I Piceni o Picenti erano un antico popolo italico che dal IX al III secolo a.C. visse nel territorio compreso tra i fiumi Foglia e Aterno, delimitato ad ovest dall'Appennino e a est dalle coste adriatiche. Il territorio piceno comprendeva quindi tutte le odierne Marche e la parte settentrionale dell'Abruzzo.
Secondo l'etnogenesi tradizionale, il popolo piceno ebbe origine da una primavera sacra e dall'alta Sabina si diffuse nel versante adriatico, con la guida del totem del picchio; per questo motivo, in epoca contemporanea, come stemma delle Marche fu scelto il picchio verdela tradizione fa riferimento genericamente al picchio quale animale simbolo dei Piceni, senza specificare che si tratti di un picchio verde (picus viridis). v. Colucci, Delle Antichità Picene, vol. I, pag. 72.
La diffusione della civiltà picena segna, nell'area interessata, il passaggio dall'Età del Bronzo a quella del Ferro, nonché il passaggio alla Protostoria, con l'introduzione della scrittura.
Le testimonianze lasciate da questa civiltà sono molto ricche e fortemente caratterizzate, specie nella scultura, anche monumentale, nell'arte figurativa, che presenta una notevole fantasia nelle figure ed una tendenza all'astrattismo, nell'originalità delle forme della ceramica, nell'abbondante uso dell'ambra, nella grande varietà di armi, nei vistosi corredi femminili. La lingua della maggior parte delle iscrizioni è italica ed è detta lingua picena meridionale o semplicemente lingua picenaFrancisco Villar, Gli indoeuropei e le origini dell'Europa: lingua e storia, il Mulino, Bologna, 2008, p. 474, ISBN 978-88-15-12706-8; Mario Lopes Pegna, Popoli e lingue dell'Italia antica, Libreria editrice L. Del Re, 1967, p. 170.; in quattro iscrizioni è attestata invece l'enigmatica lingua di Novilara.
Nel IV secolo a.C. i Piceni subirono l'invasione dei Galli Sénoni, che occuparono la porzione settentrionale del loro territorio, che poi infatti assunse il nome di Ager Gallicus o Ager Gallicus PicenusLorenzo Braccesi, Hellenikòs Kòlpos: supplemento a Grecità adriatica L'erma di Bretschneider, 2001 (pagina 110, testo consultabile su Google libri); Luca Antonelli, I Piceni: corpus delle fonti. La documentazione letteraria, editrice L'Erma di Bretscneider, 2003; Adam Ziólkowski, Storia di Roma, Pearson Italia S.p.a., 2006; Ulrico Agnati, Per la Storia Romana Della Provincia Di Pesaro e Urbino, editrice L'Erma di Bretscneider, 1999. Conservarono comunque la loro autonomia e nel III secolo a.C. si allearono con i romani nella Battaglia del Sentino (295 a.C.). Dopo tale battaglia, vinta dalla coalizione romana, si avviò un processo di romanizzazione del popolo, che entrò gradualmente nell'orbita della Repubblica romana. In seguito alla guerra picentina, scoppiata in seguito all'espandersi progressivo e inarrestabile di Roma nel territorio piceno, il popolo fu inquadrato nelle strutture politico-culturali di Roma.
Etnonimo Ipotesi principali Il termine Piceni ci è noto dalle antiche fonti greche e da quelle latine. Dal III secolo a.C., in seguito ai primi contatti con i Romani, sia nel mondo greco che in quello latino le etnie del Piceno vengono infatti indicate con l'appellativo di "Picenti" (Picentes/), utilizzato sia nei Fasti trionfali capitoliniFasti trionfali capitolini, 268-267 a.C. che da Polibio... Il significato dell'etnonimo è "quelli del picchio", essendo etimologicamente connesso alla parola latina picus (picchio).. In ambito letterario, il primo a ricordare i Picenti fu Marco Porcio Catone nelle Origines (II secolo a.C.)...
