La spada del destino (Miecz przeznaczenia) è una raccolta di sei racconti scritta dallo scrittore polacco Andrzej Sapkowski. Venne pubblicata per la prima volta nel 1992 e costituisce il secondo volume della saga di Saga di Geralt di Rivia (il primo tomo era apparso nel 1990 in una stesura provvisoria intitolata Wiedźmin e sarebbe stato revisionato e ripubblicato come Il guardiano degli innocenti nel 1993).
Trama A differenza del primo volume della serie, Il guardiano degli innocenti, ne La spada del destino i racconti si svolgono consequenzialmente, senza una cornice narrativa che li raccordi.
Il limite del possibile Lo strigo Geralt questa volta si trova nel nord, in un villaggio nelle campagne di Holopole, intento ad eliminare un basilisco che si è rintanato in un vicino complesso di rovine. Un cavaliere chiamato Borch "Tre Taccole", insieme a due guerriere Zerrikaniane, Tea e Vea, impediscono ad un gruppo di avidi abitanti di impossessarsi degli effetti personali dello strigo, che sembra aver avuto la peggio nel combattimento con il mostro. Purtroppo per loro, poco dopo, lo stesso Geralt riemerge dall'oscurità della catacomba, sano e salvo e con la carcassa del basilisco in spalla; immediatamente gli ultimi propositi malandrini svaniscono negli abitanti, che si affrettano invece ad elargire il giusto compenso allo strigo. A questo punto, Borch offre cena e compagnia al guerriero, che accetta di buon grado, apprezzando i modi cortesi del suo benefattore. I quattro trascorrono un piacevole ristoro insieme, parlando principalmente di draghi. Il giorno dopo, Geralt, Borch e le Zerrikaniane partono alla volta del Regno di Caingorn; nei pressi di un ponte sul fiume Braa vengono però fermati da una compagnia di soldati a cui è stato ordinato, da Re Niedamir in persona, di impedire il transito a qualunque viaggiatore sprovvisto di lasciapassare. Con sua sorpresa, Geralt, trova tra i viaggiatori bloccati anche il suo amico Ranuncolo, che gli racconta il motivo alla base della chiusura della frontiera: un drago verde ha recentemente attaccato Holopole e re Niedamir ha deciso di dargli la caccia organizzando una spedizione verso le Montagne dei Gheppi, dove la creatura ha costruito la sua tana; il sovrano non è interessato al tesoro della bestia, quanto piuttosto alla sua eliminazione che gli consentirà di realizzare una profezia del Principato di Malleore che gli permetterà in questo modo di sposare la principessa e annettere, senza colpo ferire, il piccolo reame a Caingorn. Ranuncolo aggiunge che alla corte di Niedamir si sono già presentati gli Irriducibili di Crinfrid, la banda di nani di Yarpen Zigrin, il nobile cavaliere Eyck di Denesle e la maga Yennefer. Quando Geralt sente nominare il nome della maga, decide di unirsi alla spedizione e tenta subito di corrompere il capitano del posto di guardia, invano. Anche Borch decide di unirsi al gruppo, incuriosito da quello che sta per accadere, e ad essi si aggiunge anche il mago Dorregaray, che vuole invece persuadere il re ad abbandonare i suoi propositi e a lasciar in pace il drago; sarà grazie a quest'ultimo che soldati del blocco si decideranno a lasciarli procedere nel loro cammino. Ben presto la banda si unisce agli uomini di Niedamir e raggiungono, con non poca difficoltà, la catena montuosa; Yennefer per tutto il viaggio tratterà freddamente lo strigo, dicendo che le è impossibile perdonarlo. In una gola, la compagnia avvista un meraviglioso Drago d'oro: la natura della creatura cambia tutti i piani e immediatamente i cacciatori discutono animatamente, per stabilire come spartirsi il bottino. Il drago tuttavia sembra non avere affatto intenzione di soccombere: con stupore di tutti i presenti, la creatura li contatta telepaticamente, presentandosi come Villentretenmerth, e li sfida in un onesto duello. Subito il cavaliere Eyck si propone come primo sfidante e parte alla carica: il drago lo sconfigge e lo ferisce in modo da non poter più combattere. A questo punto, Yennefer supplica Geralt di uccidere la creatura per lei, in cambio del suo perdono; a quanto pare la portentosa cura che potrebbe guarirla dall'infertilità prevede come ingredienti alcuni elementi estratti dal corpo di un drago. Ad ogni modo lo strigo