La lingua gotica è una lingua germanica estinta che era parlata dai Goti. La fonte principale per la ricostruzione di lingua è il Codex Argenteus, una copia del VI secolo della traduzione della Bibbia del vescovo Ulfila risalente al IV secolo. Questa lingua è la sola del germanico orientale che avesse un corpus considerevole; tutte le altre, incluse il burgundo e il vandalico, sono conosciute solo tramite i nomi propri sopravvissuti nei resoconti storici.
Come lingua germanica, il gotico è parte della famiglia indoeuropea. È la lingua germanica di più antica attestazione, ma non ha discendenti nelle lingue moderne. I più antichi documenti in gotico risalgono a prima del IV secolo. La lingua era in declino già verso la metà del VI secolo; ciò fu dovuto in parte alle sconfitte militari inflitte ai Goti dai Franchi, all'espulsione dei Goti dall'Italia, alla massiccia conversione al Cattolicesimo romano che parlava principalmente latino e in parte anche all'isolamento geografico. La lingua sopravvisse nella Penisola iberica (odierne Spagna e Portogallo) al massimo fino all'ultimo decennio dell’VIII secolo e lo scrittore franco Valafrido Strabone scrisse che si parlava ancora il gotico nell'area del basso Danubio e in isolate regioni montane della Crimea nel primo IX secolo (gotico di Crimea). I termini ritrovati nei manoscritti tardi (dopo il IX secolo) e che sembrano di provenienza gotica potrebbero non appartenere alla stessa lingua.
L'esistenza di corpora attestati di epoche così antiche rende il gotico una lingua di considerevole interesse per la linguistica comparativa.
Il nome nativo della lingua non è attestato e la ricostruzione *gutiska razda si basa sull'opera Gothiskandza «limite (o confine) gotico» di Giordane. Razda, «lingua», è attestato, per esempio nella traduzione del Vangelo secondo Matteo 26:73. Le parole in gotico scritte in questo articolo sono traslitterate in alfabeto latino (vedi alfabeto gotico).
Documenti in gotico Ci sono solo pochi documenti che sopravvivono in gotico e non sono sufficienti per ricostruire completamente la lingua:
il più ampio corpo di documenti che ci resta consta di codici scritti e/o commissionati dal vescovo ariano Ulfila (anche conosciuto come Wulfila, 311-388), che fu il capo di una comunità di cristiani visigoti nella provincia romana di Moesia (moderna Bulgaria). Egli commissionò una traduzione della Septuaginta greca in lingua gotica di cui ci restano circa tre quarti del Nuovo Testamento e qualche frammento dell'Antico Testamento; Codex Argenteus (e il frammento di Speyer): 188 pagine: è il manoscritto gotico che si è preservato meglio, è datato VI secolo e fu conservato e trasmesso dagli Ostrogoti del Nord Italia. Contiene un'ampia parte dei quattro vangeli. Dato che è una traduzione dal greco, la lingua del Codex Argentus è piena di prestiti greci tanto lessicali quanto sintattici. La sintassi in particolare è spesso copiata direttamente dal greco; Codex Ambrosianus di Milano (e il Codex Taurinensis): cinque parti, in tutto 193 pagine; contiene passaggi sparsi del Nuovo Testamento (incluse parti dei Vangeli e delle epistole), dell'Antico Testamento (Neemia) e alcuni commentari conosciuti come Skeireins. È perciò possibile che il testo sia stato modificato in parte da chi l'ha trascritto; Codex Rehdigerianus da Uppsala universitetsbibliotek; Codex Gissensis (Gießen): 1 pagina, frammenti di Luca 23-24. Fu ritrovato in Egitto nel 1907, ma distrutto da un disastro idrico nel 1945; Codex Carolinus (Wolfenbüttel): 4 pagine, frammenti di Romani 11-15; Codex Vaticanus Latinus 5750: 3 pagine, pagine 57/58, 59/60 e 61/62 dello Skeireins; vari documenti antichi sparsi: alfabeti, calendari, glosse sono stati ritrovati in un numero di manoscritti e qualche iscrizione runica (tra le 3 e le 13) che si sa o si sospetta gotiche. Alcuni studiosi credono che queste iscrizioni non siano tutte goticheW. Braune, F. Ebbinghaus, Gotische Grammatik, Tübingen, 1981; qualche dozzina di termini raccolti da Ogier Ghiselin de Busbecq, ambasciatore degli Asburgo alla corte dell'Impero ottomano presso Istanbul dal 1555 al 1562, che era curioso di scoprire il più possibile sulla lingua ed incontrò due persone che parlavano il gotico di Crimea. Inserì una lista di parole nella sua opera Turcicae epistolae. Questi termini sono comunque di circa un millennio posteriori rispetto al vero e proprio gotico e quindi non rappresentativi per la lingua di Ulfila.
