È stato quadrumviro della marcia su Roma e Ministro dell'educazione nazionale, esponente di punta dell'ala "moderata", cattolica e monarchica del regime, e per questo interlocutore preferito del fascismo col Vaticano e Casa Savoia.
Biografia
Primi anni Cesare De Vecchi nasce il 14 novembre 1884 a Casale Monferrato, in Piemonte, da Luigi De Vecchi, di professione notaio, e sua moglie Teodolinda Buzzoni. Benestante, si laurea in giurisprudenza nel 1906 e in Lettere e Filosofia nel 1908, fu pubblicista e avvocato di successo a Torino: partecipò alla vita culturale della città assumendo per due volte la carica di segretario della Società Promotrice delle Belle Arti di Torino. Schierato sul fronte interventista, prese parte a tutta la prima guerra mondiale fin dal primo giorno, essendo già sotto le armi come sottotenente, arrivando al grado di capitano di artiglieria nel 9° raggruppamento bombarde. Al suo ritorno dal fronte, nel settembre 1919 aderì al fascio di combattimento di TorinoMario Missori, Gerarchie e statuti del PNF, Bonacci, 1986, p. 200., di cui rappresentò la corrente monarchica"Sull'appoggio dato al fascismo da alcuni membri della famiglia reale e in generale sui rapporti tra fascismo e monarchia si sarebbero potuti citare molti fatti, episodi, particolari (qui si ricorda soltanto un invito a pranzo di De Vecchi e De Bono da parte della regina Margherita"): Paolo Alatri, RECENSIONI: GUIDO DORSO: Mussolini aila conquista del potere; ID.: Dittatura, classe politica e classe dirigente, Belfagor: rassegna di varia umanità: IV, 5, 1949, p. 605 (Firenze: L.S. Olschki, 1949). e moderata.. Nelle Elezioni politiche del 1919 fu candidato nel Collegio di Torino per il Partito Monarchico Liberale, alleanza tra liberali di destra (PLDI), nazionalisti e liberali indipendenti senza essere eletto.
Parlamentare e quadrumviro Presidente degli ex-combattenti torinesi, il 15 maggio 1921 venne eletto deputato alla Camera nel collegio di Torino nel Blocco della vittoria; monarchico, aderì al gruppo fascista di cui fu nominato vicesegretario senior, essendone presidente Mussolini e vicesegretario junior Costanzo Ciano.
Comandante delle squadre d'azione torinesiIn polemica con l'esponente sansepolcrista locale, Mario Gioda che, pur essendo tra i promotori del Fascio di combattimento torinese, verrà alla fine accantonato da Cesare Maria De Vecchi, morendo poi a Torino il 28 settembre 1924., guidò numerose spedizioni punitive in varie province piemontesi e in Valle d'Aosta. Il 6 marzo 1921 rimase ferito grevemente in uno scontro a fuoco vicino a Casale Monferrato. Nel luglio 1922, prendendo come pretesto uno scontro a fuoco dov'era stato ucciso un fascista, De Vecchi lanciò una serie di operazioni squadristiche in tutta la provincia di Novara volte ad annientare le rimanenti organizzazioni social-comuniste. Tra il 9 ed il 25 luglio, vari centri del novarese, compreso il capoluogo, furono così investiti dalla violenza fascista che si manifestò in omicidi, ferimenti, distruzioni e saccheggi. De Vecchi, a capo di un Comitato segreto d'azione composto di sei dirigenti fascisti del luogo, mantenne una linea oltranzista, rifiutando ogni tentativo di mediazione. Al termine delle operazioni si contarono 8 morti e 25 feriti tra gli antifascisti più una cinquantina di sedi di istituzioni popolari distrutte e quaranta amministrazioni comunali assaltate. I fascisti lamentarono invece 3 morti e oltre 15 feriti.
