La storia di Siracusa in epoca greca si apre nella seconda metà dell'VIII secolo a.C., con la colonizzazione ellenica. La polis era chiamata dai Greci Syrákousai (). Il centro, situato sulla costa sud-orientale della Sicilia, corrisponde all'odierna Siracusa, città italiana capoluogo di provincia.

In origine colonia di Corinto, la polis in breve tempo crebbe, fondando essa stessa altre colonie in Sicilia. Successivamente vide l'avvicendarsi di numerosi tiranni; tra i principali che la città ebbe si citano: Gelone, il primo tiranno aretuseo proveniente da Gela che dotò la polis di un numeroso esercito e di una tra le flotte più potenti del Mediterraneo; Dionisio I di Siracusa, considerato come il prototipo del potere assoluto, portò la polis ad una grande espansione fondando colonie in Adriatico; Agatocle, il primo tiranno a prendere il nominativo di Re, e infatti egli è ricordato per essersi titolato Re di Sicilia e Re d'Africa; infine Gerone II, il tiranno che ad un certo punto instaurò un governo quasi democratico, guidando Siracusa nel difficile periodo in cui Roma iniziò la conquista della Sicilia.

Nella seconda metà del V secolo, a Siracusa si impose un governo misto oligarchico-democratico. In questa fase, l'isola fu attraversata dal tentativo del condottiero Ducezio di federare i Siculi contro i Greci in una synteleia.

Siracusa, alleata di Sparta, entrò in guerra con Atene durante la guerra del Peloponneso.

La polis visse oltre mezzo millennio da protagonista del suo tempo, fino alla conquista da parte di Roma, avvenuta nel 212 a.C. dopo un lungo assedio. Fu una delle ultime poleis di Sicilia a cadere sotto il dominio romano.

Tra i suoi abitanti illustri, il matematico Archimede, con le sue invenzioni e scoperte, diede un contributo fondamentale alla scienza antica, di cui fu il massimo rappresentante.

Gli storici sono concordi nell'affermare che Syrakousai fu la più grande metropoli del mondo greco antico.

Storia Fondazione della città (734-733 a.C.)

Fondazione ed espansione della città

La fondazione di Siracusa viene storicamente fissata nel 734 o 733 a.C. ad opera di un gruppo di Corinzi guidati da Archia assieme al poeta Eumelo di Corinto, che sbarcati nei pressi del fiume Anapo insediarono nell'isola di Ortigia.Il luogo prescelto era strategico, sia per la posizione geografica al centro del Mediterraneo e quindi degli scambi commerciali, sia per la presenza di caratteristiche naturali invidiabili: doppio porto sicuro, abbondanza di risorse idriche, territorio facilmente difendibile. Il nome della città probabilmente deriva dalla lingua sicula Syraco che vuol dire palude, per la presenza di paludi nell'attuale zona dei Pantanelli, da cui poi la parola greca Syracoùssai. Si hanno infatti tracce di presenza autoctona nei pressi della città sin dal IV millennio a.C.

L'insediamento greco determina quindi la cacciata della popolazione indigena (i siculi) verso l'entroterra, scatenando nei primi periodi una serie di guerre vinte da Siracusa, che man mano rafforzarono il suo potere su territori sempre maggiori.

È il caso, ad esempio, della guerra con Pantalica; il cui sito rappresentava un punto di forza per i siculi. Quando Siracusa inizia ad espandersi e a fondare le prime colonie nell'entroterra ibleo, qui, verrà a contatto con il regno di Hyblon (l'ultimo re siculo del periodo preistorico e greco). Come sia avvenuta la fine di Pantalica non è ancora oggi chiaro. Alcuni suppongono che sia stata distrutta dai siracusani dopo un conflitto bellico con i siculi. Altri invece sostengono che non avvenne alcuna distruzione forzata ma che in realtà il sito siculo venne progressivamente abbandonato poiché i suoi abitanti, attratti, o portati, verso le città costiere di nuova fondazione ellenica, scelsero di diventarne abitanti, abbandonando dunque, l'originario sito montano, in questo caso Pantalica. Nascono quindi le prime colonie di Siracusa da parte di corinzi giunti nei territori siciliani: Akrai (664) nei pressi di Pantalica, Casmene (643) avamposto militare sul monte Lauro e Kamarina (598) la più lontana delle colonie che si rese indipendente dalla città-madre nel 553 a.C. grazie ad una ribellione sostenuta anche dai Siculi.