Questo elenco non è esauriente ed uno più completo può trovarsi sul sito Wulfila Project.
Ci sono state notizie non comprovate della scoperta di altre parti della bibbia di Ulfila. Heinrich May nel 1968 asserì di aver trovato in Inghilterra 12 pagine di un manoscritto che conteneva parti del vangelo di Matteo. Questo annuncio non fu mai accertato.
Solo i frammenti della traduzione gotica della Bibbia sono stati preservati. La traduzione fu apparentemente realizzata nella regione dei Balcani da persone in stretto contatto con la cultura greca cristiana. Sembra che la bibbia gotica sia stata usata dai Visigoti nella penisola iberica circa fino al 700 d.C. e per qualche tempo in Italia, nei Balcani e in quella che oggi è l'Ucraina. Durante l'eliminazione dell'Arianesimo molti testi in gotico furono probabilmente sovrascritti o raccolti e bruciati. Tralasciando i testi biblici, il solo documento gotico sostanziale che esiste ancora ed il solo testo abbastanza lungo ad essere stato composto originariamente in lingua gotica è lo Skeireins, alcune pagine di commentario sul Vangelo di Giovanni.
Esistono pochissime fonti secondarie dopo l'800 al riguardo della lingua gotica. Quindi si può dedurre che ormai fosse usato di rado in quell'epoca. Esaminando i testi medioevali che menzionano i Goti si dovrebbe notare che molti scrittori usano la parola Goti per indicare qualsiasi popolo germanico nell'Europa dell'Est, molti dei quali certamente non usavano la lingua gotica come la conosciamo dalla Bibbia gotica. Alcuni scrittori poi si riferivano a popoli che parlavano lo slavo chiamandoli Goti.
La relazione tra la lingua dei Goti di Crimea e il gotico di Ulfila è poco chiara. I pochi frammenti della loro lingua che ci arrivano dal XVI secolo mostrano differenze significative rispetto alla lingua della Bibbia gotica, sebbene alcune glosse, come ada per "uovo", implichino una eredità comune.
Generalmente con l'espressione "lingua gotica" ci si riferisce alla lingua di Ulfila, ma la stragrande maggioranza delle attestazioni stesse ci viene dal VI secolo - molto tempo dopo la morte di Ulfila.
Alfabeto
Il gotico di Ulfila, come quello dello Skeireins e di vari altri manoscritti, era scritto usando un alfabeto che molto probabilmente fu inventato da Ulfila stesso per la sua traduzione. Ulfila prese lettere dal greco, dalle rune e dal latino. Lo scrittore argentino Jorge Luis Borges, nel suo Letterature germaniche medioevali (1978), spiega il procedimento usato da Ulfila:
«Prima di affrontare la traduzione, dovette creare l'alfabeto in cui poterla scrivere. I germani usavano l'alfabeto runico, che constava di circa venti segni, adatti a essere incisi su legno o metallo, e vincolati, nell'immaginazione popolare, alle stregonerie pagane. Ulfila prese diciotto lettere dall'alfabeto greco, cinque da quello runico, una da quello latino e un'altra, che stava ad indicare la Q, non si sa da dove, ed elaborò così la scrittura che fu detta ulfilana e anche maeso-gotica».Entrambe le citazioni da Borges sono tradotte da Fausta Antonucci.
Questo alfabeto gotico non ha nulla a che fare con la scrittura gotica che fu usata per scrivere in alfabeto latino dal XII secolo al XIV secolo ed evolse nel carattere Fraktur più tardi usato per scrivere in tedesco.