Riferendosi al territorio occupato dai Piceni, dal I secolo a.C. il termine "Piceno" ("Picenus" o "Picenum" in latino) fu largamente più impiegato che "Picenti"; per esempio, nel De bello civili Giulio Cesare afferma di aver percorso «l'intero territorio piceno»... L'uso di questo vocabolo è alla base del moderno "Piceni" ed indica secondo alcuni un maggiore interesse rispetto al territorio piceno piuttosto che nei confronti dei Piceni stessi.. Oswald Szemerényi invece ipotizza un procedimento inverso, ovvero che l'etnonimo Picentes sia derivato dal toponimo "Picenum" attraverso una forma non attestata *Picenetes. Nella letteratura storiografica contemporanea è invalso l'uso di "Piceni" in luogo di "Picenti", nonostante lo stesso Giacomo Devoto riservasse il primo termine alla civiltà preindoeuropea attestata archeologicamente nel Piceno attraverso la Stele di Novilara e il secondo al popolo italico (dunque indoeuropeo) ricordato dalle fonti classiche..
Altre ipotesi In una sua glossa, Scilace (IV-V secolo a.C.) chiama i Piceni (Peyketieis), includendoli fra i parlanti lingue sannitiche e ritenendoli omologhi dei Peucezi, originari della Iapigia. Questa confusione era accentuata dalla presenza di un gruppo di origine picena in Campania dal 268 a.C., detto "picentino". I Peucezi erano un gruppo illirico stanziato nell'attuale Puglia, ma entro un continuum di popoli, per lo più di ceppo sannitico, che giungeva appunto fino in Campania, nelle aree occupate dai Picentini..
Dagli autori greci del I secolo a.C. sono pervenuti ulteriori etnonimi: dalla forma si è avuto (Diodoro Siculo)., mentre dalla radice picen- si sono sviluppati gli etnonimi (Plutarco)., (Appiano). e (Stefano Bizantino).. Un'altra possibile confusione dei Piceni, desumibile dalle fonti antiche, era con i Galli Senoni; tale ambiguità può essere dovuta o a delle effettive analogie culturali fra i Galli e i Piceni, o al fatto che questi ultimi, perlomeno nella zona settentrionale, avessero almeno parzialmente assimilato caratteri celtici..
L'etruscologo Adriano La Regina ha ipotizzato che fra il V e il IV secolo a.C. i Piceni si riferissero a loro stessi con il termine Pupun, un vocabolo rintracciato in alcuni reperti con iscrizioni in dialetto piceno. Tuttavia, non è unanime il giudizio su questa ipotesi, poiché la forma pupun sarebbe incompatibile con la radice *piko/u da cui ha origine picus, posto in stretta relazione con l'etnonimo latino Picentes.
Storia Origini e territorio Tradizione romana
In riferimento ai Piceni, l'etnogenesi tradizionale riferisce di una civiltà preromana stanziata nel medio Adriatico, ma allogena perché originaria dell'alta Sabina; da questa zona, in seguito ad una primavera sacra, un gruppo di giovani si diresse dapprima verso la zona dell'odierna città di Ascoli Piceno e si diffuse poi in tutte le Marche:
Questa tradizione, rivista ed integrata dalle notizie tratte dalle scoperte archeologiche, è ancor oggi alla base delle ipotesi moderne sulle origini del popolo piceno.. La tradizione è di antica matrice romana, che pone dunque alle origini della civiltà picena un ver sacrum (o "primavera sacra") compiuto dalle popolazioni sabine, ritenendo quindi la nascita dei Piceni frutto di una migrazione rituale. Si suppone che il primo a raccontare esplicitamente del ver sacrum sabino, accompagnato dal totem del picchio, come punto d'inizio della storia picena, sia stato Verrio Flacco, il quale ha poi veduto filtrata la propria narrazione, che pur parlando del picchio era priva di riferimenti alla primavera sacra, da parte di Sesto Pompeo Festo nel suo De verborum significatu.. L'opera di quest'ultimo è alla base dellExcerpta ex libris Pompeii Festi de significatione verborum, il compendio di Festo redatto da Paolo Diacono nell'VIII secolo d.C. e che costituisce la trattazione più compiuta in merito alle origini sabine dei Picenti. Un cenno a tale mito è presente anche nell'opera principale dello stesso autore, lHistoria Langobardorum, senza riferimento al ver sacrum ma con una narrazione alternativa del legame con il picchio:
Anche Plinio il Vecchio., che ebbe come fonti anche i testi di Verrio Flacco, riferisce sinteticamente di un ver sacrum in relazione alla storia dei Piceni.
