Biografia Il precoce interesse del giovane Gershom per la tradizione fu fortemente avversato dal padre Arthur. Grazie all'intermediazione della madre il ragazzo poté imparare l'ebraico e studiare il Talmud con un rabbino ortodosso. Tuttavia, per uno strano contrasto, Scholem era anche attratto dal sionismo laico e socialisteggiante, ed entrò a far parte del gruppo Jung Juda. Fu molto influenzato dal poeta Walt Whitman, che egli avvicinava al misticismo ebraico.

Studiò matematica, filosofia ed ebraico all'Università di Berlino; nell'ambiente universitario conobbe Martin Buber e Walter Benjamin; in quegli anni strinse amicizia con Shemuel Yosef Agnon, Hayim Nahum Bialik, Ahad ha-Am e Zalman Shazar (che all'epoca si chiamava ancora Zalman Rubaschoff), futuro presidente dello Stato di Israele.

Nel 1918 si trovava a Berna con Benjamin e fu ammesso alla locale Università; nella città svizzera incontrò Elsa Burckhardt, che sarebbe divenuta la sua prima moglie. Nel 1919 tornò in Germania e si laureò in lingue semitiche all'Università Ludwig Maximilian di Monaco.

Nel 1923 emigrò in Palestina, dove divenne capo del Dipartimento di Ebraico della Biblioteca Nazionale Ebraica; nel 1933 ebbe la prima cattedra di misticismo ebraico all'Università Ebraica di Gerusalemme.

Nel 1936 sposò Fania Freud. Dopo la nascita dello Stato di Israele fu presidente dell'Accademia nazionale delle Scienze; nel 1965 ebbe il titolo di professor emeritus all'Università Ebraica.

Suo fratello Werner (1895-1940) fece parte della resistenza al nazismo e fu membro del partito comunista.

Morì il 20 febbraio del 1982.

Pensiero Scholem pone il suo approccio storiografico allo studio del misticismo ebraico in diretto contrasto con quello della scuola ottocentesca della Wissenschaft des Judentums (scienza del giudaismo). L'analisi del giudaismo da parte di questo movimento ha, agli occhi di Scholem, due gravi carenze: studia il giudaismo come un oggetto morto posto su un vetrino di microscopio anziché come un organismo vivente e non tiene in considerazione il "fondamento" stesso del giudaismo, le forze irrazionali che vivificano la religione. Per Scholem le componenti mitiche e mistiche sono altrettanto importanti che quelle razionali.

Tuttavia egli non vuole seguire le orme di chi ha abbracciato la mistica ma non la storia degli Ebrei. In particolare è in disaccordo con Martin Buber a cui rimprovera la personalizzazione dei concetti cabalistici e l'ignoranza della storia, della lingua e della patria ancestrale del popolo ebraico.

Nella Weltanschauung di Scholem l'indagine del misticismo ebraico non può prescindere dal contesto storico. Partendo da una sorta di Gegengeschichte (controstoria) nietzschiana egli arriva ad includere nella storia "pubblica" molti degli aspetti meno "normativi" del giudaismo. Quest'impeto di conferire legittimità all'irrazionale deriva, come quello della Wissenschaft, più o meno direttamente da Buber. Tuttavia le vedute "contro-storiche" (gegengeschichtlich) di Scholem comportano il concetto di tradizione come forte legame tra gli Ebrei di ieri e gli Ebrei di oggi (adesione al sionismo).

Specificamente Scholem concepisce la storia ebraica come formata grosso modo da tre stadi: Durante il periodo biblico il monoteismo lotta contro il mito senza riuscire a sopraffarlo completamente. Nel periodo talmudico parte delle "istituzioni" – per es. nozione del potere magico dell'adempimento dei sacramenti – viene eliminata a favore di un concetto più puro della trascendenza divina. Nel periodo medievale, posti di fronte all'impossibilità di conciliare il Dio astratto della filosofia greca col Dio personale della Bibbia, i pensatori ebrei come Mosè Maimonide, nel loro tentativo di eliminare i residui del mito, snaturano la figura del Dio vivente. È a partire da quest'epoca che si sviluppa il misticismo inteso come sforzo teso a ritrovare l'essenza del Dio dei padri.

La nozione dei tre stadi, con le sue interrelazioni tra irrazionale e razionale, porta Scholem a formulare tesi assai controverse. Secondo la sua opinione è dalla Qabbalah luriana che si sviluppò il movimento messianico cinquecentesco del sabbatianesimo. Per neutralizzare il sabbatianesimo, come sintesi hegeliana, sarebbe sorto il Chassidismo. Molti che aderivano al Chassidismo perché vi vedevano una congregazione ortodossa accolsero come uno scandalo l'idea che la loro comunità avesse un rapporto così stretto con un movimento "ereticale". Similmente Scholem ipotizzò come fonte della Qabbalah duecentesca un ipotetico gnosticismo ebraico anteriore a quello cristiano.

L'approccio storiografico di Scholem implicava anche una teoria linguistica. Diversamente da Buber egli credeva nella capacità del linguaggio di evocare realtà sovrannaturali. E, in contrasto con Benjamin, poneva l'ebraico in posizione privilegiata in quanto unica lingua in grado di adombrare la verità divina. Scholem immaginava i cabalisti come interpreti di una rivelazione linguistica preesistente. In una lettera del 1926 inviata al filosofo Franz Rosenzweig ma ritrovata solo nel 1985, Scholem parla dell'uso dell'ebraico come lingua parlata e non come lingua esclusivamente sacra. Egli avverte che un uso quotidiano rischierebbe di produrre effetti nefasti per gli ebrei. Il nascente Stato di Israele adotterà l'ebraico come lingua nazionale.

