Biografia Giovanni Paolo Virchi nacque a Brescia nel 1552. Lo attesta la Polizza d'estimo dell'anno 1588 nella quale si legge: "Poliza de mi Giovan Pauolo Virchy, son de ane 36." Il nome dei Virchi è legato a quello del padre, Girolamo Virchi, famoso liutaio presso la cui bottega lavorò anche Gasparo da Salò, e autore, fra l'altro, di una celebre citara di mirabile fatturaConservata presso il Kunst Historisches Museum di Vienna. È probabile che Paolo fosse, oltre che musicista, un costruttore di citare e che avesse appreso quest'arte dal padre in gioventù. Dalle fonti coeve risulta, inoltre, che egli fosse anche un virtuoso di questo strumento e, in più, suonatore di organo e di viola. Tutte le fonti attribuiscono al Virchi qualità di "organista e compositore di arie soavissime" e di eccellente suonatore di citara; di "citaredo perfetto e perfettissimo artefice di questo istromento"; di eccellenza "nel tasteggiamento dell'organo" e di "singolarissimo citarista di que' tempi". Quanto al nome, compare nelle fonti dell'epoca quasi sempre seguito da quello di "Targhetta". La prima
notizia biografica su Paolo Virchi si ricava dal libro di intavolatura di citara del 1574 sul cui frontespizio egli si definisce "organista bresciano"; il Libro è dedicato All'Illustrissimo et Eccellentissimo Signore, il Signor Ottavio Farnese Duca di Parma, et di Piacenza".
Nulla sappiamo circa il suo periodo di apprendistato a Brescia. Possiamo però supporre che, essendo egli cresciuto nel medesimo ambiente musicale nel quale operarono Lelio Bertani (1554-1624) e Luca Marenzio (1553-1599), abbia studiato con Giovanni Contino (1513-1574), maestro di cappella presso il Duomo di Brescia e successivamente al servizio di Guglielmo Gonzaga, duca di Mantova, oltre che maestro sia di Bertani sia di Marenzio.
La prima notizia biografica certa data 28 maggio 1580. In questa data Paolo Virchi venne condannato, non si sa per quale reato, all'esilio perpetuo da Brescia. Il duca di Ferrara Alfonso II lo accolse presso la sua corteVedi la lettera dedicatoria del Primo libro di madrigali a pag.8 adoperandosi per la sua riabilitazione. Per sua intercessione verrà successivamente scagionato con Decreto dei Rettori di Brescia nel luglio del 1586.
Dal gennaio 1582 lo troviamo regolarmente inserito nelle bollette de salariati in qualità di cantoreI musicisti impiegati presso la Cappella di Musica della corte estense erano suddivisi, nelle bollette de salariati, in tre categorie: chierici, cantori e strumentisti. Virchi, benché anche raffinato strumentista, viene sempre elencato fra i cantori. con lo stipendio mensile di 23 lire e 8 soldiRegistri delle bollette dei salariati del periodo 1582-1597, Ms. in Modena, Archivio di Stato, Red.10 carta 118r, v. I salari mensili venivano dati in lire, soldi e denari. In particolare: 12 denari valevano 1 soldo e 20 soldi 1 lira; talvolta il pagamento poteva anche essere effettuato in ducati d'oro o scudi, che valevano 3, 8 lire l'uno.. Le bollette per gli anni 1579, 1580 e 1581 non sono state conservate e quindi non possiamo stabilire l'anno esatto nel quale Virchi entrò al servizio del duca di Ferrara.
Nel 1588 troviamo registrato il nome di Paolo Virchi al folio 99 del Registro d'amministrazione di Don Alessandro d'Este per quello stesso anno con la dicitura: "M.co Paolo Virchi musica di S.A.Ser.ma ch'insegna di suonare di viola et cantare alle ss.re ecc.me". Questo nuovo incarico come insegnante di canto e di viola alle principesse Lucrezia ed Eleonora, sorelle del duca, era considerato come una prestazione straordinaria, rispetto alle normali mansioni presso la Cappella ducale. Inoltre, a partire da quell'anno, o forse anche dal dicembre 1587, Paolo Virchi istruì "di cantar et sonar" lo stesso cardinale Alessandro. Lo rende noto il compositore nella lettera dedicatoria del Secondo libro di madrigali a cinque voci del 1588, quando dice: "... venend'io continuamente a servirla..., ... non volle mancare a se stessa d'apprendere così nobil arte...".
