Biografia Nonostante Horowitz affermasse di essere nato a Kiev (allora Impero Russo), alcune fonti identificano il luogo di nascita con Berdyčiv, un paese abitato per lo più da persone di fede ebraica. Una sua cugina, Natasha Saitzoff, nel 1991 intervenne nel dibattito, affermando che tutti e quattro i fratelli Horowitz erano nati a Kiev. Interpellata in merito, tuttavia, anche la moglie di Horowitz, Wanda Toscanini, riteneva possibile la nascita a Berdyčiv. Questa ipotesi è avvalorata anche da documenti rabbinici. Non molto tempo fa è stato tuttavia trovato il certificato di nascita, che attesta la sua venuta al mondo a Kiev.A. Alberti - Vladimir Horowitz, p. 35-36

Nacque il 1º ottobre 1903 da una famiglia ebraica. Il suo anno di nascita fu però ufficialmente il 1904 sino al 1987, quando lo stesso pianista confessò al suo biografo che nel 1925 aveva dovuto ringiovanirsi di un anno (falsificando l'atto di nascita) per rinviare l'imminente servizio militare e potersi così recare a Berlino per una tournée e per studiare con SchnabelP. Rattalino - Horowitz: il mattatore, p. 9.

Fin da piccolo mostrò precocissime doti musicali: lo stesso Horowitz disse, in un'intervista del 1986, che, da piccolo, "suonava" con le dita sul vetro della finestra di casa sua e che, un giorno, suonò così forte da rompere il vetro, provocandosi ferite alle mani. Imparò le prime nozioni pianistiche dalla madre Sophie e avendo tra i suoi maestri Feliks Blumenfel'd. Dopo il suo ingresso in conservatorio, suonò, all'età di 11 anni, per Aleksandr Skrjabin, e si diplomò a 16 anni suonando il terzo concerto di Sergej Rachmaninov. Lo stesso Horowitz amava raccontare che i membri della commissione, di solito compassati ed estremamente severi, si alzarono in piedi per rendergli omaggio alla fine dell'esameA. Schonberg - Horowitz, p. 52. Il suo percorso di studî lo formò secondo il pensiero musicale della scuola russa, della quale divenne uno dei massimi esponenti. Nel 1920 suonò il primo concerto nell'Ivan Franko Gosudartsvennoj Akademičeskij Ukrainskij Teatr di Kiev. Questo fu l'inizio di una carriera eccezionale, che lo portò a suonare nelle più prestigiose sale del mondo, quali la Carnegie Hall, La Scala e il Musikverein, con i migliori direttori d'orchestra (tra cui Toscanini, Ormándy-Blau e Mehta).

Nel 1925 lasciò l'Unione sovietica per una serie di concerti, per non farvi ritorno sino al 1986.

Il 1928 fu l'anno del suo esordio a New York con il primo concerto di Pëtr Il'ič Čajkovskij, sotto la bacchetta di Thomas Beecham. Il concerto suscitò una straordinaria impressione ed è forse l'episodio che, più di tutti, contribuì a far nascere la leggenda-Horowitz. A quanto pare, Beecham volle dirigere senza lo spartito davanti, anche se non lo conosceva così bene da poterselo permettere; inoltre, per mettere meglio in luce le proprie capacità, impose al solista tempi estremamente lenti. Horowitz, nel corso dell'esecuzione, si rese conto che il concerto sarebbe stato un fiasco e che ciò avrebbe potuto compromettere la sua carriera. Decise allora di staccare, nel terzo movimento, un tempo eccezionalmente mosso, in modo da fare emergere le sue doti tecniche (in particolar modo le famose ottave). Il successo finale fu clamoroso, anche se Rachmaninov, che sedeva fra il pubblico, successivamente inviò a Horowitz una lettera in cui lo rimproverava di aver ceduto alla tentazione dell'esibizionismoA. Alberti, cit., p. 67-71. Ciò tuttavia non compromise i rapporti fra i due musicisti, anzi: Horowitz andò a far visita a Rachmaninov, i due suonarono assieme e strinsero un'amicizia che durò fino alla morte di quest'ultimo (1943).