In questo periodo vengono edificati i templi più arcaici della Sicilia: il tempio di Zeus e il tempio di Apollo oltre ad espandere la propria presenza anche nella terraferma con la creazione delle necropoli arcaiche: la necropoli di Fusco e quella del Giardino di Spagna nei pressi dell'ospedale Umberto I.

Tra il 604 a.C. e il 594 a.C. si situa la presenza probabilmente a Siracusa (potrebbe essere stata anche ad Agrigento) della giovane poetessa Saffo assieme alla sua famiglia, fuggiti per ragioni politiche dalla madrepatria.

Nel 492 a.C. Ippocrate di Gela avviò una campagna di conquista della Sicilia, dopo una vittoria nei pressi del fiume Eloro Siracusa si salvò grazie all'intervento di Corinto e Corcira, per cui si ebbe un trattato di pace che gli concedeva il possesso di CamarinaErodoto, Libro VII 154.

Gamoroi e Killikirioi In un primo tempo la città era governata dai Gamoroi, discendenti dei primi coloni, proprietari terrieri e nobili. La classe oppressa invece era quella dei meno abbienti (Killichirioi) e dei discendenti dei Siculi, grecizzati dai nuovi conquistatori. A seguito di rivolte scoppiate in città, i Gamoroi, furono cacciati lasciando il potere in mano ai Killichirioi. Ma i Gamoroi in fuga verso Gela, trovarono il sostegno di Gelone, già tiranno di Gela che partito con un esercito entrò a Siracusa nel 485 a.C. per divenire il primo tiranno della città.

Il periodo dei primi tiranni Il primo tiranno di Siracusa: Gelone (485-478 a.C.)

Con Gelone divenuto primo tiranno della polis nascono altri quattro quartieri-città (per via delle loro dimensioni) in Siracusa (Ortigia, Tyche, Neapolis, Acradina), per vedere anche il quinto bisognerà attendere l'era Dionigiana, quando la Siracusa greca prenderà il soprannome de la Pentapoli (cinque città riunite). Il tiranno Gelone accrebbe quindi la presenza greca in Sicilia, espandendo i territori della città, allentando anche la pressione dei Siculi e dei Sicani ai confini della capitale greca. Nel 485 a.C. distrusse Camarina deportando i cittadini, stessa cosa fece nel 481 a.C. quando conquistò Megara Hyblaea. Anche da Gela spostò metà della popolazione in modo da accrescere la popolazione della città aretusea e rafforzare numericamente anche l'esercito e la flotta che sotto il suo regno si dice divenne la più potente conosciuta all'epoca nel Mediterraneo.

La fama di Gelone e la nuova ricchezza di Siracusa, non tardarono ad oltrepassare i confini siciliani. Infatti il tiranno siracusano era ben noto nel mondo greco e doveva esserlo anche presso i governi di Atene e di Sparta, dato che questi inviarono nella città aretusea ambasciate con il preciso scopo di chiedere al tiranno l'intervento di Siracusa nella Seconda guerra persiana. Gli ambasciatori chiesero a Gelone di unirsi alla Lega di Delo; una lega formata dalle città greche per sconfiggere i persiani. Ma in cambio del proprio aiuto Gelone voleva che i greci gli affidassero il comando delle operazioni militari di terra o il comando della flotta marittima. Vedendosi rifiutate entrambe le richieste, l'una dagli spartani e l'altra dagli ateniesi che non accettavano di sottostare ai comandi del tiranno siceliota, decise che Siracusa non avrebbe partecipato al conflitto e quindi non avrebbe inviato alcun aiuto.

