I Monti Sibillini sono il quarto massiccio montuoso per altezza dell'Appennino continentale (dopo Gran Sasso, Maiella e Velino-Sirente); si trovano nell'Appennino umbro-marchigiano, lungo lo spartiacque primario dell'Appennino centrale, a cavallo tra Marche e Umbria, e precisamente tra le province di Ascoli Piceno, Fermo, Macerata, Perugia. Il territorio dei Monti Sibillini ricade nell'omonimo Parco nazionale dei Monti Sibillini.

Con una lunghezza da nord a sud di circa 40 km, costituiti prevalentemente da rocce calcaree, formatesi sui fondali di mari caldi, presentano numerose cime che superano i  m di altitudine, come la maggiore del gruppo, il monte Vettore (2 476 ), la cima del Redentore (2 448 m), la cima del Lago, il pizzo del Diavolo, il monte Priora (o pizzo della Regina), il pizzo Berro, il monte Porche e il monte Argentella.

Storia Origine del nome La catena prende il nome dal Monte Sibilla (2 173 m), sulla vetta del quale si apriva fino alla fine del secolo scorso una grotta (grotta della Sibilla), ora occlusa, che la tradizione vuole fosse la dimora della Sibilla Appenninica.

Sappiamo da Virgilio che anticamente i Sibillini venivano chiamati Tètrici: egli, riportando nell'Eneide la lista dei popoli italici uniti nell'esercito sabino di Clauso, scrive:

Da una nota di commento di Servio si apprende che le "aspre rupi di Tètrica" sono situate in territorio Piceno:

Anche Varrone menziona con questo nome i Sibillini nel suo De re rustica:

L'aggettivo latino tetrĭcus riconduce a un luogo cupo, selvaggio e persino demoniaco. In italiano abbiamo la parola tetro che riporta a un concetto simile; e anche nello spagnolo contemporaneo esiste il cultismo tétrico con questa accezione.

Nelle Ricordanze, il poeta Giacomo Leopardi si riferisce ai Monti Sibillini chiamandoli Monti Azzurri.Giacomo Leopardi, I Canti - XXII Le Ricordanze

Descrizione Morfologia

La morfologia dell'area è frutto dell'azione glaciale del quaternario che si riconosce nelle valli tipicamente a "U" e negli ampi circhi glaciali ancora riconoscibili. Anche i fenomeni carsici contribuiscono a definire la morfologia del gruppo.

Il gruppo è caratterizzato da un sistema complesso di dorsali nei sensi NNO e SSE che suddivide l'area in tre sottozone: settore Settentrionale; settore Centro-Meridionale; settore Sud-Occidentale.

Il settore Centro-Meridionale include le montagne maggiori del gruppo, culminando nel monte Vettore. È caratterizzato da due dorsali principali, la prima delle quali congiunge il monte Porche con il Monte Sibilla mentre la seconda compie un articolato percorso che va dal monte Palazzo Borghese fino al monte Prata toccando le cime maggiori del gruppo.

Il settore settentrionale include il Monte Bove, massiccio calcareo con imponenti pareti, ed è limitato dalla Val d'Ambro e dalle Gole del Fiastrone. Il settore Sud-Occidentale non include montagne degne di particolare nota ma include alcune formazioni geologiche tra le più interessanti dei Sibillini, come i Piani di Castelluccio.

Dall'asse principale della dorsale appenninica degradano un versante orientale, caratterizzato da valli strette e orientate a nord (le valli dell'Aso, del Tenna e dell'Ambro, e un versante occidentale in cui si rilevano tre caratteristiche depressioni ad alta quota denominate i Piani di Castelluccio (Pian perduto, Pian grande e Pian piccolo).

Nella parte più settentrione la catena si addolcisce in un complesso di altipiani per cedere gradualmente il passo a valli e colline: verso occidente il Monte Rotondo distende le sue falde nei piani di Cupi verso la Valfornace (alta valle del Chienti) e nei piani di Macereto verso la valle del Nera; mentre più a est la dorsale che si stacca dal Castel Manardo (M. Sassotetto, Pizzo di Mèta) si estende sui Piani di Ragnòlo per poi digradare nella valle del Fiastrone.

Orografia Il gruppo dei Sibillini si divide morfologicamente in tre sottogruppi, costituiti a loro volta da diversi massicci con numerose cime.

