La battaglia di Jena ebbe luogo il 14 ottobre 1806 nel corso della guerra della quarta coalizione, tra la Grande Armata francese, guidata da Napoleone Bonaparte, e l'esercito prussiano insieme agli alleati sassoni, alla presenza del re Federico Guglielmo III.

Al successo completo francese contribuì anche la contemporanea vittoria del maresciallo Louis Nicolas Davout nella battaglia di Auerstädt contro una parte dell'esercito prussiano.

Napoleone dimostrò grande abilità strategica durante la rapida manovra offensiva che condusse alla battaglia e ottenne una delle più grandi vittorie della sua carriera. I combattimenti terminarono con la totale vittoria dei francesi e con la disgregazione dell'esercito prussiano, erede delle tradizioni di Federico il Grande, che venne quasi completamente disperso o catturato nella successiva fase di inseguimento.

La battaglia ebbe anche decisiva influenza per gli sviluppi della politica europea: il regno di Prussia venne invaso e crollò come grande potenza; Napoleone estese il suo dominio verso est e i francesi entrarono in Polonia dove affrontarono i russi che, dopo una dura campagna invernale, sarebbero a loro volta stati sconfitti nella primavera 1807 nella battaglia di Friedland.

La quarta coalizione antifrancese

Il Grande Impero Alla vigilia della battaglia di Austerlitz la Prussia aveva concluso la convenzione di Potsdam con la Russia di Alessandro I e promesso, in caso di mancata accettazione da parte di Napoleone delle sue proposte di pacificazione, di entrare in guerra a fianco delle altre potenze della Terza coalizione. In realtà il re di Prussia Federico Guglielmo III si dimostrò esitante e, timoroso di rischiare una guerra con i francesi, diede disposizione al suo inviato Christian von Haugwitz di attendere una risposta dell'imperatore fino al 15 dicembre 1805. Nel frattempo la situazione mutò in modo decisivo a vantaggio di Napoleone: la Grande Armata ottenne il 2 dicembre lo schiacciante successo di Austerlitz, Alessandro e i russi si ritirarono verso est, l'Austria accettò l'armistizio e il 26 dicembre avrebbe subíto la dura pace di Presburgo; la Prussia quindi si affrettò a sua volta a ricercare un accordo con il vincitore. Fin dal 15 dicembre Haugwitz, trattato bruscamente e ingannato dall'imperatore, firmò il trattato di Schönbrunn che assegnava l'Hannover alla Prussia in cambio di un'alleanza con la Francia. La Terza coalizione si era così dissolta e Napoleone poté organizzare l'Europa centro-meridionale secondo i suoi progetti di dominio, creando la struttura del cosiddetto "Grande Impero"..

In Germania Napoleone prima assegnò i territori ceduti dall'Austria al regno di Baviera e al regno di Württemberg, quindi creò il 12 luglio 1806 la Confederazione del Reno che, costituita da sedici regni o principati tedeschi, divenne il pilastro dell'egemonia francese; la Grande Armata rimase stazionata nella Germania meridionale a spese degli stati alleati. L'Austria perse tutta la sua influenza e i suoi possedimenti tedeschi e il 6 agosto 1806 Francesco II realisticamente abdicò dal suo titolo di imperatore del Sacro Romano Impero che scomparve anche formalmente. In Olanda Napoleone impose con facilità un trattato di alleanza con il regno di cui divenne sovrano suo fratello Luigi, proclamato re il 5 giugno 1806..

In Italia, il regno si estese occupando il Veneto austriaco, mentre un esercito francese al comando del maresciallo Andrea Massena invase il Regno dei Borboni e cacciò il re e la famiglia reale che si rifugiarono in Sicilia sotto la protezione delle navi britanniche; il 30 marzo il fratello di Napoleone Giuseppe, venne proclamato sovrano del Regno di Napoli. Si ebbero presto complicazioni: i russi in risposta occuparono Corfù; in Calabria si scatenò una violenta guerriglia popolare ispirata dal partito reazionario borbonico-clericale, i britannici sbarcarono un esercito a Reggio Calabria il 1º luglio 1806 e poterono stabilirsi solidamente respingendo gli attacchi francesi; oltre soldati al comando del maresciallo Massena e del generale Jean Reynier furono impegnati a reprimere la rivolta e a trattenere gli inglesi..

