La Rosa dei venti fu un'organizzazione segreta italiana di stampo neofascista con finalità anticomuniste, collegata con ambienti militari e individuata alla fine del 1973 dalla magistratura. L'organizzazione (che tempo dopo la stampa battezzò "Supersid" o "Sid parallelo", in base a considerazioni mai recepite dalla magistratura stessa), sarebbe nata negli anni sessanta contestualmente alla progettazione del Piano Solo, ed avrebbe avuto una sorta di battesimo del fuoco nella controguerriglia in Alto Adige.
L'avvio delle indagini L'esistenza di un'organizzazione pronta a mettere in atto una sorta di versione aggiornata del Piano Solo venne a conoscenza della questura della Spezia tra il 26 e il 29 ottobre 1973 grazie all'eccentrico comportamento del medico Giampaolo Porta Casucci, un personaggio noto per le sue nostalgie filo-naziste. Casucci aveva consegnato a un sacerdote una borsa contenente documenti compromettenti e, una volta interrogato, mostrò alla squadra mobile ligure del materiale documentale occultato in una canonica, concernente un progetto di golpe e una lista di 1617 persone da eliminare.
La magistratura spezzina avviò un'inchiesta poi proseguita da quella di Padova, dal magistrato Giovanni Tamburino. Il 12 novembre furono spiccati dei mandati di cattura contro lo stesso Porta Casucci, il consigliere provinciale del MSI Giancarlo De Marchi e l'ex gerarca fascista Eugenio Rizzato. Vennero poi associati alla stessa inchiesta Sandro Rampazzo e Santo Sedona, arrestati pochi giorni prima per rapina. Alcuni giorni dopo emerse che sin dal 1969 la questura di Padova, dopo un sopralluogo in casa di Eugenio Rizzato, era già venuta in possesso di documenti simili a quelli sequestrati a Porta Casucci ma non li aveva ancora consegnati alla magistratura.
Il 21 novembre 1973 l'ex paracadutista viareggino Amedeo Orlandini rivelò di aver assistito a un colloquio tra Sandro Rampazzo e l'avvocato Giancarlo De Marchi, nello studio di quest'ultimo, dove aveva appreso che il colpo di Stato doveva essere effettuato il precedente giorno 5 ottobre, con la complicità di alti ufficiali dell'esercito. Cinque giorni dopo le indagini si estesero a Viareggio (LU) dove furono arrestati e poi tradotti nel carcere di Padovaː Roberto Cavallaro, il piccolo imprenditore edile Ignazio Cricchio, Franco Montani, Virgilio Camillo e l'assicuratore Alfredo Dacci. Successivamente Cricchio e Porta Casucci ottennero la libertà provvisoria per motivi di salute.
L'inchiesta
Sul piano giudiziario, si cominciò ad aprire uno squarcio di luce quando Roberto Cavallaro iniziò a collaborare con i giudici di Padova. Dopo aver vissuto l'esperienza del sessantotto francese, Cavallaro era stato per un qualche periodo attivista sindacale prima nella CISL e poi nella CISNAL. Nel 1972, dopo un breve idillio con l'MSI, era passato a posizioni più radicali, fondando (con altri) il Gruppo Alfa, un'organizzazione di picchiatori della "Milano bene", che aveva un certo seguito soprattutto alla "Cattolica". In quel momento svolgeva a Verona un simulato ruolo di magistrato militare, per essere più facilmente contattato dai servizi segreti.De Lutiis, I servizi, op. cit., pag. 126
Fino al momento dell'arresto (novembre 1973) Cavallaro avrebbe partecipato a quello che lui chiamava colpo dello Stato, agli ordini di un'imprecisataSarebbe stata diretta da rappresentanti dei servizi, nostrani e degli Stati Uniti, oltre che da portavoce di società multinazionali. "organizzazione" che tirava le fila della Rosa dei venti e di tanti altri gruppi eversivi di ogni colore, utilizzati prima di tutto come leve di provocazione (il disordine crea la necessità di riportare ordine).De Lutiis, I servizi, op. cit., pag. 126 e nota a pag. 532 Una delle prime fonti (1974) che teorizzò apertamente il collegamento tra Rosa dei venti e gli Stati Uniti — pur senza addurre elementi a sostegno di tale congettura — fu la rivista L'Espresso.Mario Scialoja, Il generale è un nero, in L'Espresso, 27 gennaio 1974 I membri del comitato dovevano godere di un nulla osta sicurezza (NOS) di livello superiore al COSMIC, ufficialmente il livello N.O.S. di rango più elevato. Questa selettività ultra-istituzionale determinava strane situazioni, poiché talora personalità di massimo spicco istituzionale non erano considerate abbastanza affidabili, e di conseguenza il super-comitato poteva anche decidere di agire per provocare il "siluramento" politico del soggetto indesiderato. Questo sarebbe avvenuto, ad esempio, a Willy Brandt.Giorgio Galli, La crisi italiana e la destra internazionale, A. Mondadori, 1974, pagg. 223 e segg.Günter Guillaume la spia tedesco-orientale la cui scoperta aveva affossato il cancelliere, come il maestro dello spionaggio della Germania Est Markus Wolf, ha sempre affermato che le dimissioni di Brandt non furono da intendersi intenzionali e che l'operazione va annoverata tra i più grandi errori commessi dalla Stasi.