Suoni È possibile determinare più o meno esattamente come il gotico di Ulfila fosse pronunciato principalmente grazie alla ricostruzione fonetica comparativa. Inoltre, poiché Ulfila provò a seguire il testo originale greco il più possibile nella sua traduzione, sappiamo che usò alcune convenzioni di scrittura identiche a quelle dei contemporanei greci. Dato che il greco di quel periodo è ben documentato, è possibile ricostruire molto della pronuncia gotica a partire dai testi di traduzione. Infine, il modo in cui i nomi non greci sono trascritti nella bibbia greca e nella bibbia di Ulfila ci dà ulteriori informazioni in merito.
Vocali Monottonghi Dittonghi , e possono essere sia lunghi che brevi.Vedi anche Fausto Cercignani, The Development of the Gothic Vocalic System, in Germanic Dialects: Linguistic and Philological Investigations, a cura di Bela Brogyanyi e Thomas Krömmelbein, Amsterdam e Philadelphia, Benjamins, 1986, pp. 121-151. La scrittura gotica distingue tra vocali lunghe e brevi solo per la - scrivendo i per la forma breve e ei per la lunga (un digrafo o falso dittongo), imitando l’uso greco dell’epoca (ει = /iː/). Le vocali singole sono a volte lunghe dove una nasale storicamente presente è caduta davanti ad una (un caso di allungamento di compenso). Perciò il preterito del verbo briggan "portare" (inglese bring, olandese brengen, tedesco bringen) diviene brahta (inglese brought, olandese bracht, tedesco brachte), dal proto-germanico *braŋk-dē. In una traslitterazione dettagliata, ove l'intento sia più quello di una trascrizione fonetica, la lunghezza è segnata con un macron (o se non disponibile la prima, spesso con un accento circonflesso): brāhta, brâhta. si trova abbastanza spesso in altri contesti: brūks "utile" (olandese gebruik, tedesco Gebrauch, svedese bruk "uso"). e sono lunghe vocali semichiuse. Sono scritte come e ed o: neƕ "vicino" (inglese nigh, olandese nader, tedesco nah); fodjan "nutrire". e sono brevi vocali semiaperte.Per le vocali brevi del gotico vedi anche Fausto Cercignani, The Development of the Gothic Short/Lax Subsystem, in «Zeitschrift für vergleichende Sprachforschung», 93/2, 1979, pp. 272-278. Sono segnate usando i digrafi ai ed au: taihun "dieci" (olandese tien, tedesco zehn), dauhtar "figlia" (olandese dochter, tedesco Tochter). Nel gotico traslitterato gli accenti sono posti sulla seconda vocale dei digrafi aí ed aú per distinguerli dagli originali dittonghi ái ed áu: taíhun, daúhtar. In moltissimi casi le brevi ed sono allofoni di prima di .Ma vedi Fausto Cercignani, The Enfants Terribles of Gothic "Breaking": hiri, aiþþau, etc., in «The Journal of Indo-European Studies», 12/3-4, 1984, pp. 315-344. Inoltre la sillaba raddoppiata nei preteriti con raddoppiamento presenta ai che è probabilmente pronunciato come una breve .Vedi anche Fausto Cercignani, The Reduplicating Syllable and Internal Open Juncture in Gothic, in «Zeitschrift für vergleichende Sprachforschung», 93/1, 1979, pp. 126-132. Infine le brevi e appaiono nei prestiti dal greco e dal latino (aípiskaúpus = "vescovo", laíktjo = lectio "lezione", Paúntius = Ponzio). I dittonghi germanici ai ed au appaiono come ai ed au in gotico (normalmente scritti con un accento sulla prima vocale per distinguerli da ai, au < i/e, u germaniche). Alcuni ricercatori suppongono che essi fossero ancora pronunciati come dittonghi in gotico, p. es. ed , laddove altri pensano che fossero diventati semiaperte lunghe, p. es. e : ains "uno" (tedesco eins), augo "occhio" (tedesco Auge). Nelle fonti latine i nomi gotici con il germanico au sono resi con au fino al IV secolo e con o da allora in poi (Austrogoti > Ostrogoti). Le lunghe ed si trovano come allofoni di ed prima di una vocale: waian "soffiare" (olandese waaien, tedesco wehen), bauan "costruire" (olandese bouwen, tedesco bauen, svedese bo "dal vivo"); si trovano anche in parole greche Trauada "Troade" (gr. ).