Il periodo Naqada I, o amraziano, è la prima fase della cultura di Naqada nel periodo predinastico dell'Antico Egitto; è attestato soprattutto nell'Alto Egitto ed è generalmente datato a circa 4000-3500 a.C. Il nome del periodo deriva dalle necropoli presso la moderna Naqada, mentre il termine "amraziano" deriva dal cimitero presso el-Amra, oggetto di scavo archeologico nella stagione 1900-1901.
La cronologia della fase Naqada I è ricostruita soprattutto tramite l'evoluzione tipologica della ceramica e le datazioni radiocarboniche, talvolta combinate con modelli statistici per affinare gli intervalli assoluti. Le evidenze provengono in larga parte dalle necropoli: le sepolture sono in genere fosse ovali semplici, con la comparsa di alcune tombe più grandi e di corredi funerari più ricchi. Tra i tratti più riconoscibili rientrano la ceramica "a bocca nera" e la comparsa di ceramiche dipinte, talvolta con motivi geometrici e scene di caccia; nei corredi compaiono anche vasi in pietra e tavolozze da cosmesi in pietra, incluse forme animali. Le attestazioni includono necropoli e abitati lungo la valle del Nilo e, in misura minore, anche nel Delta; tra i siti principali, oltre a Naqada, vi sono Ieracompoli e Abido.
Nel IV millennio a.C. sono documentati contatti tra Alto e Basso Egitto, con interazioni tra tradizioni funerarie e culture materiali nelle aree di transizione. L'economia dei villaggi si basava su agricoltura e allevamento, con un apporto di risorse selvatiche e fluviali (in particolare uccelli e pesce). La transizione verso Naqada II è graduale e comporta cambiamenti nelle produzioni ceramiche e nelle tecniche artigianali.
Cronologia e periodizzazione La cronologia di Naqada I si basa su due piani complementari: una cronologia relativa costruita soprattutto sulla seriazione della ceramica, e una cronologia assoluta fondata su datazioni radiocarboniche calibrate (in particolare al 14C).
La cronologia relativa più usata per il periodo predinastico è quella delle "date di sequenza" o "date sequenziali" (Sequence Dates, SD) elaborate da Flinders Petrie a partire dall'evoluzione tipologica della ceramica e dalla loro distribuzione nei contesti funerari. In questo schema, l'orizzonte amraziano (Naqada I) corrisponde alle SD 31-37, mentre le fasi successive (Naqada II e Naqada III) ricadono in SD più alte.
Parallelamente, la letteratura suddivide Naqada I in sottoperiodi (Naqada IA, IB, IC, ID), utili per descrivere trasformazioni interne (soprattutto nella cultura materiale e nei corredi) senza presupporre che i passaggi siano netti o uniformi in tutte le aree e in tutti i contesti.
Per la cronologia assoluta, le sintesi possono proporre intervalli lievemente diversi: alcune adottano un quadro più ampio (ad esempio "circa 4000-3500 a.C."), mentre altre collocano Naqada I in un intervallo più ristretto attorno a "circa 3900-3650 a.C.", in linea con la calibrazione radiocarbonica e con la periodizzazione archeologica del predinastico. In pratica, le differenze dipendono soprattutto da: selezione e qualità dei campioni (associazione stratigrafica), curve di calibrazione e modo in cui si traducono "fasi" archeologiche in intervalli calendari.
Un ulteriore passo è l'uso di modelli di statistica bayesiana che combinano datazioni radiocarboniche e vincoli archeologici (sequenze relative e transizioni tra fasi) per stimare cronologie assolute più coerenti e, in alcuni casi, più precise anche per passaggi interni (ad esempio transizioni tra sottoperiodi di Naqada).