Durante la marcia su Roma fu uno dei quadrumviri, anche se aveva chiesto un rinvio di un mese ed era stato sostenitore di un governo Salandra con la partecipazione dei fascisti. Secondo Cesare Rossi, ebbe un ruolo decisivo nella strage di Torino, per la quale Mussolini tentò nei suoi confronti "provvedimenti di punizione. Dovette in seguito rinunciare a questi suoi propositi perché De Vecchi - deputato e sottosegretario e quindi coperto dall'immunità - ebbe modo e tempo di minacciare resistenze fasciste e di far muovere in sua difesa alcuni personaggi di Casa Reale sempre molto teneri per il De Vecchi, considerato gran paladino della Monarchia contro qualunque velleità repubblicana di Mussolini"Per Cesare Rossi quello, con l'assassinio di Giuseppe Di Vagno, fu uno dei soli due precedenti di delitti squadristici compiuti all'insaputa di Mussolini: cfr. Mauro Canali, Documenti inediti sul delitto Matteotti. Il memoriale Rossi del 1927 e il carteggio Modigliani-Salvemini, in «Storia contemporanea», n. 4, agosto 1994, p. 581.. Nel dicembre 1922, nel I governo Mussolini fu Sottosegretario all'Assistenza militare e Pensioni di guerra e poi nel marzo 1923 al Tesoro. Nel gennaio 1923 divenne membro del Gran consiglio del fascismoMissori, cit. pagina 24 e fu comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale dal 1º febbraio 1923, fino al 10 luglio 1925.
Governatore della Somalia Dal 21 maggio 1923 al maggio 1928 fu governatore della Somalia italiana, una carica che lo allontanò dalla scena politica nazionale. Nel 1925 dal re ottenne il titolo di conte di Val Cismon (in ricordo del combattimento da lui sostenuto insieme con quattro suoi bombardieri al Ponte di Corlo nella Val Cismon nell'ottobre del 1918). Nel 1925 fu nominato dal re senatore del Regno, dopo un primo tentativo andato a vuoto nel 1924Archivio centrale dello Stato, fondo Ministero dell’interno, Ufficio cifra in partenza, telegramma n. 12480 B. Mussolini a governatore Somalia 7 giugno 1924 ore 12,30..
Giunto in Somalia italiana, De Vecchi, trovò soltanto una parte del paese sotto il controllo del governo coloniale italiano, e provvide a portare sotto il controllo diretto anche i territori dei sultanati di Migiurtinia e di Obbia che erano fino ad allora protettorati, nonché a sopprimere rivolte come quella di El Hagi. Il giudizio sul suo operato in Somalia è controverso: da un lato riorganizzò e consolidò la colonia e raggiunse tutti i suoi obiettivi, dall'altro "portò [in Somalia] i metodi terroristici dello squadrismo fascista".
Ritorno in Italia Dal giugno del 1929 fu il primo ambasciatore presso il Vaticano dopo i Patti Lateranensi, carica che mantenne fino al gennaio del 1935. Ebbe anche importanti incarichi: commissario agli archivi di Stato (1934-1935), e soprattutto ministro dell'educazione nazionale (24 gennaio 1935-15 novembre 1936), dove incominciò a fascistizzare la scuola e soppresse il Consiglio superiore della pubblica istruzione.
Durante la sua carriera politica ricoprì anche l'incarico di membro della commissione per l'esame dei Patti Lateranensi (16 maggio 1929), membro della commissione per il giudizio dell'Alta Corte di Giustizia (27 dicembre 1929-19 gennaio 1934), (1º maggio 1934-24 gennaio 1935. Decaduto), membro della commissione consultiva per la determinazione degli enti che possono proporre candidati alle elezioni politiche (7 dicembre 1932), membro della commissione per la verifica dei titoli dei nuovi senatori (22 marzo 1933-19 gennaio 1934), membro della commissione per l'esame del disegno di legge "Costituzione e funzioni delle Corporazioni" (8 gennaio 1934), presidente della commissione per la verifica dei titoli dei nuovi senatori (30 aprile 1934-24 gennaio 1935. Decaduto), membro della commissione per il regolamento interno (1º maggio 1934-24 gennaio 1935. Decaduto), membro della commissione delle Forze Armate (17 aprile 1939-5 agosto 1943).
