Biografia I suoi genitori si sposarono nel 1928, anno nel quale, il padre, Werner Meinhof (1901–1940), storico dell'arte (che partecipò nel 1937 alla crociata nazista sullarte degenerata consegnando opere per essere distrutte), divenne assistente di ricerca presso il museo statale di Storia di Oldenburgo. Nel 1933 entrò a far parte del NSDAP e dal 1936 diresse il Museo della città di Jena. La madre era Ingeborg Guthardt (1909-1949). Dopo la morte del marito, Ingeborg divenne amica della pedagogista Renate Riemeck (1920-2003), attivista dei diritti umani, pacifista. Dopo la morte nel 1949 di Ingeborg, la Riemeck ricevette la tutela delle sue figlie Ulrike e Wienke Meinhof (1931-2017).La sorella Wienke di seguito coniugata Zitzlaff.
In seguito la Riemeck implorerà la figlia adottiva di allontanarsi dal terrorismo. Nella rivista "Konkret" del 1971 scrive ("Gib auf, Ulrike": "Arrenditi, Ulrike!") chiedendo espressamente di porre fine alla lotta armata nella RAF, pur senza condannare le motivazioni originarie della sua amata figlia adottiva e il testo si può interpretare ambiguamente: "Si dovrebbe cercare di misurare le possibilità della guerriglia urbana della Germania occidentale con la realtà sociale di questo Paese"."Du solltest versuchen, die Chancen von bundesrepublikanischen Stadtguerillas einmal an der sozialen Realität dieses Landes zu messen".
A Oldenburg Ulrike Meinhof frequentò dal 1946 al 1952 l'istituto cattolico femminile Liebfrauenschule e per un certo periodo la scuola Rudolf Steiner di Wuppertal. Nel 1955 si diplomò al liceo "Philippinum Weilburg", e fondò il giornaletto scolastico Spektrum.
All'inizio fu giornalista militante della sinistra radicale tedesco-occidentale, ed ebbe numerosi e fervidi contatti con membri dell'intellighenzia letteraria tedesca, tra cui Heinrich Böll, che scrisse un articolo su di leiHeinrich Böll, Will Ulrike Gnade oder freies Geleit?, Der Spiegel, 10 gennaio 1972, Hans Mayer e Marcel Reich-Ranicki. Fu coinvolta anche nel movimento anti-nucleare e fu redattrice del giornale radicale Konkret.
Nel 1961 sposò Klaus Reiner Röhl (1928-2021), giornalista ed editore del giornale comunista konkret, in cui lavorava la Meinhof, con il quale ebbe (1962) due figlie, le gemelle Bettina, futura scrittrice e Regine che diventerà un medico a Berlino. Nel 1968 divorziò dal marito e aumentò il proprio impegno politico, venendo coinvolta in gruppi estremisti con base a Berlino Ovest, e maturando un senso sempre maggiore di frustrazione per l'inerzia e la poca forza ribelle dei gruppi radicali e della sinistra. Il 14 maggio 1970 aiutò il terrorista e rapinatore Andreas Baader a evadere dalla prigione, in quella che venne considerata la sua prima azione e l'inizio della Rote Armee Fraktion (RAF).
Dopo la evasione di Baader, Ulrike Meinhof si diede alla clandestinità insieme ad altri estremisti, dando vita al gruppo che venne ribattezzato dalla stampa tedesca "Banda Baader-Meinhof". Le figlie della Meinhof vennero condotte in Sicilia, dove vissero per quattro mesi in una baracca nella Valle del Belice con alcuni hippy tedeschi, fino a quando Stefan Aust, amico del padre, riuscì a raggiungerle e a riconsegnarle al padre in Germania, poche ore prima che le bimbe venissero trasferite in un campo di terroristi mediorientale.Paolo Valentino, Bettina, un incubo per il ministro, Corriere della Sera, 10 gennaio 2001, pag.12
Unita al gruppo di fuoco della RAF, Ulrike trascorse un periodo in Giordania per essere addestrata all'uso delle armi. Dopo il rientro in Germania, il gruppo effettuò furti e attentati a impianti industriali e basi militari statunitensi, nei quali rimasero uccise varie persone. Durante la clandestinità Ulrike Meinhof elaborò ciò che divenne il documento programmatico della RAF: ella scrisse molti dei trattati e dei manifesti che il gruppo produsse, incluso quello sul concetto di guerriglia urbana, descrivendo quello che chiamava sfruttamento dell'uomo comune da parte dell'imperialismo dei sistemi capitalisti.