rifiuta. Il secondo sfidante tarda ad arrivare: gli Irriducibili infatti vogliono rinegoziare l'accordo con Re Niedamir, che però decide invece di abbandonare l'impresa: Malleore verrà conquistato per vie più "tradizionali". Senza più l'autorità del sovrano a mitigare gli animi, i cacciatori intraprendono una rissa: Dorregary cerca di fermare gli Irriducibili e la banda di Yarpen, ma viene ostacolato da Yennefer che ha intenzione di attaccare il drago da sola; i guerrieri però si rivoltano contro la maga, e la immobilizzano insieme a Geralt, Ranuncolo e Dorregary. Senza più ostacoli, gli Irriducibili e la banda di Yarpen si avventano contro il drago ma vengono impietosamente sconfitti e costretti alla fuga. Ma lo scontro è tutt'altro che finito: nella valle arriva la milizia di Holopole, che forte della sua superiorità numerica e dell'uso di reti d'acciaio riesce a mettere in difficoltà Villentretenmerth. Yennefer decide di intervenire e chiede a Geralt liberare le sue caviglie dalle funi, usando il Segno Igni. Geralt obbedisce e la maga usa i suoi piedi per lanciare incantesimi trasformanti contro i soldati di Holopole. L'arrivo di Tea e Vea sul campo di battaglia fa volgere le sorti dello scontro in favore del drago, che viene così liberato. Il drago d'oro, sotto gli occhi stupiti dei presenti si trasforma e assume le sembianze di un uomo: è Borch Tre Taccole! Borch ringrazia Geralt e Yennefer per il loro aiuto e poi si accinge a prevedere il loro futuro: secondo il drago, essi sono fatti l'uno per l'altra, ma dalla loro relazione non nascerà un figlio, mentre solo Geralt in futuro riceverà un dono analogo. Borch aggiunge, rivolto a Yennefer, che non è in grado di curarle l'infertilità: anche i poteri di un drago hanno un limite. Detto questo, Borch riassume la sua forma di drago e si dilegua dalla vallata insieme ad un cucciolo di drago e alle due guerriere Tea e Vea.
Una scheggia di ghiaccio Il racconto ha inizio con lo strigo intento a scovare uno Zeugl che ha nidificato nella discarica della città di Aedd Gynvael. Sbarazzatosi della creatura, Geralt torna alla sua locanda, dove nelle sue stanza lo aspetta la maga Yennefer; i due si sono riappacificati e hanno deciso di tornare a convivere insieme. I due sono in città da soli tre giorni, ma lo strigo è già al limite della sua sopportazione: detesta Aedd Gynvael e chiede a Yennefer di partire il giorno seguente, ma la donna rifiuta perché ha ancora delle commissioni da fare in città. Il giorno dopo lo strigo si reca dal borgomastro Herbolth per intascare la ricompensa. Durante il colloquio, il politico lascia intendere che Yennefer sia molto legata ad Istredd, il mago della città, al quale fa spesso visita. Le sue parole vanno a segno perché Geralt decide di verificare i fatti e di andare a fare una chiacchierata con lo stregone. Istredd accetta di conferire con lo strigo e gli dice che la sua storia con Yennefer dura da molti anni, sebbene sia stata abbastanza superficiale. Da tempo però il mago aveva cambiato idea e desiderava sposarla e vivere con lei per sempre; così quando Yennefer era tornata in città non aveva esitato a farle la sua proposta, su cui però ella ancora non aveva fornito una risposta. Istredd aggiunge che Geralt è solo una fonte di divertimento per la maga, così come lo erano stati altri presunti amanti prima di lui, e per questo motivo, lo stregone gli chiede di farsi da parte e di evitare di interferire tra lui e Yennefer. Al rifiuto dello strigo, Istredd propone che la questione venga risolta con un duello. Subito dopo, Geralt torna alla locanda per chiedere spiegazioni alla maga: Yennefer non cerca di negare nulla e conferma allo strigo la sua indecisione nel scegliere con chi legarsi. Il mattino dopo il guerriero giunge nella piazzetta dove i due pretendenti avevano fissato lo scontro; Istredd è già li, e lo attende brandendo una semplice spada e rinunciando all'uso della magia. Il mago asserisce di aver ricevuto una lettera da Yennefer, nella quale ella annuncia la sua partenza per evitare inutili spargimenti di sangue. Geralt decide quindi di lasciar perdere il duello, e dice addio a Istredd, correndo verso la locanda per leggere il messaggio che la maga ha spedito anche a lui.