Napoleone ruppe anche i rapporti con il Papa che aveva rifiutato di sottomettersi, e le truppe francesi entrarono ad Ancona e Civitavecchia. Infine nell'aprile 1806 il maresciallo Auguste Marmont entrò in Dalmazia con il II corpo d'armata e, mentre i russi da Corfù occupavano le bocche di Cattaro, l'imperatore iniziò a porre attenzione ai rapporti con l'Impero ottomano: suoi incaricati arrivarono a Giannina, in Moldavia e in Bosnia; il sultano riconobbe ufficialmente l'imperatore dei francesi e ci fu uno scambio di ambasciatori tra Parigi e Costantinopoli; i turchi allentarono i loro legami con la Gran Bretagna..

Rottura con la Prussia Nonostante l'aggressiva politica napoleonica in Europa rendesse molto difficile arrivare ad una pace generale e duratura, per alcuni mesi dopo la disgregazione della Terza coalizione si susseguirono tentativi di accordo tra la Francia e Gran Bretagna e Russia, le due potenze ancora concretamente in guerra. In Gran Bretagna il nuovo "ministero di tutti i talenti", presieduto da Lord Grenville con Charles James Fox ministro degli esteri, che peraltro l'11 maggio aveva dichiarato formalmente guerra alla Prussia a causa delle pretese di Berlino sull'Hannover, decise di inviare a Parigi con pieni poteri, Lord Yarmouth per ricercare una composizione del conflitto sulla base del mantenimento delle posizioni acquisite dalle potenze, della restituzione dell'Hannover e dell'assegnazione di un compenso territoriale per il re di Napoli, Ferdinando I..

Contemporaneamente in Russia lo zar Alessandro aveva accolto le proposte del suo consigliere Adam Jerzy Czartoryski e sembrava disposto a ricercare un compromesso con la Francia e a rivolgere le sue mire espansionistiche sull'Oriente. Nel maggio 1806, di fronte ai segni di disgregazione dell'Impero Ottomano, un'armata russa al comando del generale Ivan Ivanovič Michelson, si concentrò sul Dniestr pronta ad occupare i Principati danubiani, mentre il 12 maggio fu annunciato l'invio a Parigi del conte d'Oubril per trattare. Napoleone cercò di manovrare diplomaticamente tra le due potenze rivali; interruppe le trattative con Lord Yarmouth reclamando la Sicilia per Giuseppe e invece fece pressioni su d'Oubril; l'inviato dello zar, arrivato il 6 luglio in Francia venne allettato da proposte di spartizione dell'Impero Ottomano; infine il 20 luglio firmò un accordo con Napoleone che prevedeva per la Russia l'abbandono di Cattaro a favore della Francia ma confermava il possesso delle isole Jonie e la libera navigazione negli stretti del Bosforo. La Russia riconosceva il dominio francese in Germania e Italia, anche se Napoleone accettava di ritirare la Grande Armata dal territorio tedesco..

La Gran Bretagna rischiava quindi un nuovo isolamento e Lord Yarmouth presentò altre proposte di accordo che prevedevano per i britannici Malta, il Capo e l'Hannover, mentre Ferdinando avrebbe ceduto la Sicilia ricevendo le Baleari in compensazione; sarebbe stato riconosciuto il predominio francese in Germania. Ma la situazione cambiò completamente in Russia; lo zar Alessandro allontanò Czartoryski, inviso all'aristocrazia filo-britannica, non firmò il trattato concordato da d'Oubril e nominò come suo consigliere il tedesco baltico Andrej von Budberg, molto favorevole ad un'alleanza russo-prussiana in funzione antifrancese. La Gran Bretagna, avvertita del cambiamento in corso in Russia e dei segni di irritazione in Prussia, guadagnò tempo; le proposte di Yarmouth vennero considerate da Fox e dai suoi colleghi troppo favorevoli alla Francia e arrivò a Parigi un nuovo inviato, Lord Lauderdale, con l'incarico di riaprire le trattative, incontrando peraltro l'opposizione di Napoleone, in fiduciosa attesa della ratifica da parte dello zar del suo accordo concluso con d'Oubril..

