Il parco naturale Paneveggio - Pale di San Martino è un'area naturale protetta del Trentino–Alto Adige istituita dalla Provincia autonoma di Trento nel 1967. Il suo scopo è quello di tutelare le caratteristiche naturali e ambientali, promuovere lo studio scientifico e l'uso sociale dei beni ambientali.
Storia
Il Parco è stato istituito nel 1967 con l'adozione del primo Piano Urbanistico Provinciale (P.U.P.) e aveva un'estensione iniziale di 15.704 ettari. Successivamente, nel 1987, con la prima revisione del P.U.P. e l'adozione del nuovo P.U.P., sono stati aggiunti al territorio del Parco 4.007 ettari, arrivando infine a un'estensione complessiva ad oggi di 19.726,09 ettari. Nel 1988 un'apposita legge ordinamentale (L.P. 18/88) ha definito le norme che regolano l'organizzazione amministrativa e la gestione dell'area protetta, dando il via concreto alle attività istitutive. La legge provinciale n° 11 del 23 maggio 2007 (“Governo del territorio forestale e montano, dei corsi d'acqua e delle aree protette”) riorganizza le finalità e la struttura dei Parchi naturali, inserendoli in una più ampia rete di aree protette, nella quale concorrono alla tutela e alla valorizzazione ambientale anche i siti Natura 2000, le riserve provinciali, le riserve locali, le aree di protezione fluviale. È questa la attuale legge di riferimento per il Parco.
Dal 1990, il Parco è dotato di un ente di gestione, che ha personalità giuridica autonoma; gli organi operativi dell'Ente Parco sono il Comitato di Gestione, la Giunta esecutiva, il Presidente, il Direttore, il Collegio dei Revisori dei conti.
Geografia e zonizzazione
Il territorio del Parco Paneveggio Pale di San Martino è situato nel Trentino orientale, a un'altitudine che va da quote di poco inferiori ai 1100 m.slm a un'elevazione massima di circa 3200 m slm. Confina con la Val di Fiemme e la Val di Fassa sul versante settentrionale, a sud con il Primiero, a ovest con la Valle del Vanoi. Si sviluppa intorno ai bacini idrografici dei torrenti Cismon, Vanoi e Travignolo, e comprende verso est la parte trentina del gruppo dolomitico delle Pale di San Martino, mentre a ovest include le propaggini orientali della Catena del Lagorai. A nord, definita dai versanti del Lagorai e da quelli del gruppo di Cima Bocche, la vallata del Torrente Travignolo ospita la Foresta Demaniale di Paneveggio, uno tra i più celebri complessi forestali delle Alpi. L'area del Parco è suddivisa al suo interno in tre differenti zone di riserva, a seconda dei valori ambientali presenti e della rilevanza delle attività umane: riserva integrale (39,82%): aree a maggior tutela, dove l'ambiente è caratterizzato da una elevata naturalità; sono consentite le attività di ricerca e monitoraggio, la percorrenza dei sentieri segnalati e limitate attività di pascolo. riserva guidata (49,75%): aree nelle quali l'assetto naturale e paesaggistico è mantenuto anche attraverso le attività tradizionali (pascolo, sfalcio, selvicoltura....); si mira a equilibrare le attività umane con le esigenze di conservazione. riserva controllata (10,43%): aree nelle quali l'intervento dell'uomo è più marcato (piste e impianti per lo sci, insediamenti residenziali e turistici) e i valori naturalistici originari possono essere alterati; si punta alla riqualificazione delle opere esistenti e alla conservazione delle aree residue a elevata naturalità. Per proteggere alcuni particolari aspetti della biodiversità, sono inoltre state istituite 5 Riserve Speciali: RS Valbona (116,52 ha), in cui si proseguono le ricerche scientifiche sui rapporti fra flora e fauna e sui limiti di tolleranza degli ecosistemi naturali nei confronti dei fattori di disturbo. RS Val dei Buoi (3,70 ha), un'area da diversi decenni non più interessata da interventi antropici; si studiano le dinamiche del bosco lasciato all'evoluzione naturale. RS Val Canali - Proprietà Welsperg (79,11 ha): si protegge l'habitat prioritario (mugheta e faggeta al limite superiore dell'areale di distribuzione), studiando la colonizzazione delle specie arboree in alta quota. RS Valsorda (101,04 ha), area con torbiere e zone boscate umide, ad alto interesse conservazionistico. RS Val Ceremana (91,97 ha), con un bosco costituito da una pecceta con caratteristiche strutturali e di età tali da renderla idonea a diventare un bosco vetusto.
