Il castello di La Mothe (pron. fr. AFI: ), talvolta detto anche castello di Arvier, è un castello valdostano medievale in gran parte in rovina, che domina il capoluogo di Arvier.

È uno dei due castelli presenti nel territorio comunale ed è collocato all'interno del centro cittadino: l'altro, il castello di Montmayeur, si trova invece isolato, all'imbocco della Valgrisenche. A tal proposito, il castello di La Mothe è stato talvolta denominato in passato "Castello d'Arvier", tra gli altri dall'architetto Carlo Nigra; tuttavia, per evitare equivoci, tale appellativo viene oggi molto più frequentemente associato al castello di Montmayeur.

A seguito dell'acquisizione da parte della Regione Valle d'Aosta e degli interventi di restauro, al 2026 risulta parzialmente aperto al pubblico, in attesa di una prossima conversione funzionale in museo.

Storia La storia del castello di La Mothe è in gran parte oscura: nonostante la campagna di scavo e studio conclusasi nel 2007, difficilmente sono rintracciabili e suddivisibili le parti cronologicamente differenti nella struttura, a causa della continua sovrapposizione di interventi avuti nei secoli.

Il complesso viene citato per la prima volta nei documenti dell'omaggio feudale del 1287, in cui giurò Aymon de Arviero.. Secondo quanto riportato dallo storico Jean-Baptiste de Tillier, il castello prenderebbe il nome dal nobile savoiardo Aymar de La Mothe, segretario del conte Filippo di Savoia, il quale alla fine del XIII secolo avrebbe sposato l'ereditiera della famiglia De Arverio. Venutone in possesso, Aymar de La Mothe lo fece restaurare e gli attribuì conseguentemente il proprio nome, con il quale è noto nelle Udienze di quell'epoca.

Nel 1306 o nel 1409 passò ai d'Avise, che lo tennero come maison de plaisance, ovvero dimora di piacere. Fu quindi lasciato in consignoria alla nobile famiglia dei Sarriod de la Tour e a quella di minor nome dei Lostan, i medesimi ricordati anche per l'omonima Maison Lostan ubicata in AostaCfr. AA.VV, La Maison Lostan: indagini, progetti, interventi, in Bollettino, n. 1, 2003/2004, a cura della Regione Autonoma Valle d'Aosta, pp. 53-101. Trascurato da questi ultimi proprietari, agli inizi del XVIII secolo il castello appariva già in gran parte in rovina: a questo contribuì anche il riutilizzo per fini agricoli o pastorali come fienile e stalla.

Il suo valore storico fu compreso solo durante il XX secolo, quando, dopo secoli di incuria, la struttura venne definitivamente acquistata dalla regione, che cercò di limitarne il degrado e conservare quanto ancora era presente, provvedendo nel 2006 a importanti interventi di restauro e messa in sicurezza. Nel ventennio seguente l'area fu aperta a visite libere, limitatamente al giardino interno, dove vennero saltuariamente anche ospitati eventi. Solo a partire dal 2026venne avviato il progetto di riconversione musealehttps://www.lastampa.it/aosta/2026/09/04/news/agile_arvier_dopo_4_anni_raggiunti_tutti_gli_obiettivi_richiesti_dal_progetto_pnrr-15729528/

Architettura Il castello risulta oggi composto di una torre a pianta quadrata a cui è addossato un rudere, un corpo di fabbrica sventrato, il cui aspetto per André Zanotto è attribuibile alle trasformazioni subite intorno al XIV-XV secolo, quindi per la maggior parte frutto di un rimaneggiamento successivo alla costruzione. Si notano inoltre alcune tracce di una torre rotonda e delle antiche mura.

All'interno sono osservabili i resti della scala elicoidale, oggi crollata e non più visibile, e quelli di un camino, consistenti nei due piedritti e la relativa mensola, facente parte del primo piano, inaccessibile poiché crollato.