In verità molti storici pensano che il motivo reale per il quale Siracusa non partecipò alle guerre persiane, fu che essa era già in lotta contro Cartagine che assediava la Sicilia e infatti da lì a poco tempo i cartaginesi attaccarono Imera, nei pressi di Palermo. Fu così che Terone di Agrigento e Gelone di Siracusa, si ritrovarono alleati in questa guerra contro i cartaginesi in terra siciliana. La battaglia avvenne a Imera, una colonia greca fondata da Calcidesi provenienti da Zancle (l'odierna Messina) e da esuli siracusani. L'esito del conflitto fu totalmente favorevole per le due città attaccate: Agrigento e Siracusa; e quest'ultima, essendo stata decisiva con il suo intervento bellico per le sorti della battaglia, volle dettare lei le condizioni da imporre ai nemici vinti, condizioni che anche i suoi alleati, come Akragas, dovettero accettare. Gelone morì poco tempo dopo la battaglia di Imera e venne ricordato come un "sovrano giusto" dal popolo siracusano.

Gerone I (478-466 a.C.)

Gelone prima di morire scelse come suo successore il fratello Gerone I (detto anche Ierone I).

Gerone I partecipò e vinse, con la disciplina sportiva della quadriga, i Giochi olimpici greci nel 476, nel 472 e nel 468 a.C. Inoltre riportò altre tre vittorie nei Giochi pitici, rispettivamente ad Olimpia e a Delfi. A queste sue vittorie sono dedicate le odi composte da Pindaro e quelle composte da Bacchilide. E proprio questi due poeti, insieme anche ad Eschilo e Simonide, diventarono ospiti alla corte di Gerone a Siracusa. Il tiranno adottò la filosofia chiamata mecenatismo; ovvero il mostrarsi incline alle arti e al desiderio dei poeti di comporre versi, sostenendoli e favorendo la loro espressione, in cambio questi portavano lustro alle corti dei sovrani presso i quali andavano e loro stessi divenivano lieti di farne parte.

Gerone I, oltre che per il suo accostamento alle arti, è però ricordato come un tiranno violento, che tenne Siracusa sotto uno stretto regime militare. È considerato colui che iniziò la politica espansionistica della città, ma la sua voglia di conquista fece ritrovare i siracusani a dover combattere numerose guerre. Vanno ricordate le battaglie interne di Sicilia: quella contro Trasideo, tiranno di Agrigento e le battaglie contro Katane (attuale Catania), dove qui vi fondò Aitna (Etna) e si fece proclamare "Etneo". Portò il suo esercito in Campania dove aveva rapporti commerciali con la gente del luogo. Qui accettando la richiesta d'aiuto di Cuma, affrontò gli Etruschi sconfiggendoli sul mare, insieme all'alleato campano. Dopo questa sua importante e storica vittoria e dopo aver affrontato la sua ultima battaglia contro Trasideo di Akragas, Gerone I decise di ritirarsi ad Aitna, città da lui fondata alla quale evidentemente si sentiva legato. Morì lì con l'appellativo di "Gerone l'Etneo".

Il tiranno Trasibulo e la rivolta dei siracusani A Gerone succedette Trasibulo, tiranno di Gela e fratello di Gelone, Gerone e Polizelo. Poiché questi attuò una politica dispotica, Diodoro Siculo lo definisce "violento e assassino", il popolo mal lo sopportò, così Siracusa si ribellò a Trasibulo nel 465 a.C., facendo un'alleanza insieme a Gela, Akragas, Himera, Selinunte e con le truppe sicule. Il popolo riuscì dunque a rovesciare la dittatura e a instaurare una giovane democrazia: il neonato petalismo non ebbe però gli effetti sperati e diede adito a tensioni sociali, causando l'emarginazione forzosa o volontaria dal mondo politico di molti importanti personaggi.

Trasibulo fu costretto all'esilio a Locri Epizefiri, dove morì. Con lui cessò il periodo dei Dinomenidi, quindi la prima tirannide siracusana.

Siracusa repubblicana

Siracusa diventa una Repubblica, adottando un sistema di democrazia che però pian piano si mostrerà sempre più come un'oligarchia. Numerose e importanti sono le vicende che si susseguono durante questi anni di governo repubblicano.