Da sempre alla , società nelle cui giovanili entrò agli inizi degli anni 60, con essa trascorse tredici stagioni da professionista vincendo sette campionati nazionali, una Coppa UEFA e una Coppa Italia oltreché, sul piano personale, il titolo di capocannoniere della Serie A 1979-1980. A questa militanza bianconera fecero eccezione unicamente una stagione al , la prima da professionista, che gli ha valso il titolo di capocannoniere della Serie B 1969-1970, e l'epilogo nel . In nazionale fu impiegato per 42 volte tra il 1975 e il 1983, con 19 gol all'attivo, facendo parte delle rappresentative che si classificarono al quarto posto al e al .

Dopo il ritiro divenne opinionista televisivo e dirigente sportivo: fu, dal 1994 al 2006, vicepresidente e, tra il 2009 e il 2010, vicedirettore generale della Juventus.

Durante l'attività agonistica è stato soprannominato Bobby gol per la prolificità sotto rete, e Penna bianca per la precoce canizie che caratterizzava la sua chioma. Per volontà di Francisco Ocampo, presidente del , a Bettega è stato intitolato, dal 2002 alla dismissione del 2015, l'Estadio Roberto Bettega di Asunción, in Paraguay.

Caratteristiche tecniche

Era considerato un attaccante molto moderno per la sua generazione oltreché un trascinatore della squadra, in grado sia di concludere sia di suggerire. Ambidestro. dotato di fisico atletico, intuito, tecnica individuale e visione di gioco, era uno specialista nel colpo di testa: in quest'ultimo caso, rimane memorabile il suo gol in tuffo all' nella gara di Roma del 17 novembre 1976, che fissò il 2-0 e contribuì alla qualificazione dell' al a spese degli inglesi.

È stato definito uno dei più completi attaccanti italiani di sempre, grazie anche alla determinazione e alla professionalità che l'hanno contraddistinto.

Affermatosi come attaccante puro, la sua ascesa fu frenata da un principio di tubercolosi che lo colpì nella stagione 1971-1972; Giampiero Mughini scrisse di lui che fu tale malattia a impedirgli di diventare il più grande calciatore dell'era moderna.. In seguito arretrò la propria posizione in campo, agendo dapprima da centravanti di manovra e a fine carriera anche da centrocampista offensivo..

Da rimarcare la sua capacità di assurgere ad alti livelli realizzativi pur senza l'apporto dei calci di rigore: rimangono appena 6 le massime punizioni tirate in carriera, tutte trasformate.

Carriera Giocatore Club Juventus e Varese

Nato a Torino da una famiglia veneta emigrata da Villabruna, con il padre operaio alla FIAT, Bettega entrò da bambino nella compiendo tutta la trafila delle squadre giovanili. Qui crebbe sotto la guida dello storico tecnico del vivaio bianconero del tempo, Mario Pedrale, il quale lo paragonò agli esordi a John Charles.

In vista della sua prima stagione da professionista, nell'estate 1969 il club piemontese decise di mandare il promettente attaccante, anche per evitare che potesse "bruciarsi" con un precoce salto nella prima squadra juventina, in prestito in Serie B, nel : venne infatti richiesto dall'allenatore dei lombardi, Nils Liedholm, dopo essere stato da questi notato durante un incontro tra le squadre giovanili dei due club.

Lanciato subito titolare, nella sua unica annata in maglia biancorossa il poco più che diciottenne Bettega emerse come la maggiore rivelazione di quel campionato cadetto, contribuendo al primo posto e annessa promozione in Serie A dei bosini, risultati a cui concorse segnando 13 gol che ne fecero, in coabitazione col compagno di squadra Ariedo Braida e col catanese Aquilino Bonfanti, il capocannoniere del torneo.

Ritorno alla Juventus 1970-1976

Ritornò alla Juventus nella stagione 1970-1971, rimanendovi per tredici stagioni consecutive fino al 1983. Giocò in totale 481 partite con la maglia bianconera (326 in Serie A, 73 in Coppa Italia, 31 in Coppa dei Campioni, 8 in Coppa delle Coppe e 42 in Coppa UEFA), segnando 178 gol (129 in Serie A, 22 in Coppa Italia, 7 in Coppa dei Campioni, uno in Coppa delle Coppe e 19 in Coppa UEFA), terzo dietro ad Alessandro Del Piero e Giampiero Boniperti nella classifica dei maggiori cannonieri della storia del club.