Nell'ottobre del 1932 Horowitz, che era ormai uno dei musicisti classici più famosi e meglio pagati del mondo, eseguì alla Carnegie Hall di New York il concerto "Imperatore" di Beethoven sotto la direzione di Toscanini. Questo evento segnò l'inizio di una stretta collaborazione tra i due musicisti. Nel 1933 Horowitz sposò la figlia di Toscanini, Wanda. Nel 1936 il pianista, convinto di essere malato di appendicite, si fece operare. L'intervento chirurgico non ebbe successo e provocò l'insorgere di una flebite, che costrinse il musicista a interrompere l'attività concertistica per tre anniA. Schonberg, cit., pp. 145-146.

Una seconda interruzione si verificò nel 1953. Horowitz, alle prese con gravi problemi di natura fisica e psicologica, insoddisfatto delle sue scelte artistiche e preso di mira da parte della critica, si ritirò dalle scene, stavolta per ben dodici anni. Durante questo periodo si dedicò allo studio e all'insegnamento e registrò diversi dischi. Il ritorno all'attività concertistica avvenne il 9 maggio 1965, alla Carnegie Hall. Horowitz ottenne un successo straordinario e gran parte della critica giudicò più mature le sue interpretazioni, anche se la registrazione del concerto dimostra che la tenuta tecnica del pianista non era più quella di un tempoA. Schonberg, cit., pp. 172-173 e 215-216.

A partire dalla metà degli anni settanta Horowitz attraversò un periodo di declino fisico e artistico, dovuto all'abuso di psicofarmaci. Le sue esecuzioni, precedentemente caratterizzate da una ferrea tenuta ritmica, si fecero via via meno precise, più manierate e sconnesse, focalizzate più sul singolo particolare che sulla tenuta dell'insieme. La crisi raggiunse la sua acme durante la tournée del 1983, che prevedeva i primi concerti di Horowitz in Giappone. Proprio in occasione di queste esibizioni il pianista, salito sul palcoscenico in condizioni di semitorpore e confusione mentale, toccò il punto più basso della sua carrieraA. Schonberg, cit., pp. 260-265.

Nel 1985, dopo due anni di riposo, nuovamente in salute e rinato artisticamente, Horowitz dimostrò di aver recuperato il proprio talento. La sua prima apparizione post-ritiro non fu sul palco, ma nel documentario Vladimir Horowitz: the Last Romantic. Gli ultimi anni della sua vita furono caratterizzati da un'intensa attività concertistica e discografica, sempre accompagnata da un notevole successo di pubblico. Molti critici, come Harold Charles Schonberg e Richard Dyer, sostennero che l'attività successiva al 1985 fosse stata senz'altro superiore a quella delle stagioni precedenti, e forse la migliore della sua intera carriera. Fra i concerti tenuti nel 1985, si ricordano quelli dati al Teatro alla Scala di Milano.

Nel 1986 Horowitz tornò nell'Unione Sovietica, esibendosi a Mosca e a Leningrado. Nel nuovo clima di dialogo e distensione tra URSS e USA, questi concerti furono visti come eventi ricchi di significato politicoPer l’origine della sponsorizzazione da parte del gruppo Ferruzzi v. Sergio Cusani, Il colpevole, Rizzoli, 2026, pp. 40-46.. Dal concerto di Mosca, in onda in diretta internazionale, fu ricavato un compact disc intitolato Horowitz in Moscow, che raggiunse l'apice delle classifica Billboard riservata alla musica classica per oltre un anno (il filmato di questo eccezionale evento è oggi disponibile in DVD). Nacque una polemica: molti biglietti furono riservati all'élite sovietica e solo pochi studenti di musica poterono assistere al concerto; per questo, verso la fine della seconda traccia si può distinguere il tentativo degli studenti di disturbare l'evento. In seguito il pianista tornò in Giappone e riscattò la disastrosa tournée del 1983 con alcuni straordinari concertiA. Schonberg, cit., pp. 266-282.