Poiché l"organismo di sicurezza" aveva la missione principale di arrestare un'eventuale ascesa al potere di forze comuniste nei paesi del blocco occidentale, la principale difficoltà per comprendere la materia (aggravata dalle reticenze che l'hanno caratterizzata) è quella di individuare la reale natura dei supposti rapporti tra "organismo di sicurezza" e Gladio.Si veda sul punto: Commissione stragi, Relazione sull'inchiesta condotta sulle vicende connesse all'operazione Gladio, 22 aprile 1992, pag. 19
All'epoca, peraltro, l'indagine della magistratura inquirente portò dapprima alla ribalta tre nomi di un certo spessore militare: il generale Francesco Nardella, già comandante dell'Ufficio guerra psicologica di FTASE Verona,Silj, op. cit., pag. 165 il suo successore tenente colonnello Angelo Dominioni ed il tenente colonnello Amos Spiazzi, vicecomandante del secondo gruppo artiglieria da campagna e comandante del relativo «Ufficio I».Atti Parlamentari (Senato della Repubblica/Camera dei deputati), XIII Legislatura, Doc. XXIII n. 64 Vol I, Tomo II, Stragi e terrorismo in Italia dal dopoguerra al 1974, pp.177-181
Forte di queste rivelazioni, Tamburino emise un mandato di arresto nei confronti di Amos SpiazziG.S., Il colonnello arrestato a Padova per l'inchiesta sulle trame nere ha rifiutato l'onta delle manette, inː Corriere della Sera, 14 gennaio 1974, p. 2 e iniziò a interrogarlo, sino ad indurlo ad invocare un abboccamento riservato con il generale Vito Miceli, capo del Servizio Informazioni Difesa (ex SIFAR). Tamburino avrebbe voluto trasformare il semplice abboccamento in un confronto diretto da mettere agli atti d'indagine ma ciò gli fu reso impossibile dal rifiuto di Miceli di incontrare Spiazzi. Forse perché si era visto "scaricare" dai vertici dei servizi, Spiazzi uscì allora dall'ostinato riserbo mantenuto sino al momento, e rilasciò una serie di dichiarazioni che in gran parte concordavano con quelle di Cavallaro. In particolare confermò che l'"organizzazione" era «parallela alla struttura "I" ufficiale [ed era] sempre stata un'organizzazione in funzione anticomunista.»Istruttoria del giudice Filippo Fiore, interrogatorio del 3 marzo 1975
Amos Spiazzi in proposito parlò di:
Inoltre Spiazzi dichiarò che nella tarda primavera del 1973 attraverso canali ufficiali della gerarchia militare e con il ricorso a comunicazioni in codice secondo standard NATO - avrebbe ricevuto l'ordine di mettersi dapprima in contatto con due imprenditori liguri, e poi di recarsi a prendere ordini successivi presso la cosiddetta Piccola CapreraDe Lutiis, I servizi, op. cit., nota a pag. 532, un luogo sul lago di Garda considerato un sacrario fascista. La telefonata in questione sarebbe pervenuta da una caserma dei carabinieri di Vittorio Veneto (TV), all'epoca comandata dal maggiore Mauro Venturi,Silj, op. cit., pag. 124 colui che successivamente sarebbe stato preposto ai Centri di controspionaggio di Roma. Secondo l'apposita Commissione parlamentare sul terrorismo in Italia, costituita nell'ambito della XIII legislatura, sarebbe stato questo l'atto di avvio ufficiale della fase operativa del complotto.