All'interno del Parco sono incluse poi alcune aree appartenenti alla rete ecologica europea Natura 2000, che ha lo scopo di mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente il patrimonio di risorse di biodiversità rappresentato dagli habitat e dalle specie d’interesse comunitario. Si tratta di 3 ZSC – Zona Speciale di Conservazione (ex SIC, individuate secondo la cosiddetta “Direttiva Habitat”) e una ZPS – Zona di Protezione Speciale (individuate secondo la cosiddetta “Direttiva Uccelli”): ZCS Lagorai Orientale - Cima Bocche (IT3120168) ZSC Pale di San Martino (IT3120178) ZSC Palù dei mugheri (IT3120022) ZPS Lagorai (IT3120160) Nelle adiacenze del Parco sono presenti questi altri siti della rete Natura 2000: ZSC Catena di Lagorai (IT3120097) ZSC Pra' delle Nasse (IT3120028) ZSC Sorte di Bellamonte (IT3120023) ZSC Valle del Vanoi (IT3120143) ZSC/ZPS Val Noana (IT3120126)
Geologia e geomorfologia
Dal punto di vista geomorfologico il Parco si caratterizza per un'elevata diversità di substrati, che determina forme di paesaggio particolari e associazioni vegetali del tutto peculiari.
Ad eccezione dei depositi superficiali del Quaternario, costituiti da depositi morenici, alluvionali e detritici, sono qui presenti le rocce più antiche dell’intera successione dolomitica. I depositi morenici e alluvionali sono presenti principalmente nelle aree al di sotto dei 1550 metri slm, sui versanti della Valle del Cismon poco a valle di San Martino di Castrozza, a Bellamonte e a Paneveggio. Nella parte sud-orientale del Parco (Col dei Cistri, Belvedere, Poline, Piereni) il deposito morenico determina una morfologia dolce.
Le rocce sedimentarie affiorano sulla sinistra orografica del torrente Cismon e in Val Venegia, mentre le rocce magmatiche (o ignee) e le rocce metamorfiche del Permiano affiorano nella zona orientale della catena del Lagorai, massiccio montuoso costituito da porfidi quarziferi, a Passo Rolle, Passo Valles, Colle Margherita fino a Falcade. Più a sud si trovano piccoli affioramenti tra Fiera di Primiero e Passo Cereda.
Circa 250 milioni di anni fa vi fu un’interruzione dell’attività magmatica, preceduta dalla sedimentazione di depositi fluviali su una vasta piana alluvionale. I depositi sono costituiti da strati arenacei feldspato–quarzosi di colore rosso, giallo e grigio, con livelli siltosi e argillosi, intercalazioni conglomeratiche alla base e marnoso-calcaree in sommità. Nell’area del Parco gli spessori degli strati arenacei sono di limitata potenza così come gli affioramenti delle arenarie di Val Gardena. Gli affioramenti principali sono sul versante sud di Passo Lusia, a nord di Malga Bocche, a valle di Malga Juribello.
La successione continua con la formazione a Bellerophon: la sequenza fluviale rappresentata dalle arenarie della Val Gardena venne progressivamente e lentamente ricoperta da una potente successione evaporitica costituita inferiormente da evaporiti gassose alternate a variabili quantità di dolomie, e superiormente da calcari scuri di ambiente relativamente più profondo con abbondante presenza di fossili, tra i quali il gasteropode “Bellerophon”. La formazione è ben esposta a nord-ovest di Paneveggio, lungo alcuni tornanti della strada tra San Martino di Castrozza e Passo Rolle, lungo la valle dal Passo Valles fino a Falcade.
