La filosofia della condivisione è un multiforme insieme di riflessioni incentrate principalmente sulla critica del neoliberismo, inteso contemporaneamente come un’ideologia, una visione del mondo, un insieme di politiche e teorie più o meno coerenti tra loro, alle quali vengono contrapposti degli ideali, come la solidarietà fra gli esseri umani e la tutela dell'ambienteHerman Daly, Ecological Economics and the Ecology of Economics, 1999; Ecological Economics: Principies and Applications, 2003. Si vedano anche G. Clément e Louisa Jones, Une écologie umaniste, Aubanel, Paris, 2006; Brown Lester R., Economia e ambiente. La sfida del terzo millennio, Emi, Bologna, 2005.
Non si tratta quindi di una dottrina sistematicamente organizzata che rifletta sul tema della condivisione ma di analisi condotte non solo da filosofi, ma anche da economisti, sociologi e antropologi, i quali ripensano criticamente le strutture socioeconomiche, che sarebbero alla base del grave degrado antropologico dell’inizio del terzo millennio, dal quale si fa quindi derivare la dimostrazione del fallimento del pensiero neoliberista. Questi pensatori propongono di rifiutare la logica del mercato libero e di individuare invece nel principio di condivisione una nuova logica economica che incida anche sui valori etici.
Gli interpreti della filosofia della condivisione
Queste critiche al sistema economico-sociale neoliberista si sono affermate in seguito alla crisi economica del 2007‐2008, in particolare con i saggi di autori come Raj Patel, Serge Latouche e Paul Krugman il quale, di fronte a quella che appare una caduta definitiva dei consumi per la diminuzione demografica nei paesi sviluppati, vede una via d'uscita nella «economia della collaborazione e della condivisione che offre ai consumatori l'accesso a capacità altrimenti inutilizzate e a risorse inattive...Tra tutti i fattori in gioco, quello che merita attenzione crescente è l'altro volto della propensione media e marginale al consumo - la propensione all'accesso e alla condivisione di un bene o servizio anziché alla sua proprietà.»Piero Formica, Economia collaborativa contro la depressione, Il Sole 24 Ore , 10 settembre 2015 La riflessione sulla condivisione non rappresenta però un pensiero unico o una concezione teorica fissa e determinata che i singoli dovrebbero far propri impegnandosi a elaborare una serie di concetti sistematicamente definiti. I suoi interpreti la intendono piuttosto come una sensibilità di fondo che, pur tra opinioni e prospettive diverse, aspira a individuare un cammino autentico di umanizzazione.
In un momento storico segnato dalla crisi della considerazione che ha il valore del legame sociale, questa ricerca impone all‘essere umano una scelta chiara, nella consapevolezza che l'umanità si trova realmente a un bivio e che adattarsi a sopravvivere in una società fondata sulla competizione, nell'indifferenza o nell'ostilità verso gli altri, sia il segnale di una mortificazione della vita:
Filosofia e attivismo Nell'ambito delle filosofie del cambiamento sociale rientra la filosofia della condivisione che, pur nella sua eterogeneità, muove da un presupposto unico: gli attuali sistemi politici ed economici, basati come sono sulle forze del mercato, sulla commercializzazione e sulla logica del guadagno a ogni costo, devono cambiare: è ormai necessario fare qualcosa di radicale come reclamare la capacità di sfidare la società di mercato. Un intento questo molto arduo che implica certamente la voglia di un forte confronto, facendo leva sulla capacità di pensare e di agire delle persone, dove filosofia e attivismo sono inscindibili e si alimentano reciprocamente. Ciò deriva dall'idea secondo cui i cambiamenti importanti non avvengono mai da sé, ma necessitano sempre di voglia sincera di migliorare, di impegno attivo:
A differenza di altre correnti filosofiche, la filosofia della condivisione non teme «di cadere nella trappola della politica politicante, contraddistinta dalla perdita di contatto, da parte degli attori politici, con le realtà sociali e dal confinamento nei giochi politici»Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, Bollati Boringhieri, p.114. Non si limita solamente a «far sentire un peso nel dibattito, influenzare le posizioni dei diversi attori politici, far prendere in considerazione alcuni argomenti, contribuire a fare evolvere la mentalità»ibidem, p.115. Essa nutre l'ambizione di poter offrire con le sue riflessioni un miglioramento concreto nei vari settori delle attività umane.
Per ciò che riguarda un migliore rapporto con l'ambiente, tema molto caro ai filosofi della condivisione, questo può per esempio tradursi in un'attenta pratica su come eliminare gli sprechi e riciclare tutto il riciclabile, su come produrre e mangiare cibo locale puntando maggiormente sull'autoproduzione, su quali vie possano essere intraprese per arrivare a ottenere più energia dalle fonti rinnovabili, ridurre gli orari lavorativi utilizzando il telelavoro e smaterializzare l'economia. Concordi con alcuni economisti, fra cui il premio Nobel per l'economia Joseph E. Stiglitz, i teorici della condivisione ritengono inoltre che sia meglio abolire il Pil e ridefinire il concetto di benessereJoseph E. Stiglitz, Bancarotta. L'economia globale in caduta libera, Einaudi. Per la filosofia della condivisione, filosofo è dunque colui che riflette su una realtà sociale già costituita al fine di migliorarla, senza escludere un suo coinvolgimento diretto nel lavoro concreto che occorre per arrivare a questo miglioramento o una collaborazione costruttiva con esperti operanti in settori diversi dal suo. Egli non solo cerca di capire come l'economia sia riuscita nel tempo a plasmare la società e le persone; fa anche il possibile per giungere alla realizzazione di un cambiamento che sia allo stesso tempo personale, vissuto, praticabile nell'immediato e dalle ampie prospettive socio-ecologiche, e riconosce che questo miglioramento di sé si può effettuare meglio all'interno di un progetto condiviso con altre persone, riscoprendo il senso di comunità. Tale filosofo non ha paura di assumere un ruolo attivo nello scenario politico: «Per cambiare noi stessi dobbiamo cambiare il mondo. Per cambiare il nostro mondo dobbiamo cambiare noi stessi. Entrambe le cose sono necessarie. Entrambe sono difficili» Raj Patel, I padroni del cibo, trad. di G. Carlotti, Milano, Feltrinelli, 2008, p.220..