Detenzione e morte Il 15 giugno 1972, attorno alle 19:00 venne catturata a Langenhagen, località distante 12 km da Hannover, mentre cercava di nascondersi in un appartamento in Walsroder Straße 11, vicino a Berliner Platz. La polizia ne era venuta a conoscenza tramite l'inquilino dell'appartamento Fritz Rodewald di professione insegnante. La sera prima, una giovane donna si era presentata nella sua casa chiedendo il favore di ospitare due persone per due o tre giorni. Rodewald aveva acconsentito e aveva dichiarato quando sarebbe stato raggiungibile per i due visitatori. Tuttavia, parlando con il suo compagno quella sera e nel corso del giorno successivo, creato anche dal clima emotivo dell'epoca, dagli appelli fatti in televisione, giornali, radio, dai poster identificativi messi quasi ovunque, iniziò a sospettare che queste persone potessero essere membri della RAF. Rodewald non esitò a contattare la polizia, che immediatamente iniziò la sorveglianza dell'appartamento e le vie limitrofe. Tutto iniziò verso le 16:30. Intorno alle 17:50 una donna (non ancora al momento identificata, la Meinhof) e Gerhard Müller (1948-2007) entrarono nell'appartamento di Rodewald perché non si trovava all'interno, come la polizia gli aveva ovviamente ordinato. Quando Müller lasciò l'appartamento verso le ore 19 per contattare i suoi gruppi di sostegno recandosi verso una vicina cabina telefonica (unico sistema all'epoca per comunicare) la polizia intervenne in forze massicce. Müller fu arrestato prima che potesse prendere la sua arma. Gli altri agenti di polizia, che, come detto, ignoravano l'identità della donna, iniziarono la perquisizione dell'appartamento. La Meinhof riuscì ad essere arrestata ma oppose una fortissima resistenza. Questo importantissimo giorno pose fine alla terrificante "offensiva di maggio" costituita da rapine, assalti e omicidi (da loro sempre giustificati politicamente) in quanto la prima linea della leadership della RAF fu fermata.
Nell'appartamento furono confiscati numerosi oggetti, tra cui armi, munizioni e bombe fatte in casa, come quelle trovate in altri appartamenti cospiratori della RAF e utilizzate negli attacchi dell'"offensiva di maggio". Questo avvenimento rimase impresso nella memoria collettiva della città di Langenshagen molti anni dopo. Nel febbraio 1997, un gruppo di artisti "p.t.t.red" (paint the town red, colora la città di rosso) ha ricordato "Ulrike Meinhof parla del suo arresto a Langenhagen" in una manifestazione artistica di 4 giorni durante la kermesse "Außerparlamentarische Situation".
Armi da fuoco furono sequestrate anche durante l'arresto di Gudrun Ensslin il 7 giugno 1972 ad Amburgo. Bernhard BraunFra i fondatori del Movimento 2 giugno. e Brigitte MohnhauptFra le terroriste più irriducibili, nata nel 1949, partecipò alle esecuzioni di Siegfried Buback, del Presidente della Dresdner Bank Jürgen Ponto (1923-1977) e di Hanns-Martin Schleyer. Nel 1981 cercò di assassinare con un RPG-7 il generale statunitense della NATO e capo della 7ª Armata Frederick Kroesen (1923-2020). Arrestata nel 1972, rilasciata nel 1977 (a Stammheim fu formata da Baader e dalla Ensslin come terrorista della 2ª generazione), passò poi alla clandestinità. Riarrestata nel 1982, benché condannata all'ergastolo fu rilasciata dal carcere di Aichach nel 2007. Non ha mai chiesto clemenza. trasportavano ordigni esplosivi e armi simili quando furono arrestati il 9 giugno 1972 a Berlino Ovest. Gli investigatori hanno trovato ad Hannover le chiavi di Gerhard Müller che davano loro accesso alle officine degli ordigni cospirativi a Francoforte sul Meno e in altre città. Il 15 e 16 giugno 1972 gran parte della restante logistica della RAF fu distrutta, furono sequestrate armi e bombe operative e furono confiscati i materiali necessari per molti altri ordigni esplosivi. Solo il 15 giugno 1972 terminò l'offensiva di maggio della RAF, che senza l'enorme pressione di ricerca e l'arresto dei membri più importanti della RAF avrebbe sicuramente portato ad altri sanguinosi attacchi.
