e quella araba. Come usanza per i figli degli alti dignitari, intorno agli undici anni venne circonciso, lasciò la madre e andò ad abitare in una propria residenza.. All'età di quindici anni il sultano suo nonno, Bayezid II, gli affidò la funzione di sanjak-bey di Karahisar-i Sahib (l'attuale Afyonkarahisar) e due anni dopo quella di Caffa (l'attuale Feodosia), già colonia genovese e crocevia degli scambi commerciali tra Iran, India e Europa. Il 6 agosto 1509 Solimano partì per raggiungere la città e assumere la carica...
Nel 1512, Selim costrinse il padre sultano ad abdicare e nel contempo sterminò i fratelli e gli altri possibili successori, una pratica consuetudinaria nella casa reale ottomana, ponendo così fine alla guerra civile e diventando il nuovo sultano legittimo.. In quel momento Solimano aveva 17 anni e, oltre a governare Caffa, svolgeva altre attività amministrative per conto del padre; partecipò a una campagna militare in Iran, governò Edirne e combatté i banditi a Magnesia dove poi si fermerà dal 1512 per assumerne le redini... Proprio a Magnesia intraprese una stretta amicizia con Pargali Ibrahim Pascià, uno schiavo che successivamente sarebbe diventato uno dei suoi più stretti consiglieri. Nel frattempo l'Impero ottomano, sotto la guida di Selim, continuava la sua espansione, sconfiggendo il rivale sultanato egiziano dei Mamelucchi circassi della dinastia burjī. Questo portò i turchi ad annettere la Siria, l'Egitto, la Palestina e l'Arabia, assumendo il controllo delle tre città sante di La Mecca, Medina e Gerusalemme..
Mentre il futuro sultano era occupato a fare pratica amministrativa nell'impero, il padre Selim, durante un viaggio da Costantinopoli a Edirne, morì. Immediatamente si preferì mantenere segreta tale notizia, in attesa dell'arrivo sul posto del figlio, onde prevenire possibili rivolte tra le file dell'esercito. Tuttavia, una volta che Solimano giunse al feretro del padre, i giannizzeri, le truppe di fanteria scelte dell'esercito, accolsero positivamente la successione e gettarono i berretti in segno di lutto senza che vi fossero tumulti, anche grazie al donativo di aspri a testa conferiti dal neo sultano per garantirsi la loro fedeltà.. Tornato a Costantinopoli alla testa del corteo funebre, il 1º novembre Solimano poté ricevere nella sala del divan gli omaggi degli alti dignitari, degli ulema e del Gran Mufti, salendo ufficialmente al trono come decimo sultano ottomano. Tra i primi suoi atti ufficiali, vi fu l'ordine di costruire una moschea dedicata al padre e di compiere le consuete elargizioni di regalie ai membri dell'esercito. Inoltre, decise di abrogare alcune dure disposizioni emanate precedentemente da Selim e liberò seicento notabili egiziani al fine di tracciare una linea di demarcazione con lo spietato regime imposto dal padre negli ultimi anni di vita..
La prima preoccupazione di ordine pubblico, invece, gli arrivò dalla Siria dove era in corso una rivolta fomentata da un alto dignitario che aveva conquistato Damasco, Beirut e Tripoli. Solimano rispose prontamente, inviando un contingente agli ordini di Ferhad Pascià che ebbe la meglio sui ribelli, soffocando la sommossa.. Aveva così dato prova di risolutezza e capacità amministrativa, caratteristiche che lo resero agli occhi dei sudditi degno di regnare su un impero già all'epoca vastissimo, predominante su tutto il mondo musulmano, e che egli continuerà a espandere per tutta la vita...
Prime espansioni: Belgrado e Rodi
Imposta la sua autorità all'interno dei confini ottomani, Solimano poté occuparsi della politica estera. In quel periodo, l'Europa viveva un periodo di difficoltà causata dai continui conflitti e dalle violente divisioni interne tra cattolici e protestanti. A difendere i confini del Sacro Romano Impero a est vi era Ferdinando d'Asburgo, fratello dell'imperatore Carlo V..
La pace del 1503, siglata al termine della guerra turco-veneziana, aveva previsto il pagamento di un tributo annuo a favore degli Ottomani. L'assassinio dell'inviato venuto a riscuotere il denaro da parte degli Ungheresi fu il casus belli per Solimano per attaccare i cristiani del Danubio con l'obiettivo di conquistare Belgrado, una città strategica da dove, successivamente, avrebbe potuto muovere verso Vienna e Budapest. Per tutto l'inverno del 1520 l'impero fu occupato a preparare la spedizione, la prima di Solimano.. Il 6 febbraio dell'anno seguente, l'esercito con in testa il sultano, lasciò Costantinopoli tra sontuosi festeggiamenti..