Nella Lista dei Provisionati de Sua Altezza Serenissima per la Musica dell'anno 1589, a Paolo Virchi è destinato uno stipendio mensile, comprensivo di tutte le spese personali (vitto, alloggio, vestiario), pari a 90 lire e 24 soldiModena, Archivio di Stato, Archivio per materie, Arti Belle, Musica, B.4.. La cifra, già di per sé cospicua, è tanto più significativa se si pensa che è la più alta dopo quella dei maestri di Cappella Ippolito Fiorino e Luzzasco Luzzaschi, dell'eccezionale virtuoso di cornetto Luigi Zenobi, del tenore fiammingo Bulduch e dei superpagati castrati spagnoli Hernando e Diego Bustamante. Si nota una particolare predilezione da parte di Alfonso II per gli strumenti a tastiera; oltre al Fiorino e al Luzzaschi troviamo infatti elencati Paolo Virchi e Alessandro Milleville, già cantore e organista del re di Polonia Sigismondo II e maestro di musica di Ercole Pasquini.
Paolo Virchi fu uno dei pochi musicisti a ricevere aumenti di salario durante la sua permanenza a corte: nel giugno del 1592 ne ricevette uno di 32 lire e 10 soldi, e nel 1597 il duca gli donò addirittura una somma di 50 scudi d'oro, pari a 190 lire, quasi la metà di uno stipendio annuo medio.
Nell'ottobre del 1597 Alfonso II muore senza lasciare eredi naturali. Con la Convenzione di Faenza del 1598 la Santa Sede rientra in possesso di Ferrara relegando il cugino di Alfonso II, Cesare d'Este, nel ducato di Modena e Reggio.
La parabola estense a Ferrara volge al termine. Già gli ultimi anni di Alfonso II erano stati caratterizzati da un raffinatissimo isolamento musicale. Alla sua morte, tra gli stipendiati della musica, solo il Luzzaschi e pochi altri saranno regolarmente assunti dal cardinale Aldobrandini; qualcun altro rimarrà a Ferrara con incarichi diversi, anche non strettamente musicali; altri ancora, come Paolo Virchi, passeranno al ducato di Mantova.
Della sua permanenza alla corte di Guglielmo, terzo duca di Mantova, nulla sappiamo; solamente il Bertolotti, riportando una lettera del mantovano Sacchi al cardinale Ferdinando Gonzaga, ci dà notizia della sua morte, avvenuta nel 1610 "con tal costrizione che n'è istupita tutta la città"A. Bertolotti, op. cit., pp.73 e seg., 92 e seg.. Il medesimo cardinale Ferdinando, appresa la notizia della morte di Paolo Virchi, raccomandava al duca di Mantova il figlio del musicista, Fulvio, "non essendo indegno del padre".