Note

Bibliografia italiana Le grandi correnti della mistica ebraica, trad. di Guido Russo, Milano, Il Saggiatore, 1965; Prefazione di Robert Alter, Genova, Il melangolo, 1982-1990; Introduzione di Giulio Busi, Torino, Einaudi, 1993-2008. Le origini della Kabbala, trad. di Augusto Segre, Bologna, Il Mulino, 1973; Bologna, ed. Dehoniane, 1990 curatela di Walter Benjamin, Lettere: 1913-1940 (con Theodor Adorno), Torino, Einaudi, 1978 Walter Benjamin e il suo angelo, trad. di Maria Teresa Mandalari, Milano, Adelphi, 1978 La Kabbalah e il suo simbolismo, trad. di Anna Solmi, Torino, Einaudi, 1980 La cabala, trad. di Roberta Rambelli, Roma, ed. Mediterranee, 1982 prefazione a Walter Benjamin, Diario moscovita, a cura di Gary Smith, trad. di Gianni Carchia, Torino, Einaudi, 1983 Concetti fondamentali dell'ebraismo, trad. di Michele Bertaggia, Genova, Marietti, 1986 Teologia e utopia: carteggio 1933-1940 (con Walter Benjamin), trad. di Anna Maria Marietti, Torino, Einaudi, 1987 Da Berlino a Gerusalemme. Ricordi giovanili, trad. di Anna Maria Marietti, Torino, Einaudi, 1988; n.ed. ampliata, a cura di Giulio Busi, trad. di Saverio Campanini, Torino: Einaudi, 2004 Walter Benjamin. Storia di un'amicizia, trad. e note di Emilio Castellani e Carlo Alberto Bonadies, Milano, Adelphi, 1992 Alchimia e kabbalah, trad. di Marina Sartorio, Torino, Einaudi, 1995 Lo splendore della Qabbala, a cura di Massimo Jevolella e Laura Maggioni, Como, Red, 1995 Zohar: il libro dello splendore, passi scelti della Qabbalah, trad. di Elena Loewenthal, Torino, Einaudi, 1998 Mistica, utopia e modernità: saggi sull'ebraismo, a cura di Marina Cavarocchi Arbib, Genova, Marietti, 1998 Il Nome di Dio e la teoria cabbalistica del linguaggio, trad. di Adriano Fabris, Milano, Adelphi, 1998 Sabbetay Sevi: il messia mistico 1626-1676, introduzione di Michele Ranchetti, trad. di Caterina Ranchetti e Milka Ventura, Torino: Einaudi, 2001 Scholem Shalom: due conversazioni su Israele, gli ebrei e la qabbalah, a cura di Gianfranco Bonola, introduzione di Friedrich Niewohner, Macerata: Quodlibet, 2001 I segreti della creazione Un capitolo del libro cabbalistico «Zohar», a cura di Elisabetta Zevi, trad. di Gabriella Bemporad, con una Nota di Moshe Idel, Milano, Adelphi, 2003 Tre discorsi sull'ebraismo, trad. di Paola Buscaglione Candela, Firenze, Giuntina, 2005 Educazione e giudaismo: un dialogo pedagogico, a cura di Massimo Giuliani, Brescia, Morcelliana, 2007 L'idea messianica nell'ebraismo e altri saggi sulla spiritualità ebraica, a cura di Roberto Donatoni e Elisabetta Zevi, con una nota di Saverio Campanini, Milano, Adelphi, 2008 La figura mistica della divinità. Studi sui concetti fondamentali della Qabbalah, a cura e con una nota di Saverio Campanini, Milano, Adelphi, 2010 La stella di David. Storia di un simbolo, a cura di Saverio Campanini e Elisabetta Zevi, con un saggio di Saverio Campanini, Firenze, Guntina, 2013 Tradizione e nuova creazione nei riti dei cabalisti, trad. di Rolando Galluppi in Il Rito, Quaderni di Eranos 42, Red editore, 1991 La crisi della tradizione nel messianismo giudaico, trad. Rolando Galluppi in Iniziazione e rinnovamento, Quaderni di Eranos 82, Red editore, 1996 Le tre vite di Moses Dobrushka, a cura e con un saggio di Saverio Campanini, traduzione di Elisabetta Zevi, Milano, Adelphi, 2014, ISBN 978-88-459-2896-3. Il sogno e la violenza. Poesie, a cura di Irene Kajon, Firenze, Giuntina, 2014, ISBN 978-88-8057-516-0. Il nichilismo come fenomeno religioso, Firenze, Giuntina, 2016, ISBN 978-88-8057-637-2. Cabbalisti cristiani, a cura, e con un saggio, di Saverio Campanini, Adelphi, Milano 2024, ISBN 978-88-459-3917-4. Concetti fondamentali dell'ebraismo, nuova edizione. Introduzione di Saverio Campanini, Marietti 1820, Bologna 2026.

Epistolari G. Scholem-Hannah Arendt, Due lettere sulla banalità del male, Roma, Nottetempo, 2007, ISBN 978-88-745-2116-6. G. Scholem-Leo Strauss, Lettere dall'esilio. Carteggio (1933-1973), a cura di Carlo Altini, trad. di Silvia Battelli, Firenze, Giuntina, 2008, ISBN 978-88-805-7309-8. Walter Benjamin-G. Scholem, Archivio e camera oscura. Carteggio 1932-1940, a cura di G. Scholem, edizione italiana a cura di Saverio Campanini, Collezione Biblioteca n. 705, Milano, Adelphi, 2020, ISBN 978-88-459-3452-0.

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