Trinummus (o Le tre dracme, ma anche scherzosamente tradotto con Commedia da tre soldi) è una commedia di Tito Maccio Plauto scritta intorno al 190 a.C. Quest'opera si ispira ad una commedia greca intitolata Thesaurus, scritta da Filemone.

Introduzione Questa opera è la commedia più seria di Plauto dove lui segue il modello greco di Terenzio, preoccupato per i valori etici e per i principi morali della società del tempo. La commedia si svolge nelle vie di Atene (dove troviamo la casa di Carmide). Si pensa che questa commedia sia stata scritta negli ultimi anni di carriera di Plauto cioè tra il 188 e 186 a.C. per la presenza di abbondanti e varie parti ritmiche nei canti e l'insistenza con cui si contrappongono i costumi nuovi a quelli vecchi che, oltre ad essere presente nei modelli greci, era anche presente nei temi della Roma di Catone (184 a.C.).

Argumentum in acrostico

Personaggi Dissolutezza e Povertà: (Luxuria e Inopia, in latino) sono due divinità inventate da Plauto che compaiono solamente nel prologo e sono usate dal commediografo per contestualizzare la situazione. Infatti Lussuria racconterà di essere stata appresso al giovane per molto tempo, ma ora, siccome Lesbonico non può più mantenerla, lo costringerà a portarsi dietro sua figlia Miseria. Esse rappresentano il legame causa-effetto, da generante a generato, che sussiste tra il gusto per gli agi e la miseria. Callicle: è un vecchio amico di Carmide il quale gli aveva affidato i figli e il suo tesoro. Lui aiuta la figlia di Carmide ad acquisire una dote per il suo matrimonio. Megaronide: è un vecchio amico di Callicle e vicino di Carmide che suggerisce a Callicle di ingaggiare Sicofante per dare una dote alla figlia di Carmide. Lisitele: giovane amico di Lesbonico che si offre di aiutare l'amico, sposando la sorella senza dote. Lesbonico: Lesbonico è il figlio di Carmide. Ha il vizio di giocare d'azzardo e di abbandonarsi troppo spesso agli agi di una vita spensierata e basata sul divertimento. Quando perde tutti i soldi del padre e addirittura la casa, si trova in serie difficoltà e deve rivedere i suoi valori; proprio per questo non permette che la sorella si sposi senza dote per colpa sua. Filtone: è il padre di Lisitele. Inizialmente è un po' restio ad accettare che suo figlio sposi senza dote, rimettendoci soldi ed onore, la sorella dell'amico e cerca in tutti i modi di convincerlo a desistere. Nel fare questo, però, spinge il figlio ad addurre delle motivazioni che gli faranno cambiare idea e acconsentirà al matrimonio. È un uomo che crede nei valori antichi e poco nelle nuove generazioni, ma ha un alto senso dell'onore ed è orgoglioso del figlio. Stasimo: è il servo di Carmide e, in sua assenza, di Lesbonico. È un parassita della famiglia, infatti più volte afferma di rubare i soldi al padrone, di voler mangiare sempre e di volersi sempre divertire. Il suo atto peggiore, però, è cercare di far credere a Filtone che il campo in possesso del suo padrone porti sfortuna e non sia produttivo e che, quindi, non valga la pena accettarlo come dote. Carmide: è il padre di Lesbonico. Quando si deve allontanare per lavoro da Roma si reca dall'amico Callicle e, da uomo accorto ed intelligente quale è, gli raccomanda di controllare e tutelare il figlio e il suo patrimonio poiché conosce i suoi vizi. Sicofante: è un imbroglione assoldato da Megaronide per tre dracme per ordire l'inganno che consenta di fornire una dote alla figlia di Carmide.

