Nell'Ebraismo, il mikveh o anche mikvahimpropr. mikvah; o senza h finale in ambedue le grafie (; in tiberiense miqwe, pl. mikva'ot; in yiddish mikves) è un bagno rituale purificatorio (o abluzione); nella Bibbia ebraica, la parola mikveh vale letteralmente 'raccolta' (in genere 'd'acqua')Jewish Encyclopedia - .

Normativa

Diverse norme bibliche specificano che l'immersione completa in acqua è necessaria per riacquistare purità rituale dopo che si siano verificati incidenti ritualmente impuri. Una persona doveva essere pura ritualmente per poter entrare nel Tempio. In tale contesto, "purità" e "impurità" sono traduzioni imperfette dell'ebraico "taharah" e "tumah", rispettivamente, in quanto non si indica la connotazione negativa della parola impurità; piuttosto essere "impuro" indica uno stato in cui certe cose sono proibite fintanto che uno sia diventato nuovamente "puro" dopo l'immersione nel mikveh. La maggior parte di impurità può essere annullata mediante immersione in qualsiasi raccolta d'acqua naturale. Tuttavia, alcune impurità, come lo zav (perdite uretrali a scolo), richiedono l'uso di "acqua viva" - " Quando chi è affetto da gonorrea sarà guarito dal male, conterà sette giorni dalla sua guarigione; poi si laverà le vesti, bagnerà il suo corpo nell'acqua viva e sarà mondo." come sorgenti o pozzi di falde. L'acqua corrente ha l'ulteriore vantaggio di purificare anche mentre sgorga e fluisce, a differenza dell'acqua piovana che deve essere stazionaria per purificare. La vasca mikveh è progettata per semplificare questa esigenza fornendo una struttura d'immersione che rimane in contatto rituale con una fonte acquifera naturale.

Dopo la distruzione del Tempio, gli usi principali del mikveh rimasero i seguenti: per le donne ebree: ottenere purità rituale dopo mestruazioni o parto (Niddah, ), prima di riprendere i rapporti coniugali; per gli uomini ebrei: ottenere purità rituale (come da dettagli sotto); come parte di procedura tradizionale per la conversione all'Ebraismo (Ghiur (ebraico: גיור); per immergere posate e/o nuovi utensili acquistati per servire cibo e consumare vivande.

Nell'ebraismo ortodosso, queste regole sono rispettate rigorosamente e di conseguenza il mikveh è fondamentale per la comunità ebrea ortodossa; lo stesso accade nell'ambito dell'ebraismo conservatore. L'esistenza di un mikveh è considerato talmente importante nell'ebraismo ortodosso, che la rispettiva comunità deve costruirlo prima di erigere una sinagoga, e si può giungere persino all'estrema misura di vendere un rotolo della Tōrāh o anche una sinagoga, se necessario, per raccogliere i fondi necessari alla costruzione del mikveh.Berlin, Meshib Dabar, 2:45 L'ebraismo riformato e l'ebraismo ricostruzionista considerano le norme bibliche come quasi anacronistiche e di conseguenza non danno molta importanza al mikveh. Alcune opinioni nell'ambito dell'ebraismo conservatore hanno cercato di mantenere il rituale del mikveh mentre allo stesso tempo ne hanno modificato la base teologica rituale con concetti alternativi a quello della purezza.

Sono state rinvenuti antichi mikva'ot, risalenti al primo secolo E.V., in tutta la terra di Israele come anche in comunità storiche della diaspora ebraica. In tempi moderni mikva'ot sono presenti nella maggior parte delle comunità ebraiche ortodosse. Enti funebri ebraici hanno il mikveh per immergere il corpo del deceduto durante la procedura di purificazione (taharah) prima della sepoltura.

Storia

Prima dell'inizio del primo secolo a.E.V., né la fonti scritte, né l'archeologia forniscono una qualche indicazione riguardo all'esistenza di installazioni specifiche per la purificazione rituale. I mikvaot appaiono all'inizio del primo secolo a.E.V., e da quel momento in poi i mikvaot antichi si possono rinvenire in tutta la Terra d'Israele come anche nelle comunità storiche della diaspora ebraica.