Distribuzione geografica e siti principali
Le attestazioni di Naqada I sono concentrate in Alto Egitto (la zona meridionale dell'Egitto) e derivano soprattutto da necropoli e contesti funerari, con un nucleo di siti nella regione di Naqada e aree limitrofe lungo il Nilo. I principali siti e contesti di riferimento includono: Naqada (o Nagada): sito eponimo e area chiave per la definizione del periodo e delle sue fasi interne, soprattutto tramite la seriazione della ceramica e i corredi funerari. Ieracompoli (Nekhen, oggi Kom el-Ahmra): centro maggiore dell'Alto Egitto con evidenze predinastiche e necropoli utili per la ricostruzione culturale del periodo. Abido (Abydos): area con necropoli di lunga durata; per le fasi predinastiche e protodinastiche è centrale in particolare la necropoli di Umm el-Qa'ab. Ermonti (Armant, Hermontis): località con necropoli predinastica, spesso richiamata nelle sintesi tra i contesti dell'orizzonte naqadiano. Abadiyeh (Abadiya o Abadiyas): sito con cimiteri scavati da Petrie, utile come confronto per sequenze e corredi in più fasi naqadiane.
Storia degli scavi
Le campagne archeologiche che hanno contribuito a definire il quadro del periodo predinastico naqadiano iniziarono alla fine del XIX secolo con gli scavi di Flinders Petrie e James Edward Quibell nell'area di Naqada e Ballas (stagione 1894-1895), pubblicati poco dopo nel volume Naqada and Ballas (1896).
Un ruolo centrale ebbero poi le ricerche a Ieracompoli (Nekhen): la stagione 1897-1898 fu diretta da Quibell, con la partecipazione di Frederick William Green, e la stagione successiva (1898-1899) fu diretta da Green; i risultati confluirono nei volumi Hierakonpolis (1900 e 1902).
Negli stessi anni furono scavate anche necropoli utili per la periodizzazione delle fasi naqadiane, tra cui Abadiyeh e Hu (Diospolis Parva): le indagini (1898-1899) e le prime sintesi furono pubblicate dapprima in un rapporto (1899) e poi nel volume Diospolis Parva: the cemeteries of Abadiyeh and Hu, 1898-99 (1901).
La denominazione di periodo "amraziano" deriva invece dalle ricerche archeologiche condotte nel cimitero di el-Amrah (stagione 1900-1901), dirette da David Randall-MacIver con Anthony Wilkin; le indagini furono presentate in un rapporto preliminare nel 1901 e nella pubblicazione El Amrah and Abydos, 1899-1901 (1902), realizzata con Arthur Cruttenden Mace.
Insediamenti e architettura
Le tracce di abitato del periodo predinastico sono spesso frammentarie e poco estese, perché molti siti sono stati alterati da falda alta, depositi alluvionali e insediamenti successivi; per questo, gli scavi hanno spesso documentato solo piccole porzioni di villaggi. Nel IV millennio a.C. le comunità erano piccoli villaggi agricoli lungo il Nilo. Fanno eccezione le ricerche a Ieracompoli; per Naqada I gli abitati sono in genere poco noti, mentre le informazioni più dettagliate riguardano soprattutto le fasi tarde del predinastico e la prima età dinastica.
Per l'architettura, tecniche leggere (strutture lignee e pareti in graticcio intonacato) restano importanti e non sono sostituite subito dall'uso sistematico dei mattoni crudi; edifici con muri rettilinei interamente in mattoni crudi sono attestati dal Naqada IIC/D1 in poi. A Ieracompoli è attestato anche un uso sporadico di mattoni crudi insieme a pietre, con pareti superiori in graticcio intonacato, datato al Naqada II iniziale.
Tipi di ceramica Nel Naqada I la ceramica rossa a bordo nero (classe B) è la produzione tipica e rappresenta più del 50% dei vasi nei corredi funerari del periodo. Accanto a questa sono attestate ceramiche rosse lucidate (classe P) e ceramiche dipinte; nel Naqada I rientrano anche i vasi con decorazioni chiare a linee incrociate su fondo rosso (classe C). Nella cronologia di Petrie basata sulle "date di sequenza" (SD) l'orizzonte amraziano corrisponde alle SD 31-37, e per descrivere Naqada I sono spesso richiamate quattro classi (B, P, C, F). I vasi a bordo nero sono in argilla limosa del Nilo con aggiunta di degrassante; l'effetto nero nella parte alta si otteneva variando la cottura (con meno ossigeno).
Ceramica a bocca nera (classe B): corpo rosso lucidato con sommità nera. Ceramica rosso lucida (classe P): ceramica rossa con superfici lucidate. Ceramica a linee incrociate (classe C): fondo rosso lucidato con decorazioni chiare dipinte. Ceramica a forme particolari (classe F): recipienti dalle forme elaborate, talvolta zoomorfe.