Nel frattempo in Prussia la situazione stava evolvendo in senso sempre più bellicoso e antifrancese; in realtà Napoleone non desiderava una rottura e una nuova guerra con la Prussia; egli intendeva inserirla, nel ruolo di alleato minore, nel suo sistema continentale, ma durante le trattative trattò bruscamente Haugwitz e di fronte alle nuove richieste prussiane di conservare, oltre all'Hannover, anche Anspach e le città anseatiche, l'imperatore impose invece un trattato ancor più sfavorevole alla Prussia. Il 15 febbraio 1806 il nuovo accordo imposto a Haugwitz stabilì che la Prussia doveva occupare subito l'Hannover nonostante l'ostilità britannica, chiudere i porti baltici al commercio inglese e cedere Anspach, Neuchâtel e parte del Ducato di Kleve..

Questa umiliazione diplomatica rafforzò in Prussia il partito della guerra che già si stava agitando sotto la spinta della corte e soprattutto della regina Luisa; quest'ultima manifestava apertamente la sua simpatia per lo zar Alessandro e al contrario il suo odio per Napoleone di cui parlava come del "mostro" e del "rifiuto dell'inferno". Il principe Luigi Ferdinando, alti dignitari, militari come Karl Ludwig von Phull, Gerhard von Scharnhorst, Gebhard von Blücher, premevano per prendere l'iniziativa. Anche politici come Karl von Hardenberg e Heinrich von Stein sollecitavano l'esitante sovrano ad entrare in guerra contro la Francia; i circoli economici e mercantili erano in agitazione a causa del blocco britannico dei porti baltici che riduceva i loro commerci..

Federico Guglielmo nonostante l'accordo con Napoleone, manteneva rapporti segreti con lo zar e Hardenberg trattò con l'ambasciatore russo a Berlino, Maksim Maksimovič Alopeus, una convenzione che venne accettata e firmata da Alessandro il 24 luglio 1806. Ulteriori sviluppi fecero precipitare la situazione: Napoleone creò la Confederazione del Reno che irritò fortemente la Prussia, l'inviato britannico Lord Yarmouth fece trapelare la notizia di possibili mire francesi sull'Hannover che sarebbe stato quindi sottratto alla Prussia, il generale Blücher comunicò la falsa notizia del concentramento di forze francesi sul Reno e in Franconia..

Federico Guglielmo prese la sua decisione e il 9 agosto mobilitò l'esercito; una violenta ondata di nazionalismo prussiano e di aggressività antifrancese si diffuse tra la casta dei militari, le truppe e la popolazione; il 6 settembre Alessandro venne informato della intenzione prussiana di entrare in guerra; lo zar, rassicurato dalla scelta del suo amico Federico Guglielmo, rifiutò definitivamente di ratificare l'accordo concluso da d'Oubril e iniziò a radunare, nonostante le difficoltà sorte con l'Impero Ottomano sul Danubio, truppe per entrare in Polonia in aiuto dei prussiani. Era quindi in via di costituzione una Quarta coalizione antifrancese; la Prussia preparava un ultimatum per richiedere il ritiro dei francesi a ovest del Reno; la Gran Bretagna, resa più forte dalle decisioni di Russia e Prussia e dal successo di Buenos Aires, presentò ulteriori richieste a Napoleone il 26 settembre, tra cui l'assegnazione della Dalmazia a Ferdinando di Borbone. L'imperatore interruppe bruscamente le trattative e Lord Lauderdale lasciò Parigi il 9 ottobre; a quella data Napoleone era già in Germania e stava avanzando in massa per sconfiggere i suoi nuovi nemici..

Le forze in campo La Grande Armata