La maggior parte dei Mikhveh noti in Israele era costituita da una cavità chiusa che prelevava l'acqua piovana raccolta in un piccolo contenitore scavato nella roccia e posta accanto ad esso. Ritrovamenti archeologici a Gerusalemme-presso il distretto di Kiryat Menachem nel 2013 e ad Ein Kerem ("la città di Giuda") nel 2015, a cura di A. Peretz hanno portato alla luce Mikhveh datati al Periodo del Secondo Tempio di più complessa struttura: tre vasche di raccolta (otzar) dell'acqua piovana posizionate sulla sommità ed un insieme di tubi dimensionati per convogliare il flusso per gravità fino al bagno rituale sotterraneo (mikhvè), accessibile da scalini in pietra, con eventuali rinforzi in legno.

Requisiti di un mikveh

Le regole tradizionali in merito alla costruzione di un mikveh si basano su quelle specificate nella letteratura rabbinica classica. Secondo tali regole, un mikveh deve essere collegato ad una fonte naturale o pozzo di falda acquifera, e quindi può essere alimentato da fiumi e laghi che hanno sorgenti naturali come alimentazione. su Sifra di Anche una cisterna riempita di acqua piovana è permessa come fornitura d'acqua per il mikveh. Similmente, neve, ghiaccio e grandine sono permessi come fornitura acquifera per il mikveh, a patto che si sciolga in una certa maniera. su Mikvaot 7:1 Un fiume che si secchi su base regolare non può essere usato poiché si presume sia alimentato principalmente da acqua piovana, che non purifica scorrendo. Gli oceani si considerano invece come fonti naturali.

Il mikveh deve, secondo le normative classiche, contenere acqua sufficiente a coprire l'intero corpo di una persona di statura media; basandosi su un mikveh profondo 3 cubiti, largo 1 cubito e lungo 1 cubito, il volume d'acqua necessario era stimato a 40 seah d'acqua. su Eruvin 4b . "se'ah" o "seah" () è un'unità di misura di origini antiche usata nella Halakhah (Legge ebraica), che è uguale ad un terzo di ephah, o vasca. La sua misura in unità moderne v aria grandemente, secondo i criteri che si usano per definirla. Secondo Herbert G. May (cur.), The Interpreter's Bible, Abingden Press, 1956, volume VI, p. 317, 1 se'ah sarebbe uguale a 7,33 litri o 7,33dm3 su Yoma 31a Il volume esatto a cui ci si riferisce per una seah è tuttora discusso, e la letteratura rabbinica classica specifica solo che è sufficiente a contenere 144 uova;Libro dei Numeri Rabbah, 18:17. la maggioranza degli ebrei ortodossi usano la regola riduttiva di Avrohom Yeshaya Karelitz, secondo cui una seah equivale a 14,3 litri, e quindi un mikveh deve contenere approssimativamente 575 litri.Circa 3 Koku, 116 qafiz, 126 galloni imperiali, 143 unità burmesi, e circa 150 galloni liquidi USA. Tale volume d'acqua può essere aumentato con acqua proveniente da altre fonti, su Mikvaot 3 ma se il mikveh contiene meno di 40 seah d'acqua, allora l'aggiunta di 3 o più pinte da una fonte non naturale renderebbe il mikveh inagibile, indipendentemente dal fatto che acqua da una fonte naturale fosse aggiunta per raggiungere 40 seah d'acqua di fonte naturale; un mikveh reso inagibile in questo modo dovrebbe essere completamente prosciugato e riempito daccapo nel modo prescritto.

