Etimologia: Cid e Campeador Rodrigo Díaz fu riconosciuto con il titolo onorifico di "Campeador" durante la sua vita, come risulta da un documento che firmò nel 1098 "Ego Rudericus Campidoctor" o "Io Rodrigo Campeador". Il titolo "Campeador" deriva dal latino "Campidoctor", che letteralmente significa "Dottore del campo" ma può essere tradotto come "Maestro del campo di battaglia". Fonti arabe della fine dell'XI secolo e dell'inizio del XII secolo lo chiamano الكنبيطور (alkanbīṭūr), القنبيطور (alqanbīṭūr) e anche Rudriq/Ludriq al-Kanbiyatur/al-Qanbiyatur che sono forme arabizzate di Rodrigo Campidoctor.

L'epiteto "El Cid" (pronuncia spagnola: [el̟ˈθið]), significava "il Signore", probabilmente dall'originale arabo السَّيِّد (al-Sayyid), titolo dato ad altri comandanti cristiani.

Esso è una denominazione spagnola moderna composta dall'articolo el che significa "il" e Cid, che deriva dalla parola in prestito dell'antico castigliano Çid presa in prestito dalla parola araba dialettale سيد sîdi o sayyid, "Signore" o "Maestro". I Mozarabi o gli arabi che prestavano servizio nei suoi ranghi potrebbero essersi rivolti a lui in questo modo che i cristiani potrebbero aver traslitterato e adottato. È stato ipotizzato che Rodrigo Díaz abbia ricevuto il titolo onorifico e il trattamento rispettoso dei contemporanei a Saragozza a causa delle sue vittorie al servizio del re dei Taifa di Saragozza tra il 1081 e il 1086 o dopo la sua conquista di Valencia nel 1094. Questo titolo appare per la prima volta, come "Meo Çidi", nel Poema de Almería, composto tra il 1147 e il 1149. Gli storici, tuttavia, non hanno ancora trovato documenti contemporanei che si riferiscano a Rodrigo come Cid. Fonti arabe usano invece Rudriq, Ludriq al-Kanbiyatur o al-Qanbiyatur (Rodrigo el Campeador). Il cognomen Campeador deriva dal latino campi doctor, che significa "maestro di battaglia". Probabilmente lo ottenne durante le campagne del re Sancho II di Castiglia contro i suoi fratelli, i re Alfonso VI di León e García I di Galizia. Sebbene i suoi contemporanei non abbiano lasciato fonti storiche che lo avrebbero indirizzato come Cid, hanno lasciato molti documenti cristiani e arabi, alcuni hanno persino firmato documenti con il suo autografo, rivolgendosi a lui come Campeador, che dimostrano che usava lui stesso il cognomen cristiano. L'intera combinazione Cid Campeador è documentata per la prima volta circa 1195 nel Linage Navarro-Aragonese de Rodric Díaz incluso nel Liber Regum sotto la formula mio Cid el Campeador.

La combinazione di "Cid Campeador" è documentata dal XII secolo in Linaje de Rodrigo Díaz (it. "La stirpe di Rodrigo Díaz") in Navarro-Aragonese, parte del Liber regum, nella forma "mio Cit el Campiador" e in El Cantar de mio Cid.

Biografia Origine

Rodrigo Díaz nacque attorno al 1043; suo padre Diego Laínez (?-1058) era il diretto discendente di Laín Núñez, stimato alla corte del re di Castiglia, Ferdinando I, e, da quanto risulta dagli annali navarro-aragonesiGli annali navarro-aragonesi erano annali scritti in parte in latino e in parte in una lingua navarro-aragonese inerenti alla storia navarro-aragonese dal primo secolo dopo Cristo all'anno 1186. della famiglia di Laín CalvoLain Calvo, leggendario giudice di Castiglia, con Nuño Rasura, al tempo di Fruela II delle Asturie, all'inizio del X secolo, da cui:

Fernando Lainez, da cui: Lain Fernandez, da cui: Nuño Lainez, da cui: Laín Núñez (?-1063), nonno di Rodrigo., apparentemente un membro dei Giudici di Castiglia, mentre sua madre, Teresa Rodríguez, era la figlia di Rodrigo Álvarez, primo conte di Asturia e suo governatore.

Rodrigo, rimasto orfano di padre nel 1058, crebbe nella corte del re Ferdinando I di León insieme al principe Sancho, futuro re come Sancho II di Castiglia. Rodrigo venne investito cavaliere intorno al 1060, nella chiesa di Santiago de los Caballeros, a Zamora da Doña Urraca, futura signora di Zamora.