Curiosamente, Bettega fece ritorno alla Juventus come unico giocatore torinese e cresciuto nel vivaio, proprio mentre la squadra già annoverava o stava per ingaggiare una leva di giovani originari del Mezzogiorno; tra questi anche colui che diventerà il suo partner d'attacco di riferimento, il catanese Pietro Anastasi, con cui nelle sei stagioni seguenti andrà a comporre – Anastasi da centravanti e Bettega da ala sinistra – uno dei migliori tandem offensivi che la storia bianconera ricordi..

Debuttò in Serie A il 27 settembre 1970 nella trasferta di Catania, segnando il gol decisivo; nel prosieguo dell'annata il numero undici bianconero giocò 42 partite (28 in Serie A, 11 in Coppa delle Fiere e 3 in Coppa Italia) e realizzò 21 gol (rispettivamente 13, 6 e 2). Per la seconda volta, la Juventus raggiunse la finale in una competizione continentale, venendo sconfitta dagli inglesi del nell'ultima edizione della Coppa delle Fiere: dopo il 2-2 casalingo, nel quale Bettega segnò la rete dell'1-0, la gara di ritorno si concluse 1-1 sicché il trofeo fu vinto dagli inglesi per la regola dei gol fuori casa.

Ebbe un ottimo avvio nel campionato 1971-1972, in cui spiccò la doppietta contro il alla quarta giornata, segnando prima di testa e poi, su assist di Anastasi, con un pregevole colpo di tacco – un gesto tecnico all'epoca ancora raro a vedersi – rimasto negli annali. Tuttavia dopo 10 reti in 14 partite, l'ultima il 16 gennaio 1972 contro la , fu costretto a un lungo stop per un principio di tubercolosi: il disturbo lo affliggeva da inizio carriera, costringendolo a respirare con fatica e limitandone il rendimento. Rientrò in squadra solamente all'inizio del campionato successivo, aiutando la Juventus a vincere il secondo scudetto consecutivo e contribuendo al percorso che portò i bianconeri alla loro prima finale di Coppa dei Campioni, persa il 30 maggio 1973 contro l'.

Malgrado che nei due anni successivi avesse segnato con minore frequenza, fu fatto esordire in nazionale dal commissario tecnico Fulvio Bernardini nel giugno 1975, giocando l'intera gara esterna vinta contro la . Superò di nuovo la soglia dei dieci gol nella stagione 1975-1976, annata in cui la Juventus perse lo scudetto a vantaggio dei concittadini e rivali del , dopo aver dilapidato un vantaggio di 5 punti alla 21ª giornata. Contemporaneamente, in nazionale dovette accontentarsi di alcuni spezzoni di partita nella nuova gestione tecnica affidata al tandem Bernardini-Bearzot.

1976-1981 Nell'estate 1976, con l'arrivo dell'emergente Giovanni Trapattoni sulla panchina bianconera, cominciò un ciclo vincente destinato a durare un decennio. La Juventus vinse lo scudetto per una lunghezza sui campioni uscenti del Torino, totalizzando il punteggio record di 51 punti sui 60 disponibili (la Fiorentina, terza, giunse a 16 lunghezze di distacco); Bettega – che nel frattempo, stante la cessione di Anastasi, si ritrovò con Roberto Boninsegna quale nuovo partner d'attacco – non saltò alcuna partita e mise a segno 17 gol, aggiungendone altri 5 nella Coppa UEFA vinta nella stessa stagione. Fu il primo trofeo internazionale conquistato dalla squadra, che ebbe la meglio nella doppia finale sui baschi dell': nel ritorno perso 2-1 in Spagna, nell'arena infuocata del San Mamés, fu proprio la decisiva marcatura di testa di Bettega, su traversone di Marco Tardelli, a consegnare alla Juventus il trofeo grazie al maggior numero di gol segnati in trasferta.