Il neoliberismo come fattore di libertà
Il neoliberismo è una dottrina economica che, ispirandosi ai valori della libertà individuale e rifacendosi ai principi dell’economia classica, rileva le violazioni in nome del laissez-faire, della |libera concorrenza, intesa come concorrenza perfetta, perpetrate da concentrazioni monopolistiche e chiede pertanto l'intervento dello Stato per riaffermare l'effettiva libertà di mercato e per garantire con ciò il rispetto anche delle libertà politiche.
Gli economisti neoliberisti, come gli austriaci Friedrich von Hayek e Ludwig von Mises e il francese Jacques Rueff, tuttavia più che sugli ipotetici vantaggi della libera concorrenza, evidenziano i danni dell’ingerenza economica dello Stato, che può degenerare in costrizione e che comunque è sempre tardiva e spesso inefficace. Dal punto di vista filosofico, esso sarebbe parzialmente associabile alle teorie libertarie, sennonché i termini "liberista" e "neoliberista" sono talvolta utilizzati con una connotazione negativa. Ambo i termini esistono solo in lingua italiana: il primo di essi fu coniato dal filosofo Benedetto Croce a metà del XX secolo, mentre il secondo è entrato in uso nell'ultimo decennio dello stesso periodo. Alla fine degli anni '60 Milton Friedman e i suoi seguaci della scuola monetarista hanno teorizzato il processo economico neoliberista, che è spesso stato assimilato, sin dalle origini crociane, alle conseguenze economiche del pensiero politico liberale. Tuttavia, il liberalismo attribuisce all'autorità pubblica e al diritto proprio il compito (esclusivo) di difendere le libertà individuali, tra cui anche quelle economiche.
L'essenza economica del liberalismo fu enunciata nel modo più esplicito dall'economista austriaco Eugen von Böhm-Bawerk: «Un mercato è un sistema giuridico, in assenza del quale l'unica economia possibile è la rapina di strada»E.Boehm-Bawerk, Potere o legge economica?, Rubbettino, 1999, p. 67.
«Il neoliberismo in quanto si fonda sull’idea che l’operare delle forze di mercato, in assenza di intervento pubblico, assicuri stabilità al sistema economico. Esiste infatti, per i monetaristi, una tendenza naturale dell’economia al conseguimento del pieno impiego e di una crescita stabile. Il ruolo della politica economica è perciò quello di accompagnare la tendenza all’equilibrio insita nel sistema capitalistico con regole automatiche (e non discrezionali, come suggerisce la scuola keynesiana) di gestione. A fronte di questa visione vi è però la constatazione che regole automatiche presuppongano una costanza nel modo di funzionare del sistema economico. Questa costanza non si riscontra nella realtà, in presenza di urti congiunturali e cambiamenti strutturali»Enciclopedia Italiana Treccani alla voce "liberismo".
Basato sulla prevalenza della finanza sull'economia e sulla politica, per il neoliberismo dunque il mercato è un meccanismo che, lasciato a se stesso, senza interferenze, è in grado di allocare spontaneamente le risorse in maniera ottimale e di trovare l'equilibrio tra offerta e domanda e quindi il "giusto valore" delle cose. Secondo questa ideologia lo Stato (e anche la società civile) deve avere un ruolo del tutto secondario nell'economia, e anzi, se interferisce con le forze spontanee e naturali del mercato, distorce l'efficiente allocazione delle risorse e danneggia l'economia. Da qui la completa liberalizzazione della finanza, la libera circolazione internazionale dei capitali e le estese privatizzazioni anche di servizi pubblici essenziali, come l'istruzione e la sanità, che hanno caratterizzato i paesi (occidentali e non) negli ultimi decenni.
Il terzo settore Il neoliberismo riconosce in parte come fondate le critiche basate sulla condivisione economica e propone una partecipazione con e attraverso lo Stato, delle logiche del mercato nel sistema di protezioni sociali. «Un processo in cui il pubblico è gradualmente sostituito dal privato non solo nella proprietà delle agenzie impegnate nella fornitura di welfare, ma anche a livello concettuale, dove l’interesse della collettività è soppiantato dagli interessi atomizzati dei singoli individui, coordinati dai mercati. La proposta pura del neoliberismo era la radicale privatizzazione delle protezioni sociali, elargite solo dietro corrispettivo monetario del cliente, con qualche programma residuale per i miserrimi. Nei fatti, è stato implementato un riformismo più prudente, vale a dire l’inserimento graduale di elementi di mercato. Nel campo dell’assistenza sociale tale riformismo si è concretato...» con il ricorso al cosiddetto terzo settore riconosciuto giuridicamente nelle forme di economia sociale, volontariato, organizzazioni non governative, società civile, settore non profit, carità, filantropia e associazionismoDario Colombo, Welfare mix e neoliberismo: un falso antagonismo, Quaderni di Sociologia, 59, 2012.
Il "consumatore sovrano"