La Meinhof in data 29 novembre 1974 fu condannata a 8 anni di prigione per l'attentato con esplosivo alla casa madre della casa editrice Axel Springer Verlag, fatto avvenuto ad Amburgo nel 1972 e che causò il ferimento di 17 persone.
Morte per suicidio nel carcere di Stammheim
Il 9 maggio 1976, domenica, alle ore 7:34 del mattino, nella cella 719 al settimo piano, della prigione di massima sicurezza di Stammheim, gli agenti della polizia penitenziaria (Justizvollzugsbeamte) trovano Ulrike Meinhof appesa senza vita all'inferriata della finestra. Sei minuti dopo, uno dei medici della prigione nel referto scrive che è deceduta per strangolamento.
Traugott Bender (1927-1979) in quel periodo ministro della Giustizia del Baden-Württemberg, spiegherà dopo alcune ore che Ulrike Meinhof è stata vista viva per l'ultima volta la sera precedente intorno alle 22:00, si erano sentiti dei rumori nella sua cella fino alle 22:30 circa. Sulla salma viene effettuata l'autopsia.
I simpatizzanti della RAF usarono il termine "esecuzione voluta dallo Stato". La notizia del decesso in simili condizioni scatenò un'ondata di violenza in Germania e all'estero: ci furono manifestazioni di militanti a Berlino Ovest e a Francoforte sul Meno. In questa città fu effettuato un attentato esplosivo contro la "Rhein-Main Air Base" (chiuderà nel 2005) allora quartier generale delle forze armate statunitensi.
L'avvocato della Meinhof, Otto Schily, (nato 1932)Avvocato, fu ministro dell'interno dal 1998 al 2005 che difese anche uno dei fondatori della RAF, Horst MahlerAvvocato radiato dall'albo, nato nel 1936, dal 2000 si avvicinò alla destra tedesca abbracciando pure il negazionismo dell'Olocausto. e Gudrun Ensslin, liquidò il fatto come "omicidio anonimo". Dal carcere il terrorista Jan-Carl Raspe disse che Ulrike fu giustiziata.
Ulrike Meinhof è stata la più famosa fondatrice considerata la "voce della RAF". Prima di intraprendere la lotta armata, la giornalista era una gradita ospite nella società liberale di sinistra di Amburgo.
Anche la dura detenzione potrebbe averla distrutta psicologicamente: oltre ad essere sempre più disprezzata dal resto dei membri della banda era tra tutti i prigionieri della organizzazione armata quella tenuta nell'isolamento più lungo e più duro. Aveva in corso un altro processo in cui rischiava l'ergastolo.
Le autorità carcerarie affermarono che si fosse suicidata, ma all'autopsia ufficiale non furono ammessi testimoni e la commissione indipendente che eseguì la seconda autopsia poté solo appurare che la morte sopraggiunse effettivamente per impiccamento.
I membri della RAF sostennero tuttavia che fosse stata uccisa, senza portare però alcuna prova. L'anno successivo, il 18 ottobre 1977, (periodo noto come Autunno tedesco) ebbero lo stesso destino alcuni suoi compagni detenuti nella medesima prigione, tra cui Baader e la Ensslin.
La Commissione d'inchiesta internazionale, composta di vari esperti, sostenne inizialmente la tesi dell'omicidio, portando anche alcuni dati medici che facevano pensare ad atti di violenza subiti. Rilevò inoltre che i segni clinici post-mortem rivelavano piuttosto un decesso per compressione del nervo vago, ossia per pressione sulla carotide che può provocare un arresto cardiaco riflesso, che porta direttamente alla morte senza anossia. L'analisi dei vestiti e del corpo della Meinhof rivelò anche possibili segni di violenza sessuale come ecchimosi ed escoriazioni, anche se non fu possibile affermarlo con certezza. Alla fine, però, tutti i rapporti archiviarono il caso come suicidio:
Funerale della Meinhof