Al servizio di re Sancho Nel 1063 si recò con Sancho a Saragozza e partecipò, contro lo zio di quest'ultimo, Ramiro I, re d'Aragona, alla difesa della taifa di Saragozza dell'emiro al-Muqtadir, alleato di Ferdinando I. In seguito partecipò alla battaglia per la conquista del paese di Graus, in cui Ramiro, l'8 maggio, morì. In quell'occasione, secondo la leggenda, ottenne il titolo di Campeador, quando per risolvere una disputa sull'attribuzione di alcuni castelli di frontiera Rodrigo vinse il duello con Jimeno Garcés, alfiere di Ramiro I.

Tra gli anni 1063 e 1072 fu il braccio destro di don Sancho e combatté con lui in numerose battaglie. Nel 1066 venne nominato Alfiere Reale (colui che portava lo stendardo del re in tutte le manifestazioni pubbliche) dopo che Sancho era salito al trono della Castiglia nel 1065. Come capo delle truppe reali, il Cid accompagnò il suo re nella guerra che combatté contro il regno di Navarra, detta guerra dei tre Sancho (Sancho II contro il re di Navarra, Sancho IV e il suo alleato il re d'Aragona, il successore di Ramiro I, Sancho I), che terminò nel 1068 con la parziale riconquista dei territori castigliani ceduti da Ferdinando I al fratello Garcia III Sánchez di Navarra.

Fu poi al fianco del re nella guerra che combatté contro il fratello Alfonso VI, re di León e García, re di Galizia. La guerra fratricida era scoppiata a causa della divisione dell'eredità del padre Ferdinando. Dopo che Alfonso venne sconfitto nella battaglia di Llantada, sul fiume Pisuerga (19 luglio 1068), Sancho e Alfonso raggiunsero un accordo per combattere Garcia, lo attaccarono e lo privarono del suo regno obbligandolo ad andare in esilio a Siviglia, presso il suo tributario abbadide Muḥammad al-Muʿtamid, emiro di Siviglia. Ripresa la lotta con Alfonso, nella battaglia di Golpejera, vicino a Carrión de los Condes (1072), lo sconfissero, lo catturarono e lo imprigionarono a Burgos, da dove però fuggì e riparò, in esilio, nel regno moro di Toledo, suo tributario. Sancho II occupò allora il León, riunendo così nuovamente il regno che era stato di suo padre.

I nobili del León non accettarono il fatto compiuto e si strinsero attorno alle sorelle del re, soprattutto a Doña Urraca, che si fortificò nella sua signoria, la città di Zamora. Sancho II dapprima espugnò la signoria di Toro, della sorella Elvira e poi pose l'assedio a Zamora il 4 marzo del 1072. Durante l'assedio pare che un nobile di León, lo zamorano Bellido Dolfos, forse amante di Urraca, fingendosi disertore lo invitò a seguirlo per fargli vedere il punto debole delle mura, lo separò quindi dalla sua guardia e lo assassinò, il 6 ottobre del 1072. Dopo la morte di Sancho II il Cid e i castigliani continuarono l'assedio di Zamora. Alfonso VI era tornato a León e, dato che il fratello non aveva lasciato eredi, si prodigò per garantire che, se riconosciuto re di Castiglia, avrebbe trattato i nobili castigliani alla stregua dei nobili leonesi, ma il sospetto che Urraca e Alfonso fossero complici nell'assassinio di Sancho serpeggiava in buona parte della nobiltà castigliana.

Re Alfonso e l'esilio I maggiorenti castigliani, tra cui il Cid Campeador, dopo avere tolto l'assedio a Zamora pretesero che Alfonso VI giurasse la sua innocenza in pubblico, sul sagrato della chiesa di Santa Gadea (dedicata a Sant'Agata) di Burgos, e riconobbero come re di Castiglia Alfonso VI, che divenne in tal modo il sovrano di León e Castiglia. Con il nuovo re, l'incarico di Alfiere Reale passò a García Ordóñez, conte di Nájera. Per alcuni anni il Cid fu tenuto in gran conto alla corte di Alfonso, che nel luglio del 1074 gli concesse la mano di sua cugina, doña Jimena, figlia del conte di Oviedo e delle Asturie Diego Fernández e della contessa Cristina Fernández.