Il fuoco eterno Una volta tanto Geralt non è a caccia di mostri: si trova infatti a Novigrad, la città più grande del mondo, per fare acquisti. In un quartiere della città assiste al litigio tra Ranuncolo e la sua ultima fiamma, indispettita per il comportamento lascivo del poeta, e successivamente i due amici decidono di recarsi alla vicina locanda per scambiare due chiacchiere. Il proprietario si rifiuta di far credito al bardo, ma per sua fortuna egli riesce a scorgere in un'alcova una sua vecchia conoscenza: Dainty Biberveldt, un mercante mezzuomo molto generoso. Mentre lo avvicina nella speranza di rimediare un pasto, nel locale fa il suo ingresso un altro mezzuomo, dall'aspetto trasandato: si tratta di un altro Dainty Biberveldt! Il nuovo arrivato accusa l'altro di essere un impostore e un ladro: mentre la sua carovana si avvicinava a Novigrad era stato aggredito, tramortito, e abbandonato nella foresta. Geralt, capisce immediatamente cosa sta accadendo e cattura con la sua catena d'argento il falso Biberveldt: il mezzuomo si trasforma in pochi secondi in un mostro informe, un mimik. La creatura afferma di chiamarsi Tellico Lunngrevink Letorte, per gli amici Dudu, e supplica lo strigo di non consegnarlo nelle mani della Chiesa del Fuoco Eterno, che lo ucciderebbe in un modo orribile. Alle pressanti domande di Biberveldt, sul destino della sua merce, il mimik rivela di aver venduto tutto e di aver investito il denaro in altre merci. Mentre Dainty lamenta di essere rovinato, arrivano nella locanda nuovi avventori e il proprietario, per evitare di attirare spiacevoli attenzioni, costringe lo strigo ad autorizzare il mimik a riassumere le sembianze del mezzuomo. Poco dopo, Dudu approfitterà di un momento di distrazione dei suoi carcerieri per tagliare la corda, ma i guai sono appena cominciati. Infatti le autorità di Novigrad, chiedono a Dainty il pagamento delle tasse per le transazioni commerciali operate dall'impostore e come se non bastasse, i tre vengono avvicinati da Chapelle, un esponente di spicco del culto del Fuoco Eterno che ordina loro di lasciare la città al più presto. Udendo delle imprese mercantili dell'impostore, Dainty decide di rivolgersi al suo vecchio amico banchiere Vimme Vivaldi. Qui, non solo i tre assistono ad un affare eccezionale compiuto dal mimik, che ha reso il mezzuomo una creatura straordinariamente ricca, ma riescono anche a scoprire che al momento si trova al bazar. Dopo un breve inseguimento, lo strigo riesce a catturare l'essere: questi gli spiega che un tempo il suo popolo dominava le terre di Novigrad ma che in seguito gli umani li avevano sterminati e costretti a nascondersi nei boschi. Dudu era stanco di quella vita, e voleva vivere tra la gente, nella civiltà. Persuaso dal suo racconto, lo strigo lo lascia andare ma ben presto se ne pente: nota infatti, tra la folla, Chappelle e i suoi uomini. Il prelato ordina alla folla di disperdersi, poi si avvicina a Dudu e gli suggerisce di assumere le sembianze di Dainty: per gli umani i mezzuomini si somigliano tutti. D'ora in poi, Dudu sarà per tutti il cugino di Dainty Biberveldt. Quindi Chappelle rivela allo strigo di essere a sua volta un mimik: il vero Chappelle era un uomo crudele ma era morto di apoplessia diversi anni prima. La creatura, sotto le spoglie del prelato, aveva cambiato la sua triste reputazione e la gente aveva supposto che la malattia avesse impaurito l'inquisitore al punto da redimerlo.