La Juventus bissò il titolo italiano nell'edizione 1977-1978, precedendo stavolta, assieme al Torino, anche il sorprendente . Fu il preludio del grande mondiale che Bettega e l'Italia disputarono in Argentina nell'estate 1978. Affermatosi anche in campo internazionale, sia nel 1977 sia nel 1978 Bettega giunse quarto nella classifica del Pallone d'oro di France Football.

Nelle due annate successive, la Juventus perse il titolo italiano prima a favore del Milan e poi dell', ma conquistò la Coppa Italia 1978-1979 sconfiggendo 2-1 ai tempi supplementari il nella finale di Napoli, durante la quale Bettega fu costretto a uscire per un infortunio alle costole.

In vista della stagione 1979-1980, con l'attacco juventino gravato dall'addio di Boninsegna e da un Pietro Paolo Virdis che ancora non riusciva a convincere l'ambiente, Trapattoni decise di affidare a Bettega la maglia numero nove, ovvero spostandolo al centro dell'area di rigore, supportato dalle ali Franco Causio e Pierino Fanna. In questo nuovo ruolo, Bettega realizzò 16 gol in un campionato che gli valse la conquista, per l'unica volta in carriera, del titolo di capocannoniere della Serie A; ciò anche aiutato dal fatto di avere derogato a una sua consuetudine, accettando di diventare, per lo spazio del finale del torneo, il rigorista della squadra. In quella stessa annata, la Juventus affrontò in semifinale di Coppa delle Coppe gli inglesi dell': nella gara di andata ad Highbury proprio un'autorete di Bettega fece terminare la partita 1-1 dopo il vantaggio dei bianconeri, che furono poi eliminati nel successivo incontro di Torino.

Nell'annata 1980-1981 vinse nuovamente lo scudetto; tuttavia parve intravedersi l'inizio di una parabola discendente per l'attaccante, avendo messo a segno soltanto 5 gol nel corso di un campionato in cui, peraltro, il suo rendimento risultò minato da vari screzi con la classe arbitrale, sfociati a primavera inoltrata in una lunga squalifica che ne chiuse anzitempo la stagione. Contemporaneamente in Coppa UEFA, le sue tre reti non consentirono alla Juventus di superare il secondo turno, eliminata dal : i polacchi si imposero all'andata in casa per 3-1 (con Bettega a rete per i suoi), mentre al ritorno i supplementari finirono 3-1 per i bianconeri, che cedettero poi ai tiri di rigore per 5-4.

1981-1983 Bettega sembrò riprendersi con l'avvio del torneo 1981-1982, in cui trovò la rete per 5 volte nelle prime sette gare. Ma il 4 novembre 1981, dopo aver già perso per 3-1 l'andata degli ottavi di finale della Coppa dei Campioni contro l' a Bruxelles, uno scontro con il portiere belga Jacky Munaron nel retour match di Torino gli costò un grave infortunio ai legamenti del ginocchio. La Juventus fu eliminata e l'attaccante perse in pratica l'intera stagione a causa di una convalescenza problematica; si fregiò comunque da comprimario del suo settimo e ultimo scudetto ma, nell'estate seguente, le ancora precarie condizioni fisiche lo costrinsero a declinare la chiamata in maglia azzurra per il mundial spagnolo.

Con la stagione 1982-1983 cominciò a non essere più inamovibile: il centravanti titolare diventò Paolo Rossi sicché Bettega passò a vestire un inedito numero sette sulla schiena, peraltro alternandosi in campo con il giovane Domenico Marocchino. Nel corso dell'annata non fu neanche particolarmente fortunato sottorete, colpendo undici legni tra pali e traverse; comunque il 10 aprile, nel successo interno per 5-0 sull', ebbe la soddisfazione di realizzare il gol numero della Juventus nella storia della Serie A a girone unico.

Nella semifinale di andata di Coppa dei Campioni contro il Widzew Łódź, l'attaccante segnò la rete del 2-0; la squadra torinese perse poi la coppa nella finale di Atene contro l', l'ultima partita di Bettega con la maglia bianconera che svestì anticipatamente a stagione ancora in corso, sul finire del maggio 1983.

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