Trama Il Trinummus è una commedia plautina che narra di un personaggio di nome Carmide che prima di partire per l'estero confessa all'amico Callicle di un tesoro nascosto in casa e lo prega di nasconderlo al figlio, poiché conosce la tendenza di quest'ultimo di sperperare. Dopo la sua partenza, il disgraziato figlio Lesbonico, infatti, spende tutto il suo patrimonio giocando, tanto da essere costretto a vendere pure la casa e lasciare la sorella senza dote. La casa viene comprata da Callicle perché non voleva che cadesse in mano di stranieri e, per il rapporto di amicizia che lo lega a Carmide, dà una camera a Lesbonico. Il suo amico, Megaronide, gli dice che la gente lo critica e a Callicle non rimane che confessare all'amico del tesoro, per poter salvare la sua reputazione. La sorella di Lesbonico, quindi, rimase senza dote e Lisitele, amico di Lesbonico, per aiutarlo, ha deciso di prendere in sposa la sorella senza dote e lo presenta al padre Filtone che, dopo aver tratto delle conclusioni logiche, accetta l'idea del figlio e chiede la mano alla famiglia della ragazza. Lesbonico, però, nonostante la sua dissolutezza, non aveva perso il suo senso dell'onore e del dovere, quindi accetta che l'amico Lisitele sposi la sorella, ma con la condizione che lei porti in dote l'unico pezzo di terra che possedevano. Callicle viene informato di questa situazione dallo schiavo di Lesbonico, Stasimo. Callicle non poteva acconsentire che la figlia di Carmide si sposasse senza dote soprattutto essendo in possesso del tesoro di quello, allora chiede immediatamente consiglio all'amico Megaronide, il quale, per non destare sospetti e pettegolezzi dalla gente, incarica un falso messaggero, Sicofante, affinché finga di ritirare da parte di Carmide una carta per Lesbonico e una somma di denaro per la figlia, con l'incarico di consegnarlo a Callicle. Il denaro viene ritirato e dissotterrato per l'occasione del matrimonio e, per fare questo, occorreva che il falso messaggero, ingaggiato per tre monete, che doveva presentare la lettera, si incontri con Carmide che era appena ritornato dal viaggio. L'impostore viene smascherato e dopo la faccia perplessa e la sorpresa Carmide urla lamentandosi con lo schiavo Stasimo per tutto l'accaduto e per non avere neanche più una casa e si lamenta per aver affidato i suoi beni all'amico e ai figli. Callicle, sentendo le grida di Carmide, esce e spiega al amico come erano andate veramente le cose. Alla fine la commedia si conclude in maniera felice con la realizzazione di due matrimoni: quello di Lisitele con la figlia di Carmide e quello inaspettato di Lesbonico con la figlia di Callicle. Il finale è stato probabilmente mutilato da Plauto per accelerare e non rendere troppo pesante la commedia.

Prologo Protagoniste del prologo sono Dissolutezza e Povertà, due astratti personificati, rappresentate da Plauto come madre e figlia. Dissolutezza spiega le motivazioni per le quali lei e Povertà sono legate al giovane Lesbonico: costui ha scialacquato tutte le ricchezze del padre, Carmide. Dunque Dissolutezza, resasi conto del fatto che il giovane non ha più nulla per alimentarla, gli affibbia Povertà per il resto della sua vita.

Atto I Scena I La rappresentazione del primo atto si apre con Megaronide, amico di Callicle e Carmide, deciso a criticare il comportamento apparentemente scorretto di Callicle, al quale Carmide aveva affidato il figlio Lesbonico e la figlia della quale non sappiamo il nome e che mai compare nel corso della commedia. Il povero Carmide, difatti, è costretto a partire per un viaggio d'affari. Durante la sua assenza Lesbonico mette in vendita la casa, poiché come ricorderemo era solito dissipare denaro, la quale viene però acquistata dallo stesso Callicle. Alcune voci lo accusano di essersi impossessato in maniera scorretta della casa in assenza di Carmide, quando invece lo scopo di Callicle era quello di aiutare Lesbonico e di tenere al sicuro qualcosa che Carmide aveva nascosto in casa. Queste voci giungono fino a Megaronide, ignaro dell'atto benevolo dell'amico, che in un monologo anticipa agli spettatori il discorso che è intenzionato a fargli riguardo alla sua azione. Non mancano riferimenti agli usi e costumi corrotti a Roma.