La storia sull'origine dei Piceni narrata dal geografo greco Strabone pone maggiormente l'accento sulle origini sabine e il ruolo fondamentale avuto nella migrazione da parte del picchio. Secondo Strabone, l'uccello sarebbe stato sacro ad Ares, dunque alcuni studiosi ritengono che la migrazione sabina abbia avuto una caratterizzazione prettamente militare..
La primavera sacra che, secondo la tradizione, diede origine al popolo piceno è alla base dell'attuale stemma delle Marche. Quando infatti, tra gli anni settanta e gli anni novanta del Novecento, ogni regione italiana si trovò a decidere un simbolo per il proprio stemma, la regione Marche scelse l'immagine del totem del picchio che guidò la migrazioneLa scelta trae origine da una antichissima tradizione che narra di popolazioni Sabine che nell'attraversare l'Appennino durante il ver sacrum portarono con sé un totem, un uccello sacro: il picchio.. Con questa scelta la regione identificò le proprie radici con la cultura picena, che in effetti fu la prima espressione a caratterizzare tutto il territorio regionale, da nord a sud; rispetto alle precedenti culture diffuse nelle Marche nell'Età del Bronzo, che interessarono ampi territori italiani, quella picena ebbe infatti come fulcro l'attuale territorio regionale.
Ipotesi della storiografia moderna
Alla base dell'etnogenesi dei Piceni durante l'Età del ferro si riconosce il concorso di culture diverse della fine del Bronzo: quella protovillanoviana, quella appenninica (fase detta Subappenninico), e quelle delle popolazioni transadriatiche. Genti osco-umbre penetrarono in Italia nella seconda metà del II millennio a.C., probabilmente intorno al XII secolo a.C.. Non è noto il momento esatto in cui genti di lingua osco-umbra si stabilirono nell'area del Piceno; il gruppo che sarebbe emerso storicamente come Piceni raggiunse la regione dalla conca di Norcia, seguendo la valle del Tronto. In seguito si diffuse in tutto il territorio delle attuali Marche e dell'Abruzzo settentrionale ed eresse a Cupra il proprio santuario nazionaleEnzo Catani, Gianfranco Paci, La Salaria in età antica: atti del convegno di studi, "L'Erma" di Bretschneider, 2000 (p. 152) ISBN 9788882650933. Domenico Caiazza, Italica ars: studi in onore di Giovanni Colonna, Banca Capasso Antonio, 2005 (p. 50).. Dopo la romanizzazione, dunque dal III secolo, Ascoli ebbe il ruolo di centro principale ed era considerata la capitale picena.
Sulla base del nesso, stabilito già da Strabone, tra il picchio e la migrazione sabino-picena, è stato ipotizzato dall'etruscologo Gianluca Tagliamonte che la zona d'origine dei migranti fosse Tiora Matiena (nei cui pressi esisteva un antico oracolo dove un picchio veniva a profetare, in base a ciò che ha scritto Dionigi di Alicarnasso.), secondo lo studioso non troppo distante da Amiternum. Consequenzialmente a tale ipotesi, lo stesso Tagliamonte ha proposto l'eventuale itinerario della migrazione, che avrebbe dovuto seguire la direttrice Montereale-Amatrice-Ascoli Piceno, un'antica via di collegamento fra i territori vicini all'odierna L'Aquila e le regioni centro-adriatiche. Questa ipotesi è tuttavia incompatibile con le acquisizioni storico-archeologiche ottocentesche, le quali individuano l'oracolo di Tiora Matiena presso l'attuale abitato di Santa Anatolia di Borgorose, in provincia di Rieti. Qui un tempo sorgeva effettivamente Tora, città degli Equi chiamata in seguito anche Tyra, Thora, Tiora, Thiora e a volte con l'attributo, appunto, "Matiena" (o "Matiene"). L'elemento decisivo per l'individuazione di Tora in Santa Anatolia è la distanza della città antica da Reate: 300 stadi (secondo Dionigi di Alicarnasso) cioè gli stessi che intercorrono tra il borgo attuale e il capoluogoFelice Martelli, Le antichità de' Sicoli, 1830; "Bullettino dell'Istituto di Corrispondenza Archeologica", 1831; "Annali dell'Istituto di Corrispondenza Archeologica", 1832; Giuseppe Colucci, Gli Equi, 1886; Enrico Abate, Guida dell'Abruzzo, 1903; Domenico Lugini, Memorie storiche della regione Equicola, ora Cicolano, 1907. Fonti raccolte in .