Gli affreschi di san Simon sono un ciclo di affreschi del 1549 della chiesa di San Simon, a Vallada Agordina, opera di Paris Bordone.
Storia e descrizione
Molte sono le ipotesi sulla datazione del ciclo affrescato da Paris Bordone sulle pareti di San Simon; l'ultima e più accreditata è stata avanzata da Sergio Claut il quale sostiene che il ciclo pittorico sia stato dipinto nel corso del 1549. Lo studioso fa riferimento a un'incisione di Giulio Sanudo che riproduce lo sventurato Tantalo dipinto nel 1548 da Tiziano e oggi perduto:
Non è chiaro neppure perché il famoso pittore giunse a Vallada; la tradizione vuole che il Bordone volesse nascondersi per aver offeso un patrizio veneziano, fatto poco credibile: il Vasari lo descrive infatti come un uomo mite, nobile d'animo e schivoG. Vasari, Le Vite dei più eccellenti pittori, scultori e Architetti, Descrizione dell'opere di Tiziano da Cador.. C. B. Tiozzo ha avanzato la verosimile ipotesi che il figurer non sia giunto casualmente a Vallada ma sia stato chiamato dalla comunità della valle del Biois e in particolare dai membri della Regola di ValladaC. B. Tiozzo, L. Rui, L. Tortani e L. Mottes, San Simon a Vallada, 1989, p. 57..
Grazie a un'elegante struttura architettonica Paris Bordone ha trasformato l'interno della chiesa medievale in una magnifica aula cinquecentesca. L'ampio loggiato sorge sopra a uno zoccolo coperto da un finto tessuto policromo a bande verticali gialle, verdi e rosse e si apre sui dolci pendii e sugli estesi dossi.
Nella retrofacciata è dipinto un finto portale e il disegno delle lunette cieche del lato settentrionale corrisponde all'intelaiatura delle vetrate meridionali.
L'ampio cornicione modanato che corre tutt'attorno all'aula realizzava il raccordo con il soffitto le cui capriate vennero in quell'occasione coperte per lasciar spazio a un “Giudizio Universale” oppure a un “Paradiso”, forse non dissimile alla pala dipinta nel 1560 per la chiesa di Ognissanti a TrevisoC. B. Tiozzo, L. Rui, L. Tortani e L. Mottes, San Simon a Vallada, 1989, p. 60..
Ai lati erano rappresentati in quattro tondi i simboli degli evangelisti ai quali Lorenzo Paulitti si poté forse ispirare, come fece per le figure dei santi Cipriano e Rocco e la scena della Natività, dipingendo la volta e le pareti della chiesa di San Rocco a CelatLeggiamo nella relazione redatta dal segretario del vescovo Luigi Lollino a seguito della visita pastorale di quest'ultimo del 1600: “… vide quella chiesa tutta dipinta in modo magnifico ed eccellente dalla mano del defunto signor Paris Bordon, pittore insigne … sul soffitto dell'abside sono dipinti i quattro Evangelisti”. Archivio Vescovile di Belluno, Visita Pastorale vescovo Luigi Lollino - 1600, busta 4/1A(V), cc. 9 e segg. Traduzione dal latino di Loris Serafini..
I santi raffigurati sono stati scelti con cura: sant'Antonio abate era titolare della chiesa di Cencenighe Agordino, san Cipriano di Taibon Agordino, san Giacomo Maggiore di Gosaldo, san Martino di Tours della Diocesi di Belluno e del Castello di Agordo, san Michele arcangelo di La Valle, san Bartolomeo di Tiser, San Sebastiano di Falcade.
Importante testimonianza riguardante il ciclo pittorico è la relazione della visita pastorale del 29 luglio 1600, durante la quale il vescovo Luigi Lollino ammira con stupore l'opera del Bordone. Con non comune sensibilità artistica, il prelato ordina di non accendere le candele troppo vicine al muro vicino all'altare di sant'Antonio per non rovinarne gli affreschiL. Serafini, F. Vizzutti, Le chiese dell'antica Pieve di San Giovanni Battista nella valle del Biois, p. 77..
Il vescovo Giulio Berlendis nel 1655 dette ordine di togliere tutto ciò che potesse essere di impedimento alla visione del ciclo eseguito dal pittore trevigianoL. Serafini, F. Vizzutti, Le chiese dell'antica Pieve di San Giovanni Battista nella valle del Biois, p. 78..