Esistono anche requisiti classici per il modo in cui l'acqua può essere raccolta e trasportata nella piscina; l'acqua deve fluire naturalmente nel mikveh dalla fonte, e ciò significa che deve essere fornita per gravità o a causa di gradiente di pressione naturale, e l'acqua non può essere pompata a mano o trasportata. Era inoltre proibito che l'acqua passasse attraverso un qualsiasi vaso/recipiente che potesse trattenere acqua (tuttavia vengono accettate tubature aperte ad entrambe le estremità) su Shulchan Aruch Yoreh Deah 201:36 Pertanto acqua spillante da rubinetto non può essere usata come fonte primaria d'acqua per un mikveh, sebbene possa essere usata per aggiungere acqua fino ad un livello opportuno. Ad evitare problemi con queste regole in grandi città, vengono utilizzati vari metodi per costruire mikveh validi. Uno di questi è di far fluire acqua di rubinetto in aggiunta ad un mikveh kosher, e da lì attraverso un condotto scaricarla dentro una piscina più grande.Un secondo metodo è creare un mikveh in una piscina profonda, porvi sopra una pavimentazione con fori e quindi riempire la piscina superiore con acqua di rubinetto. In tal modo si considera che la persona in immersione sia in realtà "dentro" la piscina di acqua piovana. La maggior parte di mikveh moderni sono costruzioni interne e contengono acqua piovana raccolta da una cisterna, scorrente attraverso una tubatura per gravità in una normale piscina da bagno; il mikveh può essere riscaldato, tenendo conto di certe regole, e spesso somiglia ad un ambiente termale.

La tradizione rabbinica proibisce il contatto umano con l'acqua fluente fino al punto di erogazione, così come la protezione dei tubi da infiltrazioni o perdite nel terreno intermedio, e il loro rivestimento interno o la scelta di materiali idonei a prevenire la formazione di impurità dell'acqua. L'unico riferimento biblico diretto è in Levitico 11:36.

Ragioni di immersione Ragioni storiche

Tradizionalmente, il mikveh era usato sia da uomini sia da donne per riacquistare purità rituale dopo vari eventi, secondo le regole esposte dalla Tōrāh e dalla letteratura rabbinica classica.

La Torah richiede immersione completa: dopo Keri (emissione seminale) — normale emissione di seme, che sia per attività sessuale, o per emissione notturna. Immergersi nel mikveh per Keri è imposto dalla Torah affinché sia poi permesso di consumare un'offerta elevata o un sacrificio; mentre Esdra istituì che uno dovesse anche farlo per poter recitare le parole della Torah. su Bava Kamma 82b Quest'ultimo caso è noto come tevilath Ezra ("l'immersione di Esdra") dopo Zav/Zavah — perdite abnormi di fluidi dopo Tzaraath — certe condizioni cutanee. Queste vengono chiamate lepra nel Septuaginta, e pertanto tradotte in italiano con lebbra, probabilmente un errore di traduzione, poiché il termine greco lepra si riferisce principalmente a psoriasi, mentre il termine greco per lebbra era elephas o elephantiasis. per chiunque sia venuto in contatto con una persona afflitta da Zav/Zavah, o in contatto con una donna in Niddah (normali mestruazioni), o che venga in contatto con articoli usati o toccati da tali persone per un Kohen che deve essere consacrato, per il Kohen Gadol durante Yom Kippur, dopo che ha mandato la capra a Azazel, e per l'uomo che porta via la capra, , dal Kohen che svolgeva il rituale della Giovenca rossa dopo esser venuti in contatto con un cadavere o tomba, in aggiunta all'aspersione delle ceneri della Giovenca rossa dopo aver consumato carne di un animale deceduto in maniera naturale

Scrittori rabbinici classici hanno riunito le regole di zavah con quelle di niddah. Divenne inoltre consuetudine per i Kohanim di immergersi completamente prima di festività ebraiche, ed i laici di molte comunità successivamente adottarono questa pratica. Convertiti all'ebraismo sono tenuti a sottoporsi alla piena immersione in acqua.

Il Rabbino Aryeh Kaplan nel suo Waters of Eden (Acque dell'Eden)Rabbi Aryeh Kaplan, Waters of Eden, National Conference of Synagogue Youth, Union of Orthodox Jewish Congregations of America, 1982. ISBN 978-1-879016-08-8 collega le leggi di impurità alla narrazione iniziale di Genesi. Secondo Genesi, mangiando il frutto proibito, Adamo ed Eva portarono la morte nel mondo. Kaplan sottolinea che molte delle leggi di impurità si riferiscono ad una qualche forma di morte (o nel caso di Niddah, perdita di vita potenziale). Colui che viene a contatto con una delle forme di morte deve quindi immergersi in acqua, descritta in Genesi come sgorgante dal Giardino dell'Eden (fonte di vita) onde potersi purificare di tale contatto con la morte (e per estensione, purificarsi del peccato).

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