I restauratori hanno trovato persino tracce di affreschi che farebbero propendere per l'ipotesi della presenza di una cappella, così come avviene in altri castelli posti nei comuni limitrofi.

Per il suo aspetto massiccio il castello di La Mothe è stato comparato dall'architetto Bruno Orlandoni alla domus episcopalis del castello di Issogne, alla torre della casaforte Villette di Cogne e alla torre Colin di Villeneuve. cit. in

Fasi costruttive Le recenti indagini archeologiche hanno consentito la distinzione di cinque fasi costruttive.

Prima fase costruttiva (ante 1250) La prima fase costruttiva del castello è di difficile comprensione. A tutt'oggi pressoché nulla di visibile e consistente è rimasto dell'edificio originale, citato per la prima volta in un documento del 1287: quasi tutti i manufatti sono stati inglobati in lavorazioni successive. Attraverso le analisi dendrocronologiche delle poche parti lignee superstiti si è riusciti a stabilizzare una datazione riconducibile agli anni 1236-1237.

Gli esigui e nascosti resti relativi a questo periodo sono riconoscibili per lo più in legni di sostegno riutilizzati da altra funzione che formano le centine delle finestre, gli architravi delle porte e le travi degli impalcati. In generale gran parte di questi materiali sarà poi riutilizzata in successivi rimaneggiamenti, sebbene si sia constatata l'assenza quasi totale di manufatti ceramici, vitrei o metallici risalenti a quest'epoca. Non è dunque escludibile che questi materiali siano ancora presenti nel castello, sebbene ricoperti da alcuni strati di muratura che li occultano: ne sono un'autorevole testimonianza i resti di alcuni muri "raddoppiati".

L'ipotesi più plauisibile riguardo alla forma di questa originaria struttura è deducibile dall'analisi morfologica del pendio, che ha fatto ipotizzare uno sviluppo su più piani, dati i livelli dei vari terrazzi rocciosi costruiti, che poi saranno mantenuti nelle fasi successive con la funzione di contenimento.

Seconda fase costruttiva (XIV secolo - post 1376) Appartengono a questa fase gran parte dei corpi di fabbrica oggi ancora visibili in quanto il loro stato di conservazione è migliore rispetto alle altre parti della struttura: gli interventi successivi non ne hanno praticamente modificato la forma originale. Il nuovo edificio presenta un'ampiezza di 13 per 8 m e si basa direttamente sul substrato roccioso sottostante; riesce a elevarsi per 14 m di altezza, arrivando ad ospitare 4 piani al suo interno.

Date le dimensioni e la posizione è intuibile la sua funzione maggiormente residenziale piuttosto che difensiva: non a caso è l'unica parte del castello priva di feritoie. Per quanto riguarda l'impianto difensivo esterno non è possibile delineare, se non a grandi linee, lo sviluppo di quel periodo. È ipotizzabile che la cinta muraria ancora oggi visibile sia collocabile cronologicamente in un lasso di tempo di poco successivo allo stesso.

Terza fase costruttiva (XV secolo)

La parte più importante e più ricca di informazioni dell'intero complesso appartenente a questa fase, e che è giunta ai nostri giorni in discreto stato di conservazione, è costituita dalle mura esterne e dai loro resti. Questi ultimi, specialmente per quanto riguarda le strutture presenti sul lato nord e, in parte, su quello sud, seguono per la maggior parte l’andamento e le sinuosità dello sperone roccioso sul quale poggiano tutti gli edifici. Essi delimitavano probabilmente l’area in cui sorgeva quello che si ritiene identificabile come il mastio del castello, dove trovavano originariamente posto gli ambienti residenziali del signore e della sua corte.