Ceramica a bocca nera (classe B)
La ceramica a bocca nera (classe B) è attestata già nella cultura badariana e nel Naqada I è la produzione tipica. I vasi sono in argilla limosa del Nilo con aggiunta di degrassante; dopo ingobbio e lucidatura venivano cotti in fossa, con una fase ossidante seguita da una fase riducente nella parte alta, che produceva il bordo nero. Pur essendo caratteristica del Naqada I, la classe B resta ancora numerosa nelle tombe fino a Naqada IIC e poi diminuisce, fino a essere rara nel Naqada III.
Ceramica a linee incrociate (classe C)
La ceramica dipinta a decorazioni chiare su fondo rosso, nota nella letteratura anche come C-ware (o white cross-lined ware, "ceramica bianca a righe incrociate"), è caratteristica soprattutto del Naqada I e della transizione iniziale verso Naqada II. Sono noti circa 800 vasi dipinti (interi o frammentari); tra i vasi completi, meno del 15% appartiene alla classe C, mentre la grande maggioranza rientra nella classe D delle fasi successive.
Rispetto alla ceramica dipinta di Naqada II (classe D), la classe C usa in genere un supporto rosso con decorazione bianca o crema; la classe D impiega più spesso impasti più chiari (rosato-beige) e decorazioni in rosso e bruno. Questi recipienti sono noti soprattutto dai corredi funerari, ma risultano attestati anche negli abitati.
Nel complesso la composizione della decorazione nella classe C è meno standardizzata; nel periodo successivo (Naqada II) le decorazioni dipinte tendono invece a seguire schemi più regolari e ripetuti. La classe C è inquadrata in genere tra circa 3900 e 3650 a.C., con una continuità che può estendersi fino alle prime fasi del Naqada II (IIA-B).
Simboli geometrici e scene naturali
Figure umane
Le decorazioni figurate sono rare sulla ceramica dipinta del periodo, ma includono scene legate alla caccia e al conflitto. Tra gli esempi più citati rientrano scene di caccia con cacciatori armati di arco e un ruolo rilevante dei cani, e scene di caccia all'ippopotamo con arpioni. Un altro motivo mostra un uomo su una barca accanto a un ippopotamo e a un coccodrillo (Naqada I).
Un caso noto è la giara E3002 (Bruxelles), in cui otto personaggi compongono una scena interpretata come possibile scena di vittoria: quattro figure hanno il collo legato a coppie e due figure più grandi hanno le braccia alzate. In relazione a queste raffigurazioni, Gayubas osserva che tali motivi richiamano le successive scene faraoniche del sovrano che abbatte i nemici, e riporta anche l'interpretazione del gesto con braccia alzate come segno di potere.
Scene con prigionieri sono attestate anche su altri vasi della stessa tradizione (ad esempio un esemplare del Petrie Museum, London UC.15339). Nel Naqada II la postura con braccia alzate ricorre ancora, ma in un contesto diverso e spesso in associazione a figure femminili e alle scene con barche.
Ceramica rosso lucida (classe P) La ceramica rosso lucida (classe P; red polished nella classificazione di Petrie) comprende recipienti in argilla limosa del Nilo con superficie rossa lucidata (brunita). La classe P è attestata nel Naqada I e continua nelle fasi successive della cultura di Naqada. La resa cromatica dipende dall'impasto e dalle condizioni di cottura. L'argilla del Nilo, allo stato grezzo, varia dal grigio al quasi nero ed è ricca di ossidi di ferro; quando viene cotta con buona presenza di ossigeno (cottura ossidante) assume tonalità dal rosso al bruno. Un'argilla diversa, calcarea o marnosa, è invece giallastra o bianca e in cottura ossidante diventa crema o bianca; in sezione può mostrare anche zone rosa o arancioni.
La stessa base rossa lucidata è anche il supporto tipico della classe C (ceramica a linee incrociate), sulla quale la decorazione è dipinta in bianco o crema.
Esempi di ceramica rosso lucida attribuiti al Naqada I sono documentati anche in collezioni museali, come una giara e una coppa del Metropolitan Museum of Art provenienti da Ieracompoli.