Nello stesso anno ricevette la Presidential Medal of Freedom, la più alta onorificenza statunitense conferita ai civili, dal presidente Ronald Reagan. La sua ultima tournée si svolse in Europa (primavera del 1987. Dal concerto tenuto al Musikverein fu tratto il filmato Horowitz in Vienna, pubblicato nel 1991). Tenne l'ultimo concerto ad Amburgo il 21 giugno 1987, ma continuò a registrare sino alla morte, avvenuta il 5 novembre 1989 per un infarto. Fu tumulato nell'edicola funeraria dei Toscanini nel Cimitero Monumentale di Milano.

Il repertorio e lo stile pianistico Il repertorio solistico di Horowitz era ampio, ma assai frammentario. Infatti, non prediligeva dedicare i suoi programmi a integrali, ma preferiva dedicarsi alle composizioni che più gli interessavano. Esso era basato sulla triade dei grandi compositori romantici (Chopin, Liszt e Schumann), autori dei quali è riconosciuto fra i più grandi interpreti. Tuttavia, nel suo repertorio trovavano spazio musicisti di ogni epoca, dal Barocco (Domenico Scarlatti) alla Prima scuola di Vienna (Mozart, Haydn, Beethoven) sino ai tardoromantici, simbolisti e moderni russi (Rachmaninov, Skrjabin, Prokofiev). Horowitz ha il merito di aver fatto conoscere al vasto pubblico le opere di compositori poco conosciuti o sottovalutati, come Skrjabin, Muzio Clementi, Kabalevskij, Samuel Barber e altri ancora, nonché di aver eseguito opere importanti ma alla sua epoca di raro ascolto, come gli Studi di Debussy e le Sonate di Prokofiev. Contrariamente a quello solistico, il repertorio per pianoforte e orchestra era alquanto limitato; rarissimo nel lascito discografico del pianista, in quanto praticato quasi solo nei primi anni di carriera, il repertorio cameristicoP. Rattalino - Vladimir Horowitz, Il mattatore, pp. 14-22 e 32-38.

Particolarmente vasto, invece, il repertorio di trascrizioni. Horowitz era un grande appassionato del Belcanto italiano, della produzione operistica ottocentesca in generale e, soprattutto, delle loro trascrizioni. Horowitz è stato educato all'ascolto di queste opere dai genitori, su consiglio di Alexander Skrjabin. Quando il maestro suonò per Skrjabin, qualche anno prima della sua morte, il compositore disse che sarebbe diventato un grande pianista, ma che la sua educazione era ancora poco vasta, incompleta, limitata al solo repertorio pianistico (Horowitz aveva 11 anni), e che avrebbe dovuto essere educato alla letteratura, alla pittura (Horowitz, fino agli anni '50, era un appassionato collezionista di quadri) e alla musica orchestrale e, appunto, lirica. Negli anni successivi, Horowitz studiò svariate trascrizioni di opere di Mozart, Verdi, Kalman, Rossini, Bizet, Wagner e molti altri, alcune delle quali arrangiate dal lui stesso. Horowitz fu immortalato per due volte, nel 1978 e nel 1985, dalla televisione americana e italiana, nell'atto di suonare delle trascrizioni di Kalman, Verdi (Rigoletto, arr. Liszt) e Mozart (Reminiscences de Don Juan). In Conservatorio veniva spesso criticato per via del suo eccessivo amore verso tali trascrizioni. Horowitz le suonava molto spesso in privato - da solo o per gli ospiti - e talvolta anche in pubblico, ma, una volta arrivato e stabilitosi negli Stati Uniti, non sono mai più state programmate nei concerti. Nel lascito discografico, l'unica registrazione pervenutaci è quella ufficiale del Liebestod di Wagner (Mild und leise), arrangiato per pianoforte da Liszt (S.447). Tale registrazione è da considerarsi una vera e propria perla, in quanto effettuata solo 4 giorni prima della morte di Horowitz, e rappresenta solo un piccolo frammento del suo vasto amore verso questo genere di composizioni.