Nel 1724 mons. Valerio Rota proibì di tenere i gonfaloni appesi sui muri della chiesa, per non deturpare la vista dell'opera del Bordone bensì di conservarli in un armadio posto nella Scuola dei BattutiL. Serafini, F. Vizzutti, Le chiese dell'antica Pieve di San Giovanni Battista nella valle del Biois, p. 81..
La memoria storica del Bordone era già stata persa quando nel 1754 mons. Giacomo Costa visitò la chiesa attribuendo l'opera alla mano di eccelsi professoriL. Serafini, F. Vizzutti, Le chiese dell'antica Pieve di San Giovanni Battista nella valle del Biois, p. 82..
Nel 1774, con l'allargamento della zona absidale, nell'abbattere il muro a sud-est, andarono irrimediabilmente perdute le raffigurazioni dei santi ai lati della piccola abside e il soffitto affrescato. I restanti affreschi vennero coperti da uno strato di calce per uniformare le tinte della vecchia aula alla nuova abside e non come prevenzione contro la peste, come si credeva in passato.
Nel 1802 la costruzione del soppalco per il nuovo organo rovinò sciaguratamente alcune parti degli affreschi.
Nel 1894 la scoperta dei preziosi affreschi del Paris Bordone, coperti di calce da più di cento anni, segnò l'inizio dei lavori di recupero. Nel 1904 infatti la Soprintendenza per i Beni Culturali si impegnò a riportare alla luce, gli antichi affreschi.
Controfacciata
San Cipriano Paris Bordone ha rappresentato San Cipriano vestito di una tunica lunga color porpora in parte coperta da una veste più corta color vermiglione cangiante, fermata alla vita da un semplice cingolo. Sul petto è fermato un ampio ferraiolo candido impreziosito da un largo bordo ricamato a filo d'oro. Sulla testa porta una bassa mitria e le mani guantate stringono un lungo bastone e un codex.
Nel 1565, dipingendo area absidale della chiesa di San Rocco a Celat, oggi adibita a sagrestia, il carnico Lorenzo Paulitti si ispirò alla figure di san Cipriano e san Martino riproducendole nella lunetta centrale.
Notevole è la somiglianza tra san Cipriano e sant'Ambrogio ritratto dal Bordone nella Sacra Famiglia con sant'Ambrogio e un offerente, conservato a Brera. Le tonalità della veste e del mantello sono invertite, simile è anche il bordo ricamato del ferraiolo.
San Giacomo Maggiore
San Giacomo Maggiore indossa una corta tunica marrone e un ambrato mantello da viandante (il cosiddetto “tabarrino”), ai piedi calza degli stivali mentre in testa porta un cappello dall'ampia falda. Sono simboli del pellegrino anche il bastone sul quale il Santo poggia la spalla sinistra, la borsa e la piccola fiaschetta che porta legate alla cintola.
Angelo
Sopra all'ingresso principale è dipinto un cherubino che regge due tomi. Su quello di sinistra si legge la scritta “ΙΗΣ”, abbreviazione del nome ΙΗΣΟΥΣ (“Iesous” in greco antico), poi resa popolare da San Bernardino da Siena in lettere latine (IHS). A destra lo stato di conservazione rende impossibile la lettura.
Sant'Antonio abate Antonio abate è rappresentato con il torso parzialmente ruotato e con il capo rivolto all'indietro. La folta barba canuta che copre le gote scavate, gli alti zigomi e il volto segnato dagli anni accentuano lo sguardo severo e maestoso. Il santo indossa una tunica ambrata che è in parte coperta da un ampio mantello viola. Con la mano sinistra probabilmente reggeva un bastone o una croce a “tau”. Il piede sinistro è rivolto verso l'osservatore quasi volesse, incedendo solennemente, allontanarsi dal morbido prato su cui poggia ed entrare nell'aula.
In secondo piano appare la testa di un maiale, interpretabile come un'allegoria del male oppure come emblema del potere curativo che il grasso di questo animale aveva sugli ammalati colpiti dal fuoco di sant'Antonio. Durante il Medioevo l'ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali, nutriti a spese della comunità, che, circolando liberamente all'interno dei centri abitati, entrarono nell'immaginario comune come simbolo del santo.