La formazione di Werfen è costituita da un'alternanza di rocce ben stratificate, dai colori vivaci (grigio, rosso, ocra), molto ricche in fossili. È una sequenza di litotipi terrigeni e carbonatici sia a grana fine, come le peliti, calcari marnosi e marne, che a grana più grossolana come arenarie, calcareniti, calcari oolitici. Questa formazione ha una grande variabilità, sia orizzontale che verticale con spessore di qualche centinaio di metri. Affiora in Val Canali, ma, soprattutto, sulla Costazza, Malga Juribello, Cima Valles e sul versante nord di Bellamonte.
Alla base delle grandi pareti dolomitiche troviamo il conglomerato di Richtofen, il calcare di Contrin e la formazione di Livinallongo. Si tratta di calcari, arenarie, calcari talvolta marnosi o dolomitizzati che possono dare luogo a pareti rocciose affioranti, dovute a un arretramento della linea di costa, circa 230 milioni di anni fa.
La Dolomia dello Sciliar, chiara e massiccia, si depose in questa regione circa 200 milioni di anni fa raggiungendo spessori di quasi mille metri ed è visibile oggi in tutto il settore orientale del Parco: sul Cimon della Pala, sul Monte Mulaz, sulla Vezzana e sull’intero complesso delle Pale di San Martino, formando dirupi, canaloni, guglie e ghiaioni. Nel frattempo si manifestò un’intensa attività magmatica prevalentemente sottomarina. I depositi che si andarono formando, le vulcaniti triassiche, colmarono vaste aree tra le piattaforme carbonatiche allora attuali, depositandosi sui fianchi e in forma di filone.
Tutti i rilievi minori del Parco sono costituiti da filladi quarzose: Cima Valsorda, Cima Valcigolera, la Tognola di San Vittore, la Tognola di Siror, Cima Tognazza, Cima Miesnotta, mentre i porfidi (ignimbriti) costituiscono la catena del Lagorai, dalla Tognazza-Cavallazza verso ovest fino al limite del Parco. Determinano ripide pareti rocciose, creste affilate, ghiaioni.
Flora
La differenziazione dei paesaggi e degli ecosistemi nel Parco è data principalmente dalla natura sia carbonatica che vulcanica e metamorfica delle rocce affioranti. La barriera naturale formata dalle catene montuose delle Pale di San Martino e del Lagorai interrompe il flusso delle correnti umide provenienti dal mare, rendendo più vario ancora il disporsi della vegetazione all’interno dei territori che a questi monti si contrappongono. Nel piano submontano si trova una vegetazione più termofila che vede la presenza dell’orniello, della rovere e della roverella, nonché del castagno.
Nel piano montano vegetano, la fascia altimetrica tra i 1500 e i 1900 metri di quota è occupata in prevalenza (85%) da abete rosso; è in questo contesto che si trova la Foresta Demaniale di Paneveggio, un’estensione di conifere di oltre 2700 ettari, famosa per la produzione di legno “di risonanza”, utilizzato per la costruzione di strumenti musicali. Più in alto, fin verso i 2200 m. slm, diventano più frequenti il larice e il pino cembro. L'abete bianco è più diffuso nel tratto di foresta di fronte a Bellamonte.
L’orizzonte subalpino con i suoi arbusti contorti si spinge fino ai 2400 metri di quota, e oltre, nel piano alpino vero e proprio, si sviluppano le praterie a cotica continua al quale segue l’orizzonte nivale che caratterizza le quote più elevate a formazioni pioniere. Porfidi e formazioni metamorfiche sono ricche di piccoli laghetti che aumentano la diversità floristica del Parco dove vegeta il raro Potamogeton praelongus.
Numerose sono le specie endemiche: tra le più celebri del Parco vi sono Campanula morettiana, Primula tyrolensis e Saxifraga facchini. Vanno ricordate poi Rhizobotrya alpina, pianta antica di grandissimo interesse in quanto endemica non solo come specie ma anche come genere, unico caso per la flora delle Dolomiti. Interessante è pure la presenza di Draba dolomitica come pure quella delle specie endemiche ad areale più esteso dell’ambito dolomitico: Physoplexis comosa, Minuartia rupestris, Minuartia austriaca, Cerastium carinthiacum, Phyteuma sieberi, Silene alpestris, Aquilegia einseleana e altre ancora.