Sul lato nord-orientale è ancora possibile distinguere chiaramente, addossato a una parete del muro perimetrale, ciò che resta di una finestra con sedile, tipica del XV secolo, sebbene oggi sia appena riconoscibile. A causa del cedimento dei solai che costituivano i pavimenti del piano — dovuto ai secoli di abbandono cui il complesso fu sottoposto — la struttura ha infatti perso completamente lo schienale che originariamente occupava la parte superiore. L’ipotesi più accreditata è che tali resti appartenessero a un edificio con caratteristiche assimilabili a una torre, oggi tuttavia in avanzato stato di rovina e quindi solo parzialmente identificabile. Proprio a causa delle condizioni estremamente precarie in cui questi reperti sono pervenuti fino a noi, né gli scavi archeologici né le successive analisi condotte nel primo decennio del XXI secolo durante gli interventi di restauro hanno consentito di chiarire ulteriormente l’altezza, la planimetria e la funzione originaria della struttura. La presenza di alcuni elementi lapidei perpendicolari alla parete sopra citata farebbe tuttavia pensare a un prolungamento dei muri perimetrali verso il lato orientale, in direzione sud.

Allo stesso periodo appartiene un ulteriore edificio, situato nell’area centrale del castello, a circa dieci metri a est del fabbricato precedentemente identificato come mastio, del quale sembra costituire una prosecuzione. Anche di questa costruzione sopravvive soltanto un rudere, rappresentato dalla parte inferiore del muro perimetrale. È comunque molto probabile che, all’epoca della costruzione, i due edifici fossero collegati da passaggi coperti, presumibilmente in legno o in muratura, che non si sono conservati oppure che furono successivamente modificati e demoliti. Una ricostruzione precisa risulta tuttavia particolarmente complessa, soprattutto a causa della scarsità di vestigia significative dovuta ai profondi rimaneggiamenti subiti dalla struttura durante la ricostruzione del XVI secolo, che portò alla realizzazione di un nuovo edificio collocato proprio tra i due.

Quarta fase costruttiva (XVI secolo) In questo periodo avvengono importanti riqualificazioni sia volumetriche dell'edificio sia di restauro di antichi dettagli decorativi di singoli elementi architettonici. Viene in particolare costruito un nuovo nucleo centrale che funge da collegamento tra i vani già esistenti e che, di conseguenza, deve adattarsi nella planimetria a questi ultimi. Al contempo sul lato sud si rende necessaria la costruzione di una scala indipendente di forma elicoidale (oggi visibile solo sommariamente poiché diruta) avente funzione di collegamento tra piani alti e bassi e tra nuove e vecchie parti.

Ulteriori analisi hanno consentito di dire che la nuova costruzione aveva uno sviluppo principalmente verticale ed era suddivisa al suo interno in tre piani di cui rimangono solo scanalature lignee oggi restituite dalla dendrocronologia. Questi spazi appartenevano con ogni probabilità al piano nobile dati i resti di un camino (a tutt'oggi sospesi nel vuoto a causa del crollo del solaio) di elevata qualità decorativa.

Al fine di collegare gli ambienti e attenuare i dislivelli, il pavimento viene abbassato di circa un metro nelle strutture precedenti e viene realizzata una nuova apertura sul lato della sala con il camino. Le travi del soffitto dovevano essere a vista: la dendrocronologia ha restituito una datazione per tutte prossima al 1514 ed esse risultano omogenee anche per la scelta del legno. Quelle dei pavimenti, invece, poiché dedite a essere ricoperte da questi ultimi, utilizzano anche elementi di reimpiego preesistenti. Nel frattempo, mentre veniva edificato un ampliamento della cinta muraria verso est, si ricorre ala costruzione di un nuovo portale d'ingresso, orientato verso nord, e caratterizzato da una ricca decorazione scultorea.

I proprietari dell'epoca, i D'Avise, avrebbero avuto con ogni probabilità un elevato gusto artistico, testimoniato, oltre che dalle decorazioni scultoree già menzionate, anche da un ciclo di affreschi, l'unico rintracciato nel castello, ritraente soggetti naturalistici, che ci è pervenuto..

Quinta fase costruttiva (XIX secolo)