Sottogruppo meridionale (da Forca di Presta (sud) a Passo Cattivo (nord)): Monte Vettore 2 476 m Cima del Redentore (Scoglio del Lago) 2 448 m Cima del Lago 2 422 m Pizzo del Diavolo 2 410 m Punta di Prato Pulito 2 373 m Cima dell'Osservatorio (Palazzaccio) 2 350 m Quarto San Lorenzo 2 247 m Monte Porche 2 233 m Monte Torrone 2 117 m Cima di Pretare (Il PIzzo) 2 281 m Cima Vallelunga 2 221 m Monte Argentella 2 200 m Monte Sibilla 2 173 m Palazzo Borghese 2 145 m Cima di Vallinfante 2 113 m Cima di Passo Cattivo 2 065 m Monte Banditello 1 873 m Monte Prata 1 850 m

Sottogruppo settentrionale (da Passo Cattivo - Infernaccio (sud) alla valle del Fiastrone (nord)): Monte Bove Sud 2 169 m Monte Bicco 2 052 m Monte Bove Nord 2 112 m Croce di Monte Bove 1 905 m Pizzo Berro 2 259 m Monte Priora (o Pizzo della Regina) 2 333 m Pizzo Tre Vescovi 2 090 m Monte Rotondo 2 102 m Croce di Monte Rotondo 1 926 m Punta Bambucerta 1 869 m Monte Pietralata 1 888 m Monte Cacamillo 1 776 m Castel Manardo 1 917 m Monte Valvasseto 1 525 m Monte Sasso Tetto 1 624 m Monte Val di Fibbia 1 577 m Pizzo di Mèta 1 576 m Punta del Ragnòlo 1 557 m Pizzo di Chioggia 1 505 m

Sottogruppo occidentale (a ovest della linea spartiacque principale, partendo a sud dai rilievi a occidente dei Piani di Castelluccio fino al Monte Cardosa a nord, sopra Visso): Monte Ventòsola 1 718 m Monte Vetica 1 714 m Monte Valle Sirica 1 748 m Montagna Fusconi 1 796 m Poggio di Croce 1 833 m Monte Veletta 1 614 m Monte Patino 1 883 m Monte delle Rose 1 861 m Monte Fausole 1 753 m Monte Colventoso 1 725 m Monte Lieto 1 944 m Monte Pian Falcone 1 854 m Punta di Valloprare 1 776 m Monte Cardosa 1 818 m

Geologia La catena montuosa è costituita da rocce calcaree e calcareo-marnose del Mesozoico-Terziario inferiore, che si sono deposte nell'arco di tempo tra i 200 e i 20 milioni di anni fa. Può essere considerata una struttura geologica relativamente giovane, al pari di quelle dei principali gruppi montuosi dell'Appennino umbro-marchigiano.

Intorno a 200 milioni di anni fa l'area marina di basso fondale che occupava l'attuale areale dei Monti Sibillini, nella quale si deponevano calcari organogeni di piattaforma (Calcare Massiccio), fu sede di ampi movimenti distensivi che hanno portato alla formazione di dorsali sottomarine, al di sopra delle quali si deponevano modesti spessori di fanghi calcarei pelagici (oggi rocce compatte stratificate molto fossilifere) e bacini più profondi nei quali si deponevano invece ingenti spessori di fanghi pelagici calcareo-selciferi (attualmente rocce compatte stratificate).

All'inizio del Cretacico la sedimentazione in tutto il bacino è pressoché uniforme e costituita da fanghi pelagici calcarei. A partire dal Terziario ai fanghi calcarei pelagici si alternano, fino a sostituirsi gradualmente, depositi sempre più marnosi e argillosi. Circa 20 milioni di anni fa, nel Miocene, la compressione e il conseguente piegamento delle rocce hanno portato al sollevamento delle prime dorsali riferibili al corrugamento della catena Appenninica.

Dopo 10 milioni di anni, alla fine del Miocene, importanti fenomeni tellurici hanno portato ad accavallamenti imponenti lungo le faglie, e progressivamente al definitivo sollevamento ed emersione di questo settore di catena, quindi alla formazione delle maggiori cime odierne, su una dorsale approssimativamente in direzione nord-sud. Gli ultimi movimenti, due milioni di anni fa, di compressione verso l'Adriatico, hanno portato a fenomeni di sovrascorrimento e accavallamento su altri sistemi di faglia e conferito al gruppo il suo aspetto odierno.