Dopo aver viaggiato per alcuni mesi divise su tre colonne, le truppe si ricongiunsero sotto le porte di Belgrado, dando inizio il 25 giugno all'assedio della città; nella direzione delle operazioni il sultano era affiancato dai suoi più alti dignitari, tra cui il pascià Pargali Ibrahim, il gran visir Piri Mehmed e da Mehmet Beg Mihaloglu successivamente governatore de facto della Valacchia. Inizialmente la difesa della città si rivelò efficace, ma quando le divisioni di fede religiosa tra gli assediati, cattolici e ortodossi, si fecero sentire, queste spianarono la strada agli Ottomani. Così, dopo un lungo bombardamento, il 29 agosto Solimano poté fare il suo ingresso in città dove recitò personalmente la preghiera del venerdì....
Galvanizzato dal successo di Belgrado, Solimano riprese in mano il progetto elaborato dal padre Selim di assalire la fortezza cristiana di Rodi, impresa peraltro già tentata tentata senza successo nel 1480 da Maometto II. L'isola di Rodi, a quel tempo in mano ai Cavalieri Ospitalieri, rappresentava un vero pericolo per gli Ottomani, in quanto base di corsari cristiani che da tempo attaccavano i pellegrini musulmani in viaggio verso la Mecca e depredavano la navi mercantili. Conscio che gli europei non sarebbero intervenuti poiché occupati in conflitti interni, il sultano era risoluto a mettere fine alla minaccia che rappresentava Rodi..
Dopo aver fatto recapitare, il 1º giugno 1522, al gran Maestro dei Cavalieri ospitalieri Philippe de Villiers de L'Isle-Adam una lettera in cui si chiedeva la resa dell'isola, Solimano ordinò al capo della spedizione Lala Kara Mustafa Pascià che la marina ottomana lasciasse il porto di Costantinopoli e dirigesse le sue circa trecento navi verso Rodi. Pochi giorni dopo, il 18 giugno, lo stesso sultano partì via terra con un seguito di centomila uomini da Üsküdar per portare guerra ai Cavalieri. Arrivato il 2 luglio a Kütahya, si unì alle altre forze messe a disposizione dai beilerbei (governatori) di Rumelia e Anatolia. L'esercito ottomano giunse, dunque, a Marmaris il 28 luglio. Salutato dallo sparo di oltre cento bocche da fuoco, il sultano dette inizio all'assedio di Rodi...
de l'Isle-Adam, poteva contare su un'esigua forza a difesa della città, composta da circa soldati e 700 cavalieri, ma assai ben motivata. Al Gran Maestro fu però chiaro che l'unica strategia possibile per fermare i Ottomani era quella di prendere tempo e sperare in un intervento rapido da parte delle altre forze cristiane europee. Preoccupato dal protrarsi dell'assedio, il 23 settembre Solimano ordinò un assalto alle mura di Rodi che tuttavia fallì per la strenua difesa dei Cavalieri e che costò gravissime perdite a entrambe le parti.. Anche un nuovo assalto tentato il 12 del mese seguente si concluse in un insuccesso dopo il ferimento dellAğa (comandante) dei giannizzeri. Il 10 dicembre, dopo avere perso oltre soldati in un solo attacco qualche giorno prima, Solimano propose ai cristiani di negoziare una resa. Dopo aver preso ulteriore tempo, de l'Isle-Adam si rese definitivamente conto che non avrebbe mai ricevuto l'assistenza sperata dai cristiani di Occidente e che non avrebbe potuto reggere l'assedio ancora per molto.. Così venne stipulato un accordo di resa che consentisse ai Cavalieri di lasciare l'isola in sicurezza e agli abitanti rimasti di essere esentati per cinque anni dalle imposte e dal devscirme; nonostante ciò, i comandanti non riuscirono a fermare i giannizzeri che si dettero al saccheggio della città e alla profanazione dei luoghi sacri...
Solimano ricevette personalmente il Gran Maestro prima che lasciasse la città, accogliendolo amichevolmente e consolandolo; sembra che il sultano abbia confidato al gran visir di essere «davvero addolorato di aver cacciato quel vecchio dal suo palazzo». Il 1º gennaio 1523 i Cavalieri sopravvissuti lasciarono l'isola per dirigersi in esilio a Messina (da dove poi, qualche anno più tardi, si sarebbero stabiliti a Malta); Solimano aveva, non senza difficoltà, trionfato ancora una volta, gettando il terrore nella popolazione cristiana d'Europa..
Affari interni