Nel 1079 il Cid venne incaricato dal re di riscuotere le parias (tributi) dal re di Siviglia al-Muʿtamid b. ʿAbbād, che allora era in guerra con il re del Regno di Granada alleato di García Ordóñez. Rodrigo si schierò con al-Muʿtamid, alleato del re Alfonso e riuscì, nella battaglia di Cabra, a battere il re di Granada e a catturare García Ordóñez. Venne poi coinvolto in un fatto di armi contro il re di Toledo, alleato del regno del León; tornato a corte, fu messo in cattiva luce agli occhi del re Alfonso da García Ordóñez e da Pedro Ansúrez, potenti nobili della corte di León, che convinsero il re a punirlo con l'esilio (1081).

Un cristiano al servizio di un musulmano

Accompagnato dai suoi fedeli (secondo la leggenda tra coloro che lo seguirono vi era anche il suo luogotenente Álvar Fáñez, ma la realtà storica parrebbe diversa in quanto Fáñez, durante l'esilio del Cid, fu tra i capitani dell'esercito leonese-castigliano), il Cid Campeador offrì i suoi servigi ai conti di Barcellona, nella persona di Ramón Berenguer II. Di fronte al loro rifiuto si rivolse al signore musulmano di Saragozza al-Muqtadir, che era tributario del regno di Castiglia ed entrò alla sua corte. All'epoca dei Reinos de Taifas i contatti tra cristiani e musulmani erano piuttosto frequenti, e le questioni di fede erano spesso messe in secondo piano rispetto ai problemi della politica.

Alla morte di al-Muqtadir il Cid rimase alla corte di suo figlio, al-Muʾtamin, che aveva ereditato la parte occidentale del regno, comprendente Saragozza, Tudela, Huesca e Calatayud. Nella battaglia di Almenar sconfisse Ramón Berenguer II (1082) e vicino a Morella, nel 1084, sconfisse anche il re d'Aragona Sancho Ramírez e al-Mundir, fratello di al-Muʾtamin che dal padre aveva ereditato la parte orientale del regno di Saragozza ed era quindi sovrano di Lérida, Tortosa e Dénia.

L'invasione degli Almoravidi e la conseguente sconfitta di Alfonso nella Battaglia di al-Zallaqa (1086) e forse anche la morte di al-Muʾtamin (1085) fecero sì che il re si riavvicinasse al suo vassallo, il quale fu incaricato di difendere la zona levantina. Tra il 1087 e il 1089 il Cid rese tributari i regni musulmani di Taifa di Albarracín e di Alpuente e impedì che la città di Valencia, governata dal re Yaḥyā al-Qādir(Hacia, 1050 - Valencia, 1092), re delle taifa di Toledo e Valencia., alleato dei castigliani, cadesse nelle mani di al-Mundir e del conte di Barcellona Berenguer Ramón II. Nel 1089 offrì uno spunto ai suoi nemici a corte per essere arrivato in ritardo con le sue truppe nella difesa del castello Aledo, in Murcia, e nel 1090 si scontrò di nuovo con Alfonso che lo condannò all'esilio per la seconda volta, senza concedergli un regolare processo, dopo avergli confiscato tutti i beni e imprigionato moglie e figlie. Il Cid le liberò, partì e tornò al servizio del re di Saragozza, al-Mustaʿīn II, succeduto ad al-Muʾtamin.

Sconfisse nuovamente il re di Lérida, facendo prigioniero il suo alleato, il conte di Barcellona, Berenguer Ramón II durante la battaglia di Tévar, vicino a Murcia (1090), rimettendolo subito in libertà. Da questo episodio nacque un'amicizia sincera che portò, nel 1103, al matrimonio tra il nipote del conte, Raimondo Berengario, e la figlia di Rodrigo, Maria. Il conte inoltre concesse al Cid il protettorato di tutte le province musulmane a sudovest della Catalogna, praticamente i regni di Saragozza e Lerida, che continuarono ad esistere solo formalmente.

Nel frattempo Yaḥyā al-Qādir, re di Valencia, per volere di Alfonso VI, dopo la partenza dei soldati castigliani, si era alleato al re di Saragozza, per cui il Cid si recò immediatamente a Valencia, con truppe miste, cristiane e musulmane, divenendo il protettore di Yaḥyā al-Qādir. Nel 1092 Rodrigo partecipò ad una spedizione castigliana contro gli Almoravidi di Andalusia, con la speranza di ottenere il perdono del re Alfonso; ma quest'ultimo non si lasciò commuovere. Il Cid allora si vendicò attaccando e saccheggiando il distretto castigliano della Rioja e, quando arrivò a Nájera, sfidò a duello il suo nemico, García Ordóñez, che non raccolse la provocazione.

Signore di Valencia