Idrografia Fiumi e torrenti Dal massiccio dei Sibillini nascono i fiumi: Nera, originato presso la frazione Vallinfante di Castelsantangelo sul Nera, è il principale affluente del fiume Tevere, nel quale si getta da sinistra nei pressi del comune di Orte. Aso, nasce presso Foce di Montemonaco ai piedi del Monte Vettore, e sfocia nell'Adriatico tra Pedaso e Marina d'Altidona. Tenna, nasce nel comune di Montefortino, a monte delle gole dell'Infernaccio, la zona della sorgente è denominata Capotenna ed è stretta tra il Monte Sibilla e il Monte Priora; il fiume sfocia nell'Adriatico dividendo i territori dei comuni di Fermo e Porto Sant'Elpidio. Fiastrone, nasce alle falde del Monte Rotondo, nel comune di Bolognola, per poi entrare nel comune di Fiastra-Acquacanina, dove sbarrato da una diga artificiale dà vita al lago di Fiastra; sfocia nel fiume Chienti presso Belforte. e i torrenti minori: Ambro, affluente sinistro del Tenna che scorre interamente nel comune di Montefortino, la cui vallata divide il Monte Priora e il Monte Castel Manardo. Tennacola, affluente sinistro del Tenna in località Parapina (tra i comuni di Servigliano, Monte San Martino, Penna San Giovanni); nasce nel comune di Sarnano, alle falde settentrionali del Monte Castel Manardo, dove dà vita alla Gola dei Tre Salti. Terro, piccolo e breve torrente che si getta nel Tennacola presso Sarnano pochi chilometri più a valle delle sorgenti alle pendici del Pizzo di Meta e della Punta del Ragnòlo; ricopre comunque una certa importanza in quanto dà vita alle impervie gole della Valle Jana. Fluvione, originato dal versante orientale del Monte Vettore (tra le frazioni Astorara e Colle di Montegallo) si getta nel fiume Tronto presso Mozzano (frazione di Ascoli Piceno); il torrente dà il nome al comune di Roccafluvione, costituitosi nel XIX secolo dall'unione di alcuni castelli ascolani. Ussita, affluente destro del Nera presso Visso, nasce nel territorio dell'omonimo comune, tra il Monte Bove, il Monte Rotondo e il Pizzo Tre Vescovi, ricevendo le acque dei nevai dai monti circostanti e dalla sovrastante Val di Panico.

Laghi

Il lago più importante dei Monti Sibillini è di certo il lago di Pilato, situato sotto la cima del Vettore a 1 940 m, dove vive il Chirocefalo del Marchesoni, specie endemica del lago, unica nel mondo. In realtà sotto la parete rocciosa di Palazzo Borghese si forma in inverno un laghetto glaciale simile al lago di Pilato, ma molto più piccolo. Questo laghetto spesso si prosciuga prima dell'inizio dell'estate e ospita un'altra specie endemica di chirocefalo (Chirocephalus sibyllae). Unico lago artificiale presente è il lago di Fiastra.

Ambiente

Flora e fauna

La flora e la fauna sono particolarmente ricche, tali da giustificare dal 1993 la creazione del parco a tutela della biodiversità del luogo. La vegetazione è quella tipica dell'area appenninica, con prevalenza di caducifoglie (soprattutto faggio) e, più in alto, di pascoli. Da segnalare tra le specie floristiche la viola di Eugenia (Viola eugeniae), il genepì dell'Appennino (Artemisia petrosa sup. eriantha), l'adonide distorta (Adonis distorta), la genziana lutea (Gentiana lutea), la genziana napoletana (Gentiana sp.), la potentilla (varie), il giglio martagone (Lilium martagon), il ramno (Rhamnus alpina) (Rhamnus catartica), l'uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi), la Nigritella widderi, l'Androsace villosa e la stella alpina dell'Appennino (Leontopodium nivale).

Tra i mammiferi sono presenti il gatto selvatico (Felis silvestris), l'istrice (Hystrix cristata), la volpe (Vulpes vulpes), il lupo appenninico (Canis lupus italicus), il cinghiale (Sus scrofa), il capriolo (Capreolus capreolus) e recentemente reintrodotti il camoscio d'Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata) e il cervo (Cervus elaphus). Da segnalare anche avvistamenti, legati agli attacchi alle arnie di ape domestica, di orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), ma trattasi quasi certamente di esemplari maschi in dispersione provenienti dall'Appennino abruzzese.