Scena II Megaronide accusa Callicle di non aver aiutato il giovane bensì di essersi approfittato di lui. Ecco allora che Callicle, dispiaciuto per l'idea che l'amico si è fatto di lui, gli rivela un segreto: ha acquistato la casa perché, nascosti, vi erano tremila Filippi che Carmide gli chiese di custodire come dote nel caso in cui qualche giovane avesse chiesto la mano della figlia. Dopo le scuse di Megaronide, si chiude il primo atto.

Atto II Scena I Vediamo in scena per la prima volta il giovane Lisitele intento a riflettere sull'amore e la ricchezza. Egli sostiene che chi ama una donna, stordito dai suoi baci, tira fuori denaro e così finisce per sciupare tutto il patrimonio. Non manca un elenco del personale indispensabile per una donna, necessario a soddisfare le sue esigenze, proprio come nella commedia dell'Aulularia.

Scena II Filtone, padre di Lisitele, è intento ad inculcare quelli che sono i buoni valori al figlio, esortandolo a rispettare i vecchi costumi e a non infangarli. Gli dice di non seguire le compagnie degli uomini malvagi, poiché il malvagio pretende che anche il buono lo segua sulla cattiva strada. Lisitele dice che si è sempre guardato bene dal frequentare cattive compagnie o dal rubare e che ha sempre custodito gelosamente tutto ciò che dal padre gli è stato insegnato. Dopodiché Lisitele racconta al padre dell'amico Lesbonico, del suo sperperare continuamente denaro e che dunque ha intenzione di aiutarlo prendendo in moglie la sorella dell'amico senza chiedere dote alcuna. Dopodiché avrebbe potuto sostenere economicamente la famiglia dell'amico e della futura moglie. Valutata la situazione, inaspettatamente, Filtone acconsente.

Scena III Filtone ragiona sul fatto che è spesso necessario accontentare i figli, se non ci si vuole preparare ad una vecchiaia fredda o farsi venire il mal di fegato. Dopodiché, come stabilito con il figlio, va da Lesbonico per discutere del matrimonio.

Scena IV Lesbonico ed il servo Stasimo stanno parlando di come sono state spese le 40 mine, ricavato della vendita della casa. In circa 15 giorni, Lesbonico ha sperperato quasi tutte le mine in banchetti, unguenti e bagni alle terme. Ma ecco che sopraggiunge Filtone, che spiega a Lesbonico l'intenzione di suo figlio di sposare la sorella senza dote alcuna. Lesbonico si sente in difficoltà a causa della differente condizione economica tra i due. A questo punto però, non avendo a disposizione una quantità di denaro sufficiente, offre a Filtone un campo. Ecco che entra in scena la figura del servus callidus. Stasimo, resosi conto che quel campo era l'unica cosa loro rimasta per vivere, con geniali espedienti dissuade Filtone dall'accettare quella proposta. Alla fine, per merito sia di Filtone che di Stasimo, Lesbonico si decide ad accettare l'offerta e manda Stasimo ad avvertire la sorella riguardo al matrimonio, mentre loro due si recano presso Lisitele per stabilire la data delle nozze.

Atto III Scena I Il servo Stasimo racconta a Callicle delle intenzioni di Lisitele. Il vecchio Callicle raggiunge l'amico Megaronide per chiedergli un consiglio su ciò che è più giusto fare, poiché dare una donna senza dote sarebbe stato uno scandalo. Stasimo che non sa dei tremila Filippi teme che Callicle abbia intenzione di sottrarre a Lesbonico, dopo la casa, anche il campo.

Scena II