Fu anche presidente della giunta centrale per gli studi storici e della "Società Nazionale per la Storia del Risorgimento" (agosto 1933): in questa veste fu il fautore di un'ipotesi storica che fa incominciare il Risorgimento con l'assedio di Torino del 1706 e dà particolare importanza a Casa Savoia in questo movimento politico (approccio che fu poi etichettato "sabaudismo-fascismo") «Tout à fait différente était la position de Cesare Maria de Vecchi di Val Cismon, président de la Société nationale pour l’histoire du Risorgimento à partir de 1933 et de la Commission centrale des études historiques en 1935, qui donnait une version strictement étatiste de ce mouvement, vu comme l’œuvre dynastique des Savoie et de la force de l’État, tandis que Alberto Maria Ghisalberti, secrétaire de rédaction de la Rassegna storica del Risorgimento et secrétaire général de la Société présidée par de Vecchi, plus proche de Volpe dans son interprétation, repoussait cette vision du Risorgimento comme simple réalisation d’un État unitaire imposé d’en haut»: Anna Maria Rao, Lumières et révolution dans l’historiographie italienne, Annales historiques de la Révolution française, 334, 2003, pp. 83-104..
La facoltà di lettere e filosofia dell'università di Torino gli conferì la libera docenza in storia del Risorgimento italiano. Fu anche socio nazionale dell'Accademia dei Lincei (6 maggio 1935-4 gennaio 1946), nonché presidente della Cassa di risparmio di Torino.
Governatore del Dodecaneso
Nel 1936 si recò in visita a Rodi, per assistere ad alcune inaugurazioni, al suo ritornò avanzò a Mussolini la richiesta di assumere il governatorato dell'Egeo. Il Duce approvò la richiesta e De Vecchi divenne il 22 novembre "Governatore del Possedimento Italiano delle Isole dell'Egeo", fino al 27 novembre 1940. La motivazione di questo nuovo incarico fuori dall'Italia fu determinata dagli scontri che De Vecchi ebbe con Starace e Farinacci e quindi dall'inimicizia del partito nei suoi confronti, ma anche, come annotò Galeazzo Ciano, dalla necessità di "allontanare l'uomo dall'Italia pur affidandogli una carica prestigiosa".
Quale governatore del Dodecaneso De Vecchi perseguitò la popolazione locale (avendo così l'effetto di ravvivare l'irredentismo greco nelle isole), applicò con livore le leggi razziali, soppresse le autonomie religiose attraverso anche il trasferimento dei beni degli ortodossi, cattolici, musulmani ed ebrei sotto l'egemonia dei Municipi o dello Stato, ripristinò usi violenti tipici dello squadrismo e si distinse per arroganza e stravaganza. L'idea di potere assunto nell'arcipelago lo portò a eccessi, come ad esempio quello di girare su un'automobile munita di sirena al cui ululo tutti ebbero l'obbligo di fermarsi.
Ancora prima dell'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania, e quindi anche della guerra con la Grecia, decise di organizzare un'economia chiusa tagliando ogni forma di traffico con la Turchia e Grecia, avendo come conseguenza l'ulteriore isolamento delle isole.
Alla notizia che Mussolini aveva ottenuto il comando supremo delle forze armate, avvenuto il 10 giugno 1940, sussultò "E il re ha permesso questo?". Da quel momento indossò sempre la divisa militare dell'esercito come se volesse allontanarsi dal fascismo. Decise successivamente anche di lasciare il Palazzo del Governatore a Rodi per stabilire la residenza e il comando in un albergo a settecento metri di altezza sul livello del mare sul monte Elia.
Nel proprio Diario (1937-1943), il 6 marzo 1940 Ciano annotava di nuovo "Per la prima volta ho trovato uno che vuole fare subito la guerra con i Tedeschi contro la Francia e Inghilterra. Questi è nientedimeno che l'intrepido Cesare Maria de Vecchi di Val Cismon! Gli americani dicono che ogni minuto nasce un imbecille: basta trovarlo. Questa volta l'ho trovato. È soprattutto un vanesio che sogna maresciallati e collari e spera conquistarli col sangue degli altri."
Il 15 agosto 1940, ben prima della dichiarazione ufficiale italiana di guerra alla Grecia (28 ottobre 1940), il sommergibile italiano Delfino silurò presso l'isola di Tino un vecchio incrociatore leggero greco, l'Elli, che partecipava in rappresentanza del Governo greco a una festività. Ebbe numerosi attriti con gli stati maggiori e anche con Badoglio, allora capo di stato maggiore generale, a causa degli scarsi rifornimenti che venivano mandati alle isole.
Seconda guerra mondiale