Nei mesi successivi Tamburino trasformò l'accusa di Spiazzi, De Marchi, Rizzato, Cavallaro e Rampazzo (tutti già agli arresti) in "cospirazione politica mediante associazione" (art. 305, c.p.) ed emise altri mandati di arresto, con la stessa accusa, nei confronti di Francesco Nardella, Dario Zagolin, Elio Massagrande (tutti irreperibili) e dell'ingegnere Andrea Mario Piaggio, titolare dell'azienda immobiliare finanziatrice dell'organizzazione.G.S., Nove mandati di cattura per la «Rosa dei Venti», inː Corriere della Sera, 29 luglio 1974, p. 2 La collaborazione di Spiazzi ebbe comunque termine quando il generale Antonio Alemanno, capo dell'Ufficio Sicurezza del SID, gli ingiunse di "non coinvolgere altri".De Lutiis, I servizi, op. cit., pag. 130
Di fatto per cercare di avere i nomi di chi avesse dato gli ordini a Spiazzi, il giudice Tamburino arrivò a scrivere una lettera al Presidente della Repubblica Giovanni Leone: "Un'inchiesta giudiziaria aveva rivelato l'esistenza di un'organizzazione segreta alla quale appartenevano ufficiali dell'esercito; un membro dell'organizzazione, il tenente colonnello Amos Spiazzi, sosteneva di avere ricevuto l'ordine di prendere contatto con una banda di estremisti di destra e di finanziarla; l'ufficiale, per rivelare il nome di chi gli aveva dato quell'ordine, aveva chiesto il consenso di un superiore; era avvenuto un regolare confronto tra il tenente colonnello e un generale, il generale Alemanno, delegato dal capo del Sid generale Miceli: il generale Alemanno, presenti due magistrati e l'avvocato difensore, aveva ordinato al tenente colonnello Spiazzi, anche con cenni convenzionali, di non rivelare il nome del militare che gli aveva dato quell'ordine." Tamburino chiese al Capo dello Stato "che fosse designato un generale di grado superiore a quello di Alemanno e che fosse messo nelle condizioni di offrire una effettiva collaborazione alla giustizia liberando il tenente colonnello Spiazzi dal vincolo del segreto"Corrado Stajano, Il Disordine.
Successivamente, Tamburino spiccò un mandato di arresto allo stesso Vito Miceli per falso ideologico.De Lutiis, I servizi, op. cit., pag. 131 Miceli fu clamorosamente arrestato il 31 ottobre 1974 presso il Tribunale di Roma (mentre stava rendendo un interrogatorio avanti diversi magistrati per l'inchiesta sul golpe Borghese).Si ritenne che il mandato di cattura fosse stato divulgato deliberatamente, forse da tale colonnello dei carabinieri Marzollo, addetto al SID, allo scopo di "bruciare" Tamburino, al quale si sarebbe tentato di addebitare la fuga di notizie (De Lutiis, I servizi, op. cit., nota a pag. 533).
Miceli - che aveva accusato un malore mentre stava per essere rapidamente tradotto in carcere a Padova - riuscì ad evitare l'effettiva incarcerazione, mutandola in ricovero presso l'Ospedale Militare del Celio.
La corte di cassazione intervenne il 30 dicembre 1974, ordinando il trasferimento dell'inchiesta alla procura di Roma che stava portando avanti le indagini sul golpe Borghese. Tale inchiesta riguardava sostanzialmente un fatto differente benché vi fosse la comunanza di alcuni nomi. Come sostiene lo storico Paul Ginsborg, la scelta non sembra casuale dato che la magistratura romana si dimostrò «meno tenace di Tamburino nel proseguire le indagini».