Composizioni
Allo stato attuale delle ricerche, la produzione musicale di Paolo Virchi comprende:
Il Primo Libro di Madrigali a cinque voci, Venezia, Vincenzi e Amadino, 1584:
Qual cervo errando suole (T. Tasso) Nei più lucenti albori Non fonte o fiume (T. Tasso) La bella cacciatrice D'eterna mano uscisti - prima parte E di lui vago più - seconda parte Arsi mentre a voi piacque (T. Tasso) Son come stelle Oime' l'antica fiamma (G. Guarini) Ben fu l'ape ingegnosa Se 'l sol guardo e le stelle SeGU'A RINAscer L'AURA Aura che dolce spira Vide amor da begli occhi Devea la fredda neve (T. Tasso) Mordimi questa lingua Dolce Amarilli addio Ape sacra e gentile Cari scogli dilette e fide arene - prima parte (J. Sannazzaro) O solitari colli o verde riva - seconda parte (J. Sannazzaro) Chi vuol veder un sole
Il Secondo Libro di Madrigali a cinque voci, Venezia, G. Vincenzi, 1588:
S'io miro voi Ecco sul Tauro Meraviglia non è Questo bel mirto Voi bramate ben mio (T. Tasso) Partisti anima mia S'armi pur d'ira in voi - prima parte (G. Guarini) Quel ch'in tanti anni - seconda parte (G. Guarini) Amor che qui d'intorno (T. Tasso) Questa vita mortal (G. Guarini) Voi caro ben mio Bevea Fillide mia (G. Casone) I vostri sguardi Signor che fai - prima parte Tu non ardisci al ciel - seconda parte O dolci lagrimette (T. Tasso) Addio Titiro disse Tante piaghe ha'l mio core Di queste vaghe dee Mentre la Dea (a 8)
Il Primo Libro di Madrigali a sei vociQuesto Primo Libri di Madrigali a sei voci è conservato in un'unica copia presso la Biblioteca di Stato di Vienna, mancante della parte di Tenore., Venezia, R. Amadino, 1591;
Nove madrigali contenuti in altrettante antologie a stampa;
Quattro madrigali a cinque voci, manoscritti, contenuti in una raccolta senza data di Autori DiversiThe New Grove dictionary of music and musicians, vol.XIX, p.868Eitner, Quellen Lexicon, vol.X, p.105:
Con gli occhi mossi Tu pur mi fuggi Ama ben dice Amore Questa vita mortale
Un mottetto a cinque voci contenuto nell'antologia "Musica de diversi Eccellentissimi Autori"RISM, cit., p.399, Venezia, A. Gardano, 1604:
Mentre fan di se stesse
Il Primo Libro di Tabolatura di Citthara di Ricercari, Madrigali, Canzoni Napolitane et Saltarelli, Venezia, erede di G. Scotto, 1574.
Stile
Il clima musicale instauratosi a Ferrara sul finire del penultimo decennio del XVI secolo, quella in cui compaiono i due libri di madrigali di Paolo Virchi, vede ormai tramontare ciò che Antony Newcomb definisce "stile degli anni '80". Questo nuovo stile, leggero e ricco di abbellimenti, si sviluppò proprio attorno alla corte ferrarese per soddisfare i virtuosismi vocali delle cantanti impiegate all'interno della musica segreta, egregiamente rappresentati dal Libro di madrigali per cantare e sonare a uno, due, tre soprani, di Luzzasco Luzzaschi, pubblicati nel 1603 ma già in circolazione fin dal 1568A. Cavicchi, Prefazione al "Libro di madrigali per cantare e sonare a uno, due, tre soprani" di Luzzasco Luzzaschi, p.21..
Con lo stile fiorito degli anni '80 convive uno stile madrigalistico altrettanto originale: lo "stile degli anni '90" tendente alla realizzazione dell'unione espressiva di parola e musica, un procedimento che di li a pochi anni diverrà famoso col nome di seconda pratica. I due libri di madrigali di Paolo Virchi rispondono ad entrambe le componenti stilistiche. Specialmente nella raccolta del 1588 troviamo molti elementi derivati da moduli preesistenti, canzonettistici e ballettistici. Scelta, questa, assolutamente naturale se non addirittura obbligata per un compositore della fine degli anni '80, specialmente quando i testi poetici a sua disposizione non erano dotati di particolare forza espressiva. Paolo Virchi, come la maggior parte dei compositori di scuola ferrarese, dovette avvalersi dell'opera di poeti locali le cui liriche erano piuttosto povere dal punto di vista espressivo. Dei 41 componimenti musicati da Virchi nei due libri di madrigali, solo 14 sono di sicura attribuzione. Essi, però, portano le firme di Torquato Tasso (7 brani), GianBattista Guarini (4 brani), Jacopo Sannazzaro (2 brani) e Girolamo CasoneIntorno a Girolamo Casone (1563-1593) sorse un cenacolo di ammiratori del Tasso. (1 brano) e si innalzano di gran lunga al di sopra dei rimanenti componimenti per le suggestioni che offrono al musicista e per la possibilità di mettere in atto tutte le soluzioni della seconda pratica.
Il Primo Libro di Madrigali a cinque voci