San Martino
Paris Bordone ha rappresentato San Martino di Tours vestito di una lunga tunica scura che, cadendo fino ai piedi con molteplici pieghe, accentua la verticalità della figura. Le spalle sono coperte da un candido ferraiolo impreziosito da un ampio bordo ricamato a filo d'oro. Sono simboli del suo sacro magistero il lungo bastone pastorale che il santo stringe nella mano destra e la mitria che gli copre il capo. Il libro che regge con la mano sinistra è invece emblema della sua cultura.
Lorenzo Paulitti, nell'affrescare la chiesa di San Rocco a Celat nel 1565, copierà la figura di San Martino dimostrando quanto il celebre ciclo pittorico di Paris Bordone sia stato stimolante e innovativo nel contesto della valle del Biois.
Parete Nord
Cattura dei Santi Giuda e Simone
Uno scritto dell'inizio del IV secolo, attribuito a Craton, racconta che gli apostoli Simone e Giuda Taddeo si incontrarono in Persia e, nonostante la continua ostilità dei due maghi Zaroes e Arfaxat, evangelizzarono quel regno. I successi dei due Apostoli furono incredibili: nel giro di quindici mesi battezzarono in Babilonia 60.000 uomini, senza contare le donne e i fanciulli, e in tredici anni percorsero le dodici provincie dell'impero persiano.
Nella città di Suanir fu chiesto ai due Apostoli di compiere dei sacrifici nel tempio del sole. Quando risposero che il sole e la luna erano solamente creature di quel grande Dio che essi annunziavano furono arrestati e condotti a morte.
Nelle due scene della Cattura e del Martirio appaiono gli stessi personaggi.
Gli apostoli sono condotti di fronte al maestoso tempio pagano che un soldato indica con la mano. Simone indossa una tunica cangiante coperta da un ampio manto ambrato mentre Giuda è vestito di una lunga tunica. Gli apostoli appaiono sereni, pronti a coronare con il martirio la loro opera di evangelizzazione.
Insieme con i due apostoli sono stati raffigurati anche due armigeri vestiti di scintillanti armature di foggia rinascimentale. Il loro capo è coperto da due differenti elmi piumati. Mentre la guardia a sinistra porta una spada legata alla cintola, la guardia a destra stringe la corda che lega le mani degli apostoli e impugna con la mano destra una lunga lancia.
Martirio dei santi Giuda e Simone
La leggenda racconta che i due apostoli liberarono la città di Suanir dai demoni, due figure nere e terrificanti, che si nascondevano all'interno degli idoli pagani. A destra delle due scene della Cattura e del Martirio Paris Bordone ha rappresentato un possente tempio pagano e un simulacro marmoreo della dea Cerere che cadono miseramente in frantumi alla morte dell'apostolo.
Il sacerdote pagano veste una lunga tunica cangiante coperta da una sopravveste purpurea. Indossa un esotico copricapo che scende fino alle spalle e porta dei calzari dalla punta arricciata. Con aria sprezzante e distaccata ordina all'armigero di trafiggere i due apostoli.
Nella scena del martirio Simone è trafitto da un colpo mortale di lancia. Il mantello ambrato che nella scena precedente copriva la spalla è ora caduto sulla sua gamba, trascinato a terra dalla mano sinistra che regge innaturalmente insieme con il piede sinistro il peso del corpo. In secondo piano Giuda Taddeo attende mansueto il destino che Dio gli ha riservato.
Sergio Claut ha fatto notare la somiglianza tra l'affresco a san Simon e la tela commissionata da Maria d’Ungheria a Tiziano nel 1549Tesori d'arte nelle chiese dell'alto bellunese a cura di Monica Pregnolato, p. 93.. La posa dell'apostolo è infatti presa a prestito dall'immagine di Tantalo diffusa da una incisione di Giulio Sanudo.
Padre Eterno
Dio Padre irrompe da un cielo carico di scure nubi. Sembra essere sostenuto da un vento traverso che turba le chiome e la barba canuta e gonfia il mantello di colore cangiante quasi fosse una grande vela. Le braccia sono spalancate, forse nell'atto della creazione, mentre le rughe che si delineano sull'ampia fronte, il lungo naso aquilino, le sopracciglia leggermente inarcate sottolineano la gravità del suo sguardo.